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	<title>managerialità Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Etica e no profit. I principi del buon manager</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Galiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[managerialità]]></category>
		<category><![CDATA[no profit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’applicazione di temi della filosofia alla vita aziendale può sembrare ardua o astratta, ma dopo ventisei anni dedicati a un ente no profit o, per meglio dire, a un’organizzazione economica non lucrativa, si può cercare di trarre qualche conclusione. Proviamo a declinare alcuni principi fondamentali che dovrebbero ispirare i manager di queste particolari aziende.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’applicazione di temi della filosofia alla vita aziendale può sembrare ardua o astratta, ma dopo ventisei anni dedicati a un ente no profit o, per meglio dire, a un’organizzazione economica non lucrativa, si può cercare di trarre qualche conclusione.</p>
<p>A dispetto di un pregiudizio diffuso, è essenziale sottolineare che gli enti no profit sono aziende, devono essere economici, produrre e distribuire valore, ma con un senso che li caratterizza.</p>
<p>Proviamo a declinare alcuni principi fondamentali che dovrebbero ispirare i manager di queste particolari aziende.</p>
<ol>
<li><strong>“Manus àgere”<br />
</strong>Il manager ha importanti responsabilità morali e materiali verso le persone con le quali lavora: deve sostenerle affinché esprimano pienamente il loro potenziale, ottengano la massima soddisfazione, siano motivate a migliorare continuamente e conseguano contestualmente la felicità loro e dell’azienda.</li>
<li>“<strong>Communis àgere”<br />
</strong>Il comunicare, cioè l’agire in comune, è altrettanto essenziale poiché consente di condividere obiettivi, sforzi e azioni per il bene comune.</li>
<li><strong>Identità aziendale</strong><br />
È indispensabile avere una filosofia aziendale compresa e agita da tutto lo staff mediante l’esempio, l’educazione e la formazione: riprendendo e parafrasando un’espressione di Maria Montessori <em>&#8220;Insegnare, non è riempire un vaso, ma è accendere un fuoco&#8221;</em> – credo che il fine ideale da perseguire anche in azienda sia di accendere fuochi e non riempire teste: rendere le persone consapevoli della loro intelligenza, della loro conoscenza e delle loro competenze, indirizzandole a obiettivi condivisi ed evitando che obbediscano soltanto pedissequamente a ordini fermi.</li>
<li><strong>Inclusione e partecipazione<br />
</strong>L’azienda dev’essere inclusiva e partecipativa, ma non può essere una democrazia.<br />
Bisogna evitare la situazione rappresentata da Platone nella Repubblica, dove il filosofo sostiene che all’interno di una città – per noi azienda – in cui si è stabilita un’ipotetica uguaglianza tra tutti e in cui nessuno ha più possibilità di essere autoritario sugli altri: qualunque divieto è visto come un tentativo di limitare la libertà, chi segue le regole è sentito come uno schiavo e si genera una sorta di uniformazione, sempre orientata verso il basso, di tutto con tutto.<br />
Occorre, invece:</p>
<ul>
<li>superare la contraddizione potenzialmente presente in ogni collettività, conciliando la visione e la ricerca individuale della libertà con i vantaggi ottenibili perseguendo il bene del gruppo.</li>
<li>fissare principi generali e regole specifiche che disciplinano la vita, i processi e l’operatività dell’ente, rendendolo una comunità di persone unite da fini e valori condivisi;</li>
<li>armonizzare la crescita aziendale con quella individuale – identità – affinché le persone non rispettino semplicemente e pedissequamente le regole, ma ne siano parti consapevoli e attive, per cambiarle nel naturale divenire dell’uomo come delle aziende.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Verità e trasparenza<br />
</strong>Dopo qualche esperienza ingenua e inappropriata all’inizio della mia carriera, ho compreso la considerevole diversità tra l’essere trasparenti e il mettersi a nudo: un conto è condividere informazioni utili per unire le persone e fare squadra, un altro è fornire ragguagli troppo presto o troppo consistenti per essere capiti, correndo il rischio di disunire anziché legare.<br />
Per riprendere un paragone caro a Platone, cioè quello tra giustizia e medicina, ritengo che il manager si trovi in una situazione simile al medico: quando l’azienda e/o le persone vanno bene è semplice attestare lo stato di salute, ma quando c’è la malattia, intesa come situazione aziendale e/o individuale da correggere, è indispensabile comunicarla tempestivamente e propriamente al paziente perché diventi parte della cura.</li>
<li><strong>Divisione dei compiti basata sulla conoscenza<br />
</strong>Conoscenza, competenza, affidabilità, visione d’insieme e prospettica nonché capacità di gestire la tensione sono alcune delle qualità che contraddistinguono il manager – leader – governante d’azienda.<br />
Il perseguimento del bene comune aziendale richiede una partecipazione piena, corretta e coerente di tutte le persone, basata sia sulla condivisione di principi fondamentali, informazioni, istruzioni operative e indirizzi strategici, sia sulla possibilità che il tempo, la volontà, l’applicazione, il metodo e i risultati consentano alle persone di crescere e partecipare sempre più all’evoluzione e alla sostenibilità aziendale.<br />
È sbagliato coinvolgere contestualmente tutti su tutto e in tempi brevi poiché spostare l’orizzonte e immaginare nuove strade richiede analisi preliminari riservate a un nucleo ristretto di persone.<br />
Il manager deve concretizzare il ritratto di Platone e Aristotele nella “<em>Scuola di Atene</em>” di Raffaello, sapendo guardare contemporaneamente terra e cielo, cioè armonizzando propriamente obiettivi di breve, medio e lungo termine, comportandosi da statisti anziché da politici.<br />
Uno dei suoi compiti irrinunciabili è di mostrare le novità e il cambiamento come grandezze ineludibili ma ricche di opportunità per tutti, con una comunicazione che deve contemperare comprensione, rassicurazione, motivazione e coinvolgimento, evitando smarrimento, insicurezza, ansia ed esclusione.</li>
<li><strong>Conflitto<br />
</strong>Il conflitto può essere un’opportunità, a condizione che si sappia trasformare in confronto e collaborazione.<br />
Servono franchezza, gentilezza, adeguatezza e tempestività verso tutte le persone con le quali ci si rapporta – superiori, collaboratori, clienti e fornitori – riconoscendogli pari dignità, ma sapendone individuare e valorizzare le peculiarità. In quest’epoca prolungata di turbolenze varie, il valore si genera anche con la quantità e la qualità delle relazioni.<br />
Il manager deve conseguentemente saper affrontare e superare le inevitabili contraddizioni che consentono la realizzazione del bene comune, soddisfacendo in modo equilibrato tutti i portatori d’interesse.</li>
</ol>
<p><strong>Applicare e concretizzare quanto precede</strong> è difficile, ma la lettura dei classici ci serve anche a questo, per</p>
<p>improntare ogni ambito della nostra vita all’infinita ricerca – Platone, Socrate, Popper e altri – verso la verità, la libertà e la felicità nostra e delle comunità che dirigiamo o nelle quali viviamo.</p>
<p>Qualora i classici siano insufficienti, possiamo ricorrere all’ausilio della Bibbia (Giovanni 8,32): «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».</p>
<p>Per concludere con un richiamo che combina filosofia ed economia, vale sempre e comunque l’insegnamento di Occam, il cosiddetto rasoio: “è inutile fare con più ciò che si può fare con meno”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di </em><em>Michele Galiano</em><br />
<em>Direttore ASSIDIM</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/etica-e-no-profit-i-principi-del-buon-manager/">Etica e no profit. I principi del buon manager</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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