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	<title>Mental health e benessere organizzativo Archivi - ASSIDIM</title>
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	<link>https://www.assidim.it/category/mental-health-e-benessere-organizzativo/</link>
	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Nov 2025 06:34:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Mental health e benessere organizzativo Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Obesità: Che cos&#8217;è? Malattia o conseguenza di uno stile di vita inappropriato?</title>
		<link>https://www.assidim.it/obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo l’obesità era più tipica di ceti sociali, culturali ed economici elevati; oggi invece è esattamente il contrario: poche disponibilità economiche ed una scarsa educazione e cultura si associano ad un peso corporeo maggiore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/obesita/">Obesità: Che cos&#8217;è? Malattia o conseguenza di uno stile di vita inappropriato?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è? Malattia o conseguenza di uno stile di vita inappropriato?</h3>
<p>E’ una domanda difficile che ha impegnato ed impegna scienziati di tutto il mondo per trovare una risposta univoca.  Non siamo ancora giunti ad una risposta chiara, come recentissimamente pubblicato su una importante rivista scientifica (Lancet) riportando il parere di un Consensus di esperti mondiali sull’argomento. Il dato certo che emerge è che forse la risposta sta nel mezzo e che comunque quello che conta è come prevenirla e gestirla, visto e considerato che l’obesità è un fattore di rischio fondamentale per moltissime patologie, sia cardiovascolari (ipertensione, infarto, ictus, scompenso cardiaco, ecc) che metaboliche (diabete) che osteomuscolari (artrosi ecc) che oncologiche. Ed anche altro!</p>
<p>Secondo l’ISTAT (dati 2023) la quota di persone di 18 anni e più in eccesso di peso è pari al 46,3% tra queste il 34,6% è in sovrappeso e l’11,8% in condizione di obesità.</p>
<p>Tecnicamente viene definita come un eccesso di tessuto adiposo. Non vi è una sola causa ma molti fattori entrano in gioco, dalla genetica al comportamento con un disequilibrio tra calorie assunte con la dieta ed energia spesa per compiere attività fisica.</p>
<p>Si parla oggi di “Obesità clinica” quando l’eccesso di tessuto adiposo si associa già ad alterazione nel funzionamento di vari organi o tessuti, determinando patologie come il diabete, la cardiopatia ischemica, l’infarto, lo scompenso di cuore, alcune forme di cancro (soprattutto cancro al seno, prostata, colon e molti altri) ecc.</p>
<p>Si parla invece di “Obesità preclinica” quando l’eccesso di tessuto adiposo non si associa (ancora) a patologie, ma ne rappresenta un grandissimo fattore di rischio.</p>
<p>Un soggetto viene definito Obeso, in Sovrappeso, o Normopeso in base all’indice di massa corporea (Body Mass Index-BMI) calcolato dalla formula: chili di peso diviso la statura al quadrato (Kg/m<sup>2</sup>)</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="160"></td>
<td width="160">NORMOPESO</td>
<td width="160">SOVRAPPESO</td>
<td width="160">OBESITA’</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">BMI (Kg/m<sup>2</sup>)</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="160">&lt;23</td>
<td width="160">23-24.9</td>
<td width="160">≥30</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Tale indice però non si è dimostrato adatto a definire realmente la condizione di un individuo. Infatti non è in grado di dare informazioni sulla composizione corporea, cioè quanto è il contributo dato, ad un determinato peso corporeo, dalla massa grassa (tessuto adiposo) o dalla massa magra (acqua, osso e soprattutto muscolo). Infatti è solo l’eccesso di massa grassa che crea problemi…. Un atleta può pesare molto, ma ha tantissima massa muscolare! Viceversa, un soggetto che appare “magro” con un BMI apparentemente nella norma può avere un eccesso di massa grassa avendo pochissima muscolatura.</p>
<p>Quale è la giusta percentuale di massa grassa? Il sesso ha un grande peso in questo. Le donne hanno generalmente una percentuale di massa grassa maggiore dell’uomo, rispettivamente i ranges considerati nella norma sono: uomo 8-19%, donna 21-33%.  Tale percentuale viene calcolata con apposite valutazioni, la più semplice delle quali è la bioimpedenziometria, effettuata con strumenti validati ed affidabili.</p>
<p>Un metodo molto, molto più semplice (e quindi più pratico) per avere indicazioni circa la composizione corporea e la misura della circonferenza addominale, misurata all’ombelico (NON al punto più stretto del tronco…). Infatti, questa semplice misura riflette i depositi di grasso addominale  (meglio viscerale) rispetto ai depositi sottocutanei. Il grasso viscerale è quello più “pericoloso” da un punto di vista clinico, infatti non è un “semplice deposito” bensì un vero e proprio organo metabolicamente attivo, cioè in grado di produrre sostanze proinfiammatorie (e quindi facilitanti lo sviluppo di varie patologie). Un aumento di questa misura oltre un valore (vedi tabella sotto) è associato ad aumento di rischio per moltissime patologie cardiovascolari, metaboliche ed oncologiche.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="189"></td>
<td width="160">RISCHIO AUMENTATO</td>
</tr>
<tr>
<td width="189">CIRCONFERENZA VITA  (cm)</td>
<td width="160"></td>
</tr>
<tr>
<td width="189">donne</td>
<td width="160">≥88</td>
</tr>
<tr>
<td width="189">uomini</td>
<td width="160">≥102</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>Obesità: non solo problemi medici</h3>
<p>Importante ricordare anche che l’obesità non solo rappresenta un rischio per molte patologie gravi, ma anche riduce il benessere attuale!  Difficoltà di movimento, mal di schiena, russamento notturno, difficoltà relazionali e sociali ne sono solo alcuni esempi. Purtroppo questa condizione affligge sempre di più le giovani generazioni. Secondo l&#8217;ISTAT, la percentuale di bambini e adolescenti in eccesso di peso in Italia è del 26,3% tra i 3 e i 17 anni (dati 2021); la prevalenza aumenta significativamente nella fascia d&#8217;età più giovane (3-5 anni), dove è del 33,5% nel 2022, con una netta prevalenza delle regioni del Sud Italia.</p>
<p>D’altro canto fattori socio economici non favorevoli si associano allo sviluppo dell’obesità. Un tempo l’obesità era più tipica di ceti sociali, culturali ed economici elevati; oggi invece è esattamente il contrario: poche disponibilità economiche ed una scarsa educazione e cultura si associano ad un peso corporeo maggiore. Nel mondo, i paesi in via di sviluppo registrano un incredibile aumento dell’obesità.   Rimane comunque vero che anche in paesi occidentali, generalmente più ricchi, soprattutto quando le maggiori disponibilità economiche non si associano ad una educazione alimentare adeguata, il consumo di alimenti molto ricchi in zuccheri, grassi e conservanti sta portando sempre più ad un drastico aumento del sovrappeso ed obesità.</p>
<p>Altro fattore importante è lo stress. Infatti, condizioni croniche stressanti facilitano un cambio nello stile di vita. In alcuni casi, molto rari, si associa ad una minor propensione ad alimentarsi e ad aumentare l’esercizio fisico. In moltissimi casi, molto, molto frequenti, lo stress si associa ad un aumento della sedentarietà, a mangiare molto di più e soprattutto a scegliere alimenti “poco salutari” ricchi di grassi, zuccheri, sale.</p>
<p>In alcuni casi non vanno dimenticate condizioni cliniche psicologiche/psichiatriche che spesso si associano all’obesità: da sindromi ansioso-depressive sino a vere e proprie forme di malattie psichiatriche importanti (ad esempio schizofrenia) che da un lato favoriscono stili di vita obesogeni, dall’altro vengono trattate (anche con successo) da farmaci che spesso hanno come effetto collaterale proprio l’aumento di peso corporeo.</p>
<h3>Conta di più la genetica o lo stile di vita?</h3>
<p>Anche questa è una domanda complessa. Entrambi gli aspetti entrano in gioco. Quello che però è fondamentale ricordare è che la genetica dell’obesità, così come quella di molte patologie croniche cardiovascolari/metaboliche, è molto complessa, i geni che entrano in gioco sono tantissimi e soprattutto la probabilità che possano realmente esprimere la loro potenzialità dipende tantissimo da fattori esterni quali l’ambiente ed il comportamento. L’epigenetica è la scienza che studia questi fattori. In particolare lo stile di vita (quanto si è fisicamente attivi, cosa si mangia, il fumo, ecc) entra in gioco nel modulare o meno l’espressione di molti geni.  Non è difficile incontrare due gemelli omozigoti (con identico panel genetico) ma molto diversi fisicamente!</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8760" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/11/Immagine.jpg" alt="" width="143" height="135" /></p>
<h3>Cosa fare? Qual’ è la terapia?</h3>
<p>Anche questa è una domanda la cui risposta è molto complessa.</p>
<p>Diversa è la strategia terapeutica in persone che già presentano patologie cardiometaboliche associate (ipertensione arteriosa, infarto, diabete, ecc) rispetto a chi non ha ancora sviluppato tali patologie.  Nel primo caso la gestione delle patologie associate con adeguate terapie farmacologiche è essenziale. Nel caso di diabete, sono oggi a disposizione anche nuovi farmaci (Agonisti GLP-1) che non solo migliorano il controllo della glicemia ma anche favoriscono significativamente la perdita di peso.</p>
<h3>Stile di vita: alimentazione corretta ed esercizio fisico</h3>
<p>In entrambe le situazioni l’approccio corretto alla gestione dell’obesità/sovrappeso è l’adozione di uno sano stile di vita, dove alimentazione ed esercizio fisico giocano il ruolo principale.</p>
<p>Spesso si pensa che questa strategia sia giusta ma difficile (se non impossibile) da realizzare. Non è così.</p>
<p>Un approccio corretto e personalizzato su caratteristiche ed esigenze del paziente, associato a strategie di medicina comportamentale per migliorare la motivazione e saper gestire le difficoltà incontrate, è fondamentale ed efficace, come ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica. Non esistono diete magiche che risolvano il problema. Diete “fai da te”, diete “all’ultima moda” vendute come miracolose non sono la soluzione. Spesso, anzi, sono molto controproducenti. O non funzionano, o permettono di perdere inizialmente peso che successivamente viene “ripreso con gli interessi”!  La ripresa di peso dopo una iniziale perdita, magari veloce, è un vero e proprio problema medico che peggiora la condizione clinica del paziente. Questo fenomeno è infatti legato a:</p>
<ul>
<li>perdita importante di liquidi corporei (cosa spesso non necessaria)</li>
<li>riduzione eccessiva del metabolismo basale (l’energia che serve per vivere anche a riposo)</li>
<li>perdita importante di massa magra, di muscolo. Questo è un danno enorme! Infatti non solo la muscolatura è fondamentale, ma è anche la sola parte del nostro corpo in grado di utilizzare energia anche a riposo. Una riduzione di muscolo contribuisce enormemente alla riduzione del metabolismo basale!</li>
<li>perdita di tessuto adiposo soprattutto sottocutaneo e meno viscerale. Viceversa un recupero repentino di peso facilita l’aumento di deposito a livello viscerale, quello peggiore per la nostra salute.</li>
</ul>
<p>Una alimentazione che permette di perdere peso, deve partire dall’essere una alimentazione sana e corretta (in grado di fornire tutti gli elementi necessari per sviluppare/mantenere tutti i tessuti del nostro organismo senza creare danno) successivamente personalizzata in base alle caratteristiche ed esigenze della persona. Ad esempio in un soggetto obeso gli obiettivi saranno sicuramente due: da un lato ridurre la massa grassa (riducendo l’introito calorico) e dall’altro mantenere/migliorare la massa muscolare (garantendo il giusto apporto proteico).</p>
<p>Qui di seguito i principi di una <strong>sana alimentazione</strong> come indicato dalle recenti linee guida internazionali</p>
<ul>
<li>avere un’alimentazione di qualità, cioè evitare alimenti che, indipendentemente dal loro potere calorico, possono essere stati trattati e/o contenere coloranti, conservanti, ecc (ultraprocessed food).</li>
<li>verdure e frutta (compatibilmente con eventuali patologie intestinali) devono essere presenti in modo significativo, sia come quantità che varietà, e mangiate sempre ben lavate. Contengono infatti, oltre alla fibre, anche grandi quantità di sali minerali, vitamine con effetto antiossidante)</li>
<li>i carboidrati (importanti come fonte di energia) devono essere presenti in quantità dipendenti dalle esigenze cliniche della persona. In ogni caso sempre meglio se derivanti da cibi realmente integrali (almeno 10% di fibre a meno che non vi siano importanti problematiche intestinali).</li>
<li>le proteine devono essere presenti in giusta quantità (nell’adulto ne servono 0.8-1.0 gr per Kg di peso corporeo al giorno) per garantire/mantenere la massa muscolare indispensabile. Meglio se derivano da cibi contenenti pochi grassi come ad esempio carni bianche e magre, pesce, latte scremato, yogurt, albume di uovo legumi (i quali, attenzione, contengono anche molti carboidrati), frutta secca (contiene anche molti grassi vegetali).</li>
<li>limitare/evitare le carni rosse in particolare quelle lavorate e conservate, come ad esempio i salumi.</li>
<li>limitare formaggi grassi, conservati, preferire quelli magri, freschi, latte scremato e yogurt</li>
<li>cucinare evitando grassi in genere, preferendo metodi di cottura quali il vapore, il cartoccio, il forno a microonde, la piastra o griglia (facendo attenzione a non mangiare le parti bruciate dei cibi), sostituendo i grassi normalmente usati per insaporire, ammorbidire e non far aderire il cibo alla pentola, con altri elementi in grado di dare lo stesso effetto, come acqua, latte scremato, poco vino, spezie, sugo di pomodoro, ecc</li>
<li>attenzione al sale.</li>
<li>assumere quotidianamente una giusta quantità di acqua (complessivamente almeno 1.5-2 litri). Evitare bibite e bevande zuccherate in genere, superalcolici e limitare il vino e la birra.</li>
</ul>
<p>Altro aspetto da considerare è che ogni alimento è costituito da vari nutrienti (micro e macro). Quando si sceglie di assumere un determinato cibo occorre quindi considerare sia quante calorie fornisce, ma anche quali nutrienti (micro e macro) contiene. A parità di calorie fornite infatti, possiamo introdurre nutrienti diversi che andranno ad impattare sul nostro organismo in modo differente. Ad esempio assumere cibi che contengono proteine (carni, pesce, legumi) ci permette di assicurare all’organismo “materia prima” per costruire massa muscolare, mentre assumere cibi ricchi in zuccheri e in grassi (condimenti, alcuni dolci, ecc) aiuta prevalentemente ad aumentare la massa di tessuto adiposo.</p>
<p><strong>L’esercizio fisico</strong> rappresenta l’altro importante cardine. E’ oggi considerato un vero strumento di benessere, prevenzione e terapia. Come un farmaco, per essere efficace deve essere mirato all’obiettivo clinico, prescritto definendo la modalità (quale tipo), l’intensità (quale fatica), la durata (per quanto tempo), la frequenza (quante volte alla settimana) e la progressione (come arrivare alla dose desiderata partendo dalla condizione in cui si è). Una valutazione clinica iniziale, la definizione degli obiettivi clinici (quali benefici si vogliono ottenere) e quindi una corretta prescrizione da parte di un medico esperto, sono di fondamentale importanza. L’esercizio fisico non è tutto uguale, infatti: se si desidera ad esempio perdere massa grassa, occorrerà eseguire un esercizio diverso da quello necessario per prevenire i dolori alla schiena. L’ Attività fisica endurance (detta anche aerobica, anche se quando svolta ad intensità particolarmente elevata –massimale- potrebbe non esserlo) come camminare, correre, andare in bicicletta, nuotare, serve principalmente per migliorare l’allenamento cardiopolmonare, ridurre la mortalità per tutte le cause, ridurre la massa grassa, migliorare il benessere, ridurre significativamente il rischio/gestire malattie cardiometaboliche e neoplastiche. L’Attività fisica tipo forza, come sollevare pesi, eseguire esercizi con macchine in palestra, fare flessioni, addominali, ecc; migliora invece la forza e massa muscolare. L’ attività tipo stretching migliora l’elasticità muscolare e la mobilità articolare.</p>
<p>Ecco qui di seguito i principali consigli indicati dalle più recenti linee guida.</p>
<ul>
<li>ridurre la sedentarietà: cogliere qualsiasi occasione nella vita per non stare fermi anche durante le normali attività, ad esempio fare le scale e non prendere l’ascensore, parcheggiare lontano e camminare anche solo per 10 min per raggiungere la meta, ecc</li>
<li>eseguire dai 150 ai 300 min alla settimana (da 30 a 60 min al giorno per 5 giorni /sett) di attività aerobica (camminare, correre, nuotare, andare in bicicletta, ecc) ad intensità moderata (ed es camminata a passo veloce), oppure dai 75 ai 150 minuti alla settimana di attività aerobica ad intensità elevata (correre,nuotare stile libero, ecc) se si è allenati e non vi sono controindicazioni mediche</li>
<li>eseguire almeno 2 volte alla settimana in giorni non consecutivi esercizi tipo forza (piccoli pesi, macchine in palestra, esercizi a corpo libero) ad intensità moderata</li>
</ul>
<p>Tali indicazioni hanno l’obiettivo principale di ridurre la mortalità per tutte le cause, migliorare il benessere  e prevenire le principali patologie croniche. Ovviamente tali indicazioni vanno calate nella realtà clinica di ogni singola persona. Ad esempio in soggetti obesi, per perdere massa grassa è importante eseguire attività aerobica molto spesso (idealmente tutti i giorni) per una durata oltre i 30 min, altrimenti sarà difficile “smuovere” le riserve di tessuto adiposo per produrre energia. L’attività di forza sarà poi necessaria al fine di migliorare la massa muscolare che nel soggetto obeso è spesso ridotta o capace di esprimere meno forza.</p>
<h3>Terapia farmacologica per l’obesità</h3>
<p>Da pochi anni sono anche a disposizione dei farmaci capaci di far perdere in modo significativo il peso corporeo. Nati per la terapia del diabete, gli Agonisti GLP-1, farmaci che mimano l’azione di un ormone naturale, il “glucagon-like peptide-1”, hanno fatto fortuna come farmaci per la gestione dell’obesità (con dosaggi diversi), tanto da essere diventati “la moda del momento”.</p>
<p>Agiscono imitando l’azione dell’ormone GLP-1, hanno  la capacità di rallentare lo svuotamento e  di ridurre l’appetito mediante l’invio di segnali di sazietà al cervello. Agiscono proprio in alcune aree del cervello  deputate alla regolazione dei comportamenti alimentari, inducendoci a smettere di mangiare e stimolando una sorta di rifiuto verso i cibi ultra processati. Il più popolare è semaglutide, ma non è l’unico…. dulaglutide, lixisenatide, liraglutide, exenatide, e tirzepatide sono altri esempi. Gli agonisti GLP-1R sono solitamente disponibili in formulazione iniettabile per via sottocutanea ad intervalli settimanali.</p>
<p>Ma sono veramente efficaci? Ecco qui un’altra domanda difficile.  La risposta immediata sarebbe “Sì”, fanno perdere peso, generalmente tra il 15% e il 20% del peso corporeo iniziale.  Va considerato che  il risultato è generalmente la perdita non solo di massa grassa ma anche di massa magra, cioè muscolo. Riducendo la fame si assumono meno alimenti, anche quelli ad elevato contenuto in proteine. Talvolta viene ridotta anche la sete e purtroppo, quindi, la quantità di acqua assunta. Occorre porre molta attenzione a cosa si mangia, non basta mangiare meno, la qualità degli alimenti assunti e la loro composizione è sempre un fattore da tenere presente.</p>
<p>Sono farmaci molto recenti e non sono ancora disponibili molti studi scientifici che descrivono l’efficacia e le eventuali problematiche a lungo termine.  Solo ora iniziano ad apparire sul fronte scientifico dati su ampie popolazioni che in effetti dimostrano un’efficacia nel ridurre il peso corporeo ed il rischio ad esso associato, ma anche iniziano a mostrare effetti collaterali significativi: quali aumento del rischio  di pancreatite e  artrite oltre ad effetti collaterali come nausea, vomito, dolori addominali, pressione bassa, così come un aumento dei casi di calcoli renali, diverticolite ed emorroidi.</p>
<p>Sono farmaci promettenti, che vanno monitorizzati. La scelta del trattamento deve essere sempre fatta dal medico, che la personalizza e valuta benefici e rischi, come per ogni terapia farmacologica. Inoltre va considerato che questi farmaci sono molto costosi e la terapia va continuata nel tempo.</p>
<p>Cosa succede se si smette di assumere il farmaco?  Questa è invece una domanda facile!   Si riprende il peso….</p>
<p>In conclusione, quindi, l’obesità ed il sovrappeso sono sicuramente condizioni che meritano attenzione e che, se sottovalutate, si associano sempre ad importanti patologie gravi. La gestione è complessa e sempre va definita in base alle caratteristiche cliniche del paziente e agli obiettivi da raggiungere. Abbiamo a disposizione sia farmaci che soprattutto un miglior stile di vita, dove alimentazione corretta ed esercizio fisico fanno la differenza.</p>
<p>Non dimentichiamo poi l’importanza di prevenire il manifestarsi dell’obesità. Qui è lo stile di vita il più grande alleato.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Direttore Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</title>
		<link>https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 09:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazionevitalavoro]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
		<category><![CDATA[worklifearmony]]></category>
		<category><![CDATA[worklifebalance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un equilibrio tra vita professionale e personale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 25% dei lavoratori la conciliazione tra vita personale e professionale è il principale fattore che incide negativamente sulla salute mentale (<em>Mental Health at Work Report &#8211; Mind Share Partners’ &amp; Qualtrics, 2023</em>).</p>
<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un <strong>equilibrio tra vita professionale e personale</strong>.</p>
<p>Con le evoluzioni più recenti nella società e nello stile di vita delle persone, che hanno sempre meno controllo sulla propria vita e sui propri impegni, si è arrivati a un’evoluzione del concetto e più che di equilibrio si parla di armonia e, dunque, di <strong>“work-life harmony”</strong>.</p>
<p>Proprio di fronte all’affermarsi di abitudini sempre più dinamiche e caotiche, risulta evidente come il tentativo di raggiungere l’equilibrio perfetto diventi controproducente. Per agire in funzione del proprio benessere occorre piuttosto <strong>ricercare l’armonia tra le due sfere di vita: lavorativa e privata</strong>.</p>
<h3><strong>Cosa si intende per work-life harmony</strong></h3>
<p>Il work-life harmony rappresenta <strong>una nuova prospettiva di gestione del proprio tempo e delle proprie risorse</strong>. È un nuovo modo di intendere la sfera lavorativa e quella privata non più in competizione tra loro, bensì integrate e coesistenti.</p>
<p>Il concetto si riferisce all’integrazione tra lavoro e vita privata, in modo da promuovere il benessere individuale. Il <strong>successo professionale e quello personale possono influenzarsi reciprocamente in modo positivo</strong>. La sfida principale è riuscire a bilanciare energia, obiettivi e bisogni in entrambi gli ambiti.</p>
<h3><strong>I benefici del work-life harmony</strong></h3>
<p>Mettere in pratica il work-life harmony comporta diversi benefici, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>un miglioramento della salute:</strong> la ricerca costante di un equilibrio genera stress e aumenta il rischio di burnout. Puntare sull&#8217;armonia, ascoltando i propri bisogni, invece, previene lo stress, l’irritabilità e l’insonnia.</li>
<li><strong>un aumento della produttività:</strong> raggiungere l’armonia tra vita privata e lavoro migliora la produttività e la motivazione, liberandoci dalla pressione di dover bilanciare rigidamente le due sfere. Di conseguenza, si è anche maggiormente in grado di svolgere le proprie attività rimanendo motivati.</li>
</ul>
<h3><strong>Quattro consigli pratici</strong></h3>
<p>Riuscire a trovare un’armonia tra vita privata e professionale non è facile, può essere utile focalizzarsi sul “perché” (<em>perché stiamo facendo una determinata attività? Perché proprio ora? Per chi lo facciamo? Con chi lo facciamo?</em>). Ragionare sui “perché” dà la possibilità di armonizzare le nostre energie in funzione dei nostri obiettivi, raggiungendo uno stato di armonia.</p>
<p>Ecco <strong>quattro consigli pratici</strong> che possono aiutare a raggiungere un <strong>buon work-life harmony</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>Essere consapevole</strong><br />
Armonizzare i ruoli che ciascuno di noi ricopre. Per farlo è fondamentale capire chi si è e definire le proprie priorità, lavorative e personali. Solo con l’autoconsapevolezza si può scegliere come investire le proprie energie in ciò che conta davvero.</li>
<li><strong>Essere presente</strong><br />
Focalizzarsi su ciò che si fa nel momento presente: godersi le attività che si stanno svolgendo aumenta la soddisfazione e motivazione, aiutando a bilanciare vita e lavoro.</li>
<li><strong>Essere flessibile</strong><br />
Accogliere il cambiamento con serenità. Le priorità cambiano e la capacità di adattarsi e avere una mente aperta permette di affrontare con positività le novità.</li>
<li><strong>Concedersi pause</strong><br />
Rigenerare le energie con sport, meditazione o relax. Prendersi cura di sé è essenziale per mantenere l’armonia tra le diverse sfere della propria vita.</li>
</ol>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>I quattro consigli rappresentano un primo passo per avvicinarsi al work-life harmony, nonché una modalità per guardare alle proprie attività in una chiave di <strong>benessere e soddisfazione di vita</strong>. L’obiettivo è far sì che tutto funzioni, armonizzandosi e intrecciandosi in un’ottica di serenità generale.</p>
<p>È fondamentale <strong>imparare ad ascoltarsi e comprendere i propri bisogni e desideri</strong>, e sulla base di questi scegliere e organizzare le proprie attività, al fine del raggiungimento della propria soddisfazione.</p>
<p>In questo modo si riuscirà a ottenere l’armonia tra la <strong>sfera lavorativa e quella personale</strong>, superando la visione che le guarda come ambiti lontani tra loro, e accogliendo in modo positivo il loro <strong>influenzarsi vicendevolmente</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Guendalina Grossi</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Molestie e violenza sul luogo di lavoro: come intervenire</title>
		<link>https://www.assidim.it/molestie-e-violenza-sul-luogo-di-lavoro-come-intervenire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 08:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[luogodilavoro]]></category>
		<category><![CDATA[molestie]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[supportopsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono <strong>comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale</strong>, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. È importante sottolineare che le molestie non si limitano agli episodi di natura sessuale, ma possono riguardare altri aspetti legati alle differenze di genere o ad altre caratteristiche.</p>
<p><strong>CHE COSA SONO LE MOLESTIE E LA VIOLENZA SUL LAVORO</strong></p>
<p>Le molestie sul luogo di lavoro sono comportamenti attraverso i quali chi le commette <strong>esercita potere e controllo sulla vittima</strong>, facendola sentire debole e vulnerabile. Sebbene a volte l’autore possa non avere l’intenzione consapevole di ottenere questo risultato, il comportamento crea comunque un <strong>clima di intimidazione e disagio</strong>. Soprattutto in ambiente lavorativo, questi episodi trovano spesso terreno fertile nelle dinamiche di gerarchia, ma possono anche verificarsi tra colleghi/e tra persone dello stesso sesso. È importante <strong>non trascurare la violenza esterna</strong>, che si manifesta attraverso episodi di aggressività da parte di clienti, utenti o altre persone esterne all&#8217;azienda.</p>
<p><strong>COME RICONOSCERE LE MOLESTIE E LA VIOLENZA</strong></p>
<p>Le <strong>molestie e la violenza</strong>, per quanto possano manifestarsi in modo differente, condividono caratteristiche comuni, soprattutto se non sono episodi singoli:</p>
<ul>
<li>Comportamenti aggressivi e reiterati nel tempo</li>
<li>Percezione da parte della vittima di non poter difendersi</li>
<li>Aumento di intensità e frequenza</li>
<li>Finalità persecutorie e intimidatorie</li>
</ul>
<p>La violenza può includere intimidazioni, aggressioni fisiche e minacce, <strong>influenzando gravemente il clima lavorativo e il benessere psicologico</strong> non solo delle persone coinvolte, ma anche dell’intero team.</p>
<p><strong>L’IMPATTO PSICOLOGICO </strong></p>
<p>Le violenze e le molestie hanno un <strong>impatto negativo significativo sulla salute mentale</strong> dei collaboratori e delle collaboratrici, influenzando sia il loro rendimento che la loro soddisfazione lavorativa. Chi subisce queste violenze può sviluppare disturbi d’ansia, stress post-traumatico, depressione e altri problemi legati alla salute mentale.</p>
<p>Essere vittima di un atto aggressivo pone in una <strong>situazione di svantaggio</strong>, e ciò concorre a minare l’autostima e la fiducia della persona nelle proprie capacità di tutelarsi, generando paura, rabbia, tristezza, colpa, vergogna e isolamento, che possono portare le vittime a rinunciare a opportunità di carriera o a lasciare il posto di lavoro.</p>
<p><strong>COME INTERVENIRE E PREVENIRE QUESTE SITUAZIONI</strong></p>
<p><strong>Riconoscere una molestia o una forma di violenza</strong> può essere complesso, poiché spesso si presentano in modi sottili e ambigui che non rientrano in categorie facilmente identificabili. Per questo motivo, <strong>è fondamentale promuovere la consapevolezza e l’azione preventiva</strong>, così da ridurre l’incidenza di questi episodi e garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso.</p>
<p>Ecco alcune azioni che lavoratrici e lavoratori possono intraprendere:</p>
<ol>
<li><strong>Essere informati</strong>: conoscere le politiche aziendali e le procedure di segnalazione relative a molestie e violenza.</li>
<li><strong>Segnalare comportamenti inappropriati</strong>: se si è vittime o testimoni di molestie, è importante segnalare l’episodio il prima possibile, utilizzando i canali ufficiali messi a disposizione dall’azienda, come risorse umane o referenti per la sicurezza.</li>
<li><strong>Offrire supporto</strong>: come colleghi/e, è possibile offrire sostegno alle vittime, ascoltando senza giudicare e incoraggiandole a cercare aiuto.</li>
<li><strong>Intervenire con cautela</strong>: se si assiste a un episodio di molestia o violenza, intervenire in modo sicuro può fare la differenza.</li>
<li><strong>Partecipare a programmi di formazione</strong>: prendere parte a sessioni formative offerte dall&#8217;azienda per riconoscere comportamenti problematici e apprendere strategie di intervento e prevenzione.</li>
</ol>
<p>Promuovere un ambiente lavorativo inclusivo e sicuro è una responsabilità condivisa. La <strong>consapevolezza e l’impegno individuale</strong> possono contribuire a creare uno spazio in cui le persone si sentano tutelate e valorizzate, riducendo il rischio di molestie e violenza sul lavoro.</p>
<p><strong>Stimulus Italia</strong>, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro e partner di ASSIDIM, offre <strong>supporto psicologico ed emotivo</strong> alle persone vittime di molestie o violenza esterna.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca Boni</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<title>La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</title>
		<link>https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 08:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di un mese dalla<strong> Giornata Mondiale della Salute Mentale</strong>, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
<p><span></span><span>1. Quest’anno il tema della Giornata Mondiale della Salute Mentale è “Mental Health at Work”, quali potrebbero essere quindi, i primi passi che un’organizzazione può fare per creare un ambiente di lavoro sereno e inclusivo garantendo il benessere delle proprie Persone?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto il tema <strong>“Mental Health at Work”</strong> con l’intento di evidenziare quanto condizioni di lavoro dignitose siano fondamentali per la salute mentale delle persone. Emerge che ambienti di lavoro inadeguati &#8211; tra cui presenza di discriminazione e disuguaglianza, carichi di lavoro eccessivi, scarso controllo del lavoro e insicurezza del lavoro &#8211; rappresentano un rischio per la salute mentale.</em></span></p>
<p><em>Le organizzazioni attraverso una combinazione di politiche, azioni e cambiamenti a livello di cultura aziendale, possono concretamente sostenere il benessere psicologico dei propri collaboratori e collaboratrici.</em></p>
<p><em>Innanzitutto, è fondamentale stabilire un <strong>dialogo aperto sulla salute mentale</strong>, incoraggiando la comunicazione su queste tematiche senza pregiudizi. Piani di sensibilizzazione da rivolgere a tutta la popolazione, ma soprattutto formazioni rivolte a manager per riconoscere i segnali di disagio e per favorire un ambiente di ascolto attivo, sono azioni concrete che possono essere messe in campo. Un esempio potrebbe essere creare delle linee guida che enfatizzino l’importanza del benessere, inserendo la salute mentale tra le priorità aziendali.</em></p>
<p><em>Un altro passo importante è sviluppare <strong>politiche di flessibilità lavorativa</strong>. Offrire a collaboratori e collaboratrici la possibilità di gestire il proprio tempo in maniera più autonoma può ridurre lo stress legato all&#8217;equilibrio tra vita privata e lavoro. Inoltre, il sostegno a programmi di supporto psicologico e sociale, come quello offerto da Stimulus Italia, consente di mettere al centro il benessere delle persone, dando loro accesso a supporti tempestivi e su misura.</em></p>
<p><em>Infine, creare un <strong>ambiente inclusivo significa anche promuovere la diversità e l’equità</strong>, poiché un ambiente rispettoso delle differenze favorisce il benessere generale, riducendo le barriere comunicative e i pregiudizi.</em></p>
<p><span></span><span>2. Oggi il tema della Salute Mentale è ancora uno stigma per molti lavoratori e molte lavoratrici, quali strategie può adottare un’azienda per ridurre questo stigma favorendo una cultura di apertura e un ambiente lavorativo che sostenga e supporti le persone che ne fanno parte?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>Lo stigma legato alla salute mentale ancora presente in molti ambienti di lavoro rende difficoltoso per i lavoratori e lavoratrici chiedere aiuto. Tuttavia, esistono diverse strategie che un&#8217;azienda può adottare per ridurre questo stigma e favorire una cultura di apertura.</em></span></p>
<p><em>Un passo essenziale è <strong>investire in campagne di sensibilizzazione</strong>. Le aziende possono organizzare eventi o workshop che trattano la salute mentale come una componente normale del benessere complessivo, trasmettendo il messaggio che richiedere supporto fa parte della quotidianità e della vita delle persone. La formazione su questi temi può anche aiutare a diffondere una maggiore comprensione e ridurre i pregiudizi.</em></p>
<p><em>Un&#8217;altra strategia efficace è l’introduzione di politiche di salute mentale che garantiscano riservatezza e accessibilità. Le persone hanno il <strong>diritto di sentirsi sicure nel chiedere supporto senza timore di ripercussioni professionali</strong>. È utile creare canali anonimi per richiedere consulenze psicologiche o per partecipare a programmi di supporto come quelli di Stimulus Italia.</em></p>
<p><em>Infine, <strong>promuovere una leadership empatica e inclusiva</strong> è cruciale. I manager dovrebbero essere formati per gestire e supportare le problematiche di salute mentale all’interno dei loro team, dimostrando empatia e apertura nei confronti di chi può trovarsi in difficoltà.</em></p>
<p><span>3. Stimulus Italia offre un servizio di supporto psicologico che permette di rispondere a tutti i tipi di bisogni delle persone, da quelli più specifici, per i quali può essere sufficiente una sola consulenza, a quelli più profondi che richiedono un percorso più strutturato. Quali sono le sfide che più di frequente le persone riportano durante i colloqui?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Nell’ambito del supporto psicologico offerto da Stimulus Italia, le persone riportano una serie di difficoltà personali e professionali. Tra le tematiche più frequenti legate alla vita personale, <strong>il malessere individuale</strong> occupa un posto di rilievo. Si tratta di quella sensazione di disagio interiore che può manifestarsi in forme diverse, come ansia o stress. Molti riferiscono una crescente difficoltà nel riconoscere e gestire i segnali di questo disagio, spesso legato alla vita frenetica o all’incapacità di trovare un equilibrio tra le diverse sfere della vita.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Le <strong>difficoltà di coppia e familiari</strong> rappresentano un altro tema centrale. Le persone spesso segnalano tensioni nei rapporti con il partner o sfide nella gestione della genitorialità, che possono generare frustrazione e aumentare lo stress emotivo. Queste dinamiche personali, se non affrontate, tendono a riflettersi anche nella sfera professionale, influenzando negativamente la produttività e il benessere lavorativo.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Dal punto di vista professionale, invece, emergono spesso il <strong>sovraccarico di lavoro, le difficili relazioni con i superiori e i colleghi, e problematiche legate ad uno scarso benessere organizzativo</strong>. Le persone segnalano un’eccessiva pressione legata alla quantità di lavoro e alle aspettative professionali, che si traduce in sintomi di stress eccessivo. Inoltre, la mancanza di comunicazione efficace con i superiori può generare malessere, peggiorando il clima lavorativo e riducendo la motivazione.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Valentina Marchionno<br />
Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<item>
		<title>La micro-meditazione come strumento quotidiano di autocura</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-micro-meditazione-come-strumento-quotidiano-di-autocura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 07:47:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[micromeditazione]]></category>
		<category><![CDATA[mindfulness]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La micromeditazione come momento di mindfulness per il raggiungimento del benessere psicofisico. Per la nostra rubrica, realizzata in collaborazione con stimulusitalia, pubblichiamo questo interessante contributo su questa semplice pratica a cui ispirarci nella quotidianità. Buona lettura! </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vita quotidiana è spesso frenetica, tra la routine lavorativa e quella personale è difficile riuscire a ritagliarsi un momento di tranquillità per se stessi. Le pressioni, le scadenze, lo stress, lasciano poco spazio all’equilibrio e alla meditazione.</p>
<p>Eppure, esiste una soluzione che riesce a adattarsi perfettamente anche alle vite più piene e caotiche: si tratta della <strong>micro-meditazione</strong>.</p>
<h3>Cos’è la micro-meditazione</h3>
<p>Le micro-meditazioni sono pause di consapevolezza che offrono un&#8217;opportunità per rigenerare la mente e migliorare il benessere complessivo.</p>
<p>La meditazione tradizionale è una tecnica che si utilizza per raggiungere una padronanza dell’attività mentale, <strong>sviluppare una maggior consapevolezza di se stessi</strong> e della realtà, riuscire a quietare il turbinio di pensieri che solitamente affolla la mente, e migliorare il proprio stato di salute psicofisica. Questa pratica richiede 30 minuti o più di concentrazione per essere svolta, per questo risulta un’impresa ardua per coloro che vivono in contesti caratterizzati da continue distrazioni e impegni.</p>
<p>La micro-meditazione diventa quindi la soluzione ideale, grazie alla sua praticità. Si tratta infatti di una pratica meditativa che <strong>richiede dai 60 secondi ai 2-3 minuti</strong> e ciò permette di inserirla facilmente nella propria routine quotidiana, tra un’attività e l’altra.</p>
<h3>Come metterla in pratica</h3>
<p>La flessibilità delle micro-meditazioni le rende un’efficace pausa rigenerante sul luogo di lavoro e uno <strong>strumento per gestire l’emotività</strong> di cui ci si può avvalere anche nelle giornate più faticose e intense. Si tratta di momenti di consapevolezza brevi e accessibili che permettono di ricaricare le energie e osservare il presente senza lasciarsi travolgere dagli eventi.</p>
<p>È possibile praticare una micro-meditazione in diversi modi: chiudendo gli occhi e portando l’attenzione al respiro, concentrandosi completamente su di esso, oppure portando la nostra concentrazione piena su un’attività che solitamente pratichiamo in automatico come camminare, prendere un caffè o lavare i piatti e provare e non dare nulla per scontato. Potremmo definire la micro-meditazione come un <strong>breve momento di mindfulness</strong>, attraverso il quale immergersi in modo totale nel qui ed ora.</p>
<p>La sua comodità la rende una pratica perfetta per essere svolta in ufficio: per prima cosa è fondamentale trovare una posizione confortevole, poi un luogo e un momento in cui possiamo stare con noi stessi senza essere disturbati. Aiuta spegnere e allontanare i dispositivi elettronici e, per stare più tranquilli, impostare una sveglia per tenere conto delle tempistiche. Fondamentale è guardare con consapevolezza al proprio stato presente, concentrandoci magari sul respiro e cercando di porsi in un atteggiamento non giudicante verso di sé.</p>
<h3>Tre esempi di esercizi</h3>
<p>Mettere in pratica la micro-meditazione si può rivelare un <strong>ottimo antidoto per lo stress</strong>. Ecco <strong>tre pratiche</strong> che possiamo sperimentare ogni giorno per esercitarci:</p>
<ul>
<li><strong>Focus sensoriale: </strong>Attraverso il focus sensoriale è possibile osservare ciò che i sensi percepiscono, connettendosi immediatamente con il momento presente. Questo atto di consapevolezza aiuta a distogliere l&#8217;attenzione da preoccupazioni future o rimpianti passati rivolgendo l’attenzione a ciò che si sta facendo in quel preciso momento. Lo si può mettere in pratica anche durante le attività automatiche, come prendere un caffè, lavare i piatti o farsi una doccia.<em>Chiudi gli occhi e concentra la tua attenzione sui suoni e gli odori che ti circondano, su ciò che stai gustando o toccando.  Focalizza l’attenzione su ciò che stai facendo e cerca di acuire i sensi per sentire quello che ti stanno permettendo di percepire.</em></li>
<li><strong>Apprezzare il presente:</strong> Consiste nel praticare la gratitudine concentrandosi su ciò che si ha e di cui si è grati nel momento presente, cercando di non dare per scontato ciò che ci circonda. Praticare questo esercizio può contribuire a ridurre lo stress, creare un atteggiamento positivo, e incrementare significativamente il benessere sia fisico che mentale.<em>Concentrati su ciò di cui sei grato in questo momento e prova ad elencarlo a mente. Prova a pensare anche alle piccole cose: il sole fuori dalla finestra, il caffè che hai bevuto questa mattina, o il fatto di essere in buona salute.</em></li>
<li><strong>Mindful walking:</strong> La “mindful walking”, la cosiddetta camminata consapevole, permette di trasformare una semplice passeggiata, o una qualsiasi attività motoria, in un&#8217;opportunità per la micro-meditazione.<em>Prova a rallentare il passo, focalizza la tua attenzione sui movimenti del tuo corpo, sul suono dei passi, percepisci la sensazione del terreno sotto i piedi, del vento sulla tua pelle.</em></li>
</ul>
<h3>Un’opportunità di crescita e benessere</h3>
<p>Le micro-meditazioni offrono un approccio pratico e accessibile alla consapevolezza, consentendo a chiunque di sperimentare <strong>i benefici della meditazione senza la necessità di grandi impegni temporali</strong>. Introdurre nella giornata queste brevi pause di consapevolezza può avere un impatto profondo sulla salute mentale e sul benessere complessivo, oltre che migliorare le proprie performance. L&#8217;investimento in piccoli atti di consapevolezza può tradursi in una significativa crescita individuale e contribuire a creare un ambiente lavorativo più armonioso e sano. L&#8217;implementazione di queste pratiche non solo può favorire il benessere individuale, ma anche la costruzione di una <strong>cultura aziendale più consapevole e inclusiva</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Guendalina Grossi</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<title>Lo stress da rientro, cos’è e come si affronta</title>
		<link>https://www.assidim.it/lo-stress-da-rientro-cose-e-come-si-affronta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 07:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[stressdarientro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gestire lo “stress da rientro”, dunque, può essere complesso ma non è impossibile. Soprattutto se si seguono alcune accortezze, e se si ha alle spalle un’azienda che fa del benessere psicologico ed emotivo dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici una priorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/lo-stress-da-rientro-cose-e-come-si-affronta/">Lo stress da rientro, cos’è e come si affronta</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’espressione <strong>“stress da rientro”</strong> si indica quella che è una vera e propria sindrome. Nello specifico, si tratta di quella sensazione negativa che si prova quando, dopo un lungo periodo di vacanza o di pausa dal lavoro, si è costretti a tornare alla routine lavorativa e/o familiare e non si riesce a riadattarsi.</p>
<p>Potrebbe sembrare paradossale che dopo un periodo di stacco ci si ritrovi più stressati di prima, eppure questo è proprio ciò che accade con la sindrome da rientro. Tale situazione si manifesta perché, quando si interrompono le proprie abitudini, e si cambiano i ritmi e le attività, si dà modo a mente e corpo di rigenerarsi.  Dover ritornare alla situazione precedente il periodo di pausa significa <strong>modificare ancora i propri tempi, fisiologici e psicologici</strong>, per questo si inizia a temere il rientro.</p>
<p>Il corpo deve riorganizzarsi velocemente ed è ciò che induce una serie di reazioni che si manifestano come i tipici sintomi dello “stress da rientro”. Di fronte alla situazione descritta, si potrebbe essere portati a pensare che sia più semplice non fare alcuna pausa e non interrompere il lavoro, al fine di evitare cambiamenti nelle abitudini. Per contrastare questa convinzione, è fondamentale <strong>fissare come obiettivo il raggiungimento di una maggiore flessibilità</strong> e capacità di adattamento, anziché evitare qualsiasi cambiamento per ridurre lo stress.</p>
<p><strong>Come gestire lo stress da rientro</strong></p>
<p>Per ritrovare una sorta di equilibrio e riabituarsi alla routine e alla vita di tutti i giorni dopo un periodo di stacco, esistono <strong>una serie di strategie</strong> che possono essere messe in pratica. Queste possono rivelarsi utili e fondamentali per fronteggiare e gestire al meglio lo “stress da rientro”.</p>
<ol>
<li><strong>Gestisci e organizza il tempo a disposizione: </strong>Uno dei principali motivi di stress è la convinzione di essere sopraffatti dalle incombenze una volta rientrati a lavoro. Per questo motivo una strategia efficace è quella di stilare una lista delle priorità, organizzando il proprio tempo a seconda dell’importanza dell’urgenze dei task e delle scadenze. Riuscire a gestire il tempo a disposizione facendo un elenco degli impegni, aiuta ad avere un quadro più chiaro della situazione, e di come sia possibile riuscire a portare a termine tutte le cose da fare.</li>
</ol>
<ol start="2">
<li><strong>Usa bene le ore extralavorative: </strong>Il tempo extra lavorativo è fondamentale e più si riescono a ottimizzare le ore a disposizione, meno stress comporterà il rientro lavorativo. Spesso si teme la ripresa perché tornare al lavoro comporta una riduzione del tempo da dedicare a se stessi. Quindi, valorizzare le ore libere dedicandole agli amici, a se stessi o anche riuscire a staccare per un intero weekend, aiuta a rendere le ore lavorative meno pesanti e si riesce ad affrontare il rientro con più motivazione ed energia.</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Pianifica il tuo rientro: </strong>Pianificare il proprio rientro al lavoro aiuta la propria mente ad abituarsi con calma alla ripresa. Organizzare e fissare gli impegni e le attività che attendono una volta che si è rientrati è utile per rendere il cambiamento meno traumatico e il ritorno alla routine più facile.</li>
</ol>
<p><strong>Cosa possono fare le aziende per essere da supporto in questa fase</strong></p>
<p>Le organizzazioni hanno un ruolo fondamentale e possono rivelarsi determinanti nel rendere più semplice la ripresa lavorativa dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici, andando a contrastare la sindrome dello “stress da rientro”.</p>
<p>In primis possono <strong>aiutare le persone a capire quali sono i loro obiettivi</strong>, dando rilevanza e importanza a una corretta pianificazione e gestione del lavoro. In secondo luogo, possono sostenere e supportare i manager che hanno un ruolo importante: sia nel recepire le difficoltà manifestate dal proprio team, sia nel mantenere una relazione costante con i propri collaboratori nel loro percorso di crescita.</p>
<p>Infine, se un’organizzazione promuove una cultura dell’ascolto sarà più facile anche per le persone che ne fanno parte sentirsi comprese e accolte. Se l’azienda offre il proprio sostegno e il proprio aiuto nel momento in cui riceve segnalazioni di malessere e difficoltà, di conseguenza ne deriva una <strong>migliore gestione dello stress durante tutto l’anno</strong>.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Gestire lo “stress da rientro”, dunque, può essere complesso ma non è impossibile. Soprattutto se si seguono alcune accortezze, e se si ha alle spalle un’azienda che fa del benessere psicologico ed emotivo dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici una priorità.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Valentina Marchionno<br />
</em><em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Relazione di coppia: fasi, dinamiche e soluzioni</title>
		<link>https://www.assidim.it/relazione-di-coppia-fasi-dinamiche-e-soluzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[benesseredicoppia]]></category>
		<category><![CDATA[employeeassistanceprogram]]></category>
		<category><![CDATA[relazionedicoppia]]></category>
		<category><![CDATA[stimulus]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
		<category><![CDATA[wellbeing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6517</guid>

					<description><![CDATA[<p>Robert Neuburger definisce la coppia come l'incontro di due persone che, per varie ragioni, non si separano. Esistono coppie lavorative, amicali e affettive, e l'articolo si concentra sulle dinamiche e fasi delle coppie affettive. Le fasi di una relazione includono infatuazione, innamoramento, disillusione e amore, con sfide interne ed esterne. La comunicazione è fondamentale per la salute della relazione. Quando le difficoltà diventano insormontabili, la terapia di coppia può offrire supporto per ritrovare equilibrio o affrontare la fine della relazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Robert Neuburger definisce la coppia <em>“come la storia di un incontro che dura, cioè di due persone che si sono incontrate e che per varie ragioni non si separano”</em>. Esistono diverse tipologie di coppie: lavorative, amicali e affettive. Ci soffermeremo sulla coppia affettiva e sulle dinamiche, gli equilibri e le fasi che la caratterizzano.</p>
<p>Una relazione di coppia dà origine a un sistema complesso, sia perché ci sono due individualità che entrano in contatto tra loro, ciascuna con la propria personalità, aspettative, interessi e desideri; sia perché significa coinvolgere diverse sfere della propria vita e di quella del partner. L’idea utopica di una relazione perfetta può rivelarsi frustrante, è importante quindi arrivare alla consapevolezza che la coppia è un divenire, che affronta continue sfide sia interne che esterne.</p>
<h3><strong>Le diverse fasi di una relazione di coppia</strong></h3>
<p>La relazione di coppia, così come i due individui che ne fanno parte, è soggetta al cambiamento. Essendo un sistema complesso si evolve e nel corso della sua durata attraversa diverse fasi:</p>
<p><strong>Prima fase, l’infatuazione:</strong> Si tratta del periodo iniziale di una relazione, quando due persone si incontrano e vivono una forte attrazione chimico-fisica. Questo periodo può durare diversi mesi ed è caratterizzato dall’idealizzazione dell’altro, notando maggiormente ciò che si ha in comune rispetto a ciò che differenzia.</p>
<p><strong>Seconda fase, l’innamoramento:</strong> l’attrazione e l’idealizzazione sono ancora presenti e si aggiunge un desiderio di conoscersi più a fondo. Questo periodo è definito “di simbiosi” perché si tende a essere maggiormente focalizzati sulla coppia e a chiudersi verso le relazioni esterne.</p>
<p><strong>Terza fase, la disillusione:</strong> questa fase è la più complessa perché arriva il momento in cui si inizia a vedere il proprio partner per quello che è. Emergono i difetti e le differenze, cade quindi l’idealizzazione iniziale e ciò può portare al conflitto o all’incomprensione. Per quanto difficile, è un momento necessario poiché rappresenta un’opportunità di crescita e di consolidamento del rapporto. È qui che si capisce se le divergenze possono essere affrontate e superate o se è necessario interrompere la relazione.</p>
<p><strong>Quarta fase, l’amore:</strong> È l’ultima quella che procede più lentamente perché l’amore ha bisogno di tempo e impegno per costruirsi. È una fase di benessere perché si è maggiormente allineati nell’affrontare le difficoltà, si ha fiducia e si impara a tollerare i difetti dell’altro vedendoli ora come un tratto di unicità.</p>
<p>Queste fasi non seguono un ordine preciso e molto dipende da una moltitudine di fattori, tra cui le caratteristiche personologiche e le esperienze relazionali precedentemente vissute (a livello familiare, sentimentale, amicale). Capire che fase della relazione si sta vivendo, però, può aiutare a saperla gestire al meglio.</p>
<h3><strong>La rottura dell’equilibrio: difficoltà e cambiamenti</strong></h3>
<p>Come abbiamo visto, una relazione appena nata è un rapporto di grande vicinanza, è normale, però, che con il trascorrere del tempo questo legame tenda ad allentarsi. Le coppie più longeve sono quelle in cui è presente un buon livello di “automonitoraggio” nel tempo: riescono a riconoscere i cambiamenti che arrivano e a farvi fronte mettendo a fattor comune le risorse a disposizione.</p>
<p>Esistono diversi cambiamenti interni ed esterni che influiscono sulla vita di coppia. Nello specifico i cambiamenti esterni sono quelle situazioni fuori dal proprio controllo e assolutamente imprevedibili a cui la vita spesso pone dinanzi. Possono essere positivi o negativi come: un lutto, un trasferimento, un incidente, la nascita di un figlio, il matrimonio, ecc. Queste eventualità mettono alla prova la relazione, sono accompagnate da sentimenti di instabilità e necessitano una fase di riorganizzazione.</p>
<p>Per quanto riguarda i cambiamenti interni, invece, ci possono essere diverse questioni che mettono in difficoltà: come il fatto di riversare all’interno della coppia i propri conflitti interni irrisolti, o un’eccessiva gelosia nei confronti del partner, o ancora la mancanza di fiducia reciproca, ecc. Tutto ciò va inevitabilmente a minare la complicità necessaria per mantenere l’equilibrio e la serenità del rapporto.</p>
<h3><strong>L’importanza della comunicazione e 4 step per migliorare la relazione</strong></h3>
<p>Abbiamo visto una serie di elementi che possono inficiare sul benessere di una relazione. Va tenuto in considerazione che ogni relazione è unica nelle sue peculiarità, ma tutte godono di una comune risorsa da poter attivare: la comunicazione.</p>
<p>Come sosteneva Zygmunt Bauman, rinomato sociologo e filosofo polacco: <em>“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”</em>. Comunicare all’interno di una coppia è imprescindibile poiché consente di stare in relazione con l’altro, e benché quasi tutti ne riconosciamo l’importanza è utile chiedersi se lo si fa in modo efficace.</p>
<p>Innanzitutto, è bene tenere presente che non comunichiamo solo attraverso le parole, ma anche tramite un canale non verbale fatto di: atteggiamenti, comportamenti ed espressioni del volto. Riflettere su questo aspetto può aiutare a comprendere come spesso si riesca a parlare tanto ma non si arrivi a comunicare ciò che realmente si vorrebbe trasmettere all’altro, come pensieri, desideri oppure che a volte nel silenzio o nella distanza si comunica davvero più che a parole.</p>
<p>Ecco alcuni passi importanti che si possono mettere in pratica per venirsi incontro e per migliorare la propria relazione:</p>
<ul>
<li><strong>Ascoltare attivamente l’altro.</strong> Se comunicare è importante, non da meno lo è saper ascoltare. Le due cose sono strettamente collegate tra loro.<strong>Sapersi dedicare piccoli gesti di affetto.</strong> Ciò aiuta a non darsi mai per scontati e a dimostrare, anche attraverso gesti semplici, quanto l’altra persona sia importante per noi.</li>
<li><strong>Sapersi divertire.</strong> Essere capaci di ridere insieme e fare cose sciocche al solo scopo di divertirsi porta a una maggiore complicità e unione. Inoltre, si stimolano le sensazioni positive e di conseguenza migliora il rapporto.</li>
<li><strong>Metterci forza di volontà e impegno.</strong> Quanto più due persone mettono impegno e volontà nella propria relazione, tanto più si rivelerà duratura e stabile. Questo impegno può essere destinato verso il miglioramento di sé stessi così come del legame emotivo. Più si riuscirà a fare uno sforzo verso l’altro, più soddisfazioni si otterranno nel tempo.</li>
</ul>
<h3><strong>Terapia di coppia: una soluzione possibile</strong></h3>
<p>Abbiamo visto i cambiamenti e le difficoltà a cui una coppia può andare incontro. Quando si affrontano momenti di crisi nella relazione, è normale sentirsi incapaci nell’affrontare la problematica e far fatica a non vedere una soluzione. Ci si può sentire bloccati in una fase di stallo e si può aver bisogno di un supporto concreto per imparare a comunicare con il proprio partner in modo efficace. In questo senso rivolgersi a un supporto professionale può essere un primo passo fondamentale per capire come affrontare e superare insieme la situazione</p>
<p>L’obiettivo della terapia di coppia è proprio quello di aiutare i partner a uscire da una situazione difficile recuperando una dimensione più equilibrata, arrivando a una situazione più soddisfacente e positiva. Lo psicoterapeuta, in quanto figura esterna, darà priorità ai bisogni della coppia e degli individui che ne fanno parte, facilitando la possibilità di trovare dei punti d’incontro.</p>
<p>Il supporto concreto di un professionista della salute mentale è determinante per superare la crisi o, in alcuni casi, accompagnare alla fine della relazione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marisabel Iacopino,<br />
</em><em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<title>Ansia: come riconoscerla e affrontarla efficacemente</title>
		<link>https://www.assidim.it/ansia-come-riconoscerla-e-affrontarla-efficacemente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 07:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[rubricaeditoriale]]></category>
		<category><![CDATA[STIMULUSITALIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa si intende quando si parla di “ansia”? Si tratta di un termine ampiamente utilizzato per definire uno stato emotivo che chiunque, almeno una volta nella vita, ha sperimentato in prima persona.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa si intende quando si parla di “ansia”? Si tratta di un termine ampiamente utilizzato per definire uno stato emotivo che chiunque, almeno una volta nella vita, ha sperimentato in prima persona.</p>
<p>L’ansia è un’emozione fondamentale e spontanea dell’essere umano. Nello specifico si tratta di un insieme complesso di reazioni fisiologiche, emotive, cognitive e comportamentali che si manifestano quando percepiamo che qualcosa o qualcuno possa essere per noi una potenziale minaccia, e nei cui confronti ci sentiamo incapaci di reagire.</p>
<p>Da principio, dunque, ha una funzione positiva di campanello d’allarme e rappresenta una modalità di risposta a stimoli stressogeni: se il livello di stress si colloca entro una certa soglia di intensità, né troppo alta né troppo bassa, può permettere di raggiungere i propri obiettivi e migliorare le proprie performance. Può diventare però patologica se si protrae nel tempo fino a prendere il sopravvento e sfociare in veri e propri attacchi di panico (reazioni corporee ed emotive così potenti da arrivare talvolta anche a perdere il contatto con la realtà).</p>
<p>Stimulus Italia, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro e partner di ASSIDIM, nel report del 2023 ha riscontrato come la maggior parte dei colloqui effettuati attraverso i propri servizi di supporto psicologico – 5 su 10 – vertesse proprio su problematiche correlate all’ansia.</p>
<h3><strong>Come si manifesta l’ansia e come riconoscerla</strong></h3>
<p>Quando l’ansia si manifesta è difficile non accorgersene perché il nostro corpo si fa sentire: tensione muscolare, palpitazione, nausea e la mente si iper-attiva cominciando a rimuginare. Questo stato di allerta sollecita la nostra risposta intrinseca di attacco o fuga per far fronte alla situazione, come ad esempio cercare rassicurazioni oppure modi per scappare o evitare il pericolo percepito.</p>
<p>Spesso si arriva a mettere in atto una specifica strategia definita <em>“Better safe than sorry”</em> (meglio prevenire che curare) che conduce a evitare determinate situazioni o fuggire da ciò che risulta potenzialmente minaccioso o pericoloso. In questo modo si allontana o rigetta un’emozione che però tenderà a ripresentarsi. Risulta più utile capire come gestirla e affrontarla andando a scoprire cosa c’è sotto e allargando il campo d’attenzione oltre il singolo sintomo.</p>
<h3><strong>Come gestire e affrontare questi momenti</strong></h3>
<p>L’origine di questa situazione di malessere è da ricercare nella propria mente, per questo è da lì che bisogna partire per intervenire e risolvere il disturbo. Ora elencheremo alcune strategie per comprendere come gestire e calmare l’ansia:</p>
<ol>
<li><strong>Accogliere l’ansia e non respingerla</strong><br />
Cercare di respingere l’ansia può rivelarsi controproduttivo portandoci a evitarla o negarla, ottenendo come possibile conseguenza il suo continuare a ripresentarsi. Per questo è molto più utile provare a rallentare i pensieri e accettare in modo consapevole il verificarsi dello stato d’ansia piuttosto che tentare in tutti i modi di reprimerlo.</li>
<li><strong>Consapevolezza e respirazione</strong></li>
</ol>
<p><span>Sul momento è normale avere l’impressione che la sensazione di disagio che si sta provando durerà per sempre, in realtà non è così. Tutto passa e, soprattutto in questi momenti, può essere utile concentrarsi su questa consapevolezza. Partendo da ciò, anche la respirazione gioca un ruolo fondamentale. Quando si è preda di un attacco d’ansia, il respiro si fa corto e contratto. Concentrarsi sul fare respiri lenti e profondi riporta ad avere il controllo sul proprio respiro ed è di enorme aiuto per tornare a rilassarsi e ristabilire una sensazione generale di calma, sia fisica che mentale.</span></p>
<h3><strong>Riconoscere i pensieri preoccupati come uno tra gli scenari possibili</strong></h3>
<p>Un buon allenamento in tal senso, ad esempio, è quello di contare i tempi dell’espirazione e dell’inspirazione. In questo modo, focalizzandosi sul presente, si aiuta la propria mente a recuperare uno stato di quiete. Dedicarsi al benessere del proprio corpo permette sia di sciogliere lo stato di tensione accumulato, sia di concedersi una tregua dai pensieri preoccupati che continuamente la mente propone. Inoltre, si possono osservare i pensieri per quello che sono: pensieri e non realtà oggettive, quindi solo una tra le possibili eventualità che potrebbero accadere.</p>
<h3><strong>Quando e come intervenire</strong></h3>
<p>Quando l’ansia aumenta di intensità sino a compromettere la qualità della vita e si tramuta in un ostacolo anche nelle semplici attività quotidiane, allora ci si trova in una condizione di rischio. È proprio nel momento in cui ci si accorge che l’ansia sta prendendo il sopravvento sulla propria vita che è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un/una psicologo/a, così da capire cosa sta succedendo e come poter affrontare la situazione, recuperando in questo modo un maggiore livello di benessere mentale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marisabel Iacopino,</em><br />
<em>Psicologa Stimulus Italia</em></p>
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		<title>Psicologo: qual è il suo ruolo e perché è così importante Cosa fa uno psicologo e quando è utile fissare una consulenza</title>
		<link>https://www.assidim.it/psicologo-qual-e-il-suo-ruolo-e-perche-e-cosi-importante-cosa-fa-uno-psicologo-e-quando-e-utile-fissare-una-consulenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Florio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 07:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[mental health]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, Stimulus Italia ha ascoltato 17mila storie, con un quinto che segnala stress e 54,22% ansia. Cresce la consapevolezza sulla salute mentale, ma molti non sanno a chi rivolgersi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/psicologo-qual-e-il-suo-ruolo-e-perche-e-cosi-importante-cosa-fa-uno-psicologo-e-quando-e-utile-fissare-una-consulenza/">Psicologo: qual è il suo ruolo e perché è così importante Cosa fa uno psicologo e quando è utile fissare una consulenza</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del 2023 gli psicologi di <a href="https://www.stimulus-consulting.it/" target="_blank" rel="noopener">Stimulus Italia</a>, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro nonché partner di ASSIDIM, hanno ascoltato oltre 17mila storie. Un quinto di coloro che si sono rivolti ai nostri professionisti, nell’area dei colloqui su tematiche personali, ha segnalato momenti di stress eccessivo. Sempre nella stessa area, il 54,22% delle consulenze, quindi 5 su 10, riguardava una sofferenza legata all’ansia. Da questi dati emerge una situazione di malessere diffuso e al contempo una necessità impellente di prendersi cura del proprio benessere psicologico.</p>
<p>Al giorno d’oggi sono sempre di più le persone che, anche grazie a una maggior consapevolezza rispetto al passato, si rendono conto di come lo stare bene in generale sia strettamente connesso alla Salute Mentale. Ne deriva quindi un’attenzione più alta verso il proprio benessere mentale, soprattutto nel caso di situazioni che vanno a modificare o stravolgere gli equilibri nella vita personale e professionale.</p>
<p>Non sempre però le persone sanno a chi rivolgersi e difficilmente prendono in considerazione l’idea di farsi aiutare. Dunque, può essere utile fare chiarezza sul ruolo del professionista che, in un momento di difficoltà, di cambiamento o semplicemente di curiosità, accoglie e supporta la persona nel trovare risposta ai suoi bisogni.</p>
<h3>APPROFONDIAMO LA FIGURA DELLO PSICOLOGO</h3>
<p><span>La parola psicologia deriva da due termini greci: <em>psychè</em>, cioè anima, spirito, e <em>logos</em>, discorso, studio. Lo psicologo, quindi, è colui che studia l’anima o, meglio, l’individualità delle persone, al fine di ristabilirne o promuoverne il benessere. In Italia è riconosciuto come figura sanitaria e dopo la laurea consegue un’abilitazione all’esercizio dell’attività tramite Esame di Stato e iscrizione al relativo ordine professionale. Lo psicologo può operare in diversi contesti, non solo clinici e sanitari, come supporto a individui, famiglie, gruppi e organizzazioni.</span></p>
<p><span>Lo strumento principale dello psicologo è il dialogo, il quale rimanda a due dimensioni fondamentali: l’ascolto e la relazione. Quanto più lo psicologo riesce a mettere a suo agio la persona che ha davanti, e se quest’ultima sceglie di mettersi in gioco, tanto più il dialogo sarà ricco e produttivo. L’obiettivo è quello di arrivare insieme a trasformare i vincoli in possibili risorse, si tratta quindi di conversazioni orientate al cambiamento durante le quali il professionista si pone in ascolto attivo e curioso. </span></p>
<h3>QUANDO RIVOLGERSI A UNO PSICOLOGO?</h3>
<p><span>Se per i problemi fisici è più facile capire a quale specialista rivolgersi, per quanto riguarda la figura dello psicologo non sempre le persone hanno chiaro quando può essere utile richiedere una consulenza. Oltretutto fino a poco tempo fa incidevano molto i pregiudizi legati alle malattie mentali e la paura dell’esporre le proprie fragilità. </span></p>
<p><span>È possibile e utile rivolgersi a uno psicologo nel momento in cui ci si ritrovi in una situazione difficile, dalla quale non si riesce a vedere una via d’uscita. Se si sta vivendo un periodo pesante che grava sul proprio stato d’animo, come può esserlo un lutto, una separazione o un fallimento. Se si desidera affrontare determinate situazioni personali e relazionali che possono essere fonte di sofferenza, per migliorare la qualità della propria vita. Oppure se si sente la necessità di confrontarsi con una figura esterna alla propria cerchia ristretta.</span></p>
<h3>SITUAZIONI DI BISOGNO, QUALCHE ESEMPIO</h3>
<p><span>Quando può essere utile rivolgersi a un professionista dell’ascolto?<br />
Ecco alcuni esempi pratici che possono emergere nella quotidianità.</span></p>
<h4>Worklife harmony</h4>
<p><span><em>Senti di provare insoddisfazione e frustrazione nei confronti delle tue attività quotidiane, sia lavorative che personali?</em></span><span><em>  </em></span><span><em>Torni a casa da lavoro, ma continui a pensare alle scadenze che ti aspettano?</em></span><span> </span></p>
<p><span>Trovare un equilibrio tra la vita personale e quella lavorativa è una delle sfide dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro tempo. La società attuale spesso impone una routine frenetica, in cui si cerca in tutti i modi di incastrare gli impegni. Stabilire una nuova gestione del tempo e delle proprie risorse, che sia il più possibile armoniosa e ritagliata sui propri bisogni, può comportare numerosi benefici.</span><span> </span></p>
<h4>Genitorialità</h4>
<p><span><em>Sognavi di diventare genitore, ma le tue aspettative circa questo ruolo non sono rispecchiate dalla realtà che ti trovi ad affrontare?</em></span><span><em> </em></span><span><em>È una scelta su cui ti stai interrogando, ma hai dubbi sui quali vorresti confrontarti con un esperto?</em></span><span><em> </em></span><span><em> Sei genitore di un figlio adolescente e non riesci a comunicarci più come prima?</em></span><span> </span></p>
<p><span>Una transizione tanto emozionante quanto difficile è quella verso la genitorialità. Per chi sogna di diventare genitore, parlare con un professionista può essere utile per ricevere supporto verso un cambiamento così importante. Per chi lo è già, è possibile sentirsi sopraffatti da questa nuova dimensione e da ciò che richiede in termini di energie, risorse, tempo, aspettative.</span><span> </span><span>Per chi vorrebbe diventarlo ma non riesce, è importante sapere di poter contare su uno spazio di ascolto e accoglienza.</span><span> </span></p>
<h4>Affrontare il cambiamento</h4>
<p><span><em>Sai che ci sarà un cambiamento di ruolo all’interno dell’azienda, e hai timore di non essere all’altezza?</em></span><span><em> </em></span><span><em> Hai una routine molto dettagliata e degli impegni serrati, però senti che questa organizzazione comincia ad essere troppo rigida. Vorresti capire da dove arriva questa sensazione?</em></span></p>
<p><span>Il cambiamento è un fattore sempre presente nella vita dell’essere umano, si manifesta con sfide e nuovi bisogni personali. Nonostante ciò, come individui preferiamo la stabilità e la prevedibilità della routine, quindi di fronte a un cambiamento è comune sentirsi affaticati o disorientati.</span><span> </span><span>Lo spaesamento spesso nasce con quei cambiamenti che non decidiamo noi e che quindi percepiamo fuori dal nostro controllo. Questa sensazione può accompagnarsi a sentimenti di ansia, paura o rabbia.</span><span> </span></p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marco Florio,<br />
Psicologo Stimulus Italia</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/psicologo-qual-e-il-suo-ruolo-e-perche-e-cosi-importante-cosa-fa-uno-psicologo-e-quando-e-utile-fissare-una-consulenza/">Psicologo: qual è il suo ruolo e perché è così importante Cosa fa uno psicologo e quando è utile fissare una consulenza</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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