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	<title>salutementale Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>salutementale Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Ansia e depressione</title>
		<link>https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 07:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[lifestylemedicine]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia e depressione: scopri le differenze, i sintomi e le cause. Una guida pratica per capire come riconoscerle e quali terapie scegliere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/">Ansia e depressione</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Che cosa sono ?</strong></h3>
<h4><strong>ANSIA</strong></h4>
<p>È una risposta emotiva, cognitiva e fisica a una minaccia percepita, reale o immaginaria.</p>
<p>L&#8217;ansia può essere considerata una reazione naturale a situazioni percepite come stressanti, minacciose, un meccanismo di difesa che prepara ad affrontare la situazione. E’ paragonabile ad uno stato di inquietudine vissuto dal soggetto come anticipazione di un pericolo, reale e non, che scatena una reazione sproporzionata rispetto al possibile evento caratterizzata da sintomi (vedi sotto) fisici e cognitivi. In dosi moderate, l&#8217;ansia è &#8220;normale&#8221; e ci aiuta a concentrarci e ad affrontare eventi impegnativi, come un esame. Attenzione però che può trasformarsi in una condizione molto “fastidiosa”, quando diventa un vero disturbo d&#8217;ansia. Questo accade quando è eccessiva, persistente e invalidante, manifestandosi sia con sintomi fisici (come tachicardia, tremori, sudorazione) che cognitivi (come preoccupazione e paura) che interferiscono con la vita quotidiana. Le cause possono essere molteplici e includono fattori genetici, biologici, stress e traumi</p>
<h4><strong>DEPRESSIONE</strong></h4>
<p>La depressione invece è un disturbo dell&#8217;umore, un disturbo complesso che può colpire mente e corpo, influenzando pensieri, emozioni, comportamento e salute fisica</p>
<p>E’ una patologia abbastanza diffusa che può interessare tutte le età, sia uomini che donne, anche se queste sembrano presentare un’incidenza maggiore.</p>
<p>Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la malattia depressiva non interessa solamente la sfera emotiva e l&#8217;umore del paziente, ma interessa anche il corpo, influenzando comportamenti e manifestandosi anche con sintomi fisici. Tratto caratterizzante della depressione è il non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.</p>
<p>Ansia e depressione sono quindi due patologie distinte, ma che spesso possono associarsi (sindrome ansioso-depressiva); hanno in comune un&#8217;affettività negativa e la presenza di sentimenti come la tristezza, la rabbia e la preoccupazione, oltre alla presenza di alcune alterazioni nel sistema nervoso centrale.</p>
<h3><strong>I sintomi principali</strong></h3>
<p>I sintomi principali dell’ansia sono:</p>
<ul>
<li>Preoccupazione eccessiva e costante</li>
<li>Irritabilità e agitazione</li>
<li>Tensione muscolare</li>
<li>Facilità al pianto</li>
<li>Paura</li>
<li>Tendenza a evitare situazioni che scatenano l&#8217;ansia.</li>
<li>Senso di &#8220;testa vuota&#8221; o apprensione</li>
<li>Disturbi del sonno</li>
<li>Difficoltà di concentrazione</li>
<li>Sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, vertigini e disturbi gastrointestinali, respiro affannoso, tremori, nausea</li>
</ul>
<h4><strong>I sintomi principali della depressione sono:</strong></h4>
<ul>
<li>Umore depresso, tristezza e sensazione di vuoto</li>
<li>Senso di frustrazione</li>
<li>Perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane</li>
<li>Affaticamento cronico e mancanza di energia</li>
<li>Cambiamenti nell&#8217;appetito e/o nel peso</li>
<li>Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)</li>
<li>Sentimenti di colpa o inutilità</li>
<li>Scarsa autostima</li>
<li>Assenza di desiderio sessuale</li>
<li>Difficoltà di concentrazione, di memoria e decisionali</li>
<li>Pensieri di morte o suicidi</li>
</ul>
<p>Esistono alcuni sintomi che sono comuni ad entrambe le condizioni e caratterizzano la sindrome ansioso-depressiva: pessimismo e disperazione riguardo al futuro, isolamento sociale, bassa autostima, stanchezza eccessiva e difficoltà di concentrazione</p>
<h3><strong>Quali sono le cause?</strong></h3>
<p>Le cause dell’ansia sono complesse e multifattoriali: fattori genetici e fattori biologici e caratteristiche psicologiche della persona, sono alla base. Eventi di vita come stress importante, lutti, problemi lavorativi o relazionali, possono poi complicare la situazione e rendere manifesta una situazione di ansia</p>
<p>Le cause di depressione sono altrettanto complesse, anche in questo caso la genetica ha un ruolo importante ma eventi di vita molto significativi (lutti, stress cronici, difficoltà lavorative, difficoltà relazionali, ecc) entrano in gioco in modo molto importante. Si può quindi andare da pazienti in cui la genetica ha un ruolo preponderante, senza che nella loro vita vi siano delle condizioni, sino a pazienti in cui l’aspetto genetico è minimo ma hanno avuto esperienze di vita molto impattanti (forti stress, traumi, lutti, malattie, difficoltà lavorative e sociali, specie se non in grado di trovare le risorse (sia psicologiche che pratiche) per far fronte alla situazione.</p>
<p>Gli aspetti genetici entrano in gioco nel determinare una caratteristica fondamentale della malattia: una alterazione a livello cerebrale dei livelli di alcuni neurotrasmettitori, quali serotonina (5-HT), noradrenalina (NA) e dopamina (DA). La carenza o non disponibilità di questi neurotrasmettitori (che in condizioni di normalità permettono il normale svolgimento di alcune funzioni del nostro cervello) è responsabile della sintomatologia caratteristica della malattia, tanto che i principali farmaci utilizzati (vedi sotto) hanno proprio l’obiettivo di normalizzare i livelli di queste sostanze. Inoltre, va tenuto presente che anche l’alterazione dei livelli di alcuni ormoni possono entrare in gioco, basti a questo proposito pensare alla depressione tipica del post parto o della sindrome premestruale.</p>
<p>Come sopra ricordato, generalmente la depressione è caratterizzata dal non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.  Importante ricordare che esistono vari tipi di depressione, ognuno con caratteristiche peculiari e talvolta cause differenti.</p>
<p>In alcuni casi, inoltre, i disturbi depressivi possono essere la conseguenza di altre condizioni fisiche presenti (ad esempio, malattie gravi), oppure possono insorgere in seguito all&#8217;utilizzo di alcuni farmaci o di sostanze (incluse le droghe d&#8217;abuso).</p>
<p>Ecco le principali forme di depressione:</p>
<ul>
<li>Depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore: si tratta di una delle forme più gravi di depressione. La sintomatologia può essere così grave da impedire l’esecuzione delle normali attività</li>
<li>Disturbo distimico o distimia: si tratta di un disturbo caratterizzato da sintomi molto simili a quelli della depressione maggiore, anche se tendono a manifestarsi in maniera più lieve.</li>
<li>Disturbo depressivo non altrimenti specificato: si tratta di una categoria in cui sono presenti disturbi non classificabili in altri tipi di forme depressive.</li>
<li>Disturbi bipolari o patologie maniaco-depressive: si tratta di disturbi caratterizzati dall&#8217;alternarsi di stati depressivi a stati maniacali o ipomaniacali. A loro volta, i disturbi bipolari si suddividono in:
<ul>
<li>Disturbo bipolare di tipo I: caratterizzato da almeno un episodio di mania o misto alternato ad episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo bipolare di tipo II: caratterizzato da stati di ipomania (mai di mania) che si alternano agli episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo ciclotimico o ciclotimia: ha una durata minima di almeno due anni e si caratterizza per l&#8217;alternanza di episodi depressivi di grado da lieve a moderato ed episodi ipomaniacali.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li>Disturbo disforico premestruale: si tratta di un disturbo che comprende una serie di sintomi affettivi, comportamentali e somatici che si presentano mensilmente, in corrispondenza della fase luteale del ciclo mestruale.</li>
<li>Disturbo depressivo dovuto ad un&#8217;altra condizione fisica, ad esempio malattia grave.</li>
<li>Disturbo depressivo indotto da farmaci (disturbo depressivo iatrogeno) o indotto da sostanze.</li>
</ul>
<h3><strong>Terapia:</strong></h3>
<p>Il trattamento dell’ansia e della depressione può essere semplice o molto complesso; dipende sostanzialmente da due fattori: dalla gravità della patologia (specie quando la componente genetica è molto importante) e dal tempismo nell’intervenire. Spesso purtroppo queste patologie vengono sottovalutate, considerate “normali reazioni a momenti di vita difficile”, considerate qualche cosa da “nascondere” per paura di essere stigmatizzati. Purtroppo non tutti hanno le risorse psicologiche e pratiche per superare con le proprie forze queste condizioni, con conseguente aggravamento della sintomatologia e necessità di terapie sempre più complesse.  Viceversa, l’affrontare subito il problema rende molto più semplice la gestione ed evita l’aggravamento della patologia.</p>
<p>Generalmente la terapia (sia dell’ansia che della depressione) comprende due strade parallele: da un lato i farmaci (quando e se servono) dall’altro un approccio psicoterapeutico che ha l’obiettivo sia di gestire quei fattori di vita o di personalità che hanno contribuito alla genesi della patologia, sia di fornire delle risorse psicologiche e comportamentali fondamentali per gestire lo stress ed i momenti difficili.</p>
<p>La terapia farmacologica prevede l’utilizzo di farmaci capaci di interferire con i meccanismi responsabili della patologia.  Nel caso dell’ansia vengono utilizzati gli ansiolitici, categoria di farmaci capaci di ridurre la sintomatologia tipica. Attenzione però al loro utilizzo esagerato ed inopportuno. Una delle problematiche principali nel trattamento sia dell’ansia che della depressione è infatti l’abuso di farmaci e la loro autoprescrizione.  Nulla di più sbagliato che decidere da soli (o con il consiglio di amici, parenti o comunque personale non medico) di iniziare la terapia e quale farmaco assumere o come cambiare la dose! Spesso per gestire l’ansia, quando vi è associata una forma depressiva, possono essere utili farmaci tipici per il trattamento della depressione.</p>
<p>I farmaci impiegati nel trattamento della depressione sono i cosiddetti farmaci antidepressivi di cui fanno parte le seguenti classi:</p>
<ul>
<li>Antidepressivi triciclici (TCA);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRI);</li>
<li>Inibitori del reuptake di noradrenalina e serotonina (NSRI);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake della noradrenalina (NaRI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione serotoninergica (SARI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione noradrenergica e serotoninergica (NaSSA);</li>
<li>Inibitori del reuptake di dopamina e noradrenalina (DNRI);</li>
<li>Inibitori delle monoammino ossidasi (IMAO non selettivi e MAO-A selettivi).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono tantissimi farmaci, diversi tra loro, che vengono prescritti in base alle caratteristiche della depressione, della sintomatologia prevalente, della risposta del paziente e delle sue caratteristiche cliniche (sesso, età, patologie associate, ecc).</p>
<p>Cosa fare allora se ci si accorge di avere sintomi come quelli sopra riportati o se ci accorgiamo che persone accanto a noi sembrano averne?</p>
<p>La sola presenza di alcuni sintomi come stanchezza, umore un po’ deflesso, preoccupazione, riduzione nella motivazione a svolgere determinate attività, ecc, non sono sufficienti per porre diagnosi di sindrome ansiosa o depressiva! D’altro canto possono essere un iniziale campanello di allarme. Parlarne immediatamente con il proprio medico è fondamentale.  Una corretta diagnosi è la base per poter impostare una corretta terapia.  Anche se si notano sintomi in chi ci è vicino, specie se si nota un significativo cambio di comportamento (tendenza ad isolarsi, ad evitare di svolgere attività che prima erano svolte con piacere, tendenza al pianto, alla tristezza, ecc), sarebbe bene (con tutta la “delicatezza” del caso) consigliare di parlarne con il proprio medico.</p>
<h3><strong>Diagnosi: </strong></h3>
<p>La diagnosi di ansia e depressione è una diagnosi sostanzialmente clinica, cioè non esistono degli esami strumentali che possano aiutare a porre la diagnosi. Spesso alcuni esami (esami del sangue, TAC, risonanza, ecc) possono essere prescritti per escludere la presenza di altre patologie. L’utilizzo di alcuni questionari aiuta a definire quei parametri necessari per porre diagnosi di ansia o depressione, ma sarà la competenza del medico ed il suo colloquio con il paziente ad avere l’ultima parola. Ecco perché è sempre meglio avere anche un parere specialistico psichiatrico, parere che è poi molto utile per individuare la terapia migliore.</p>
<h3><strong>Ruolo dello stile di vita:</strong></h3>
<p>Sembrerà strano…. ma uno stile di vita corretto (non fumare, eseguire esercizio fisico, avere una alimentazione sana, non abusare di alcol, farmaci, ecc) è oggi considerato uno strumento fondamentale per favorire il benessere ed anche aiutare a gestire ansia e depressione. Ma come?   quando si è ansiosi e depressi è difficilissimo assumere uno stile di vita corretto!!!!! Anzi…..spesso ansia e depressione condizionano un cambio di stile di vita in senso opposto! Ripresa dell’abitudine al fumo (se si aveva smesso), assunzione di una vita sedentaria (o talvolta esagerare con l’esercizio fisico sino a farne troppo e quello sbagliato!), cercare gratificazione in alcuni cibi particolarmente palatabili, ricchi in grassi, carboidrati e sale. Tale peggioramento del comportamento spesso peggiora la sintomatologia che già caratterizza ansia e depressione. Stanchezza, disturbi gastroenterici, cardiopalmo, ecc, possono infatti essere causati/peggiorati dal fumo, dalla sedentarietà, da un’ alimentazione sbagliata. Questi comportamenti vengono definiti “usurai”: sembrano dare un beneficio ma in realtà presentano poi un “conto” molto alto, peggiorando i sintomi.</p>
<p>Ecco quindi che la terapia non farmacologica di ansia e depressione (specie se iniziata subito, al primo apparire della sintomatologia) prevede anche da un lato l’evitare comportamenti dannosi, dall’altro promuovere quelli virtuosi che, in realtà, aiutano a stare meglio. Questo beneficio è particolarmente presente in caso di esercizio fisico. L’esercizio, infatti è in grado di modulare quei meccanismi responsabili della patologia.  Inoltre vi è anche un beneficio psicologico-comportamentale. Infatti spesso per gestire le difficoltà della vita (problemi lavorativi, personali, ecc) è importante un cambio di comportamento (ad esempio imparare una nuova modalità lavorativa, imparare a gestire difficoltà relazionali, imparare a gestire malattie concomitanti, ecc), cambi di comportamento molto difficili da attuare! Riuscire a dimostrare a sé stessi che si è in grado di cambiare qualche cosa, teoricamente più semplice, come ad esempio l’abitudine a fare esercizio superando la stanchezza e la pigrizia, può rappresentare uno strumento motivazionale molto potente, in grado di dimostrare proprio la capacità di cambiare, quella capacità (risorsa psicologica) necessaria per gestire lo stress e le difficoltà che la vita pone.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Molestie e violenza sul luogo di lavoro: come intervenire</title>
		<link>https://www.assidim.it/molestie-e-violenza-sul-luogo-di-lavoro-come-intervenire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 08:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[luogodilavoro]]></category>
		<category><![CDATA[molestie]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono <strong>comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale</strong>, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. È importante sottolineare che le molestie non si limitano agli episodi di natura sessuale, ma possono riguardare altri aspetti legati alle differenze di genere o ad altre caratteristiche.</p>
<p><strong>CHE COSA SONO LE MOLESTIE E LA VIOLENZA SUL LAVORO</strong></p>
<p>Le molestie sul luogo di lavoro sono comportamenti attraverso i quali chi le commette <strong>esercita potere e controllo sulla vittima</strong>, facendola sentire debole e vulnerabile. Sebbene a volte l’autore possa non avere l’intenzione consapevole di ottenere questo risultato, il comportamento crea comunque un <strong>clima di intimidazione e disagio</strong>. Soprattutto in ambiente lavorativo, questi episodi trovano spesso terreno fertile nelle dinamiche di gerarchia, ma possono anche verificarsi tra colleghi/e tra persone dello stesso sesso. È importante <strong>non trascurare la violenza esterna</strong>, che si manifesta attraverso episodi di aggressività da parte di clienti, utenti o altre persone esterne all&#8217;azienda.</p>
<p><strong>COME RICONOSCERE LE MOLESTIE E LA VIOLENZA</strong></p>
<p>Le <strong>molestie e la violenza</strong>, per quanto possano manifestarsi in modo differente, condividono caratteristiche comuni, soprattutto se non sono episodi singoli:</p>
<ul>
<li>Comportamenti aggressivi e reiterati nel tempo</li>
<li>Percezione da parte della vittima di non poter difendersi</li>
<li>Aumento di intensità e frequenza</li>
<li>Finalità persecutorie e intimidatorie</li>
</ul>
<p>La violenza può includere intimidazioni, aggressioni fisiche e minacce, <strong>influenzando gravemente il clima lavorativo e il benessere psicologico</strong> non solo delle persone coinvolte, ma anche dell’intero team.</p>
<p><strong>L’IMPATTO PSICOLOGICO </strong></p>
<p>Le violenze e le molestie hanno un <strong>impatto negativo significativo sulla salute mentale</strong> dei collaboratori e delle collaboratrici, influenzando sia il loro rendimento che la loro soddisfazione lavorativa. Chi subisce queste violenze può sviluppare disturbi d’ansia, stress post-traumatico, depressione e altri problemi legati alla salute mentale.</p>
<p>Essere vittima di un atto aggressivo pone in una <strong>situazione di svantaggio</strong>, e ciò concorre a minare l’autostima e la fiducia della persona nelle proprie capacità di tutelarsi, generando paura, rabbia, tristezza, colpa, vergogna e isolamento, che possono portare le vittime a rinunciare a opportunità di carriera o a lasciare il posto di lavoro.</p>
<p><strong>COME INTERVENIRE E PREVENIRE QUESTE SITUAZIONI</strong></p>
<p><strong>Riconoscere una molestia o una forma di violenza</strong> può essere complesso, poiché spesso si presentano in modi sottili e ambigui che non rientrano in categorie facilmente identificabili. Per questo motivo, <strong>è fondamentale promuovere la consapevolezza e l’azione preventiva</strong>, così da ridurre l’incidenza di questi episodi e garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso.</p>
<p>Ecco alcune azioni che lavoratrici e lavoratori possono intraprendere:</p>
<ol>
<li><strong>Essere informati</strong>: conoscere le politiche aziendali e le procedure di segnalazione relative a molestie e violenza.</li>
<li><strong>Segnalare comportamenti inappropriati</strong>: se si è vittime o testimoni di molestie, è importante segnalare l’episodio il prima possibile, utilizzando i canali ufficiali messi a disposizione dall’azienda, come risorse umane o referenti per la sicurezza.</li>
<li><strong>Offrire supporto</strong>: come colleghi/e, è possibile offrire sostegno alle vittime, ascoltando senza giudicare e incoraggiandole a cercare aiuto.</li>
<li><strong>Intervenire con cautela</strong>: se si assiste a un episodio di molestia o violenza, intervenire in modo sicuro può fare la differenza.</li>
<li><strong>Partecipare a programmi di formazione</strong>: prendere parte a sessioni formative offerte dall&#8217;azienda per riconoscere comportamenti problematici e apprendere strategie di intervento e prevenzione.</li>
</ol>
<p>Promuovere un ambiente lavorativo inclusivo e sicuro è una responsabilità condivisa. La <strong>consapevolezza e l’impegno individuale</strong> possono contribuire a creare uno spazio in cui le persone si sentano tutelate e valorizzate, riducendo il rischio di molestie e violenza sul lavoro.</p>
<p><strong>Stimulus Italia</strong>, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro e partner di ASSIDIM, offre <strong>supporto psicologico ed emotivo</strong> alle persone vittime di molestie o violenza esterna.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca Boni</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</title>
		<link>https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 08:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6774</guid>

					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/">La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di un mese dalla<strong> Giornata Mondiale della Salute Mentale</strong>, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
<p><span></span><span>1. Quest’anno il tema della Giornata Mondiale della Salute Mentale è “Mental Health at Work”, quali potrebbero essere quindi, i primi passi che un’organizzazione può fare per creare un ambiente di lavoro sereno e inclusivo garantendo il benessere delle proprie Persone?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto il tema <strong>“Mental Health at Work”</strong> con l’intento di evidenziare quanto condizioni di lavoro dignitose siano fondamentali per la salute mentale delle persone. Emerge che ambienti di lavoro inadeguati &#8211; tra cui presenza di discriminazione e disuguaglianza, carichi di lavoro eccessivi, scarso controllo del lavoro e insicurezza del lavoro &#8211; rappresentano un rischio per la salute mentale.</em></span></p>
<p><em>Le organizzazioni attraverso una combinazione di politiche, azioni e cambiamenti a livello di cultura aziendale, possono concretamente sostenere il benessere psicologico dei propri collaboratori e collaboratrici.</em></p>
<p><em>Innanzitutto, è fondamentale stabilire un <strong>dialogo aperto sulla salute mentale</strong>, incoraggiando la comunicazione su queste tematiche senza pregiudizi. Piani di sensibilizzazione da rivolgere a tutta la popolazione, ma soprattutto formazioni rivolte a manager per riconoscere i segnali di disagio e per favorire un ambiente di ascolto attivo, sono azioni concrete che possono essere messe in campo. Un esempio potrebbe essere creare delle linee guida che enfatizzino l’importanza del benessere, inserendo la salute mentale tra le priorità aziendali.</em></p>
<p><em>Un altro passo importante è sviluppare <strong>politiche di flessibilità lavorativa</strong>. Offrire a collaboratori e collaboratrici la possibilità di gestire il proprio tempo in maniera più autonoma può ridurre lo stress legato all&#8217;equilibrio tra vita privata e lavoro. Inoltre, il sostegno a programmi di supporto psicologico e sociale, come quello offerto da Stimulus Italia, consente di mettere al centro il benessere delle persone, dando loro accesso a supporti tempestivi e su misura.</em></p>
<p><em>Infine, creare un <strong>ambiente inclusivo significa anche promuovere la diversità e l’equità</strong>, poiché un ambiente rispettoso delle differenze favorisce il benessere generale, riducendo le barriere comunicative e i pregiudizi.</em></p>
<p><span></span><span>2. Oggi il tema della Salute Mentale è ancora uno stigma per molti lavoratori e molte lavoratrici, quali strategie può adottare un’azienda per ridurre questo stigma favorendo una cultura di apertura e un ambiente lavorativo che sostenga e supporti le persone che ne fanno parte?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>Lo stigma legato alla salute mentale ancora presente in molti ambienti di lavoro rende difficoltoso per i lavoratori e lavoratrici chiedere aiuto. Tuttavia, esistono diverse strategie che un&#8217;azienda può adottare per ridurre questo stigma e favorire una cultura di apertura.</em></span></p>
<p><em>Un passo essenziale è <strong>investire in campagne di sensibilizzazione</strong>. Le aziende possono organizzare eventi o workshop che trattano la salute mentale come una componente normale del benessere complessivo, trasmettendo il messaggio che richiedere supporto fa parte della quotidianità e della vita delle persone. La formazione su questi temi può anche aiutare a diffondere una maggiore comprensione e ridurre i pregiudizi.</em></p>
<p><em>Un&#8217;altra strategia efficace è l’introduzione di politiche di salute mentale che garantiscano riservatezza e accessibilità. Le persone hanno il <strong>diritto di sentirsi sicure nel chiedere supporto senza timore di ripercussioni professionali</strong>. È utile creare canali anonimi per richiedere consulenze psicologiche o per partecipare a programmi di supporto come quelli di Stimulus Italia.</em></p>
<p><em>Infine, <strong>promuovere una leadership empatica e inclusiva</strong> è cruciale. I manager dovrebbero essere formati per gestire e supportare le problematiche di salute mentale all’interno dei loro team, dimostrando empatia e apertura nei confronti di chi può trovarsi in difficoltà.</em></p>
<p><span>3. Stimulus Italia offre un servizio di supporto psicologico che permette di rispondere a tutti i tipi di bisogni delle persone, da quelli più specifici, per i quali può essere sufficiente una sola consulenza, a quelli più profondi che richiedono un percorso più strutturato. Quali sono le sfide che più di frequente le persone riportano durante i colloqui?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Nell’ambito del supporto psicologico offerto da Stimulus Italia, le persone riportano una serie di difficoltà personali e professionali. Tra le tematiche più frequenti legate alla vita personale, <strong>il malessere individuale</strong> occupa un posto di rilievo. Si tratta di quella sensazione di disagio interiore che può manifestarsi in forme diverse, come ansia o stress. Molti riferiscono una crescente difficoltà nel riconoscere e gestire i segnali di questo disagio, spesso legato alla vita frenetica o all’incapacità di trovare un equilibrio tra le diverse sfere della vita.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Le <strong>difficoltà di coppia e familiari</strong> rappresentano un altro tema centrale. Le persone spesso segnalano tensioni nei rapporti con il partner o sfide nella gestione della genitorialità, che possono generare frustrazione e aumentare lo stress emotivo. Queste dinamiche personali, se non affrontate, tendono a riflettersi anche nella sfera professionale, influenzando negativamente la produttività e il benessere lavorativo.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Dal punto di vista professionale, invece, emergono spesso il <strong>sovraccarico di lavoro, le difficili relazioni con i superiori e i colleghi, e problematiche legate ad uno scarso benessere organizzativo</strong>. Le persone segnalano un’eccessiva pressione legata alla quantità di lavoro e alle aspettative professionali, che si traduce in sintomi di stress eccessivo. Inoltre, la mancanza di comunicazione efficace con i superiori può generare malessere, peggiorando il clima lavorativo e riducendo la motivazione.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Valentina Marchionno<br />
Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/">La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Benessere psicologico: un obiettivo per tutti i datori di lavoro</title>
		<link>https://www.assidim.it/benessere-psicologico-un-obiettivo-per-tutti-i-datori-di-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 09:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[mentalhealth]]></category>
		<category><![CDATA[post-covid]]></category>
		<category><![CDATA[salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[sanità integrativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 80 anni dalla celebre pubblicazione del Rapporto Beveridge, che segnò l’avvio di un percorso virtuoso culminato con la nascita del moderno Welfare State e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nel Regno Unito prima (1948) e negli altri paesi europei poi (in Italia ci si arrivò nel 1978), il fondamento universalistico di quel prezioso modello sembra pericolosamente scricchiolare.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il McKinsey Mental Health Institute (MHI) ha effettuato un sondaggio <strong>(1)</strong> in 15 paesi del mondo da cui emerge ancora &#8211; se ce ne fosse bisogno &#8211; come il Benessere Psicologico sia un Fattore Critico (di Successo) per le aziende e soprattutto per i giovani lavoratori. Ne riportiamo una sintesi con alcune nostre considerazioni. La pubblicazione è del 10 ottobre 2022.</p>
<p>Garantire la Mental-Health (Benessere Psicologico) è ormai una priorità che condizionerà sempre di più le potenzialità di crescita e sviluppo delle aziende. L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha addirittura esortato a rendere &#8220;la salute mentale e il benessere per tutti una priorità globale&#8221;.</p>
<p><strong>In Italia il baricentro del sistema economico produttivo è garantito dalle PMI che ne rappresentano oltre il 97%. E’ quindi essenziale che la sensibilità su questo argomento, già diffusa nelle grandi aziende, cresca fra gli imprenditori e si diffonda in modo più capillare in questo segmento, architrave del nostro PIL.</strong></p>
<p>Il triennio 2020-2022 ha fatto esplodere un carico di tensioni e paure a cui da decenni non si assisteva: pandemia covid, lockdown, stravolgimento delle modalità di lavoro, nuove precarietà economiche, obsolescenza di alcune competenze e crescita di domanda di nuove abilità. Un <strong>“<em>new normal</em>”</strong> a cui si è aggiunto lo shock della guerra in Ucraina con le sue drammatiche ripercussioni globali. <strong>Lavoratori e le lavoratrici hanno subito in pieno questa onda d’urto emotivamente pesantissima.</strong></p>
<p>Stabilità emotiva, stress, burnout, continuità della prestazione, <em>“quiet-quitting”, “great resignation” </em><strong>(2)</strong> sono elementi e termini che prepotentemente sono balzati all’ordine del giorno e sui quali tutti gli imprenditori hanno capito che devono confrontarsi. Tutti, anche i nostri “imprenditori a conduzione familiare”, i titolari e i fondatori delle nostre PMI. E infatti anche nelle PMI, sempre di più, il termine “<em>employer-branding</em>” è diventato comune e viene inserito ricorrentemente fra i temi da gestire e come elemento a cui dare giusta priorità per la “business-continuity”.</p>
<p><strong>Le nostre PMI</strong>: da un lato, <strong>perdono figure professionali</strong> esperte (perché cercano altrove più “attenzioni” e “cura” in termini di <strong>qualità complessiva di vita aziendale e di bilanciamento lavoro-privato</strong>), dall’altro <strong>non trovano</strong> e non attraggono giovani motivati e preparati, con le competenze che servono per stare sul mercato, interessati a sceglierle come sbocco professionale interessante e di prospettiva. <strong>E non basta la leva salariale per essere attrattivi</strong>. <strong>Ormai le persone cercano un approdo professionale che appaghi anche il benessere e la serenità complessiva della loro vita, al di là dello stipendio.</strong> Cercano sempre di più formule di “Total Rewarding” che includano componenti di welfare avanzato. I datori di lavoro svolgono quindi un ruolo fondamentale in questo grandissimo cambiamento di scenario. E lo possono fare con l’adozione di forme di welfare adeguato che comprenda anche strumenti e soluzioni per garantire il sempre più ricercato Benessere Psicologico che è il fattore la cui domanda cresce maggiormente fra i lavoratori.</p>
<p>Lo studio del McKinsey Health Institute ci propone un quadro molto articolato sui soggetti più colpiti dal disagio psicologico e come sia possibile migliorare la salute mentale e il benessere dei dipendenti su larga scala, “<em>ripensando il posto di lavoro</em>” e leggendolo attraverso una lente che consenta una più attuale comprensione del concetto di “salute”.</p>
<h2><strong>SODDISFAZIONE E IMPEGNO SONO STRETTAMENTE CORRELATI A INCLUSIONE, WORK BALANCE E ASSENZA DI STEREOTIPI CULTURALI.</strong></h2>
<p>La ricerca indica che i risultati positivi che si vogliono raggiungere, come <strong>la soddisfazione sul lavoro</strong> e <strong>l&#8217;impegno lavorativo</strong>, sono correlati con il <strong>sentirsi inclusi</strong> <strong>e supportati</strong> (dall’azienda), con un <strong>miglior bilanciamento del carico di lavoro</strong> e degli <strong>equilibri di vita</strong>, con l’abbandono degli stereotipi tradizionali con cui si misura la vita professionale (<em>per esempio:  produttività <strong>=</strong> stare tante ore in ufficio </em>I<em> donne <strong>=</strong> meno prospettive e spazi di carriera perché condizionate dai figli  </em>I <em> etc.…</em>)</p>
<h2><strong>MENTAL HEALTH: UN CONTINUUM, NON UNA SITUAZIONE PUNTUALE</strong></h2>
<p>Come anticipato il <strong>sondaggio MHI </strong>è stato condotto su scala mondiale <strong>(1)</strong> su 15.000 dipendenti, la maggior parte dei quali ha sperimentato problemi di salute mentale e benessere. Questo perché la salute mentale non è una condizione “puntuale”, ma esiste e si sviluppa lungo tutto l’arco della vita lavorativa, attraverso un “continuum”.  Ecco perché la maggior parte dei dipendenti intervistati risulta aver sperimentato alcuni sintomi di scarso benessere psicologico ad un certo punto della vita professionale.</p>
<p>Secondo il sondaggio, infatti sono <strong>il 60% i dipendenti che hanno denunciato disagi con impatto sulla loro salute mentale </strong>(percentuale importante ma che è ritenuta coerente se confrontata con altre ricerche globali svolte dall’Istituto), ovvero: la stragrande maggioranza dei dipendenti è direttamente o indirettamente influenzata dalle sfide legate alla salute mentale.</p>
<p><strong>Le aziende, gli imprenditori, hanno un ruolo da svolgere essenziale: le implicazioni della “non azione” in risposta a questa criticità sono enormi. </strong>Chi è toccato da un problema di equilibrio psicologico che impatta sul suo benessere mentale non può essere semplicemente escluso o isolato, perché costituisce <strong><em>la</em> </strong>forza lavoro su cui si poggiano le performance aziendali.</p>
<h2><strong>NESSUNO È IMMUNE</strong></h2>
<p>Nessuna fascia demografica sembra immune alle sfide per la salute mentale, indipendentemente dal paese, settore, fascia d&#8217;età, ruolo o genere. <strong>I più colpiti, in Europa, sono proprio i più giovani</strong>, la cosiddetta <strong>Generazione Z, cioè i nati fra il 1997 e il 2012</strong> <strong>(1)</strong></p>
<h2><strong>RISCHIO BURNOUT E DIMISSIONI </strong></h2>
<p>Quasi <strong>tre su cinque</strong> dipendenti dichiarano problemi e disagi attinenti al benessere psicologico. Questi sono coloro che hanno più probabilità di agire “comportamenti tossici” <strong>(3)</strong> per la vita dell’azienda, sono a rischio “burnout” e sono propensi ad abbandonare la loro azienda ben <strong>quattro volte di più</strong> di coloro che “stanno bene”.</p>
<p><strong>Il monitoraggio del clima aziendale è importante</strong>, sottolinea lo studio, per scoprire e “stanare” quei dipendenti che non sono a loro agio ma che si vergognano di dichiararlo. <strong>Anche questo tema, l’attenzione al “clima aziendale”, è una nuova variabile da mettere sulla bilancia, soprattutto nelle PMI.</strong></p>
<h2><strong>BENE I PROGRAMMI A SUPPORTO DEL BENESSERE, PURCHE’ SOSTENIBILI E PERSONALIZZATI</strong></h2>
<p>Molte organizzazioni hanno risposto alla sfida della salute mentale introducendo forme di welfare di supporto, dedicando investimenti per programmi per la salute mentale e il benessere dei dipendenti. <strong>Ma questi programmi devono poter essere accessibili e sostenibili economicamente anche da parte delle PMI.</strong> Il rapporto MHI sottolinea che non basta dedicare risorse economiche a sostegno del Benessere Organizzativo ma che <strong>i programmi welfare devono essere personalizzati</strong> in relazione agli specifici contesti lavorativi e ruoli di lavoro.</p>
<p><strong><em>L’esigenza di un approccio personalizzato è emersa anche dalla “Survey Life Style” </em></strong><strong>(4)</strong><strong><em> effettuata da ASSIDIM nel 2020 su un campione di 1400 soggetti che evidenziava la necessità di interventi non standard come condizione per la loro efficacia.</em></strong></p>
<p>Il sondaggio MHI continua: la riduzione dei fattori che generano “comportamenti tossici”, più inclusività e condizioni di lavoro più sostenibile, sono gli indicatori più predittivi di una situazione che predispone condizioni di benessere psicologico diffuso. I datori di lavoro hanno quindi l&#8217;opportunità di aiutare concretamente i <a href="https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/heat-waves-the-war-in-ukraine-and-stigma-gen-zs-perspectives-on-mental-health">lavoratori</a> alle prese con le fide di salute mentale e benessere e <a href="https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/addressing-employee-burnout-are-you-solving-the-right-problem">creare ambienti più sani per i dipendenti</a> con ricadute positive su produttività, reputazione ed attrattività.</p>
<h2><strong>RACCOMANDAZIONI PER I DATORI DI LAVORO</strong></h2>
<p>Il MHI raccomanda ai datori di lavoro di porre la <strong>Mental Health come priorità strategica</strong>, di <strong>affrontare con decisione l’insorgenza di comportamenti tossici, di curare la creazione di ambienti di lavoro inclusivi e di promuovere condizioni di lavoro sostenibili e ambienti che non siano condizionati da pregiudizi culturali obsoleti. </strong></p>
<p>Spendere “bene” i budget destinati al welfare, adottando programmi effettivamente rispondenti alle esigenze specifiche di ciascuna realtà, con analisi preventive finalizzate a scegliere soluzioni mirate e non generiche.  <strong>Le aziende che sapranno cogliere e valorizzare tutti i benefici derivanti dal miglioramento della salute dei dipendenti sono quelle che maggiormente saranno più competitive nei nuovi scenari che il futuro ci propone.</strong></p>
<p><strong>ASSIDIM</strong> <strong>punta a diffondere in tutte le imprese una maggiore sensibilità sull’importanza dei due pilastri del Vero Welfare: Salute e Protezione. Elementi che garantiscono un vero sviluppo nel tempo e che sono i presupposti di un concreto Benessere Organizzativo. In tutti i programmi di assistenza sanitaria ASSIDIM sono inclusi come standard molti specifici servizi di Supporto Psicologico e Ascolto Attivo, garantiti da partner di eccellenza, finalizzati a sostenere il Benessere e la Qualità della Vita dei collaboratori e delle loro famiglie, per le aziende di ogni dimensione e a condizioni economicamente sostenibili.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>A cura di Antonio Corrias<br />
</em></strong><strong><em>Marketing Sviluppo e Comunicazione<br />
</em></strong><strong><em>ASSIDIM</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><strong>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E FONTI</strong></p>
<ul>
<li>ESTRATTO DELL’ARTICOLO PUBBLICATO IL 10 OTTOBRE 2022 DA <strong>Elizabeth Newman</strong> sul sito del <strong>McKinsey Health Institute – MHI</strong></li>
<li><a href="https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/present-company-included-prioritizing-mental-health-and-well-being-for-all"><strong>https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/present-company-included-prioritizing-mental-health-and-well-being-for-all</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p><strong>DATI QUANTITATIVI DEL SONDAGGIO/RICERCA WORLDWIDE MHI</strong></p>
<ul>
<li><strong>SOGGETTI COINVOLTI:</strong> +15.000</li>
<li><strong>PAESI:</strong> India / Egitto / Brasile /Sud Africa /Argentina /Messico /Turchia/ Cina / Australia /USA / UK /Francia /Svizzera/ Germania /Giappone</li>
<li><strong>SETTORI:</strong> Tech Media e TLC, Travel &amp; Transport, Infrastrutture, Asset Mgmt e Assicurazioni, Energy, Health-Care Services, Consumer &amp; Retail, Professional Services, Public Sector/PA, Industria Avanzata</li>
<li><strong>CLUSTER ANAGRAFICI</strong> (età): 18-20 I 21-24 I 25-29 I 30-34 I 35-39 I 40-44 I 45-49 I 50-54 I 55-59 I 60+</li>
<li><strong>RUOLO in AZIENDA</strong>: Manager / Executive / Non Manager</li>
<li><strong>GENDER</strong>: 51% <strong>f</strong> i 49% <strong>m</strong> (<em>circa</em>)</li>
</ul>
<hr />
<p><strong>PER CHI DESIDERA APPROFONDIRE</strong></p>
<ul>
<li><span> </span><a href="https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/addressing-employee-burnout-are-you-solving-the-right-problem"><strong>Addressing employee burnout: Are you solving the right problem? | McKinsey</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p><strong>(2) </strong><strong>“QUIET-QUITTING” </strong>Consiste nel lavorare nei tempi e nei modi indicati dal contratto, senza fare straordinari o assumersi responsabilità straordinarie, e nel periodo post-pandemia questo fenomeno, non nuovo, è sempre più visibile I <strong>“GREAT RESIGNATION” </strong>è una <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Economic_trend">tendenza economica</a> in corso in cui i dipendenti si sono volontariamente <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Resignation">dimessi</a> dal lavoro <em>in massa,</em> a partire dall&#8217;inizio del 2021 nel scia della <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/COVID-19_pandemic">pandemia di COVID-19</a></p>
<hr />
<p><strong>(3)</strong> <strong>COMPORTAMENTI TOSSICI PREDITTIVI DEL BURNOUT</strong>: demotivazione, distacco emotivo, apatia o cinismo, difficoltà di concentrazione, irritabilità e nervosismo, ansia e preoccupazione costante, delusione e disinteresse verso il proprio lavoro</p>
<hr />
<p><strong>(4) </strong><strong>LA SURVEY ASSIDIM: https://www.assidim.it/indagine-assidim-sugli-stili-di-vita-pubblicati-i-risultati-su-rivista-scientifica/</strong></p>
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		<title>Salute mentale e benessere delle persone</title>
		<link>https://www.assidim.it/salute-mentale-e-benessere-delle-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 08:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le stime del Dipartimento di Salute Mentale pubblicate sul Sole 24 Ore di martedì 20 aprile, il dilagare del Coronavirus si porterà dietro un milione di nuovi casi di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le stime del Dipartimento di Salute Mentale pubblicate sul Sole 24 Ore di martedì 20 aprile, il dilagare del Coronavirus si porterà dietro un milione di nuovi casi di disagio mentale.</p>
<p>Il problema è che il <strong>Servizio Sanitario Nazionale (SSN)</strong> non sembra essere in grado di dare una risposta immediata.</p>
<p>La salute mentale, infatti, riceve solo il 3,6 % delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale ma per far fronte alla spesa attuale ed emergente la percentuale dovrebbe arrivare al 6%, il che significa circa 7 miliardi di euro.</p>
<p>Le aziende che hanno a cuore la salute delle proprie persone possono svolgere un ruolo importante mettendo il benessere psicologico ed emotivo al centro delle loro strategie di benessere.</p>
<p>Secondo la società di consulenza internazionale <strong>Mercer Marsh Benefits</strong>*, le aziende che implementano efficaci strategie in tema di salute e benessere delle persone sono in grado di generare un importante vantaggio competitivo.</p>
<p>Al fine di introdurre un’efficace strategia in ambito di benessere emotivo e psicologico è importante considerare diversi aspetti chiave.</p>
<p>In primo luogo, è fondamentale comprendere i bisogni dei lavoratori e dei loro familiari: analizzare i dati disponibili in azienda, gli andamenti dei piani di assistenza sanitaria integrativa e condurre delle survey mirate permette di comprendere gli aspetti critici e definire delle prime ipotesi di programmi e le risorse da mobilitare.</p>
<p>È poi necessario implementare soluzioni in grado di generare valore per le persone che vadano oltre i tradizionali servizi degli <strong><em>Employee Assistance Programs</em></strong> (EAP), basati esclusivamente sul supporto telefonico, e rafforzare le forme di assistenza sanitaria integrativa che spesso non forniscono adeguate prestazioni nell’area della prevenzione e della cura dei disturbi mentali.</p>
<p>Programmi di formazione, comunicazione e counseling devono essere accompagnati da iniziative di supporto psicologico che utilizzino strumenti innovativi quali la telemedicina e le tecnologie digitali sia nell’ambito della prevenzione sia nella cura e monitoraggio.</p>
<p>L’impatto conseguente alla sperimentazione di questi programmi ha portato, nei primi due anni, a una riduzione di oltre un decimo di casi e costi legati al disturbo mentale, oltre che a un generale miglioramento dell’<em>outcome</em> del paziente (60%).</p>
<p>Tutto questo senza evidentemente trascurare le altre dimensioni del benessere, ovvero quello fisico, economico e sociale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di </em><strong><em>Marcello Marchese</em></strong></p>
<p>* <em>Turning health risk into value: Are you supporting mental well-being?,</em> 2021</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/salute-mentale-e-benessere-delle-persone/">Salute mentale e benessere delle persone</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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