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	<title>nonautosufficienza Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>nonautosufficienza Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 06:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le assistenti personali alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della popolazione non autosufficiente, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/chi-sono-gli-angeli-custodi-che-si-prendono-cura-dei-nostri-anziani/">Chi sono gli “angeli custodi” che si prendono cura dei nostri anziani?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>assistenti personali</strong> alla cura sono una parte consistente della spina dorsale del welfare italiano e rappresentano un sostegno fondamentale della <strong>popolazione non autosufficiente</strong>, ma le conosciamo davvero?</p>
<p>Diciamo “le”, perché la percentuale di coloro che definiamo nel gergo in uso “<strong>badanti</strong>”, vede, in 8 casi su 10 una donna a ricoprire questo ruolo. Il background è prevalentemente migratorio, con provenienza soprattutto dall’Est Europa (71,6%) e si tratta di persone dotate di un forte spirito di sacrificio e soggette ad una “doppia presenza”: quella che le porta a sostenere economicamente ed emotivamente la propria famiglia, nella maggior parte dei casi rimasta in patria e quella che le porta a diventare parte integrante anche delle famiglie italiane nelle quale vengono impiegate.</p>
<p>Nel dettaglio, il ruolo dell’assistente convivente riguarda varie mansioni, che vanno ben oltre la sola cura. Secondo gli ultimi dati Censis, le collaboratrici domestiche nel nostro Paese hanno raggiunto quota 1 milione 538 mila, di queste, il 41.5% hanno affermato di occuparsi dell’accudimento di anziani e il 27,6% di assistenza a persone non autosufficienti. Addizionalmente, il loro inserimento nel contesto familiare in cui lavorano, le porta anche ad occuparsi delle pulizie di casa (l&#8217;80,9%), del cucinare (48,7%), e del fare la spesa (37,9%). Delle vere e proprie “tuttofare”.</p>
<p>Il lavoro della <strong>caregiver</strong> è riconosciuto dalle stesse come fonte di estrema soddisfazione e come motivo di orgoglio nell’essere il sostegno della crescente non-autosufficienza in Italia. Secondo gli ultimi dati del Censis, infatti la percentuale di italiani in una condizione di non-autosufficienza è in aumento e con un’incidenza pari al 28,4% (circa 4 milioni di individui) nella popolazione over 65.</p>
<p>L’importanza di queste caregiver è quindi sempre stata evidente, ma durante la pandemia del covid-19 ci si è davvero resi conto del sostegno imprescindibile che rappresentano per la nostra società.</p>
<p>La letteratura sul tema ha dimostrato come queste donne vivano, già dal principio, una situazione per molti versi precaria, legata alla difficoltà di stabilirsi in Italia, adattarsi ad un contesto sociale nuovo, e una prospettiva lavorativa limitata. Svolgono un lavoro assolutamente fondamentale e allo stesso tempo faticoso, che richiede un’attenzione perenne, che le porta a trovare difficile mantenere i legami con la loro famiglia e le persone care che sono rimaste in patria.</p>
<p>Pare centrale, dunque, considerare come questa condizione già di per sé ostica sia stata esacerbata</p>
<p>in tempi di crisi sistemica, interrogarsi sugli effetti della pandemia e guardare agli “angeli custodi” <strong>che hanno protetto i nostri anziani</strong>.</p>
<p>La ricerca di tesi magistrale della sottoscritta, che ha portato ad intervistare 20 donne ucraine che avessero lavorato come badanti nella città di Milano durante il Covid-19 ha fatto emergere le considerazioni di questo articolo.</p>
<p>I primi mesi dell’anno 2020 hanno segnato, con la pandemia del Covid-19, uno stravolgimento totale della vita di tutti. L’estrema situazione di crisi sanitaria ha inoltre esacerbato e portato alla luce le problematiche latenti della nostra società. Nonostante il nostro Paese abbia dimostrato assoluta efficienza e diligenza nella gestione della pandemia, è importante fare menzione anche dei nervi scoperti del sistema, in un’ottica di comprensione volta all’auto-miglioramento per il futuro. Durante i due anni della pandemia, la popolazione anziana si è ritrovata particolarmente esposta al nuovo virus; assieme ad essa, a gestire la criticità vi sono stati i caregiver. Questo articolo ha proprio come obiettivo quello di sottolineare l’importante ruolo che ricoprono nella società italiana e che si è rivelato con particolare virtù proprio nei difficili momenti affrontati dall’Italia durante la pandemia. In aggiunta agli sforzi e agli impegni quotidiani già richiesti nelle mansioni di queste donne, si è creata una importante necessità di responsabilità di salvaguardia degli anziani da questo nuovo pericolo. Molte badanti, poi, si inseriscono loro stesse in un’età che spesso super a 60 anni, aumentando ulteriormente il grado di responsabilità e preoccupazione.</p>
<p>La prima importante osservazione è quella che sottolinea come il Covid-19 abbia esacerbato il senso di pressione e della responsabilità di queste donne nel proteggere la fascia più vulnerabile e a rischio della popolazione, a causa dell&#8217;isolamento e spesso aumento dell&#8217;orario di lavoro.</p>
<p>Ciò che è emerso, poi, nel complesso, da queste testimonianze è un senso generale di bisogno di agire, di riconoscere la vitalità del lavoro della badante durante la pandemia. È stato registrato un senso di consapevolezza sul fatto che le case di cura e le RSA fossero particolarmente colpite e soggette a morti quotidiane. L’impegno e la cura personale fornita agli anziani dalle loro badanti (anche ovviamente in virtù del godimento di un maggiore grado di isolamento da contagi esterni), ha permesso alle donne intervistate di essere orgogliose di aver aiutato i propri assistiti in questi momenti difficili e avergli, in qualche modo “salvato la vita”. Alle famiglie degli anziani assistiti che purtroppo sono venuti a mancare, che spesso non hanno potuto avere contatti con loro e che hanno affidato totalmente la loro cura nelle mani delle badanti, si riconosce un supporto totale dato alle donne intervistate, sia mantenendo la retribuzione anche dopo la dipartita dell’anziano, sia concedendo l’uso della casa dell&#8217;anziano defunto fino alla fine delle restrizioni del lockdown. Le intervistate hanno anche testimoniato come queste famiglie le abbiano guidate nel loro cammino verso una nuova occupazione, aiutandole a trovare un altro lavoro. Questi risultati hanno messo in evidenza l’importanza del sostegno della famiglia occupata e del carattere positivo del fenomeno della familiarizzazione della badante con la famiglia italiana per cui lavora. Sempre più durante la pandemia, infatti, si è rafforzato quel rapporto che porta i nuclei italiani che occupino delle badanti a considerarle come “una di famiglia”. Allo stesso tempo, ciò che è emerso da questa ricerca è il ruolo essenziale delle badanti, o più in generale della figura del “caregiver” nella nostra società: partendo dall’episodio della pandemia e confrontandolo con i dati odierni è possibile comprendere come la richiesta di un’assistenza domiciliare per le persone anziane, malate, disabili o non-autosufficienti sia in costante crescita.</p>
<p>Il <strong>welfare</strong>, nel campo della cura e dell’assistenza della persona, risulta quindi un’esigenza che un’assistenza domiciliare integrata può far fronte a questi elevatissimi fabbisogni assistenziali in maniera adeguata, agevole.</p>
<p>Capire e discutere su chi siano queste figure, dunque, è di fondamentale importanza in quanto evidenzia i problemi e la precarietà a cui queste donne sono quotidianamente esposte, prima ancora di considerare l&#8217;ulteriore precarietà generata da un&#8217;epoca segnata da una condizione di “crisi sistemica” e di incertezza.</p>
<p>Nonostante tutto prevalgono purtroppo in questo settore l’informalità e un carente impiego di servizi sia pubblici che integrativi, che rappresentano una soluzione alternativa all’informalità e che possono aiutare a migliorare la qualità della relazione con l’assistito e anche con la badante.</p>
<p>Emergono importanti dati che sottolineano una condizione retributiva sia esigua che irregolare, che dunque può aggravare la qualità della vita e impattare i carichi di cura richiesta, la solitudine e l’isolamento portati dal lavoro non tutelato e dunque virtualmente 24h/24.</p>
<p>Considerando dunque la rilevanza e il valore che la figura del caregiver familiare riveste nel contesto italiano, sarebbe importante agire per supportare questa parte del settore della cura, contribuendo al suo rafforzamento nel mercato del lavoro formale e migliorando le generali condizioni dello sviluppo e delle premesse di questa professione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Lisa Antonutti<br />
</em><em>Intern  ASSIDIM</em></p>
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		<title>La sanità italiana oltre la pandemia</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-sanita-italiana-oltre-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 08:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in arrivo circa 15 miliardi per la sanità a cui si aggiungono le risorse destinate all’innovazione e alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Risorse che serviranno a rimpolpare il sistema che, durante il biennio 2020-21, per resistere all’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, ha ricevuto un’iniezione di liquidità di circa 4 miliardi aggiuntivi a quelli già stanziati mediante il Fondo Sanitario Nazionale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</strong> (<strong>PNRR</strong>) in arrivo circa 15 miliardi per la sanità a cui si aggiungono le risorse destinate all’innovazione e alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Risorse che serviranno a rimpolpare il sistema che, durante il biennio 2020-21, per resistere all’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, ha ricevuto un’iniezione di liquidità di circa 4 miliardi aggiuntivi a quelli già stanziati mediante il Fondo Sanitario Nazionale.</p>
<p>Prima dell’emergenza, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e il suo impianto «universalistico» sembravano inesorabilmente scricchiolare a causa di:</p>
<ul>
<li>un costante de-finanziamento pubblico nell’ultimo decennio e conseguente incapacità di soddisfare fabbisogni attuali e potenziali legati ai principali trend demografici ed epidemiologici;</li>
<li>tagli di posti letti e accorpamenti di presidi che, in alcuni territori, si è tradotto in un peggioramento dell’outcome per il cittadino/paziente con marcate differenze regionali nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA);</li>
<li>un blocco del turnover del personale;</li>
<li>un aumento della mobilità sanitaria passiva (da sud verso nord);</li>
<li>un aumento della spesa sanitaria privata;</li>
<li>un impoverimento dei consumi sanitari e rinunce alle cure per motivi economici.</li>
</ul>
<p>Durante l’emergenza, il sistema sanitario ha retto l’urto ma si sono palesate alcune difficoltà di governo e programmazione. Basti pensare all’equilibrio precario tra livelli decisionali con una dialettica difficile tra Stato e Regioni per cui queste ultime, nella difficoltà di mettere in pratica le linee guida nazionali, hanno spesso agito in autonomia.</p>
<p>Il Servizio Sanitario Nazionale si è dimostrato troppo «ospedalocentrico» con la medicina territoriale abbandonata a sé stessa; ciononostante, per fronteggiare le ospedalizzazioni e la gestione via via più mirata nel trattamento dei pazienti con infezione da Covid-19. si sono strette alleanze tra attori pubblici, privati e singoli professionisti che bisogna valorizzare e dalle quali serve necessariamente ripartire se si vuole garantire la sostenibilità del sistema sanitario.</p>
<p>Una fotografia del sistema durante la pandemia ce la fornisce l’ultimo Rapporto “Outlook Salute Italia” di Deloitte, che conferma alcune evidenze note e ne aggiunge di ulteriori che meritano una riflessione.</p>
<p>Per esempio, l’offerta sanitaria privata supera quella pubblica nel gradimento dei cittadini coinvolti nell’indagine (7,3 vs 6,6 su scala da 1 a 10) con gradiente geografico nord – sud significativo come in rilevazioni di altro genere.</p>
<p>Il reddito si conferma un fattore discriminante nell’erogazione delle prestazioni, con una rinuncia alle cure per motivi economici più elevata nelle fasce di reddito più basse rispetto alle persone con reddito più alto, con punte di 60% tra le prime rispetto al più contenuto 34% tra le seconde.</p>
<p><strong>Trend in crescita per quel che riguarda l’utilizzo dei servizi di telemedicina</strong>, benché sia ancora limitata la consapevolezza sulle potenzialità offerte dalle tecnologie applicate alla salute con meno di un italiano su tre che dichiara di conoscerle.</p>
<p>Più specificamente, l’indagine Deloitte rileva nel 2021 le seguenti variazioni rispetto al 2019:</p>
<ul>
<li>cresce dal 37% al 52% la quota di persone che ha richiesto e ricevuto un referto medico online;</li>
<li>cresce dal 35% al 47% la quota di persone che ha prenotato prestazioni sanitarie online;</li>
<li>cresce considerevolmente, più che raddoppiando, la percentuale di persone che ha comunicato con il proprio medico via app o chat (dal 23 al 51).</li>
</ul>
<p>L’auspicio per i prossimi anni è che, sfruttando l’occasione storica di attingere da cospicui finanziamenti in conto capitale garantiti dal <strong>PNRR</strong>, si riesca a rendere il sistema sanitario più innovativo e sostenibile.</p>
<p>Quello della salute è un ecosistema che sta cambiando e sono numerosi gli attori coinvolti in questo cambiamento. Occorre cogliere le potenzialità della sanità privata che si affianca a quella pubblica per rispondere in modo efficiente ed efficace alla domanda inevasa prestazioni sanitarie nonché ai nuovi fabbisogni di salute.</p>
<p>In tutto questo, un ruolo fondamentale potrà essere giocato dai fondi sanitari integrativi, che raggiungono ormai una platea di circa 15 milioni di lavoratori e che si sono caratterizzati, specie durante questo difficile biennio pandemico, per un approccio mirato di presa in carico e monitoraggio dei propri assistiti.</p>
<p>Telemedicina, non autosufficienza e prevenzione sono temi attorno ai quali si possono realizzare sinergie positive tra pubblico e privati poiché l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità portano con sé un aumento della spesa che, nonostante le risorse del <strong>PNRR</strong>, difficilmente potrà essere assorbito dal <strong>SSN</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>a cura di </em><br />
<em>Francesco Capria</em></p>
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		<item>
		<title>Il post pandemia per anziani e non autosufficienti</title>
		<link>https://www.assidim.it/il-post-pandemia-per-anziani-e-non-autosufficienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 14:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui si evidenziava il risparmio per l’INPS conseguente ai decessi per Covid. Ammonterebbe a circa 1,1 miliardi di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui si evidenziava il risparmio per l’I<strong>NPS</strong> conseguente ai decessi per Covid.</p>
<p>Ammonterebbe a circa 1,1 miliardi di euro per il solo 2020 a cui si aggiungono circa 12 miliardi di spesa in meno per l’istituto nel prossimo decennio.</p>
<p>L’articolo riporta una sintesi del nono <strong>Rapporto di Itinerari Previdenziali</strong> che offre un quadro sulla sostenibilità finanziaria e sociale del sistema pensionistico.</p>
<p>Il sistema ha tenuto durante l’emergenza, benché la storica e ancora dibattuta mancata separazione tra assistenza e previdenza pesi sui conti dell’ente dando l’idea di una spesa fuori controllo.</p>
<p>Tanti sono i nostri anziani che purtroppo ci hanno lasciati dall’inizio della pandemia da oggi: degli oltre 138 mila censiti dall’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> [agg. 10 gennaio 2022], gli Over 80 costituiscono oltre il 60% del totale con una percentuale leggermente superiore tra le donne rispetto agli uomini (52 vs 48).</p>
<p>Al di là del fatto che siano gli anziani e i fragili a pagare il prezzo più alto della pandemia, bisogna ricordare quanto certificato dai trend demografici, ovvero il progressivo invecchiamento della popolazione.</p>
<p>Oggi, secondo l’ultima rilevazione <strong>ISTAT</strong>, 1 italiano su 4 circa è Over 65 e l’età media della popolazione è di 46 anni.</p>
<p>La popolazione invecchia e, ahimè, non in “buona salute” dacché, secondo elaborazioni Cergas Bocconi da dati ISTAT, nel 2019 i non autosufficienti sono 3 milioni e 800 mila persone, in aumento di un milione rispetto alla rilevazione del 2016 perché nel computo rientrano anche le demenze.</p>
<p>A queste persone si aggiungono i circa 7 milioni di Over 65 che dichiarano di avere almeno 3 patologie croniche e che pertanto necessitano di essere prese in carico dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).</p>
<p>Dalla quarta edizione del report Cergas Essity sulla non autosufficienza emergono importanti evidenze che qui sintetizziamo:</p>
<ul>
<li>Tasso di copertura del fabbisogno basso: in media, 15 ore annue per anziano e 3 operatori socio sanitari ogni 100 mila Over 65.</li>
<li>Marcate disuguaglianze territoriali nella risposta al tipo di bisogno socio &#8211; sanitario. Al meridione, dove la prevalenza dei cronici è superiore rispetto al settentrione, i ricoveri ospedalieri costituiscono la risposta prevalente stante la carenza di alternative per la presa in carico sul territorio.</li>
<li>Reddito e istruzione variabili che determinano l’accesso ai servizi: i meno abbienti e meno istruiti sono coloro che dichiarano di avere più patologie croniche rispetto al resto della popolazione e rinunciano alle cure per motivi economici.</li>
<li>Disuguaglianze di genere nella prevalenza delle patologie e nell’accesso ai servizi.</li>
<li>Carenza strutturale di professionisti formati e scarsa motivazione del personale socio &#8211; sanitario legata a retribuzioni e condizioni contrattuali precarie, con l’aggravante del carico emotivo conseguente al Covid-19 che ha determinato la crescita di assenze e permessi.</li>
<li>Mix professionale subordinato a una revisione del modello di servizio: serve uscire dal perimetro degli standard amministrativi per focalizzarsi sulla creazione di valore (employer branding).</li>
</ul>
<p>Per concludere, gli studi e le indagini più recenti sui fenomeni della disabilità e della non autosufficienza stimolano la riflessione su come migliorare, da qui a prossimi anni, l’assistenza nei confronti di una popolazione che invecchia e invecchia male.</p>
<p>Le risorse pubbliche sono limitate ma l’occasione arriva con il <strong>PNRR</strong> che mette a disposizione per il settore salute più 15 miliardi di euro, articolate in due componenti fondamentali: l’assistenza territoriale e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti (telemedicina).</p>
<p>Tuttavia, per sopperire alle debolezze e alle incognite del sistema pubblico, si registra una crescita di interesse da parte dei più giovani nel ricercare sul mercato assicurativo adeguate soluzioni che li tutelino contro il rischio di non autosufficienza.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Centro studi ASSIDIM</em></p>
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		<title>La non autosufficienza: è tempo di aprire gli occhi</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-non-autosufficienza-e-tempo-di-aprire-gli-occhi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 07:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tanti i “nonni d’Italia” che purtroppo hanno perso la loro vita a causa del Coronavirus. Altrettanti sono quelli che vivono in condizione di solitudine e alle prese con singole o morbilità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tanti i “<strong>nonni d’Italia</strong>” che purtroppo hanno perso la loro vita a causa del Coronavirus. Altrettanti sono quelli che vivono in condizione di solitudine e alle prese con singole o morbilità multiple.</p>
<p>Tra i temi più importanti, e più attenzionati anche nell’ultimo <strong><em>Health Insurance Summit</em></strong>, c’è quello <strong>della disabilità e della non autosufficienza</strong>.</p>
<p>Un fenomeno che solo in Italia:</p>
<ul>
<li>riguarda oggi <strong>3 milioni di anziani &gt; 65 </strong>e <strong>1 milione di disabili &lt; 65 con gravi limitazioni</strong> [elab. dati ISTAT 2016 e 2018]</li>
<li>coinvolge <strong>7 milioni di <em>caregiver </em>familiari </strong>e <strong>1 milione di badanti </strong>[Fonti: Osservatorio Diritti 2019 e Rapporto OASI 2019]</li>
<li>costa allo Stato oltre <strong>30 miliardi di euro</strong> tra fondi &#8211; nazionale e regionale &#8211; e prestazioni INPS [Fonte: Rapporto OASI 2018]</li>
<li>grava sulle famiglie per <strong>12 miliardi di euro </strong>[Fonte: Fondazione GIMBE 2018]</li>
<li>non gode di un regime di tutela attraverso un’assicurazione obbligatoria</li>
</ul>
<p>Dati che fanno riflettere e che impongono agli attori – pubblici e privati – che operano nell’ecosistema salute una valutazione sull’organizzazione del sistema dell’offerta, con un bilanciamento tra contributi economici e servizi.</p>
<p>Nel mercato assicurativo sembra che negli ultimi tempi ci sia più fermento: sono presenti prodotti attraverso i quali è garantita una rendita economica oppure il rimborso di spese sostenute a seguito del manifestarsi della non autosufficienza.</p>
<p>Una soluzione assicurativa <strong><em>Long Term Care</em></strong>, per esempio, è stata inserita in alcuni CCNL per tutelare categorie di dipendenti quali, ad esempio, il personale bancario e i dirigenti nell’ambito commercio e terziario.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi la <strong>copertura LTC</strong> prevede una rendita annuale in caso in cui il dipendente sia considerato non autosufficiente derivante da malattia o infortunio</p>
<p>Queste tutele sono pertanto considerate un sostegno economico alla persona, e indirettamente alla famiglia, per consentire di sostenere le spese necessarie e avvalersi di un <strong><em>caregiver</em> </strong>in grado di assistere l’assicurato nell’ambito delle attività della vita quotidiana</p>
<p>A fronte di un rischio ormai “certo” e un numero ancora limitato di beneficiari, la sfida è di estendere la copertura <strong>LTC</strong> a una platea sempre più ampia di persone per soddisfare un bisogno che il welfare pubblico non riesce più a sostenere.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aderenza terapeutica e cronicità: scatta l’alert di ASSIDIM</title>
		<link>https://www.assidim.it/aderenza-terapeutica-e-cronicita-scatta-lalert-di-assidim/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 09:24:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come già espresso nell’articolo precedente, il concetto di salute ha subìto con gli anni un’evoluzione significativa. È cambiata infatti la percezione di salute delle persone, legata e bisogni non strettamente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/aderenza-terapeutica-e-cronicita-scatta-lalert-di-assidim/">Aderenza terapeutica e cronicità: scatta l’alert di ASSIDIM</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come già espresso nell’articolo precedente, il concetto di salute ha subìto con gli anni un’evoluzione significativa.</p>
<p>È cambiata infatti la percezione di salute delle persone, legata e bisogni non strettamente sanitari bensì più propriamente socio – sanitari. Tant’è vero che, nel dibattito pubblico, si discute della possibilità di ripensare il Servizio Sanitario Nazionale, integrando servizi sanitari e socio &#8211; sanitari.</p>
<p>In attesa allora di ribattezzarlo “Servizio Socio – Sanitario”, tutti gli stakeholders – pubblici e privati – che operano nel settore sono chiamati a dare risposta ai bisogni conseguenti all’aumento della speranza di vita alla nascita e dell’aspettativa di vita oltre i 65 anni (ISTAT, 2019).</p>
<p>Tra i tanti, uno di questi bisogni è quello dell’aderenza terapeutica, un problema di crescente rilievo per molti paesi e, nel caso specifico, per l’Italia che è oggi il secondo paese più longevo al mondo dopo il Giappone (ISTAT, 2018).</p>
<p>L’<strong>aderenza terapeutica</strong> è definita come il rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni del medico da parte delle persone che seguono un determinato protocollo medico o terapia farmacologica. La scarsa aderenza terapeutica ha un impatto significativo sia sotto il profilo clinico che della sostenibilità dei sistemi sanitari. È infatti associata a un aumento degli interventi di assistenza sanitaria, della mortalità e delle morbilità: ogni anno muoiono circa 200 mila persone in Europa per mancata aderenza alle terapie, mentre l’impatto sui costi per i ricoveri evitabili è di 130 miliardi di euro (Raccomandazione civica per l’aderenza terapeutica, Cittadinanzattiva, 2018).</p>
<p>L’aderenza terapeutica investe inevitabilmente il tema della cronicità, della disabilità e della non autosufficienza, di cui in Italia si contano rispettivamente 11 e 4 milioni di persone (OASI, 2018).<br />
La gestione della terapia è ancor più difficile infatti quando la condizione è cronica e implica, pertanto, una relazione costante con la malattia nel corso della propria vita.</p>
<p>Secondo i dati ISTAT (2018), in Italia 8 milioni di persone si prendono cura dei propri genitori o familiari anziani e la preoccupazione che ne consegue può essere fonte di stress e diminuzione delle performances anche sul lavoro.</p>
<p>Al fine di migliorare benessere e qualità della vita dei dipendenti, conciliare tempi di vita e lavoro (work life balance), ASSIDIM ha identificato <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a> come una delle soluzioni più adeguate e innovative presenti sul mercato. <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a>, ideato dalla start-up italiana <a href="http://www.lacomanda.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Comanda</a>, si presenta come una sveglia-promemoria per l’assunzione di medicine, ma in realtà è un dispositivo collegato in rete a una piattaforma che si attiva in caso di emergenza. Il suo funzionamento è molto facile e intuitivo anche per l’anziano: <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a> suona e lampeggia quando il paziente deve assumere le medicine e si disattiva come una normale sveglia; è connesso con i device dei parenti o assistenti più prossimi per avvertirli che il genitore abbia assunto correttamente i medicinali; se non viene interrotta la suoneria, si attiva la rete di sostegno di chi si prende cura dell’anziano.</p>
<p>Il valore aggiunto della partnership <strong>ASSIDIM – <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a></strong> consiste nella possibilità di: monitorare i dati della persona che utilizza il dispositivo; sensibilizzare il caregiver chiamato a rimodellare spesso a fatica i propri equilibri esistenziali; contribuire all’estrinsecazione dell’emporwement della persona affetta da patologie croniche, facendo in modo che sia sempre “connessa” con gli altri soggetti coinvolti nel processo (caregiver, medico, farmacista, specialistica, ecc…).</p>
<p>I vantaggi che ne derivano impattano sul benessere individuale, familiare e aziendale, oltreché a garantire una maggiore efficienza del sistema sanitario.</p>
<p>Per approfondimenti, ti invitiamo a visitare il sito di <a href="https://www.assidim.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ASSIDIM</a> e quello di <a href="http://www.trillio.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillío</a>.</p>
<p>Per leggere l&#8217;articolo pubblicato su Tuttowelfare cliccare sul link seguente: <a href="https://www.tuttowelfare.info/sanita-welfare/basta-un-trillio-e-la-pillola-va-giu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Basta un Trillio e la pillola va giù</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/aderenza-terapeutica-e-cronicita-scatta-lalert-di-assidim/">Aderenza terapeutica e cronicità: scatta l’alert di ASSIDIM</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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