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	<title>benesserepsicologico Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>benesserepsicologico Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</title>
		<link>https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 09:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazionevitalavoro]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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		<category><![CDATA[worklifebalance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un equilibrio tra vita professionale e personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/">Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 25% dei lavoratori la conciliazione tra vita personale e professionale è il principale fattore che incide negativamente sulla salute mentale (<em>Mental Health at Work Report &#8211; Mind Share Partners’ &amp; Qualtrics, 2023</em>).</p>
<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un <strong>equilibrio tra vita professionale e personale</strong>.</p>
<p>Con le evoluzioni più recenti nella società e nello stile di vita delle persone, che hanno sempre meno controllo sulla propria vita e sui propri impegni, si è arrivati a un’evoluzione del concetto e più che di equilibrio si parla di armonia e, dunque, di <strong>“work-life harmony”</strong>.</p>
<p>Proprio di fronte all’affermarsi di abitudini sempre più dinamiche e caotiche, risulta evidente come il tentativo di raggiungere l’equilibrio perfetto diventi controproducente. Per agire in funzione del proprio benessere occorre piuttosto <strong>ricercare l’armonia tra le due sfere di vita: lavorativa e privata</strong>.</p>
<h3><strong>Cosa si intende per work-life harmony</strong></h3>
<p>Il work-life harmony rappresenta <strong>una nuova prospettiva di gestione del proprio tempo e delle proprie risorse</strong>. È un nuovo modo di intendere la sfera lavorativa e quella privata non più in competizione tra loro, bensì integrate e coesistenti.</p>
<p>Il concetto si riferisce all’integrazione tra lavoro e vita privata, in modo da promuovere il benessere individuale. Il <strong>successo professionale e quello personale possono influenzarsi reciprocamente in modo positivo</strong>. La sfida principale è riuscire a bilanciare energia, obiettivi e bisogni in entrambi gli ambiti.</p>
<h3><strong>I benefici del work-life harmony</strong></h3>
<p>Mettere in pratica il work-life harmony comporta diversi benefici, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>un miglioramento della salute:</strong> la ricerca costante di un equilibrio genera stress e aumenta il rischio di burnout. Puntare sull&#8217;armonia, ascoltando i propri bisogni, invece, previene lo stress, l’irritabilità e l’insonnia.</li>
<li><strong>un aumento della produttività:</strong> raggiungere l’armonia tra vita privata e lavoro migliora la produttività e la motivazione, liberandoci dalla pressione di dover bilanciare rigidamente le due sfere. Di conseguenza, si è anche maggiormente in grado di svolgere le proprie attività rimanendo motivati.</li>
</ul>
<h3><strong>Quattro consigli pratici</strong></h3>
<p>Riuscire a trovare un’armonia tra vita privata e professionale non è facile, può essere utile focalizzarsi sul “perché” (<em>perché stiamo facendo una determinata attività? Perché proprio ora? Per chi lo facciamo? Con chi lo facciamo?</em>). Ragionare sui “perché” dà la possibilità di armonizzare le nostre energie in funzione dei nostri obiettivi, raggiungendo uno stato di armonia.</p>
<p>Ecco <strong>quattro consigli pratici</strong> che possono aiutare a raggiungere un <strong>buon work-life harmony</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>Essere consapevole</strong><br />
Armonizzare i ruoli che ciascuno di noi ricopre. Per farlo è fondamentale capire chi si è e definire le proprie priorità, lavorative e personali. Solo con l’autoconsapevolezza si può scegliere come investire le proprie energie in ciò che conta davvero.</li>
<li><strong>Essere presente</strong><br />
Focalizzarsi su ciò che si fa nel momento presente: godersi le attività che si stanno svolgendo aumenta la soddisfazione e motivazione, aiutando a bilanciare vita e lavoro.</li>
<li><strong>Essere flessibile</strong><br />
Accogliere il cambiamento con serenità. Le priorità cambiano e la capacità di adattarsi e avere una mente aperta permette di affrontare con positività le novità.</li>
<li><strong>Concedersi pause</strong><br />
Rigenerare le energie con sport, meditazione o relax. Prendersi cura di sé è essenziale per mantenere l’armonia tra le diverse sfere della propria vita.</li>
</ol>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>I quattro consigli rappresentano un primo passo per avvicinarsi al work-life harmony, nonché una modalità per guardare alle proprie attività in una chiave di <strong>benessere e soddisfazione di vita</strong>. L’obiettivo è far sì che tutto funzioni, armonizzandosi e intrecciandosi in un’ottica di serenità generale.</p>
<p>È fondamentale <strong>imparare ad ascoltarsi e comprendere i propri bisogni e desideri</strong>, e sulla base di questi scegliere e organizzare le proprie attività, al fine del raggiungimento della propria soddisfazione.</p>
<p>In questo modo si riuscirà a ottenere l’armonia tra la <strong>sfera lavorativa e quella personale</strong>, superando la visione che le guarda come ambiti lontani tra loro, e accogliendo in modo positivo il loro <strong>influenzarsi vicendevolmente</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Guendalina Grossi</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<item>
		<title>La micro-meditazione come strumento quotidiano di autocura</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-micro-meditazione-come-strumento-quotidiano-di-autocura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 07:47:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[micromeditazione]]></category>
		<category><![CDATA[mindfulness]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La micromeditazione come momento di mindfulness per il raggiungimento del benessere psicofisico. Per la nostra rubrica, realizzata in collaborazione con stimulusitalia, pubblichiamo questo interessante contributo su questa semplice pratica a cui ispirarci nella quotidianità. Buona lettura! </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vita quotidiana è spesso frenetica, tra la routine lavorativa e quella personale è difficile riuscire a ritagliarsi un momento di tranquillità per se stessi. Le pressioni, le scadenze, lo stress, lasciano poco spazio all’equilibrio e alla meditazione.</p>
<p>Eppure, esiste una soluzione che riesce a adattarsi perfettamente anche alle vite più piene e caotiche: si tratta della <strong>micro-meditazione</strong>.</p>
<h3>Cos’è la micro-meditazione</h3>
<p>Le micro-meditazioni sono pause di consapevolezza che offrono un&#8217;opportunità per rigenerare la mente e migliorare il benessere complessivo.</p>
<p>La meditazione tradizionale è una tecnica che si utilizza per raggiungere una padronanza dell’attività mentale, <strong>sviluppare una maggior consapevolezza di se stessi</strong> e della realtà, riuscire a quietare il turbinio di pensieri che solitamente affolla la mente, e migliorare il proprio stato di salute psicofisica. Questa pratica richiede 30 minuti o più di concentrazione per essere svolta, per questo risulta un’impresa ardua per coloro che vivono in contesti caratterizzati da continue distrazioni e impegni.</p>
<p>La micro-meditazione diventa quindi la soluzione ideale, grazie alla sua praticità. Si tratta infatti di una pratica meditativa che <strong>richiede dai 60 secondi ai 2-3 minuti</strong> e ciò permette di inserirla facilmente nella propria routine quotidiana, tra un’attività e l’altra.</p>
<h3>Come metterla in pratica</h3>
<p>La flessibilità delle micro-meditazioni le rende un’efficace pausa rigenerante sul luogo di lavoro e uno <strong>strumento per gestire l’emotività</strong> di cui ci si può avvalere anche nelle giornate più faticose e intense. Si tratta di momenti di consapevolezza brevi e accessibili che permettono di ricaricare le energie e osservare il presente senza lasciarsi travolgere dagli eventi.</p>
<p>È possibile praticare una micro-meditazione in diversi modi: chiudendo gli occhi e portando l’attenzione al respiro, concentrandosi completamente su di esso, oppure portando la nostra concentrazione piena su un’attività che solitamente pratichiamo in automatico come camminare, prendere un caffè o lavare i piatti e provare e non dare nulla per scontato. Potremmo definire la micro-meditazione come un <strong>breve momento di mindfulness</strong>, attraverso il quale immergersi in modo totale nel qui ed ora.</p>
<p>La sua comodità la rende una pratica perfetta per essere svolta in ufficio: per prima cosa è fondamentale trovare una posizione confortevole, poi un luogo e un momento in cui possiamo stare con noi stessi senza essere disturbati. Aiuta spegnere e allontanare i dispositivi elettronici e, per stare più tranquilli, impostare una sveglia per tenere conto delle tempistiche. Fondamentale è guardare con consapevolezza al proprio stato presente, concentrandoci magari sul respiro e cercando di porsi in un atteggiamento non giudicante verso di sé.</p>
<h3>Tre esempi di esercizi</h3>
<p>Mettere in pratica la micro-meditazione si può rivelare un <strong>ottimo antidoto per lo stress</strong>. Ecco <strong>tre pratiche</strong> che possiamo sperimentare ogni giorno per esercitarci:</p>
<ul>
<li><strong>Focus sensoriale: </strong>Attraverso il focus sensoriale è possibile osservare ciò che i sensi percepiscono, connettendosi immediatamente con il momento presente. Questo atto di consapevolezza aiuta a distogliere l&#8217;attenzione da preoccupazioni future o rimpianti passati rivolgendo l’attenzione a ciò che si sta facendo in quel preciso momento. Lo si può mettere in pratica anche durante le attività automatiche, come prendere un caffè, lavare i piatti o farsi una doccia.<em>Chiudi gli occhi e concentra la tua attenzione sui suoni e gli odori che ti circondano, su ciò che stai gustando o toccando.  Focalizza l’attenzione su ciò che stai facendo e cerca di acuire i sensi per sentire quello che ti stanno permettendo di percepire.</em></li>
<li><strong>Apprezzare il presente:</strong> Consiste nel praticare la gratitudine concentrandosi su ciò che si ha e di cui si è grati nel momento presente, cercando di non dare per scontato ciò che ci circonda. Praticare questo esercizio può contribuire a ridurre lo stress, creare un atteggiamento positivo, e incrementare significativamente il benessere sia fisico che mentale.<em>Concentrati su ciò di cui sei grato in questo momento e prova ad elencarlo a mente. Prova a pensare anche alle piccole cose: il sole fuori dalla finestra, il caffè che hai bevuto questa mattina, o il fatto di essere in buona salute.</em></li>
<li><strong>Mindful walking:</strong> La “mindful walking”, la cosiddetta camminata consapevole, permette di trasformare una semplice passeggiata, o una qualsiasi attività motoria, in un&#8217;opportunità per la micro-meditazione.<em>Prova a rallentare il passo, focalizza la tua attenzione sui movimenti del tuo corpo, sul suono dei passi, percepisci la sensazione del terreno sotto i piedi, del vento sulla tua pelle.</em></li>
</ul>
<h3>Un’opportunità di crescita e benessere</h3>
<p>Le micro-meditazioni offrono un approccio pratico e accessibile alla consapevolezza, consentendo a chiunque di sperimentare <strong>i benefici della meditazione senza la necessità di grandi impegni temporali</strong>. Introdurre nella giornata queste brevi pause di consapevolezza può avere un impatto profondo sulla salute mentale e sul benessere complessivo, oltre che migliorare le proprie performance. L&#8217;investimento in piccoli atti di consapevolezza può tradursi in una significativa crescita individuale e contribuire a creare un ambiente lavorativo più armonioso e sano. L&#8217;implementazione di queste pratiche non solo può favorire il benessere individuale, ma anche la costruzione di una <strong>cultura aziendale più consapevole e inclusiva</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Guendalina Grossi</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<item>
		<title>Lo stress da rientro, cos’è e come si affronta</title>
		<link>https://www.assidim.it/lo-stress-da-rientro-cose-e-come-si-affronta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 07:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[stressdarientro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gestire lo “stress da rientro”, dunque, può essere complesso ma non è impossibile. Soprattutto se si seguono alcune accortezze, e se si ha alle spalle un’azienda che fa del benessere psicologico ed emotivo dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici una priorità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’espressione <strong>“stress da rientro”</strong> si indica quella che è una vera e propria sindrome. Nello specifico, si tratta di quella sensazione negativa che si prova quando, dopo un lungo periodo di vacanza o di pausa dal lavoro, si è costretti a tornare alla routine lavorativa e/o familiare e non si riesce a riadattarsi.</p>
<p>Potrebbe sembrare paradossale che dopo un periodo di stacco ci si ritrovi più stressati di prima, eppure questo è proprio ciò che accade con la sindrome da rientro. Tale situazione si manifesta perché, quando si interrompono le proprie abitudini, e si cambiano i ritmi e le attività, si dà modo a mente e corpo di rigenerarsi.  Dover ritornare alla situazione precedente il periodo di pausa significa <strong>modificare ancora i propri tempi, fisiologici e psicologici</strong>, per questo si inizia a temere il rientro.</p>
<p>Il corpo deve riorganizzarsi velocemente ed è ciò che induce una serie di reazioni che si manifestano come i tipici sintomi dello “stress da rientro”. Di fronte alla situazione descritta, si potrebbe essere portati a pensare che sia più semplice non fare alcuna pausa e non interrompere il lavoro, al fine di evitare cambiamenti nelle abitudini. Per contrastare questa convinzione, è fondamentale <strong>fissare come obiettivo il raggiungimento di una maggiore flessibilità</strong> e capacità di adattamento, anziché evitare qualsiasi cambiamento per ridurre lo stress.</p>
<p><strong>Come gestire lo stress da rientro</strong></p>
<p>Per ritrovare una sorta di equilibrio e riabituarsi alla routine e alla vita di tutti i giorni dopo un periodo di stacco, esistono <strong>una serie di strategie</strong> che possono essere messe in pratica. Queste possono rivelarsi utili e fondamentali per fronteggiare e gestire al meglio lo “stress da rientro”.</p>
<ol>
<li><strong>Gestisci e organizza il tempo a disposizione: </strong>Uno dei principali motivi di stress è la convinzione di essere sopraffatti dalle incombenze una volta rientrati a lavoro. Per questo motivo una strategia efficace è quella di stilare una lista delle priorità, organizzando il proprio tempo a seconda dell’importanza dell’urgenze dei task e delle scadenze. Riuscire a gestire il tempo a disposizione facendo un elenco degli impegni, aiuta ad avere un quadro più chiaro della situazione, e di come sia possibile riuscire a portare a termine tutte le cose da fare.</li>
</ol>
<ol start="2">
<li><strong>Usa bene le ore extralavorative: </strong>Il tempo extra lavorativo è fondamentale e più si riescono a ottimizzare le ore a disposizione, meno stress comporterà il rientro lavorativo. Spesso si teme la ripresa perché tornare al lavoro comporta una riduzione del tempo da dedicare a se stessi. Quindi, valorizzare le ore libere dedicandole agli amici, a se stessi o anche riuscire a staccare per un intero weekend, aiuta a rendere le ore lavorative meno pesanti e si riesce ad affrontare il rientro con più motivazione ed energia.</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Pianifica il tuo rientro: </strong>Pianificare il proprio rientro al lavoro aiuta la propria mente ad abituarsi con calma alla ripresa. Organizzare e fissare gli impegni e le attività che attendono una volta che si è rientrati è utile per rendere il cambiamento meno traumatico e il ritorno alla routine più facile.</li>
</ol>
<p><strong>Cosa possono fare le aziende per essere da supporto in questa fase</strong></p>
<p>Le organizzazioni hanno un ruolo fondamentale e possono rivelarsi determinanti nel rendere più semplice la ripresa lavorativa dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici, andando a contrastare la sindrome dello “stress da rientro”.</p>
<p>In primis possono <strong>aiutare le persone a capire quali sono i loro obiettivi</strong>, dando rilevanza e importanza a una corretta pianificazione e gestione del lavoro. In secondo luogo, possono sostenere e supportare i manager che hanno un ruolo importante: sia nel recepire le difficoltà manifestate dal proprio team, sia nel mantenere una relazione costante con i propri collaboratori nel loro percorso di crescita.</p>
<p>Infine, se un’organizzazione promuove una cultura dell’ascolto sarà più facile anche per le persone che ne fanno parte sentirsi comprese e accolte. Se l’azienda offre il proprio sostegno e il proprio aiuto nel momento in cui riceve segnalazioni di malessere e difficoltà, di conseguenza ne deriva una <strong>migliore gestione dello stress durante tutto l’anno</strong>.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Gestire lo “stress da rientro”, dunque, può essere complesso ma non è impossibile. Soprattutto se si seguono alcune accortezze, e se si ha alle spalle un’azienda che fa del benessere psicologico ed emotivo dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici una priorità.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Valentina Marchionno<br />
</em><em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ansia: come riconoscerla e affrontarla efficacemente</title>
		<link>https://www.assidim.it/ansia-come-riconoscerla-e-affrontarla-efficacemente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 07:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[rubricaeditoriale]]></category>
		<category><![CDATA[STIMULUSITALIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa si intende quando si parla di “ansia”? Si tratta di un termine ampiamente utilizzato per definire uno stato emotivo che chiunque, almeno una volta nella vita, ha sperimentato in prima persona.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa si intende quando si parla di “ansia”? Si tratta di un termine ampiamente utilizzato per definire uno stato emotivo che chiunque, almeno una volta nella vita, ha sperimentato in prima persona.</p>
<p>L’ansia è un’emozione fondamentale e spontanea dell’essere umano. Nello specifico si tratta di un insieme complesso di reazioni fisiologiche, emotive, cognitive e comportamentali che si manifestano quando percepiamo che qualcosa o qualcuno possa essere per noi una potenziale minaccia, e nei cui confronti ci sentiamo incapaci di reagire.</p>
<p>Da principio, dunque, ha una funzione positiva di campanello d’allarme e rappresenta una modalità di risposta a stimoli stressogeni: se il livello di stress si colloca entro una certa soglia di intensità, né troppo alta né troppo bassa, può permettere di raggiungere i propri obiettivi e migliorare le proprie performance. Può diventare però patologica se si protrae nel tempo fino a prendere il sopravvento e sfociare in veri e propri attacchi di panico (reazioni corporee ed emotive così potenti da arrivare talvolta anche a perdere il contatto con la realtà).</p>
<p>Stimulus Italia, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro e partner di ASSIDIM, nel report del 2023 ha riscontrato come la maggior parte dei colloqui effettuati attraverso i propri servizi di supporto psicologico – 5 su 10 – vertesse proprio su problematiche correlate all’ansia.</p>
<h3><strong>Come si manifesta l’ansia e come riconoscerla</strong></h3>
<p>Quando l’ansia si manifesta è difficile non accorgersene perché il nostro corpo si fa sentire: tensione muscolare, palpitazione, nausea e la mente si iper-attiva cominciando a rimuginare. Questo stato di allerta sollecita la nostra risposta intrinseca di attacco o fuga per far fronte alla situazione, come ad esempio cercare rassicurazioni oppure modi per scappare o evitare il pericolo percepito.</p>
<p>Spesso si arriva a mettere in atto una specifica strategia definita <em>“Better safe than sorry”</em> (meglio prevenire che curare) che conduce a evitare determinate situazioni o fuggire da ciò che risulta potenzialmente minaccioso o pericoloso. In questo modo si allontana o rigetta un’emozione che però tenderà a ripresentarsi. Risulta più utile capire come gestirla e affrontarla andando a scoprire cosa c’è sotto e allargando il campo d’attenzione oltre il singolo sintomo.</p>
<h3><strong>Come gestire e affrontare questi momenti</strong></h3>
<p>L’origine di questa situazione di malessere è da ricercare nella propria mente, per questo è da lì che bisogna partire per intervenire e risolvere il disturbo. Ora elencheremo alcune strategie per comprendere come gestire e calmare l’ansia:</p>
<ol>
<li><strong>Accogliere l’ansia e non respingerla</strong><br />
Cercare di respingere l’ansia può rivelarsi controproduttivo portandoci a evitarla o negarla, ottenendo come possibile conseguenza il suo continuare a ripresentarsi. Per questo è molto più utile provare a rallentare i pensieri e accettare in modo consapevole il verificarsi dello stato d’ansia piuttosto che tentare in tutti i modi di reprimerlo.</li>
<li><strong>Consapevolezza e respirazione</strong></li>
</ol>
<p><span>Sul momento è normale avere l’impressione che la sensazione di disagio che si sta provando durerà per sempre, in realtà non è così. Tutto passa e, soprattutto in questi momenti, può essere utile concentrarsi su questa consapevolezza. Partendo da ciò, anche la respirazione gioca un ruolo fondamentale. Quando si è preda di un attacco d’ansia, il respiro si fa corto e contratto. Concentrarsi sul fare respiri lenti e profondi riporta ad avere il controllo sul proprio respiro ed è di enorme aiuto per tornare a rilassarsi e ristabilire una sensazione generale di calma, sia fisica che mentale.</span></p>
<h3><strong>Riconoscere i pensieri preoccupati come uno tra gli scenari possibili</strong></h3>
<p>Un buon allenamento in tal senso, ad esempio, è quello di contare i tempi dell’espirazione e dell’inspirazione. In questo modo, focalizzandosi sul presente, si aiuta la propria mente a recuperare uno stato di quiete. Dedicarsi al benessere del proprio corpo permette sia di sciogliere lo stato di tensione accumulato, sia di concedersi una tregua dai pensieri preoccupati che continuamente la mente propone. Inoltre, si possono osservare i pensieri per quello che sono: pensieri e non realtà oggettive, quindi solo una tra le possibili eventualità che potrebbero accadere.</p>
<h3><strong>Quando e come intervenire</strong></h3>
<p>Quando l’ansia aumenta di intensità sino a compromettere la qualità della vita e si tramuta in un ostacolo anche nelle semplici attività quotidiane, allora ci si trova in una condizione di rischio. È proprio nel momento in cui ci si accorge che l’ansia sta prendendo il sopravvento sulla propria vita che è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un/una psicologo/a, così da capire cosa sta succedendo e come poter affrontare la situazione, recuperando in questo modo un maggiore livello di benessere mentale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marisabel Iacopino,</em><br />
<em>Psicologa Stimulus Italia</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I vantaggi del Flow per le persone e le aziende: come renderlo possibile grazie ad un più diffuso benessere psicologico</title>
		<link>https://www.assidim.it/i-vantaggi-del-flow-per-le-persone-e-le-aziende-come-renderlo-possibile-grazie-ad-un-piu-diffuso-benessere-psicologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[employerbranding]]></category>
		<category><![CDATA[produttività]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[valoreassidim]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=4632</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Benessere Psicologico è sempre più di attualità per il complesso di positivi impatti che produce sulle persone e performance aziendali. Il recente convegno organizzato da ASSIDIM e MARSH “Benessere dei dipendenti e produttività” (4 maggio, Cremona, Museo del Violino) è stato centrato su questo tema e sul ruolo importante svolto dai programmi welfare che incentivano e promuovono anche l’attenzione e la pratica degli Stili di Vita bilanciati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/i-vantaggi-del-flow-per-le-persone-e-le-aziende-come-renderlo-possibile-grazie-ad-un-piu-diffuso-benessere-psicologico/">I vantaggi del Flow per le persone e le aziende: come renderlo possibile grazie ad un più diffuso benessere psicologico</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Benessere Psicologico</strong> è sempre più di attualità per il complesso di positivi impatti che produce sulle persone e performance aziendali. Il recente convegno organizzato da ASSIDIM e MARSH <em>“Benessere dei dipendenti e produttività” (4 maggio, Cremona, Museo del Violino)</em> è stato centrato su questo tema e sul ruolo importante svolto dai programmi welfare che incentivano e promuovono anche l’attenzione e la pratica degli Stili di Vita bilanciati.</p>
<p>Aziende che adottano programmi di “Welfare-Vero”, associandoli a iniziative e servizi per la Mental Health, partono favorite nella capacità di innescare nelle persone uno stato di “Flow”, che ha come presupposto basilare una condizione di benessere psicofisico piena e autentica.</p>
<p>Ma cosa è esattamente <strong>Il Flow</strong>?  È uno stato mentale che si verifica quando una persona è immersa in un&#8217;attività che richiede una certa abilità e concentrazione, consentendo di produrre una performance non solo di alto livello ma anche stabile e costante rispetto alle sue capacità medie. È una sorta di “stato di grazia prestazionale”. Quando si è “<em>in flow</em>”, si percepisce un senso di coinvolgimento totale nell&#8217;attività, di perdita dell&#8217;autoconsapevolezza e di intensa soddisfazione personale.</p>
<p>Questa condizione è strettamente correlata allo stile di vita e può essere influenzata da specifici programmi welfare, fra cui gli EHP Employee Health Program, che sempre più frequentemente le aziende propongono ai loro dipendenti.</p>
<p>È risaputo che una buona qualità della vita comporta un mix di fattori che favoriscono il flow: alla base della piramide della soddisfazione troviamo naturalmente la stabilità finanziaria e del posto di lavoro, la sicurezza, l’ambiente lavorativo e le modalità con cui viene svolta la prestazione lavorativa, le relazioni con i colleghi, la valorizzazione delle competenze e naturalmente l&#8217;accesso a servizi sanitari di qualità per la tutela dalla salute, il tempo libero per dedicarsi alle proprie passioni e interessi.</p>
<p>Uno Stato di “Flow diffuso” è quindi molto positivo sia per gli individui che per le aziende. Le risorse “in flow” sono super motivate, positive e prestazionali. E non dimentichiamo che i dipendenti che parlano bene della loro azienda contribuiscono a farne crescere la reputazione e a renderla ambita come meta di destinazione (employer branding).</p>
<p>Tra chi ha condotto studi e ricerche sul tema del flow e della correlazione con la prestazione professionale, uno dei più famosi è Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo ungaro-americano, che ha sviluppato la teoria del flow e ha condotto numerosi studi sull&#8217;argomento. Nei suoi lavori ha dimostrato che gli individui in flow sono molto più produttivi e creativi rispetto a quelli che non sono in flow con un incremento della performance, della soddisfazione lavorativa e di conseguenza, una maggiore fedeltà all&#8217;azienda con riduzione del turnover.</p>
<p>Per favorire il realizzarsi di condizioni di flow nei dipendenti, le aziende possono adottare diverse strategie che vanno dalla definizione di MBO (sfidanti ma realistici), alla promozione dell&#8217;autonomia e della responsabilità individuale, alla creazione di un ambiente di lavoro più stimolante e una maggiore valorizzazione delle competenze dei dipendenti. Senz’altro una buona base perché si verifichino premesse di flow diffuso è la possibilità di lavorare in modalità flessibile (e infatti la richiesta di “smart working” è una delle prime che i candidati fanno in fase di selezione del personale). Anche l’accesso a servizi di assistenza familiare e di sostegno ai “caregivers”, che permettono di coniugare il lavoro con gli impegni verso familiari fragili e ridurre lo stress, contribuiscono alla diffusione di quello stato di flow che genera un complessivo incremento delle performance aziendali. E naturalmente quegli Employee Health Program finalizzati ad aumentare il Benessere Psicofisico in modo mirato.</p>
<p>Pertanto, tutte le iniziative predisposte dalle aziende per favorire la riduzione dello stress, dell&#8217;ansia e della depressione favoriscono e predispongono il realizzarsi dello “stato di flow” e della crescita di produttività, focus sulle attività, efficienza e qualità del lavoro svolto. Il flow favorisce anche la creatività e la capacità di risolvere problemi in modo innovativo.</p>
<p>Fra gli altri autori che hanno contribuito alla ricerca sul flow in ambito lavorativo possiamo citare Susan Jackson e Michael H. Burke &#8211; che hanno esplorato il rapporto tra flow e benessere psicologico dei lavoratori &#8211; e Christoph Randler che ha studiato la relazione tra flow e prestazione accademica. La letteratura sul flow e i suoi impatti sulla prestazione professionale è vasta e complessa, e si estende a diverse aree disciplinari, tra cui lo sport, la psicologia, la gestione aziendale e la scienza del lavoro.</p>
<p>È interessante, infine, constatare che le pratiche che favoriscono il realizzarsi del Flow sono in crescita non solo nelle grandi ma anche nelle aziende medie e piccole che hanno compreso il potenziale che possono generare i programmi di Benessere e Mental Health.</p>
<p>Anche in Italia cresce l’offerta di questi servizi, di Desk di Supporto Psicologico e Ascolto Attivo e di altre iniziative quali &#8220;Mindfulness at Work&#8221; (che incoraggia i dipendenti a praticare la meditazione e la consapevolezza per aumentare la loro concentrazione, ridurre lo stress e migliorare la produttività); programmi per introdurre la pratica del &#8220;Body Whispering&#8221; (che consiste in esercizi di stretching e movimento per ridurre la tensione muscolare e aumentare la consapevolezza corporea).</p>
<p>Queste attività &#8211; che, sottolineiamo, non possono sostituirsi ai piani fondamentali di assistenza sanitaria e protezione, ma semmai integrarli positivamente &#8211; sono spesso abbinate ad altre iniziative di benessere aziendale, come la promozione di diete bilanciate, l&#8217;incentivazione dell&#8217;attività fisica e la disincentivazione dell’utilizzo dell’automobile per gli spostamenti casa-ufficio.</p>
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA PER CHI DESIDERA APPROFONDIRE IL FLOW</strong></p>
<p>“Flow: Psicologia dell&#8217;esperienza ottimale&#8221; di Mihaly Csikszentmihalyi</p>
<p>&#8220;Flow e crescita personale: Come sperimentare il massimo della vita&#8221; di Stefano D&#8217;Anna</p>
<p>&#8220;Flow. Lo stato di grazia nel lavoro e nella vita&#8221; di Marina Spadafora ed Enrico Letta</p>
<p>&#8220;Flusso creativo: Come stimolare l&#8217;innovazione e la creatività&#8221; di Orietta Ferraresi</p>
<p>&#8220;Flow in Sports: The Keys to Optimal Experiences and Performances&#8221; di Susan Jackson e Mihaly Csikszentmihalyi</p>
<p>&#8220;Morningness-Eveningness and the Flow Experience&#8221; di Christoph Randler</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Antonio Corrias<br />
</em><em>ASSIDIM Sviluppo Associativo Marketing Comunicazione</em></p>
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