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	<title>caregiver Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>caregiver Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 07:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 settembre si è celebrata la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, un’occasione importante per riflettere su una malattia che coinvolge profondamente la vita di chi ne è affetto ma anche delle persone che lo accompagnano ogni giorno </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/non-dimentichiamo-chi-dimentica-la-malattia-di-alzheimer-una-malattia-silenziosa-subdola-e-galoppante/">Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 settembre si è celebrata la <strong>Giornata Mondiale dell&#8217;Alzheimer</strong>, un’occasione importante per riflettere su una malattia che coinvolge profondamente la vita di chi ne è affetto ma anche delle persone che lo accompagnano ogni giorno (caregiver).</p>
<h3>Dati epidemiologici e trend</h3>
<p>La malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide più complesse per la sanità italiana e mondiale. Con l’invecchiamento della popolazione, il numero di persone affette da demenza è in costante aumento, generando un impatto significativo non solo sul sistema sanitario ma anche sulle famiglie.</p>
<p>Secondo il <strong>Rapporto Mondiale Alzheimer 2024</strong>, in Italia si contano circa 1.480.000 persone con demenza, di cui circa 600.000 con Alzheimer, e le proiezioni indicano che entro il 2050 il numero salirà a 2,3 milioni.</p>
<p>A livello globale, oltre 55 milioni di persone convivono con una forma di demenza (prevalenza), mentre ogni anno si registrano circa 10 milioni di nuovi casi, uno ogni 3 secondi (incidenza).</p>
<p>L’Alzheimer è la forma più comune, rappresentando circa il 60% di tutte le demenze, di cui l’età è il principale fattore di rischio, con una prevalenza dell’8% tra gli over 65 e oltre il 20% tra gli over 80; di questi, le donne sono più colpite, sia per motivi biologici che sociali.</p>
<h3>La spesa sanitaria privata e il peso economico sulle famiglie</h3>
<p>Una ricerca <strong>Censis-AIMA</strong> ha stimato che il costo medio annuo per paziente è di 70.587 euro, di cui solo il 27% è rappresentato da spese sanitarie dirette. Il restante 73% sono costi indiretti, come la perdita di reddito dei caregiver, l’assistenza informale e le spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).</p>
<p>Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano (n. 1644/2025) ha stabilito che le rette RSA per pazienti con Alzheimer non devono essere a carico delle famiglie, bensì del SSN se le cure sono di natura sanitaria. Il costo medio mensile per ricovero è di circa 2.000 euro, con un impatto economico stimato in oltre 10 miliardi di euro l’anno.</p>
<h3>Lo stigma e l’impatto sociale</h3>
<p>Il Rapporto evidenzia altresì un forte stigma sociale: l’88% delle persone con demenza dichiara di averlo sperimentato. Questo porta a isolamento, paura della discriminazione e rinuncia alla vita sociale e lavorativa. Anche i caregiver ne risentono: il 47% evita gli inviti, il 43% non riceve più ospiti.</p>
<h3>Le misure di welfare per i caregiver</h3>
<p>Il Ministero della Salute ha istituito il Fondo Alzheimer e Demenze, rifinanziato per il triennio 2024-2026 con 34,9 milioni di euro. Le attività finanziate includono: diagnosi precoce e tempestiva, telemedicina e tele-riabilitazione, trattamenti psico-educazionali e cognitivi, formazione per caregiver e operatori, mappatura dei servizi territoriali.</p>
<p>Il Bonus Caregiver 2025 è un contributo economico fino a 500 euro mensili, destinato a chi assiste familiari con disabilità grave. È cumulabile con l’Assegno di Inclusione, che può arrivare fino a 1.300 euro al mese per anziani non autosufficienti.</p>
<p>C’è anche l’Indennità di accompagnamento, una prestazione economica erogata dall&#8217;INPS per far fronte alla perdita di autonomia nello svolgimento degli atti quotidiani della persona affetta da demenza.</p>
<p>Non solo sostegni monetari ma anche servizi “in kind” e altri benefici a disposizione del caregiver quali, ad esempio, permessi retribuiti e congedi, detrazioni fiscali, accesso a servizi domiciliari e assistenziali, pensione anticipata (Opzione Donna), APE Sociale fino a 1.500 euro mensili.</p>
<p>Il welfare aziendale può rappresentare una risposta concreta e integrative al ruolo dello Stato per migliorare la qualità della vita dei dipendenti caregiver, favorendo la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. In questo ambito, le aziende più attente al benessere dei propri dipendenti stanno adottando misure specifiche per i caregiver, tra i quali: il supporto psicologico, la flessibilità lavorativa (smart working, orari flessibili e congedi retribuiti), voucher, formazione e informazione e, ultimo ma non meno importante, una figura professionale dedicata per offrire supporto e orientamento ai caregiver (Care Manager).</p>
<h3>Criticità e prospettive</h3>
<p>Nonostante i progressi, permangono diverse criticità: disparità regionali nell’accesso ai servizi, mancanza di riconoscimento formale del ruolo del caregiver, insufficienza dei fondi rispetto al numero di pazienti. Tuttavia, iniziative come il progetto “<strong>Dementia Friendly Italia</strong>”, promosso dalla Fondazione Alzheimer Italia allo scopo di rendere città, ospedali e luoghi di lavoro più inclusivi, nonché l’adozione di Linee Guida nazionali per la diagnosi e il trattamento, rappresentano segnali senz’altro incorraggianti.</p>
<h3>“Come le luci di un viale che si spengono…”</h3>
<p>Nella malattia di Alzheimer, la proteina beta-amiloide si accumula al di fuori dei neuroni formando le placche amiloidi che, unitamente all’aggregazione di proteina tau all’interno delle cellule cereberali, portano al deterioramento delle funzioni cognitive compromettendo i meccanismi alla base della memoria e dell’apprendimento.</p>
<p>“È come se le luci di un viale gradualmente si spengono”, questa è un po’ la triste metafora utilizzata dagli esperti per spiegare il decorso inesorabile della malattia che, ad oggi, non conosce ancora una cura.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>L’Alzheimer non è solo una malattia neurodegenerativa, ma una questione sociale, economica e culturale.</p>
<p>Il futuro del welfare italiano passa anche dalla capacità di valorizzare il ruolo dei caregiver e di investire risorse adeguate per fronteggiare un male che colpisce le persone in maniera subdola e che ingrana lentamente fino a distruggere pezzi dell’identità.</p>
<p>Il premio Nobel Gabriel García Márquez, nella sua autobiografia “Vivere per raccontarla” (2002), scriveva così: “La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi</em></p>
<h3>Fonti per approfondire:</h3>
<ul>
<li>Rapporto Mondiale Alzheimer 2024: <a href="https://www.alzint.org/resource/world-alzheimer-report-2024/" target="_blank" rel="noopener">https://www.alzint.org/resource/world-alzheimer-report-2024/</a></li>
<li>Censis-AIMA, Studio sui costi dell’Alzheimer: <a href="https://www.censis.it/welfare-e-salute/sanit%C3%A0-ricerca-censis-aima-la-solitudine-delle-persone-con-alzheimer-e-dei-loro" target="_blank" rel="noopener">https://www.censis.it/welfare-e-salute/sanit%C3%A0-ricerca-censis-aima-la-solitudine-delle-persone-con-alzheimer-e-dei-loro</a></li>
<li>Progetto Dementia Friendly Italia: <a href="https://www.dementiafriendly.it/" target="_blank" rel="noopener">https://www.dementiafriendly.it/</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/non-dimentichiamo-chi-dimentica-la-malattia-di-alzheimer-una-malattia-silenziosa-subdola-e-galoppante/">Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Donne e Salute in Italia: Un Viaggio nei Decenni attraverso Dati, Diritti e Cambiamenti</title>
		<link>https://www.assidim.it/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[AssistenzaSanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donneesalute]]></category>
		<category><![CDATA[malattieinvisibili]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vogliamo quindi fare un viaggio nel tempo per capire come, nel corso degli ultimi settant’anni, il ruolo della donna in Italia abbia vissuto trasformazioni radicali, non solo dal punto di vista sociale e culturale, ma anche sotto il profilo sanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti/">Donne e Salute in Italia: Un Viaggio nei Decenni attraverso Dati, Diritti e Cambiamenti</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Introduzione</h4>
<p><span>A maggio si celebrano diverse giornate che hanno, in maniera più o meno diretta, un filo rosso legato alla salute femminile: la giornata della mamma, la giornata mondiale delle ostetriche, quella contro la fibromialgia. Vogliamo quindi fare un viaggio nel tempo per capire come, nel corso degli ultimi settant’anni, il ruolo della donna in Italia abbia vissuto trasformazioni radicali, non solo dal punto di vista sociale e culturale, ma anche sotto il profilo sanitario. Se negli anni &#8217;50 la donna era considerata principalmente madre e moglie, oggi è protagonista attiva della propria salute, con esigenze specifiche e nuove sfide. Questo articolo ripercorre l’evoluzione del rapporto tra donne e salute, dai primi passi dell’emancipazione femminile fino all’attuale approccio alla medicina di genere, supportando il racconto con dati e fonti autorevoli.</span></p>
<h4>Anni &#8217;50-&#8217;60: Il dopoguerra e l&#8217;inizio del cambiamento</h4>
<p><span>Nel secondo dopoguerra, la figura femminile era fortemente legata al contesto familiare. La medicina era prevalentemente centrata sull’uomo e l’accesso delle donne alla prevenzione era minimo. L’analfabetismo sanitario era diffuso, e la mortalità materna era ancora alta: nel 1950 si contavano circa 90 decessi materni ogni 100.000 nati vivi. Le donne partorivano spesso in casa, senza assistenza medica adeguata.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8418" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1.jpg" alt="" width="802" height="496" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1.jpg 802w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1-300x186.jpg 300w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1-768x475.jpg 768w" sizes="(max-width: 802px) 100vw, 802px" /></p>
<p><span>La mancanza di strutture dedicate portò alla progressiva richiesta di spazi per la salute femminile, gettando le basi per la nascita dei consultori familiari (che diventeranno legge nel 1975).</span></p>
<h4>Anni &#8217;70-&#8217;80: Emancipazione e prime conquiste</h4>
<p><span>Gli anni ’70 segnano una svolta epocale. La legge 194 del 1978 legalizza l’aborto in Italia, riconoscendo per la prima volta il diritto della donna a decidere sul proprio corpo. I consultori familiari iniziano a diffondersi come spazi dedicati alla salute sessuale e riproduttiva.</span></p>
<p><span>👩‍⚕️ Percentuale donne iscritte a Medicina</span></p>
<ul>
<li><span> </span><span>1980: 30%</span></li>
<li><span> </span><span>2000: 50%</span></li>
<li><span> </span><span>Oggi: 65% 👉 Le donne dominano nelle facoltà sanitarie.</span></li>
</ul>
<p><span>È anche l’epoca dell’ingresso massiccio delle donne nelle facoltà scientifiche e mediche. Cresce la consapevolezza sul diritto alla contraccezione e alla prevenzione.</span></p>
<h4>Anni &#8217;90-2000: Nuove sfide sanitarie</h4>
<p><span>Negli anni ’90 emergono nuove priorità: prevenzione oncologica, salute mentale, conciliazione lavoro-famiglia. Si diffondono i primi programmi di screening per il tumore al seno e al collo dell’utero, fondamentali per la riduzione della mortalità femminile.</span></p>
<p><span>La partecipazione delle donne al mondo del lavoro cambia anche i loro bisogni sanitari: aumentano i disturbi legati allo stress e le richieste di supporto psicologico. La salute femminile diventa più visibile, ma non ancora pienamente integrata nei modelli di cura.</span></p>
<h4>2010-oggi: Salute di genere e medicina personalizzata</h4>
<p><span>Con la Legge 3 del 2018 viene ufficialmente introdotto in Italia il concetto di medicina di genere. Si riconosce che donne e uomini hanno caratteristiche biologiche e bisogni sanitari differenti, e che la ricerca e l’assistenza devono tenerne conto.</span></p>
<h4><span>🧬 Medicina di genere e salute femminile in Italia</span></h4>
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="346"><strong><span>Aspetto</span></strong></td>
<td width="75"><strong><span>Donne</span></strong></td>
<td width="75"><strong><span>Uomini</span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Aspettativa di vita</span></td>
<td width="75"><span>85,2 anni</span></td>
<td width="75"><span>80,8 anni</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Anni in cattiva salute</span></td>
<td width="75"><span>22%</span></td>
<td width="75"><span>17%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Partecipazione a studi clinici (con analisi di genere)</span></td>
<td width="75"><span>&lt;30%</span></td>
<td width="75"><span>&gt;70%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Caregiver familiari</span></td>
<td width="75"><span>70%</span></td>
<td width="75"><span>30%</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span>Le donne oggi vivono più a lungo degli uomini, ma sperimentano più anni in condizioni di cattiva salute. Malattie croniche come l’osteoporosi, l’endometriosi, la fibromialgia colpiscono in modo sproporzionato il sesso femminile, ma spesso ricevono poca attenzione medica e poca ricerca.</span></p>
<h4><span>🧠 Malattie invisibili e croniche nelle donne</span></h4>
<ul>
<li><span> </span><span>90% dei casi di fibromialgia sono donne</span></li>
<li><span> </span><span>L’endometriosi colpisce ~1 su 10 donne in età fertile</span></li>
<li><span> </span><span>Osteoporosi: 1 donna su 3 dopo i 50 anni 👉 Tutte condizioni spesso sottovalutate o sottodiagnosticate</span></li>
</ul>
<p><span>Inoltre, le donne continuano a sostenere il carico maggiore dell’assistenza familiare. Questa dimensione invisibile ha un impatto diretto sulla loro salute psicofisica.</span></p>
<h4>Conclusione</h4>
<p><span>Il cammino verso l’equità nella salute femminile ha compiuto enormi passi avanti, ma è ancora lontano dal compiersi. Serve maggiore inclusione delle donne nella ricerca clinica, più attenzione alle malattie invisibili e un sistema sanitario che valorizzi la medicina di genere.</span></p>
<p><span>Educazione, prevenzione, ascolto e politiche dedicate sono le chiavi per costruire una sanità che risponda davvero ai bisogni delle donne di oggi e di domani.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span>A cura di <strong>CAROL</strong></span></p>
<h4>Fonti:</h4>
<ul>
<li><strong>WHO Global Health Observatory</strong>, stime storiche sulla mortalità materna</li>
<li><strong>Ministero della Salute</strong> – Rapporto sull’evento nascita (ISS, 2022), relazione sull’endometriosi (2022)</li>
<li><strong>Istat</strong> – Indicatori di salute, aspettativa di vita, caregiving (2021-2023)</li>
<li><strong>AIFA</strong> – Rapporto sulla sperimentazione clinica dei medicinali in Italia (2022)</li>
<li><strong>MIUR</strong> – Annuari statistici sull’istruzione universitaria</li>
<li><strong>Almalaurea</strong> – Rapporto laureati 2023</li>
<li><strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> – Progetto Osteonet, focus su fibromialgia</li>
<li><strong>AISF Onlus</strong> – Dati clinici e stime su fibromialgia</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</title>
		<link>https://www.assidim.it/chi-sono-gli-angeli-custodi-che-si-prendono-cura-dei-nostri-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 06:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[nonautosufficienza]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le assistenti personali alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della popolazione non autosufficiente, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/chi-sono-gli-angeli-custodi-che-si-prendono-cura-dei-nostri-anziani/">Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>assistenti personali</strong> alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della <strong>popolazione non autosufficiente</strong>, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>Diciamo “le”, perché la percentuale di coloro che definiamo nel gergo in uso “<strong>badanti</strong>”, vede, in 8 casi su 10 una donna a ricoprire questo ruolo. Il background è prevalentemente migratorio, con provenienza soprattutto dall’Est Europa (71,6%) e si tratta di persone dotate di un forte spirito di sacrificio e soggette ad una “doppia presenza”: quella che le porta a sostenere economicamente ed emotivamente la propria famiglia, nella maggior parte dei casi rimasta in patria e quella che le porta a diventare parte integrante anche delle famiglie italiane nelle quale vengono impiegate.</p>
<p>Nel dettaglio, il ruolo dell’assistente convivente riguarda varie mansioni, che vanno ben oltre la sola cura. Secondo gli ultimi dati Censis, le collaboratrici domestiche nel nostro Paese hanno raggiunto quota 1 milione 538 mila, di queste, il 41.5% hanno affermato di occuparsi dell’accudimento di anziani e il 27,6% di assistenza a persone non autosufficienti. Addizionalmente, il loro inserimento nel contesto familiare in cui lavorano, le porta anche ad occuparsi delle pulizie di casa (l&#8217;80,9%), del cucinare (48,7%), e del fare la spesa (37,9%). Delle vere e proprie “tuttofare”.</p>
<p>Il lavoro della <strong>caregiver</strong> è riconosciuto dalle stesse come fonte di estrema soddisfazione e come motivo di orgoglio nell’essere il sostegno della crescente non-autosufficienza in Italia. Secondo gli ultimi dati del Censis, infatti la percentuale di italiani in una condizione di non-autosufficienza è in aumento e con un’incidenza pari al 28,4% (circa 4 milioni di individui) nella popolazione over 65.</p>
<p>L’importanza di queste caregiver è quindi sempre stata evidente, ma durante la pandemia del covid-19 ci si è davvero resi conto del sostegno imprescindibile che rappresentano per la nostra società.</p>
<p>La letteratura sul tema ha dimostrato come queste donne vivano, già dal principio, una situazione per molti versi precaria, legata alla difficoltà di stabilirsi in Italia, adattarsi ad un contesto sociale nuovo, e una prospettiva lavorativa limitata. Svolgono un lavoro assolutamente fondamentale e allo stesso tempo faticoso, che richiede un’attenzione perenne, che le porta a trovare difficile mantenere i legami con la loro famiglia e le persone care che sono rimaste in patria.</p>
<p>Pare centrale, dunque, considerare come questa condizione già di per sé ostica sia stata esacerbata</p>
<p>in tempi di crisi sistemica, interrogarsi sugli effetti della pandemia e guardare agli “angeli custodi” <strong>che hanno protetto i nostri anziani</strong>.</p>
<p>La ricerca di tesi magistrale della sottoscritta, che ha portato ad intervistare 20 donne ucraine che avessero lavorato come badanti nella città di Milano durante il Covid-19 ha fatto emergere le considerazioni di questo articolo.</p>
<p>I primi mesi dell’anno 2020 hanno segnato, con la pandemia del Covid-19, uno stravolgimento totale della vita di tutti. L’estrema situazione di crisi sanitaria ha inoltre esacerbato e portato alla luce le problematiche latenti della nostra società. Nonostante il nostro Paese abbia dimostrato assoluta efficienza e diligenza nella gestione della pandemia, è importante fare menzione anche dei nervi scoperti del sistema, in un’ottica di comprensione volta all’auto-miglioramento per il futuro. Durante i due anni della pandemia, la popolazione anziana si è ritrovata particolarmente esposta al nuovo virus; assieme ad essa, a gestire la criticità vi sono stati i caregiver. Questo articolo ha proprio come obiettivo quello di sottolineare l’importante ruolo che ricoprono nella società italiana e che si è rivelato con particolare virtù proprio nei difficili momenti affrontati dall’Italia durante la pandemia. In aggiunta agli sforzi e agli impegni quotidiani già richiesti nelle mansioni di queste donne, si è creata una importante necessità di responsabilità di salvaguardia degli anziani da questo nuovo pericolo. Molte badanti, poi, si inseriscono loro stesse in un’età che spesso super a 60 anni, aumentando ulteriormente il grado di responsabilità e preoccupazione.</p>
<p>La prima importante osservazione è quella che sottolinea come il Covid-19 abbia esacerbato il senso di pressione e della responsabilità di queste donne nel proteggere la fascia più vulnerabile e a rischio della popolazione, a causa dell&#8217;isolamento e spesso aumento dell&#8217;orario di lavoro.</p>
<p>Ciò che è emerso, poi, nel complesso, da queste testimonianze è un senso generale di bisogno di agire, di riconoscere la vitalità del lavoro della badante durante la pandemia. È stato registrato un senso di consapevolezza sul fatto che le case di cura e le RSA fossero particolarmente colpite e soggette a morti quotidiane. L’impegno e la cura personale fornita agli anziani dalle loro badanti (anche ovviamente in virtù del godimento di un maggiore grado di isolamento da contagi esterni), ha permesso alle donne intervistate di essere orgogliose di aver aiutato i propri assistiti in questi momenti difficili e avergli, in qualche modo “salvato la vita”. Alle famiglie degli anziani assistiti che purtroppo sono venuti a mancare, che spesso non hanno potuto avere contatti con loro e che hanno affidato totalmente la loro cura nelle mani delle badanti, si riconosce un supporto totale dato alle donne intervistate, sia mantenendo la retribuzione anche dopo la dipartita dell’anziano, sia concedendo l’uso della casa dell&#8217;anziano defunto fino alla fine delle restrizioni del lockdown. Le intervistate hanno anche testimoniato come queste famiglie le abbiano guidate nel loro cammino verso una nuova occupazione, aiutandole a trovare un altro lavoro. Questi risultati hanno messo in evidenza l’importanza del sostegno della famiglia occupata e del carattere positivo del fenomeno della familiarizzazione della badante con la famiglia italiana per cui lavora. Sempre più durante la pandemia, infatti, si è rafforzato quel rapporto che porta i nuclei italiani che occupino delle badanti a considerarle come “una di famiglia”. Allo stesso tempo, ciò che è emerso da questa ricerca è il ruolo essenziale delle badanti, o più in generale della figura del “caregiver” nella nostra società: partendo dall’episodio della pandemia e confrontandolo con i dati odierni è possibile comprendere come la richiesta di un’assistenza domiciliare per le persone anziane, malate, disabili o non-autosufficienti sia in costante crescita.</p>
<p>Il <strong>welfare</strong>, nel campo della cura e dell’assistenza della persona, risulta quindi un’esigenza che un’assistenza domiciliare integrata può far fronte a questi elevatissimi fabbisogni assistenziali in maniera adeguata, agevole.</p>
<p>Capire e discutere su chi siano queste figure, dunque, è di fondamentale importanza in quanto evidenzia i problemi e la precarietà a cui queste donne sono quotidianamente esposte, prima ancora di considerare l&#8217;ulteriore precarietà generata da un&#8217;epoca segnata da una condizione di “crisi sistemica” e di incertezza.</p>
<p>Nonostante tutto prevalgono purtroppo in questo settore l’informalità e un carente impiego di servizi sia pubblici che integrativi, che rappresentano una soluzione alternativa all’informalità e che possono aiutare a migliorare la qualità della relazione con l’assistito e anche con la badante.</p>
<p>Emergono importanti dati che sottolineano una condizione retributiva sia esigua che irregolare, che dunque può aggravare la qualità della vita e impattare i carichi di cura richiesta, la solitudine e l’isolamento portati dal lavoro non tutelato e dunque virtualmente 24h/24.</p>
<p>Considerando dunque la rilevanza e il valore che la figura del caregiver familiare riveste nel contesto italiano, sarebbe importante agire per supportare questa parte del settore della cura, contribuendo al suo rafforzamento nel mercato del lavoro formale e migliorando le generali condizioni dello sviluppo e delle premesse di questa professione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Lisa Antonutti<br />
</em><em>Intern  ASSIDIM</em></p>
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		<title>Aderenza terapeutica e cronicità: scatta l’alert di ASSIDIM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 09:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[aderenzaterapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[cronicità]]></category>
		<category><![CDATA[nonautosufficienza]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàdigitale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come già espresso nell’articolo precedente, il concetto di salute ha subìto con gli anni un’evoluzione significativa.</p>
<p>È cambiata infatti la percezione di salute delle persone, legata e bisogni non strettamente sanitari bensì più propriamente socio – sanitari. Tant’è vero che, nel dibattito pubblico, si discute della possibilità di ripensare il Servizio Sanitario Nazionale, integrando servizi sanitari e socio &#8211; sanitari.</p>
<p>In attesa allora di ribattezzarlo “Servizio Socio – Sanitario”, tutti gli stakeholders – pubblici e privati – che operano nel settore sono chiamati a dare risposta ai bisogni conseguenti all’aumento della speranza di vita alla nascita e dell’aspettativa di vita oltre i 65 anni (ISTAT, 2019).</p>
<p>Tra i tanti, uno di questi bisogni è quello dell’aderenza terapeutica, un problema di crescente rilievo per molti paesi e, nel caso specifico, per l’Italia che è oggi il secondo paese più longevo al mondo dopo il Giappone (ISTAT, 2018).</p>
<p>L’<strong>aderenza terapeutica</strong> è definita come il rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni del medico da parte delle persone che seguono un determinato protocollo medico o terapia farmacologica. La scarsa aderenza terapeutica ha un impatto significativo sia sotto il profilo clinico che della sostenibilità dei sistemi sanitari. È infatti associata a un aumento degli interventi di assistenza sanitaria, della mortalità e delle morbilità: ogni anno muoiono circa 200 mila persone in Europa per mancata aderenza alle terapie, mentre l’impatto sui costi per i ricoveri evitabili è di 130 miliardi di euro (Raccomandazione civica per l’aderenza terapeutica, Cittadinanzattiva, 2018).</p>
<p>L’aderenza terapeutica investe inevitabilmente il tema della cronicità, della disabilità e della non autosufficienza, di cui in Italia si contano rispettivamente 11 e 4 milioni di persone (OASI, 2018).<br />
La gestione della terapia è ancor più difficile infatti quando la condizione è cronica e implica, pertanto, una relazione costante con la malattia nel corso della propria vita.</p>
<p>Secondo i dati ISTAT (2018), in Italia 8 milioni di persone si prendono cura dei propri genitori o familiari anziani e la preoccupazione che ne consegue può essere fonte di stress e diminuzione delle performances anche sul lavoro.</p>
<p>Al fine di migliorare benessere e qualità della vita dei dipendenti, conciliare tempi di vita e lavoro (work life balance), ASSIDIM ha identificato <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a> come una delle soluzioni più adeguate e innovative presenti sul mercato. <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a>, ideato dalla start-up italiana <a href="http://www.lacomanda.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Comanda</a>, si presenta come una sveglia-promemoria per l’assunzione di medicine, ma in realtà è un dispositivo collegato in rete a una piattaforma che si attiva in caso di emergenza. Il suo funzionamento è molto facile e intuitivo anche per l’anziano: <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a> suona e lampeggia quando il paziente deve assumere le medicine e si disattiva come una normale sveglia; è connesso con i device dei parenti o assistenti più prossimi per avvertirli che il genitore abbia assunto correttamente i medicinali; se non viene interrotta la suoneria, si attiva la rete di sostegno di chi si prende cura dell’anziano.</p>
<p>Il valore aggiunto della partnership <strong>ASSIDIM – <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a></strong> consiste nella possibilità di: monitorare i dati della persona che utilizza il dispositivo; sensibilizzare il caregiver chiamato a rimodellare spesso a fatica i propri equilibri esistenziali; contribuire all’estrinsecazione dell’emporwement della persona affetta da patologie croniche, facendo in modo che sia sempre “connessa” con gli altri soggetti coinvolti nel processo (caregiver, medico, farmacista, specialistica, ecc…).</p>
<p>I vantaggi che ne derivano impattano sul benessere individuale, familiare e aziendale, oltreché a garantire una maggiore efficienza del sistema sanitario.</p>
<p>Per approfondimenti, ti invitiamo a visitare il sito di <a href="https://www.assidim.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ASSIDIM</a> e quello di <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a>.</p>
<p>Per leggere l&#8217;articolo pubblicato su Tuttowelfare cliccare sul link seguente: <a href="https://www.tuttowelfare.info/sanita-welfare/basta-un-trillio-e-la-pillola-va-giu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Basta un Trillio e la pillola va giù</a></p>
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