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	<title>anziani Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>anziani Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lisa Antonutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 09:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[demenze]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[terapie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, una delle città più dinamiche e vivaci d’Italia, è anche tristemente nota per il suo elevato livello di inquinamento atmosferico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/linquinamento-atmosferico-e-il-rischio-di-demenza-una-questione-globale-che-tocca-milano-da-vicino/">L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, una delle città più dinamiche e vivaci d’Italia, è anche tristemente nota per il suo elevato livello di inquinamento atmosferico. Ogni inverno, il cielo si riempie di una foschia opaca, e le centraline registrano valori di PM2.5 e PM10<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span>[1]</span></a> ben al di sopra dei limiti raccomandati dall’OMS. Vivendo qui, è difficile ignorare il peso che questa condizione può avere sulla salute, non solo fisica ma anche mentale. Proprio da questa consapevolezza nasce la volontà di esplorare un legame che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: quello tra inquinamento atmosferico e demenza. Vi pare un collegamento forzato? Gli ultimi studi dicono di no, anzi.</p>
<p>L’inquinamento atmosferico non è solo una minaccia per i polmoni e il cuore, ma anche per il cervello. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno indagato la correlazione tra esposizione a inquinanti ambientali e un aumento del rischio di sviluppare demenza. Sebbene la ricerca sia ancora in corso, le evidenze raccolte finora sono allarmanti e sottolineano l’importanza di politiche ambientali più rigorose.</p>
<p><strong>Le evidenze scientifiche</strong></p>
<p>Un rapporto pubblicato nel 2022 dall’Alzheimer’s Association ha rivelato che vivere in aree con alti livelli di inquinamento atmosferico, in particolare di polveri sottili (PM2.5), può aumentare il rischio di declino cognitivo del 10-15%. Questo rischio è particolarmente elevato tra gli anziani che vivono in città densamente popolate.</p>
<p>Uno studio del Lancet Commission on Dementia Prevention del 2020 ha aggiunto l’inquinamento atmosferico alla lista dei fattori di rischio modificabili per la demenza, sottolineando che le persone esposte per lungo tempo a inquinanti atmosferici hanno una maggiore probabilità di sviluppare malattie neurodegenerative.</p>
<p>Inoltre, una ricerca condotta dall’Università della California ha esaminato i dati di oltre 2.000 persone anziane e ha scoperto che chi era stato esposto a livelli elevati di PM2.5 e ozono mostrava una maggiore riduzione delle capacità cognitive nel tempo rispetto a chi viveva in aree meno inquinate.</p>
<p><strong>Come l’inquinamento colpisce il cervello?</strong></p>
<p>Gli scienziati ipotizzano che le polveri sottili e altri inquinanti atmosferici possano attraversare la barriera emato-encefalica, una sorta di filtro che protegge il cervello dalle sostanze nocive presenti nel sangue. Una volta entrati nel cervello, questi inquinanti possono causare infiammazioni, stress ossidativo e danni neuronali, fattori associati all’Alzheimer e ad altre forme di demenza.</p>
<p>Inoltre, l’inquinamento atmosferico può ridurre la qualità del sonno, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e contribuire a condizioni come l’ipertensione e il diabete, tutti fattori che a loro volta sono collegati al declino cognitivo.</p>
<p><strong>Dati specifici e impatto globale</strong></p>
<ul>
<li>Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il 99% della popolazione mondiale respira aria che supera i limiti di qualità raccomandati.</li>
<li>Un rapporto del 2023 dell’European Environment Agency (EEA) ha stimato che circa 400.000 morti premature in Europa ogni anno siano attribuibili all’inquinamento atmosferico, e molte di queste sono legate a malattie neurodegenerative.</li>
<li>In Italia, uno studio del CNR ha evidenziato che vivere nelle città della Pianura Padana, dove si registrano livelli particolarmente elevati di inquinamento, può aumentare significativamente il rischio di sviluppare demenza rispetto alle aree rurali.</li>
</ul>
<p><strong>Cosa si può fare?</strong></p>
<p>La prevenzione passa attraverso azioni a livello personale e collettivo:</p>
<ul>
<li><strong>Politiche pubbliche</strong>: Ridurre l’inquinamento atmosferico attraverso l’adozione di energie rinnovabili, il miglioramento del trasporto pubblico e la regolamentazione delle emissioni industriali.</li>
<li><strong>Consapevolezza individuale</strong>: Evitare l’esercizio fisico all’aperto nelle giornate con alti livelli di smog e utilizzare purificatori d’aria domestici.</li>
<li><strong>Ricerca e innovazione</strong>: Investire in studi che approfondiscano il legame tra inquinamento e demenza per identificare strategie di mitigazione più efficaci.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>La correlazione tra inquinamento atmosferico e demenza sottolinea quanto l’ambiente in cui viviamo possa influenzare la nostra salute mentale e cognitiva. La lotta contro l’inquinamento non è solo una questione di qualità dell’aria, ma una sfida globale per proteggere il futuro della salute umana. Continuare a informarsi e spingere per cambiamenti strutturali è fondamentale per costruire una società più sana e consapevole.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><span>[1]</span></a> Cosa misura PM2.5?</p>
<ul>
<li>Concentrazione nell&#8217;aria: Solitamente espressa in microgrammi per metro cubo d&#8217;aria (µg/m³).</li>
<li>Livello di inquinamento atmosferico: È uno degli indicatori più utilizzati per valutare la qualità dell&#8217;aria e i rischi per la salute</li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><em>LISA ANTONUTTI</em><br />
<em>Centro Studi ASSIDIM</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/linquinamento-atmosferico-e-il-rischio-di-demenza-una-questione-globale-che-tocca-milano-da-vicino/">L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>È un paese di vecchi ma anche per vecchi? Le principali novità sull’assistenza agli anziani fragili e non autosufficienti in Italia</title>
		<link>https://www.assidim.it/e-un-paese-di-vecchi-ma-anche-per-vecchi-le-principali-novita-sullassistenza-agli-anziani-fragili-e-non-autosufficienti-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 08:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<category><![CDATA[non autosufficienti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 3,8 milioni le persone non autosufficienti in Italia, di cui il 25% over 65 anni, a cui corrisponde un tasso di copertura del loro bisogno sociosanitario che, per i servizi di assistenza domiciliare supera di poco il 20% sul territorio nazionale, e per quelli residenziali o semi-residenziali arriva a stento al 10%</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/e-un-paese-di-vecchi-ma-anche-per-vecchi-le-principali-novita-sullassistenza-agli-anziani-fragili-e-non-autosufficienti-in-italia/">È un paese di vecchi ma anche per vecchi? Le principali novità sull’assistenza agli anziani fragili e non autosufficienti in Italia</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 3,8 milioni le persone non autosufficienti in Italia, di cui il 25% over 65 anni, a cui corrisponde un tasso di copertura del loro bisogno sociosanitario che, per i servizi di assistenza domiciliare supera di poco il 20% sul territorio nazionale, e per quelli residenziali o semi-residenziali arriva a stento al 10%. [<strong>Fonte</strong>: 5° Rapporto Osservatorio Long Term Care, a cura di CERGAS Bocconi e Essity]
<p>Una coperta troppo corta se si considerano i trend demografici e che impone scelte politiche di maggior finanziamento pubblico per evitare che molti anziani rimangano “scoperti”.</p>
<p>La ratio del decreto legislativo di inizio anno del governo, attuativo della legge delega 33/2023, è quella di semplificare un quadro normativo estremamente frammentario, coordinare l’offerta integrata di servizi di assistenza sanitaria, sociale e sociosanitaria e rivedere importi e modalità dei trasferimenti monetari.</p>
<p>Relativamente a questi ultimi, il decreto non ha abolito l’indennità di accompagnamento, come invece previsto dalla legge delega, ma ha introdotto in aggiunta ad essa una prestazione universale che però è destinata a una platea numericamente ridotta di beneficiari: gli over 80 anni, con bisogno assistenziale “gravissimo” e indicatore ISEE pari o inferiore a 6 mila euro.</p>
<p>Da una parte è stato rispettato l’impegno temporale a dare seguito ai contenuti di riforma dell’assistenza agli anziani fragili e non autosufficienti; dall’altra, però, alcuni punti salienti del vecchio schema di legge delega sono stati ridisegnati.</p>
<p>Oltre alla già citata prestazione universale, che aumenta l’importo dell’assegno di accompagnamento portandolo da 530 a 1.400 euro mensili, il decreto al varo del Consiglio dei ministri interviene sulla governance, prevedendo una cabina di regia a livello centrale per la programmazione, valutazione e monitoraggio degli interventi e servizi sociali, ma sacrificando la componente sanitaria e demandando agli enti locali la funzione di coordinamento dei servizi già esistenti, che però non contemplano la prospettiva dell’integrazione. [<strong>Fonte</strong>: <a href="https://www.vita.it/non-autosufficienza-i-tre-punti-spariti-dalla-riforma/" target="_blank" rel="noopener">https://www.vita.it/non-autosufficienza-i-tre-punti-spariti-dalla-riforma/</a>]
<p>Nel decreto compare altresì un articolo dedicato al ruolo del caregiver, che assumerebbe un ruolo più attivo partecipando al sistema dei servizi territoriali.</p>
<p>Del resto, la fluidità nel funzionamento dei servizi territoriali, che si esprime nella transizione tra diversi setting di cura e assistenziali, renderebbe il nostro paese più allineato alle politiche di long-term care adottate dalla gran parte dei paesi europei.</p>
<p>Se è vero che il domicilio rappresenta il luogo ideale di cura, altrettanto vero è che l’Italia negli ultimi anni ha mostrato un incremento del numero di degenze in RSA. [<strong>Fonte</strong>: Trend di fragilità e long-term care in Italia, Indagine 2023, a cura di ITALIA LONGEVA]
<p>Tra i due estremi, quella intermedia – ovvero la semi-residenzialità, anch’essa in crescita – rappresenta una situazione efficace poiché permette di coniugare il bisogno di assistenza sanitaria in una struttura protetta e quello, parimenti significativo, di comfort e familiarità che una persona può ricevere all’interno del proprio ambiente domestico.</p>
<p>Questa forma di assistenza è possibile solo grazie alla disponibilità e professionalità dei caregiver, sia formali che informali.</p>
<p>Di questi ultimi, che possono essere familiari o amici dell’anziano fragile e/o non autosufficiente, se ne contano circa 3 milioni, [<strong>Fonte</strong>: Le condizioni di salute della popolazione anziana in Italia, ISTAT, 2019] a cui si aggiungono i 2 milioni di lavoratori domestici, regolari e irregolari [<strong>Fonte</strong>: Rapporto DOMINA su lavoro domestico, 2023], che complessivamente si prendono cura dei nostri nonni.</p>
<p>È proprio per i caregiver, a cui si dà spazio nell’ultimo decreto, che occorre muovere passi concreti e in avanti sul fronte legislativo. È infatti su di loro che grava il carico assistenziale ed emotivo conseguente alla gestione della persona cara che invecchia o si ammala.</p>
<p><em>“Se la gioventù è il fiore più bello, la vecchiaia è il frutto più delizioso”. </em>(Madame Swetchine)</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi ASSIDIM</em></p>
<h2></h2>
<h2><strong>Per approfondire:</strong></h2>
<ul>
<li>RAPPORTO DOMINA SU LAVORO DOMESTICO, 2023 <a href="https://associazionedomina.us4.list-manage.com/track/click?u=dee6474def086f05e0093721f&amp;id=6b712a3a47&amp;e=9cf48d8c54" target="_blank" rel="noopener">https://associazionedomina.us4.list-manage.com/track/click?u=dee6474def086f05e0093721f&amp;id=6b712a3a47&amp;e=9cf48d8c54</a></li>
<li>5° RAPPORTO OSSERVATORIO LONG TERM CARE, A CURA DI CERGAS BOCCONI E ESSITY: <a href="https://cergas.unibocconi.eu/sites/default/files/media/attach/Def_5%20Rapporto%20OLTC.pdf?VersionId=nBCtXf8Sb8l.5ue0Ksy5vUcrNiVTCJvl" target="_blank" rel="noopener">https://cergas.unibocconi.eu/sites/default/files/media/attach/Def_5%20Rapporto%20OLTC.pdf?VersionId=nBCtXf8Sb8l.5ue0Ksy5vUcrNiVTCJvl</a></li>
<li>TREND DI FRAGILITÀ E LONG-TERM CARE IN ITALIA, INDAGINE 2023, A CURA DI ITALIA LONGEVA: <a href="https://www.italialongeva.it/wp-content/uploads/2023/07/Indagine-Italia-Longeva-2023.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://www.italialongeva.it/wp-content/uploads/2023/07/Indagine-Italia-Longeva-2023.pdf</a></li>
<li>FONTE: LE CONDIZIONI DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE ANZIANA IN ITALIA, ISTAT, 2019: <a href="https://www.istat.it/it/files/2021/07/Report-anziani-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://www.istat.it/it/files/2021/07/Report-anziani-2019.pdf</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/e-un-paese-di-vecchi-ma-anche-per-vecchi-le-principali-novita-sullassistenza-agli-anziani-fragili-e-non-autosufficienti-in-italia/">È un paese di vecchi ma anche per vecchi? Le principali novità sull’assistenza agli anziani fragili e non autosufficienti in Italia</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</title>
		<link>https://www.assidim.it/chi-sono-gli-angeli-custodi-che-si-prendono-cura-dei-nostri-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 06:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[nonautosufficienza]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le assistenti personali alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della popolazione non autosufficiente, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/chi-sono-gli-angeli-custodi-che-si-prendono-cura-dei-nostri-anziani/">Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>assistenti personali</strong> alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della <strong>popolazione non autosufficiente</strong>, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>Diciamo “le”, perché la percentuale di coloro che definiamo nel gergo in uso “<strong>badanti</strong>”, vede, in 8 casi su 10 una donna a ricoprire questo ruolo. Il background è prevalentemente migratorio, con provenienza soprattutto dall’Est Europa (71,6%) e si tratta di persone dotate di un forte spirito di sacrificio e soggette ad una “doppia presenza”: quella che le porta a sostenere economicamente ed emotivamente la propria famiglia, nella maggior parte dei casi rimasta in patria e quella che le porta a diventare parte integrante anche delle famiglie italiane nelle quale vengono impiegate.</p>
<p>Nel dettaglio, il ruolo dell’assistente convivente riguarda varie mansioni, che vanno ben oltre la sola cura. Secondo gli ultimi dati Censis, le collaboratrici domestiche nel nostro Paese hanno raggiunto quota 1 milione 538 mila, di queste, il 41.5% hanno affermato di occuparsi dell’accudimento di anziani e il 27,6% di assistenza a persone non autosufficienti. Addizionalmente, il loro inserimento nel contesto familiare in cui lavorano, le porta anche ad occuparsi delle pulizie di casa (l&#8217;80,9%), del cucinare (48,7%), e del fare la spesa (37,9%). Delle vere e proprie “tuttofare”.</p>
<p>Il lavoro della <strong>caregiver</strong> è riconosciuto dalle stesse come fonte di estrema soddisfazione e come motivo di orgoglio nell’essere il sostegno della crescente non-autosufficienza in Italia. Secondo gli ultimi dati del Censis, infatti la percentuale di italiani in una condizione di non-autosufficienza è in aumento e con un’incidenza pari al 28,4% (circa 4 milioni di individui) nella popolazione over 65.</p>
<p>L’importanza di queste caregiver è quindi sempre stata evidente, ma durante la pandemia del covid-19 ci si è davvero resi conto del sostegno imprescindibile che rappresentano per la nostra società.</p>
<p>La letteratura sul tema ha dimostrato come queste donne vivano, già dal principio, una situazione per molti versi precaria, legata alla difficoltà di stabilirsi in Italia, adattarsi ad un contesto sociale nuovo, e una prospettiva lavorativa limitata. Svolgono un lavoro assolutamente fondamentale e allo stesso tempo faticoso, che richiede un’attenzione perenne, che le porta a trovare difficile mantenere i legami con la loro famiglia e le persone care che sono rimaste in patria.</p>
<p>Pare centrale, dunque, considerare come questa condizione già di per sé ostica sia stata esacerbata</p>
<p>in tempi di crisi sistemica, interrogarsi sugli effetti della pandemia e guardare agli “angeli custodi” <strong>che hanno protetto i nostri anziani</strong>.</p>
<p>La ricerca di tesi magistrale della sottoscritta, che ha portato ad intervistare 20 donne ucraine che avessero lavorato come badanti nella città di Milano durante il Covid-19 ha fatto emergere le considerazioni di questo articolo.</p>
<p>I primi mesi dell’anno 2020 hanno segnato, con la pandemia del Covid-19, uno stravolgimento totale della vita di tutti. L’estrema situazione di crisi sanitaria ha inoltre esacerbato e portato alla luce le problematiche latenti della nostra società. Nonostante il nostro Paese abbia dimostrato assoluta efficienza e diligenza nella gestione della pandemia, è importante fare menzione anche dei nervi scoperti del sistema, in un’ottica di comprensione volta all’auto-miglioramento per il futuro. Durante i due anni della pandemia, la popolazione anziana si è ritrovata particolarmente esposta al nuovo virus; assieme ad essa, a gestire la criticità vi sono stati i caregiver. Questo articolo ha proprio come obiettivo quello di sottolineare l’importante ruolo che ricoprono nella società italiana e che si è rivelato con particolare virtù proprio nei difficili momenti affrontati dall’Italia durante la pandemia. In aggiunta agli sforzi e agli impegni quotidiani già richiesti nelle mansioni di queste donne, si è creata una importante necessità di responsabilità di salvaguardia degli anziani da questo nuovo pericolo. Molte badanti, poi, si inseriscono loro stesse in un’età che spesso super a 60 anni, aumentando ulteriormente il grado di responsabilità e preoccupazione.</p>
<p>La prima importante osservazione è quella che sottolinea come il Covid-19 abbia esacerbato il senso di pressione e della responsabilità di queste donne nel proteggere la fascia più vulnerabile e a rischio della popolazione, a causa dell&#8217;isolamento e spesso aumento dell&#8217;orario di lavoro.</p>
<p>Ciò che è emerso, poi, nel complesso, da queste testimonianze è un senso generale di bisogno di agire, di riconoscere la vitalità del lavoro della badante durante la pandemia. È stato registrato un senso di consapevolezza sul fatto che le case di cura e le RSA fossero particolarmente colpite e soggette a morti quotidiane. L’impegno e la cura personale fornita agli anziani dalle loro badanti (anche ovviamente in virtù del godimento di un maggiore grado di isolamento da contagi esterni), ha permesso alle donne intervistate di essere orgogliose di aver aiutato i propri assistiti in questi momenti difficili e avergli, in qualche modo “salvato la vita”. Alle famiglie degli anziani assistiti che purtroppo sono venuti a mancare, che spesso non hanno potuto avere contatti con loro e che hanno affidato totalmente la loro cura nelle mani delle badanti, si riconosce un supporto totale dato alle donne intervistate, sia mantenendo la retribuzione anche dopo la dipartita dell’anziano, sia concedendo l’uso della casa dell&#8217;anziano defunto fino alla fine delle restrizioni del lockdown. Le intervistate hanno anche testimoniato come queste famiglie le abbiano guidate nel loro cammino verso una nuova occupazione, aiutandole a trovare un altro lavoro. Questi risultati hanno messo in evidenza l’importanza del sostegno della famiglia occupata e del carattere positivo del fenomeno della familiarizzazione della badante con la famiglia italiana per cui lavora. Sempre più durante la pandemia, infatti, si è rafforzato quel rapporto che porta i nuclei italiani che occupino delle badanti a considerarle come “una di famiglia”. Allo stesso tempo, ciò che è emerso da questa ricerca è il ruolo essenziale delle badanti, o più in generale della figura del “caregiver” nella nostra società: partendo dall’episodio della pandemia e confrontandolo con i dati odierni è possibile comprendere come la richiesta di un’assistenza domiciliare per le persone anziane, malate, disabili o non-autosufficienti sia in costante crescita.</p>
<p>Il <strong>welfare</strong>, nel campo della cura e dell’assistenza della persona, risulta quindi un’esigenza che un’assistenza domiciliare integrata può far fronte a questi elevatissimi fabbisogni assistenziali in maniera adeguata, agevole.</p>
<p>Capire e discutere su chi siano queste figure, dunque, è di fondamentale importanza in quanto evidenzia i problemi e la precarietà a cui queste donne sono quotidianamente esposte, prima ancora di considerare l&#8217;ulteriore precarietà generata da un&#8217;epoca segnata da una condizione di “crisi sistemica” e di incertezza.</p>
<p>Nonostante tutto prevalgono purtroppo in questo settore l’informalità e un carente impiego di servizi sia pubblici che integrativi, che rappresentano una soluzione alternativa all’informalità e che possono aiutare a migliorare la qualità della relazione con l’assistito e anche con la badante.</p>
<p>Emergono importanti dati che sottolineano una condizione retributiva sia esigua che irregolare, che dunque può aggravare la qualità della vita e impattare i carichi di cura richiesta, la solitudine e l’isolamento portati dal lavoro non tutelato e dunque virtualmente 24h/24.</p>
<p>Considerando dunque la rilevanza e il valore che la figura del caregiver familiare riveste nel contesto italiano, sarebbe importante agire per supportare questa parte del settore della cura, contribuendo al suo rafforzamento nel mercato del lavoro formale e migliorando le generali condizioni dello sviluppo e delle premesse di questa professione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Lisa Antonutti<br />
</em><em>Intern  ASSIDIM</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Anziani e non autosufficienza: qualcosa si muove</title>
		<link>https://www.assidim.it/anziani-e-non-autosufficienza-qualcosa-si-muove/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 09:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[long term care]]></category>
		<category><![CDATA[non autosufficienza]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sanità integrativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei bisogni sempre più incalzanti, considerati i trend demografici ed epidemiologici, è collegato all’aumento della non autosufficienza e delle patologie croniche. Un fenomeno, quello della non autosufficienza, che in Italia, sulla base dei dati elaborati dall’Ufficio Studi di ASSIDIM, riguarda oltre 3 milioni di persone over 65 anni con gravi limitazioni, motorie, sensoriali e cognitive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/anziani-e-non-autosufficienza-qualcosa-si-muove/">Anziani e non autosufficienza: qualcosa si muove</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei bisogni sempre più incalzanti, considerati i trend demografici ed epidemiologici, è collegato all’aumento della non autosufficienza e delle patologie croniche. Un fenomeno, quello della non autosufficienza, che in Italia, sulla base dei dati elaborati dall’<strong>Ufficio Studi di ASSIDIM</strong>, riguarda oltre 3 milioni di persone over 65 anni con gravi limitazioni, motorie, sensoriali e cognitive.</p>
<p>Coinvolge inoltre circa 2,9 milioni di <strong>caregiver familiari di cui 1,1 milione di badanti</strong>.</p>
<p>La spesa totale per la non autosufficienza nel 2020 sfiorava i 40 miliardi di euro, risultato dall’integrazione alla parte pubblica della spesa privata sostenuta dalle famiglie per i lavoratori domestici, compresi quelli irregolari, che ammonta a circa 15 miliardi di euro.</p>
<p>La spesa pubblica per la non autosufficienza (LTC) include, nel caso dell’Italia, le seguenti tre componenti: la spesa sanitaria per <strong>Long Term Care</strong>, le indennità di accompagnamento (importo mensile di circa 530 Euro) e gli interventi socio-assistenziali (ADI e SAD), erogati a livello locale, rivolti ai disabili e agli anziani non autosufficienti.</p>
<p>I criteri di definizione della condizione di non autosufficienza, per tutti i programmi diversi dall’indennità di accompagnamento, sono molto eterogenei da regione a regione, in assenza di linee guida unitarie a livello centrale.</p>
<p>Considerando lo scenario appena delineato è evidente l’urgenza di un intervento normativo volto al riordino della materia come già previsto dal <strong>PNRR</strong>.</p>
<p>Il Consiglio dei ministri del 19 gennaio 2023 ha varato il DISEGNO DI LEGGE RECANTE DELEGHE AL GOVERNO IN MATERIA DI POLITICHE IN FAVORE DELLE PERSONE ANZIANE che riforma profondamente le politiche per gli anziani, in particolare per quelli non autosufficienti, introducendo finalmente un sistema nazionale organico che prevede – tra l’altro – una “prestazione universale” graduata che dovrebbe unificare e assorbire i vari interventi oggi previsti.</p>
<p>Per passare alla fase operativa si dovrà aspettare ancora, ma in virtù del <strong>PNRR</strong> (nella cui cornice il provvedimento si inserisce come uno degli obiettivi da raggiungere per ottenere i finanziamenti) ci sono delle scadenze precise: entro marzo il Parlamento dovrà approvare il disegno di legge in cui sono fissati i criteri a cui il governo dovrà attenersi nell’emanare i decreti legislativi di attuazione. Solo allora si potrà dare una valutazione dettagliata che tenga conto anche delle risorse da investire (stimate in 7 miliardi).</p>
<p>In sintesi, il Governo “è delegato a adottare, entro il 31 gennaio 2024 uno o più decreti legislativi, finalizzati a riordinare, semplificare, coordinare e rendere più efficaci le attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti, anche attraverso il coordinamento e il riordino delle risorse disponibili, nonché finalizzati a potenziare progressivamente le relative azioni, in attuazione della Missione 5, componente 2, riforma 2, del <strong>PNRR</strong>.”</p>
<p>Di seguito alcuni dei principi e criteri direttivi generali che troviamo nel <strong>DDL</strong>:</p>
<ul>
<li>riconoscimento del diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio;</li>
</ul>
<ul>
<li>promozione della valutazione multidimensionale dei bisogni e delle capacità di natura sociale, sanitaria e sociosanitaria ai fini dell’accesso a un continuum di servizi per le persone anziane fragili e per le persone anziane non autosufficienti;</li>
</ul>
<ul>
<li>riconoscimento del diritto delle persone anziane alla somministrazione di cure palliative domiciliari e presso hospice;</li>
</ul>
<ul>
<li>riconoscimento degli specifici fabbisogni di assistenza delle persone anziane con pregresse condizioni di disabilità, al fine di promuoverne l’inclusione sociale e la partecipazione attiva alla comunità, assicurando loro i livelli di qualità di vita raggiunti e la continuità con i percorsi assistenziali già in atto;</li>
</ul>
<ul>
<li>promozione del miglioramento delle condizioni materiali e di benessere psico-sociale delle famiglie degli anziani fragili o non autosufficienti e di tutti coloro i quali sono impegnati nella loro cura, mediante un’allocazione più razionale ed efficace delle risorse disponibili a legislazione vigente.</li>
</ul>
<p>Il DDL istituisce, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il <strong>Comitato Interministeriale per le Politiche in Favore della Popolazione Anziana</strong> (CIPA), con il compito di promuovere il coordinamento e la programmazione integrata delle politiche nazionali in favore delle persone anziane, con particolare riguardo alle politiche per la presa in carico delle fragilità e della non autosufficienza.</p>
<p>In particolare, il <strong>CIPA</strong>:</p>
<ol>
<li>adotta, con cadenza triennale e aggiornamento annuale il “Piano nazionale per l’invecchiamento attivo, l’inclusione sociale e la prevenzione delle fragilità nella popolazione anziana” e il “Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana”;</li>
<li>promuove, l’armonizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEPS) rivolti alle persone anziane non autosufficienti, con i livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA).</li>
</ol>
<p><strong>Nell&#8217;esercizio della delega il Governo si attiene ai seguenti ulteriori princìpi e criteri direttivi:</strong></p>
<ul>
<li>definizione del Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (SNAA), con il compito di procedere alla programmazione integrata, alla valutazione e al monitoraggio degli interventi e dei servizi statali e territoriali rivolti alle persone anziane non autosufficienti;</li>
</ul>
<ul>
<li>adozione di un sistema di monitoraggio dell’erogazione dei LEPS per le persone anziane non autosufficienti;</li>
</ul>
<ul>
<li>coordinamento, per i rispettivi ambiti territoriali di competenza, degli interventi e dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari in favore degli anziani non autosufficienti erogati a livello regionale e locale;</li>
</ul>
<ul>
<li>semplificazione dell’accesso agli interventi e ai servizi sanitari, sociali e sociosanitari e messa a disposizione di punti unici di accesso (PUA), collocati presso le Case di Comunità, orientati ad assicurare alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie il supporto informativo e amministrativo;</li>
</ul>
<ul>
<li>semplificazione e integrazione delle procedure di accertamento e valutazione della condizione di persona anziana non autosufficiente mediante la previsione di una valutazione multidimensionale unificata, da effettuarsi secondo criteri standardizzati e omogenei a livello nazionale, finalizzata all’identificazione dei fabbisogni di natura sociale, sociosanitaria e sanitaria della persona anziana e del suo nucleo familiare.</li>
</ul>
<p>Infine, ma di grande importanza, il DDL propone l’introduzione, anche in via sperimentale e progressiva, per le persone anziane non autosufficienti che optino espressamente per essa, di una prestazione universale graduata secondo lo specifico bisogno assistenziale ed erogabile, a scelta del soggetto beneficiario, sotto forma di trasferimento monetario e di servizi alla persona di valore comunque non inferiore alle indennità di accompagnamento.</p>
<p>Una rivoluzione se andrà a regime perché di fatto la nuova misura predilige al trasferimento economico quello “in kind”, e quindi di tipo prettamente assistenziale, come avevamo avuto modo di spiegare in diversi nostri articoli precedenti sul blog nonché in occasione dell’EduWebinar tenutosi lo scorso 27 ottobre.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marcello Marchese<br />
</em><em>Presidente ASSIDIM</em></p>
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