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	<title>sanità pubblica Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Feb 2025 09:10:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>sanità pubblica Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Quiet Quitting, Dimissioni Record e Vero Welfare: La Sfida delle Aziende Italiane nel 2024</title>
		<link>https://www.assidim.it/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 09:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[sanità privata]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno del “quiet quitting” sta silenziosamente riducendo la produttività e l’innovazione nelle aziende italiane. Non agire significa lasciare che questo "micidiale parassita" comprometta la competitività, portando a un lento declino delle potenzialità aziendali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024/">Quiet Quitting, Dimissioni Record e Vero Welfare: La Sfida delle Aziende Italiane nel 2024</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un Quadro Preoccupante: I Dati di Gallup e CGIL Milano</h3>
<p>Secondo il report “<strong>State of the Global Workplace 2024” di Gallup</strong>, il 25% dei lavoratori italiani è “attivamente disimpegnato” (quiet quitting), contro il 16% della media europea.</p>
<p>Inoltre, solo il 41% afferma di “stare bene” (vs. 47% europeo) e il 46% dichiara di sentirsi stressato (vs. 37% europeo).</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-7917 size-full" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch1.jpg" alt="" width="412" height="252" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch1.jpg 412w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch1-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></p>
<p>Dati pesanti anche dalla recente ricerca commissionata dalla <strong>CGIL Milano</strong> a <strong>Sviluppo Lavoro Italia</strong>, che evidenzia come, tra il 2023 e il 2024 a Milano e provincia:</p>
<ul>
<li>872 persone hanno lasciato un lavoro a tempo indeterminato.</li>
<li>Quasi la metà (47,3%) dei dimissionari ha meno di 34 anni.</li>
<li>Il 70% dei dimissionari ha meno di 44 anni.</li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-7915 size-full" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch2.jpg" alt="" width="327" height="241" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch2.jpg 327w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch2-300x221.jpg 300w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /></p>
<p>Milano è solo 73ª su 107 province italiane per soddisfazione lavorativa.</p>
<p><strong>Cause dell’Insoddisfazione </strong>(Fonte: Cgil Milano, Sviluppo Lavoro Italia)</p>
<ul>
<li>Stipendi inadeguati: soddisfano solo il 38,9% dei lavoratori.</li>
<li>Opportunità di carriera: soddisfano appena il 30,8%.</li>
<li>Soddisfazione per la stabilità contrattuale: 66%.</li>
<li>Soddisfazione sul tempo di spostamento casa-lavoro: 60,7%.</li>
</ul>
<p><strong>Focus Generazionale: Francesca Coin </strong>(Fonte: Le grandi dimissioni, Einaudi 2023) conferma il quadro critico della <strong>Y Generation</strong>, i cosiddetti <strong>Millennial</strong>.</p>
<ul>
<li>Il 47,3% dei dimissionari ha meno di 34 anni.</li>
<li>Solo il 30% degli under 34 trova nei contratti stabili una garanzia a lungo termine.</li>
<li>I giovani, spesso sottopagati e con contratti precari, abbandonano il lavoro più rapidamente.</li>
</ul>
<h3>Vero Welfare: La Risposta per contrastare il Disimpegno</h3>
<p>È da sottolineare che sia secondo Gallup che CGIL, il solo aumento degli stipendi non basta, <strong>servono misure di welfare integrato </strong>per contrastare il fenomeno:</p>
<ul>
<li><strong>Flexible benefit</strong> e conversione dei premi in servizi di welfare (CGIL: incentiva il 62% dei lavoratori a restare).</li>
<li><strong>Piani sanitari integrativi</strong>: riducono il carico economico per il 58% delle famiglie (fonte: Welfare Index PMI 2024).</li>
<li><strong>Telemedicina e servizi digitali</strong>: aumentano la soddisfazione lavorativa del 54% (fonte: UniSalute Survey 2024).</li>
<li><strong>Riduzione dell’orario di lavoro</strong> (es. 35 ore): testata con successo dal 64% delle aziende intervistate da Gallup.</li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-7913 size-full" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch3.jpg" alt="" width="421" height="257" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch3.jpg 421w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/02/quiet-quitting-dimissioni-record-e-vero-welfare-la-sfida-delle-aziende-italiane-nel-2024-ch3-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></p>
<h3>Ancora una volta, i dati confermano la potenza del vero welfare: piani salute e protezione.</h3>
<p>Gli studi di Gallup, Sviluppo Lavoro per CGIL e Francesca Coin rafforzano l’importanza di adottare un welfare focalizzato su salute e protezione per rispondere ai bisogni fondamentali dei lavoratori: non solo uno stipendio, ma vivere il lavoro in un luogo che offra sicurezza, dove sentirsi protetti e valorizzati, un luogo dove poter fare affidamento su una “sponda” solida, che “si faccia carico” delle persone che la vivono quotidianamente (employer branding).</p>
<p>Implementare un programma di welfare integrato crea un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo, in cui i dipendenti si sentono protetti e valorizzati. Questa strategia risponde alle aspettative dei lavoratori e si dimostra efficace per ridurre il turnover e affrontare la crisi di engagement.</p>
<p>Anche <strong>Mercer </strong>evidenzia l&#8217;importanza del benessere per la retention. Un&#8217;analisi del <strong>National Survey of Employer-Sponsored Health Plans</strong> mostra che le aziende con una cultura della salute attiva registrano un tasso di turnover inferiore di undici punti percentuali rispetto a quelle con meno pratiche di benessere.</p>
<p>Mercer sottolinea inoltre l&#8217;importanza di pacchetti di benefit aziendali adeguati, soprattutto in contesti post-pandemici e di crisi economica. Un approccio proattivo nella gestione del benessere contribuisce significativamente alla riduzione del turnover e al miglioramento dell&#8217;engagement.</p>
<p>In conclusione, implementare programmi di welfare incentrati su salute e protezione non solo soddisfa le esigenze dei lavoratori, ma si afferma come una strategia cruciale per costruire un ambiente sicuro e motivante, riducendo il turnover e affrontando con efficacia la crisi di engagement.</p>
<h3>La Proposta di Assidim per le PMI</h3>
<p>Le Piccole e Medie Imprese, protagoniste e principali artefici del PIL italiano, dispongono di risorse e strutture limitate per introdurre interventi di welfare efficaci.</p>
<p>Assidim, che si propone come loro partner strategico, mette a disposizione soluzioni di Welfare Integrato che deve includere in primo luogo programmi sostenibili di assistenza sanitaria integrativa e impatti su sicurezza, protezione e benessere dei dipendenti, includendo</p>
<ul>
<li><strong>Consulenza specialistica</strong>, per individuare la soluzione più adatta alle specifiche esigenze di ogni azienda.</li>
<li><strong>Piani sanitari personalizzati</strong>, pensati anche per i nuclei familiari.</li>
<li><strong>Servizi digitali e telemedicina</strong>, per garantire assistenza continua e flessibilità.</li>
</ul>
<p>Queste misure non solo contribuiscono a migliorare la salute psicofisica dei collaboratori, ma creano anche un senso di fiducia e protezione che si traduce in maggiore fidelizzazione.</p>
<p>Il benessere a lungo termine dei lavoratori (e di conseguenza delle imprese) è fondamentale per costruire un futuro sostenibile e prospero.</p>
<p>In un periodo di grande incertezza e trasformazioni globali, le aziende che sapranno offrire stabilità, coinvolgimento e piani di sviluppo chiari ai propri dipendenti saranno quelle destinate a distinguersi sul mercato.</p>
<p>Investire oggi nell’engagement del personale significa costruire una cultura aziendale più solida, attrattiva e competitiva per il futuro.</p>
<p>Sfruttare formule di welfare integrato, abbinandole a strategie innovative di engagement, è la chiave per trasformare l’impresa in un luogo di crescita, fiducia e professionalità, tanto per il capitale umano quanto per la comunità in cui l’azienda opera.</p>
<p>Perché un ambiente di lavoro in cui i dipendenti si sentono protetti e valorizzati è la condizione imprescindibile per far fiorire anche il business.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di </em><em>Antonio Corrias<br />
</em><em>ASSIDIM<br />
</em><em>Sviluppo Associativo, Marketing, Comunicazione</em></p>
<h3>FONTI 📚</h3>
<ul>
<li>State of the Global Workplace 2024 – Gallup</li>
</ul>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="1ScerLZPay"><p><a href="https://iipo.it/ricerche/gallup-state-of-the-global-workplace-report-2024/">Gallup State of the Global Workplace &#8211; Report 2024</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Gallup State of the Global Workplace &#8211; Report 2024&#8221; &#8212; IIPO" src="https://iipo.it/ricerche/gallup-state-of-the-global-workplace-report-2024/embed/#?secret=BU1yWw9PBD#?secret=1ScerLZPay" data-secret="1ScerLZPay" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<ul>
<li>Sviluppo Lavoro Italia – Dossier Cgil Milano (2024)</li>
<li>Le grandi dimissioni – Francesca Coin (Einaudi, 2023)</li>
<li>Welfare Index PMI 2024 – Generali</li>
<li>UniSalute Survey 2024 – UniSalute</li>
<li>National Survey of Employer-Sponsored Health Plans – Mercer &#8211; 39ª edizione 2024.</li>
</ul>
<h3>NOTE</h3>
<h4>Identikit di Gallup</h4>
<p>Gallup è una società di consulenza e ricerca statunitense, fondata nel 1935 da George Gallup. Originariamente nota per le sue famose indagini demoscopiche (i cosiddetti “Gallup Poll”), nel corso degli anni ha ampliato il proprio raggio d’azione fino a diventare un punto di riferimento globale nel campo dell’analisi dei dati, delle ricerche di mercato e dell’elaborazione di strategie per la gestione delle risorse umane.</p>
<p>Storicamente, Gallup è celebre per i sondaggi politico-elettorali, ma oggi sviluppa indagini anche in ambito sociale, economico e culturale.</p>
<p><strong>“State of the Global Workplace”:</strong> È il report annuale che analizza le tendenze globali relative alla motivazione, al benessere e alla produttività dei lavoratori.</p>
<p>Gallup si distingue per l’uso di metodologie statistiche rigorose, basate su campioni rappresentativi e indicatori psicometrici consolidati. Le sue analisi vengono spesso citate da governi, media internazionali, istituzioni accademiche e grandi aziende, che vi ricorrono per orientare scelte strategiche e politiche organizzative.</p>
<p><strong>Piccole e Medie Imprese (PMI) In Italia</strong>: rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico nazionale. Secondo i dati del Censimento permanente delle imprese 2023 dell&#8217;ISTAT, su un totale di circa 1.021.618 imprese con almeno 3 addetti, le PMI sono così distribuite:</p>
<ul>
<li>Microimprese (3-9 addetti): costituiscono il 78,9% del totale delle imprese, impiegando il 28,1% degli addetti.</li>
<li>Piccole imprese (10-49 addetti): rappresentano il 18,5% delle imprese, con una quota occupazionale del 25,7%.</li>
<li>Medie imprese (50-249 addetti): costituiscono il 2,2% del totale, impiegando il 16,9% degli addetti.</li>
<li>Grandi imprese (250 e più addetti): rappresentano lo 0,4% delle imprese, con una quota occupazionale del 29,3%.</li>
</ul>
<p>In termini di fatturato, le PMI italiane generano una parte significativa del totale nazionale. Secondo un&#8217;analisi di Prometeia del 2017, le PMI in Italia contribuivano con un fatturato complessivo di circa 2.000 miliardi di euro, rappresentando il 68% del fatturato totale delle imprese italiane.</p>
<p><strong>Francesca Coin</strong> è una sociologa specializzata in lavoro e disuguaglianze sociali. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia presso la Georgia State University negli Stati Uniti. Fino a settembre 2022, è stata professoressa associata nel Dipartimento di Sociologia dell&#8217;Università di Lancaster, nel Regno Unito. Attualmente, insegna presso il Centro di Competenze Lavoro Welfare Società del Dipartimento di Economia Aziendale Sanità e Sociale (DEASS) della SUPSI, in Svizzera. È autrice del libro &#8220;Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita&#8221; (2023), pubblicato da Einaudi. Inoltre, scrive per &#8220;Internazionale&#8221; e &#8220;L&#8217;Essenziale&#8221;. Nel contesto del 7° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, Francesca Coin ha partecipato come relatrice, discutendo temi legati al welfare aziendale e ai nuovi valori del lavoro.</p>
<p><strong>Il National Survey of Employer-Sponsored Health Plans</strong> è un&#8217;indagine annuale condotta da Mercer, giunta alla sua 39ª edizione nel 2024. Questa ricerca rappresenta una delle più ampie nel suo genere, raccogliendo dati da oltre 2.000 datori di lavoro negli Stati Uniti con almeno 50 dipendenti. L&#8217;obiettivo principale dell&#8217;indagine è fornire tendenze e dati di riferimento sui costi e sulla struttura dei piani sanitari offerti dalle aziende ai propri dipendenti. I risultati del 2024 hanno evidenziato che nonostante l&#8217;incremento dei costi, molte aziende hanno ampliato i benefici offerti, includendo persino coperture per farmaci per la perdita di peso e trattamenti per la fertilità.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra aspettative irrealistiche e scenari di cambiamento: scoperchiato il vaso di Pandora sulla sanità italiana</title>
		<link>https://www.assidim.it/tra-aspettative-irrealistiche-e-scenari-di-cambiamento-scoperchiato-il-vaso-di-pandora-sulla-sanita-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 08:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[liste di attesa]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto OASI 2024]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanità privata]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[spesa sanitaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è lo stato dell’arte e quali sono le prospettive per la sanità italiana? Quali proposte di miglioramenti possibili in un contesto di risorse caratterizzate da una disponibilità limitata?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/tra-aspettative-irrealistiche-e-scenari-di-cambiamento-scoperchiato-il-vaso-di-pandora-sulla-sanita-italiana/">Tra aspettative irrealistiche e scenari di cambiamento: scoperchiato il vaso di Pandora sulla sanità italiana</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha dato prova di grande resilienza negli anni ma, per preservare l’universalismo, l’equità e la solidarietà, colonne portanti della legge 833 del ’78, dovrà affrontare nuove sfide che, tuttavia, chiamano tutti all’impegno.</p>
<p>A partire da noi cittadini, come sottolineato da Rosanna Tarricone – ex direttrice Cergas SDA Bocconi – che, nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 26 gennaio, ci ricorda che il diritto di tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, sia anche un dovere e una responsabilità collettiva; infatti, la più grande conquista di welfare del secolo &#8211; la sanità pubblica &#8211; è un privilegio garantitoci dai politici dell’immediato dopoguerra, i quali non andavano d’accordo sul nulla tranne che sul fatto di dover andare d’accordo.</p>
<p>Ciò detto, qual è lo stato dell’arte e quali sono le prospettive per la sanità italiana?</p>
<p>Quali proposte di miglioramenti possibili in un contesto di risorse caratterizzate da una disponibilità limitata?</p>
<p>Attingendo principalmente dai contenuti del Rapporto OASI 2024, a cura dell’Osservatorio Cergas SDA Bocconi, proviamo a sintetizzare i macro-trend e le evidenze più significative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Trend demografici ed epidemiologici</h4>
<p>L’Italia è un paese che, inesorabilmente, invecchia, con le persone sopra i 65 anni che, in base ai più recenti dati ISTAT, superano i 14 milioni; di questi, ben 4 milioni sono non autosufficienti.</p>
<p>La natalità continua la sua discesa e la mortalità cala: 6 neonati e 11 decessi per 1.000 abitanti.</p>
<p>Uno scenario in chiaroscuro poiché, se da una parte l’aspettativa di vita alla nascita cresce (83,1 anni, in recupero dopo il Covid-19), con l’Italia seconda in Europa alla sola Spagna, dall’altra, alla prospettiva demografica fa da contraltare quella epidemiologica: c’è, infatti, una differenza di 23,4 anni tra aspettativa di vita alla nascita e speranza di vita in buona salute, con marcate differenze regionali.</p>
<p>Queste ultime, oltre che negli esiti di salute, si riflettono negli indicatori di performance tra le aziende sanitarie e ospedaliere, con una crescente associazione negativa tra qualità delle istituzioni e mobilità passiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Dinamiche di spesa</h4>
<p>Quanto poi alla spesa sanitaria, quella pubblica, benché nominalmente sia cresciuta con le ultime leggi di bilancio, è ben lontana dal 7% e più rispetto al PIL del biennio pandemico, attestandosi oggi al 6,3%, cifra che si prevede resterà sostanzialmente invariata anche nel 2026.</p>
<p>L’incidenza della spesa sanitaria privata sul PIL, contrariamente a quanto si possa pensare, rimane pressoché stabile nel tempo (2,2%) ma, tra il 2012 e il 2023, è la spesa intermediata da fondi integrativi, casse di assistenza, mutue e assicurazioni ad aumentare dell’80%, con un peso significativo rappresentato dalla componente di specialistica ambulatoriale (53%).</p>
<p>Gli iscritti a forme di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono ormai più di 16 milioni, ovvero circa il 25% della popolazione italiana residente, e ricevono prestazioni – secondo il 3° Rapporto del Ministero della Salute sull’attività dei fondi sanitari integrativi &#8211; per un totale di 3,2 miliardi di euro.</p>
<p>L’aumento delle spese ambulatoriali, specificamente in regime privato (e non SSN dove anzi sono in calo del 10%), è collegato all’aumento delle prescrizioni (+31%), che fanno inevitabilmente lievitare i consumi privati in sanità e che, stando ai dati raccolti all’interno del Rapporto OASI, appaiono piuttosto disomogenei a livello territoriale e non correlati al bisogno epidemiologico, a livello sia nazionale che regionale o locale.</p>
<p>Le ragioni sono molteplici ma, in relazione alla geografia dei consumi sanitari, i ricercatori del Cergas suggeriscono di ampliare le metriche e passare da indicatori di efficienza e produzione per unità di prodotto a indicatori di qualità, analizzando i consumi pro capite dei cittadini in funzione delle patologie, l’aderenza clinica e gli esiti di salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>SSN &#8220;prestazionificio&#8221;</h4>
<p>Per semplificare, il SSN ha prescritto molte più prestazioni rispetto alla sua effettiva capacità produttiva, amplificando ulteriormente il fenomeno delle liste d’attesa.</p>
<p>Se si vuole ottimizzare l’offerta di prestazioni sanitarie, occorre adeguatamente governare la domanda delle stesse; diversamente, si generano inefficienze e disuguaglianze tra i cittadini e l’universalismo, ovvero l’idea di garantire le prestazioni a tutti e in tempi brevi, rimane solo sulla carta poiché si rivela “selettivo” de facto.</p>
<p>Occorre altresì governare le aspettative dei cittadini ed evitare di fare promesse elettorali irrealizzabili: il sistema sanitario è ormai diventato un “prestazionificio” e non dobbiamo illuderci di poterne beneficiare all’infinito senza fare la nostra parte.</p>
<p>Perché poi in fondo, secondo il mito, dal vaso di Pandora la speranza è sempre l’ultima ad uscire.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em> A cura di Francesco Capria<br />
</em><em>Centro Studi ASSIDIM</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, segnalo che i docenti del Cergas SDA Bocconi, insieme a colleghi di altre università italiane, hanno sottoscritto un documento, presentato al CNEL lo scorso 29 gennaio, contenente alcune proposte di riforma del SSN, consultabile al link: <a href="https://cergas.unibocconi.eu/publications-media/policy-proposals/quindici-principi-una-vera-riforma-del-ssn">https://cergas.unibocconi.eu/publications-media/policy-proposals/quindici-principi-una-vera-riforma-del-ssn</a></p>
<h3>FONTI:</h3>
<ol>
<li>Rapporto OASI 2024: <a href="https://cergas.unibocconi.eu/oasi-2024">https://cergas.unibocconi.eu/oasi-2024</a></li>
<li>Il futuro della Sanità pubblica dipende anche da noi: <a href="https://www.corriere.it/salute/25_gennaio_25/il-futuro-della-sanita-pubblica-dipende-anche-da-noi-9be4db2d-948c-48d6-ac3f-22a12cf88xlk.shtml">https://www.corriere.it/salute/25_gennaio_25/il-futuro-della-sanita-pubblica-dipende-anche-da-noi-9be4db2d-948c-48d6-ac3f-22a12cf88xlk.shtml</a></li>
<li>Indicatori demografici ISTAT 2024 (su dati 2023): <a href="https://www.istat.it/it/files/2024/03/Indicatori_demografici.pdf">https://www.istat.it/it/files/2024/03/Indicatori_demografici.pdf</a></li>
<li>3° Rapporto del Ministero della Salute sui fondi sanitari integrativi: <a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3505_allegato.pdf">https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3505_allegato.pdf</a></li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/tra-aspettative-irrealistiche-e-scenari-di-cambiamento-scoperchiato-il-vaso-di-pandora-sulla-sanita-italiana/">Tra aspettative irrealistiche e scenari di cambiamento: scoperchiato il vaso di Pandora sulla sanità italiana</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Servizio Sanitario nella percezione degli italiani</title>
		<link>https://www.assidim.it/il-servizio-sanitario-nella-percezione-degli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=4703</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono stati recentemente pubblicati i risultati di un’indagine condotta da Laboratorio Futuro a cura di Massimo Bordignon e Gilberto Turati finalizzata a comprendere cosa pensano gli italiani del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Di quali riforme avrebbe davvero bisogno il SSN? Quali sono le percezioni degli italiani sul SSN? Sono percezioni corrette? Quale sanità vorrebbero per il futuro?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/il-servizio-sanitario-nella-percezione-degli-italiani/">Il Servizio Sanitario nella percezione degli italiani</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati recentemente pubblicati i risultati di un’indagine condotta da <strong>Laboratorio Futuro a cura di Massimo Bordignon e Gilberto Turati </strong>(Fonte: <a href="https://www.laboratoriofuturo.it/ricerche/i-dilemmi-del-servizio-sanitario-nazionale-presente-e-futuro/">https://www.laboratoriofuturo.it/ricerche/i-dilemmi-del-servizio-sanitario-nazionale-presente-e-futuro/</a>) finalizzata a comprendere cosa pensano gli italiani del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).</p>
<p>L’indagine è stata realizzata online tra il 31 marzo e il 7 aprile del 2022 su un campione rappresentativo di 3.000 cittadini italiani tra i 18 e i 64 anni, differenziato per genere, età, area geografica, titolo di studio e condizione occupazionale.</p>
<p>Di quali riforme avrebbe davvero bisogno il <strong>SSN</strong>? Quali sono le percezioni degli italiani sul SSN? Sono percezioni corrette? Quale sanità vorrebbero per il futuro?</p>
<p>Sono queste le domande a cui cerca di rispondere l’indagine al fine di costruire alcune ipotesi per una riforma ormai imprescindibile.</p>
<p>Il primo tema affrontato è quello del finanziamento del servizio sanitario nella percezione degli italiani, considerando che negli ultimi anni il dibattito si è focalizzato su un suo drastico definanziamento.</p>
<p>In realtà, negli ultimi vent’anni, dal 2000 al 2019 (ultimo dato non influenzato dall’emergenza pandemica), la spesa pubblica nominale è cresciuta da 1.179 € a 1.904 € pro capite (+61%), quella reale (avendo come base i prezzi del 2015) da 1.547 € a 1.856 € pro capite (+20%).</p>
<p>Dall’indagine emerge che un italiano su cinque pensa che si spenda molto di più, ma uno su tre pensa che si spenda “un po’” o “molto” di meno rispetto a vent’anni fa. Se a questi ultimi aggiungiamo quelli che ritengono che la spesa non sia cambiata ne risulta che un italiano su due ha una percezione errata.</p>
<p>La percezione della variazione della spesa potrebbe essere guidata dalla percezione delle modifiche nella qualità dei servizi offerti. È stato pertanto chiesto al campione “Cosa pensa della qualità dei servizi offerti dal <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong>?”. Se il 31% degli italiani pensa che la spesa si sia ridotta in vent’anni, è il 40% degli italiani a rispondere che la qualità è un po’ o molto peggiorata rispetto a vent’anni fa; solo il 7% pensa che la qualità sia molto migliorata.</p>
<p>Un altro aspetto interessante per contestualizzare le percezioni sulla spesa è ragionare sul finanziamento, che è preordinato alla spesa. Negli anni Ottanta e dalla metà degli anni Duemila, il SSN è stato caratterizzato da disavanzi ripetuti e importanti. Dal 2010, il finanziamento comincia a crescere di circa 1 miliardo di euro all’anno, con la sola eccezione del 2013, quando il finanziamento si riduce in termini nominali (ma viene stabilizzato in rapporto al Pil, anche a causa della recessione economica del 2012).</p>
<p>È solo alla fine del 2019, con la legge di Bilancio per il 2020, che il ministro della salute Roberto Speranza riesce a strappare un raddoppio dell’incremento del finanziamento al SSN per gli anni successivi, da 1 a 2 miliardi di euro. Come sappiamo, invece, le risorse impegnate nel SSN saranno molte di più a causa della pandemia; per il 2020 si arriva infatti ad un finanziamento complessivo di 120 miliardi di euro, invece degli attesi 116 miliardi negoziati dal ministro con la finanziaria.</p>
<p>Se questi sono i numeri del finanziamento del SSN, le percezioni sono molto diverse, anche a fronte di un sondaggio relativo all’affermazione “il finanziamento della sanità pubblica prima del Covid si è costantemente ridotto”. Il 49% degli italiani si dichiara abbastanza o molto d’accordo e un altro 32% non è né in accordo né in disaccordo; solo il 6% non è per niente d’accordo.</p>
<p>Analizzando le domande dell’indagine in merito al confronto europeo, risulta che un italiano su due pensa che il nostro paese spenda meno o addirittura molto meno della media europea, accumunando l’Italia alla Grecia paese nel quale la spesa pubblica pro-capite è la metà di quella italiana.</p>
<p>L’indagine ha poi affrontato il tema della de-ospedalizzazione, il tentativo di limitare le degenze negli ospedali e offrire i servizi che non richiedono ospedalizzazione tramite strutture territoriali.</p>
<p>Anche in questo caso le percezioni sono distorte, ma forse meno che non per la spesa e il finanziamento. Per esempio, alla domanda se solo il nostro paese (tra i principali paesi europei) avesse deciso di ridurre il numero di posti letto risponde di essere d’accordo o molto d’accordo il 36% degli intervistati.</p>
<p>È interessante anche esplorare cosa pensino gli italiani della motivazione sottostante alla scelta di de-ospedalizzare. I risultati dell’indagine ci dicono che:</p>
<ul>
<li>il 18% pensa che la scelta sia stata dettata dalla necessità di contenere la spesa per rispondere ai vincoli europei</li>
<li>un altro 37% pensa che la scelta sia stata dettata dalla necessità di contenere la spesa pubblica in generale;</li>
<li>il 27% degli intervistati pensa che la ragione sia quella di favorire l’ospedalità privata;</li>
<li>solo il 17% individua la ragione nella necessità di risparmiare risorse per investirle sulla sanità territoriale e la cura delle malattie croniche.</li>
</ul>
<p>Una possibile interpretazione di questi risultati è che persista una visione dell’ospedale come unico “luogo della cura”, una visione tradizionale che, per esempio, non tiene conto dei miglioramenti della tecnologia e delle possibilità introdotte dagli strumenti della sanità digitale.</p>
<p>Risultati simili si ottengono anche a proposito della chiusura dei piccoli presidi. Più di un italiano su due pensa che la chiusura dei piccoli ospedali sia dovuta al rispetto dei vincoli finanziari imposti dall’Europa o a generiche esigenze di controllo della spesa.</p>
<p>Ultimo stimolo per i rispondenti è stato quello di volgere lo sguardo al futuro.</p>
<p>Il primo tema di rilievo è quello della governance del SSN, di cui molto si è parlato durante il primo anno di Covid-19. Dall’indagine emerge che il 54% degli intervistati è a favore di una soluzione decentrata a livello regionale, con lo Stato nel ruolo di regista che fissa le regole del gioco per tutte le regioni. In sostanza, la maggioranza degli intervistati è a favore del sistema attuale, disegnato dalla riforma costituzionale del 2001. Si tratta quindi di farlo funzionare, magari con qualche accorgimento che ne possa migliorare la performance.</p>
<p>Una seconda questione rilevante per il futuro della sanità italiana è quella relativa al ruolo degli ospedali e delle cure territoriali. È stato chiesto agli italiani se la tutela della salute debba coinvolgere maggiormente l’ospedale oppure debba coinvolgere maggiormente i medici di medicina generale (che devono diventare dipendenti del SSN). Il 54% degli intervistati opta per la seconda opzione, riconoscendo la necessità di una riforma della medicina territoriale che punti a coinvolgere maggiormente nella cura dei pazienti una categoria che finora ha preferito difendere strenuamente lo status quo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marcello Marchese<br />
Presidente ASSIDIM</em></p>
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		<title>La sanità italiana dopo il COVID. L&#8217;eredità del passato e sfide future</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-sanita-italiana-dopo-il-covid-leredita-del-passato-e-sfide-future/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 09:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[post-covid]]></category>
		<category><![CDATA[salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sanità integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[sanità privata]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 80 anni dalla celebre pubblicazione del Rapporto Beveridge, che segnò l’avvio di un percorso virtuoso culminato con la nascita del moderno Welfare State e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nel Regno Unito prima (1948) e negli altri paesi europei poi (in Italia ci si arrivò nel 1978), il fondamento universalistico di quel prezioso modello sembra pericolosamente scricchiolare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivata la (relativa) quiete dopo la tempesta, è tempo di nuove e importanti sfide per il <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong>.</p>
<p>A 80 anni dalla celebre pubblicazione del <strong>Rapporto Beveridge</strong>, che segnò l’avvio di un percorso virtuoso culminato con la nascita del moderno Welfare State e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nel Regno Unito prima (1948) e negli altri paesi europei poi (in Italia ci si arrivò nel 1978), il fondamento universalistico di quel prezioso modello sembra pericolosamente scricchiolare.</p>
<p>Non che non si voglia continuare a mantenere un sistema che garantisca a tutti i cittadini la possibilità di curarsi ma il dubbio è: ci si sta davvero riuscendo? E, soprattutto, fino a quando il sistema è sostenibile?</p>
<p>La scure del Covid ha letteralmente messo in ginocchio gli ospedali, sebbene ci sia stata una straordinaria prova di resilienza da parte di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario e amministrativo.</p>
<p>La sanità italiana è oggi di fronte a un bivio molto importante: rilanciare o smantellare?</p>
<p>Nel provare a dare una risposta a questo interrogativo, avvaliamoci del supporto dei dati.</p>
<p>Negli ultimi tre anni, la spesa sanitaria pubblica è progressivamente aumentata: dai 120 miliardi del 2019 ai 127 del 2020 fino ai 130 del 2022.</p>
<p>Il crollo del PIL, dovuto alla pandemia, ha portato al 7,2 -7,3% l’incidenza della spesa rispetto al PIL, dandoci l’illusione che fosse stato adottato un approccio espansivo della spesa pubblica.</p>
<p>Così non è stato e anzi l’incidenza della spesa è prevista in calo da qui al 2025 per tornare ai livelli pre-pandemici e, precisamente, al 6,1% nel 2025. (<strong>NADEF,</strong> 2022)</p>
<p>La distanza tra la sanità pubblica italiana e quella tedesca e francese &#8211; come dimostrano le evidenze dell’edizione 2022 del <strong>Rapporto OASI </strong>a cura del Cergas Bocconi &#8211; che hanno superato la soglia del 10% del PIL, è pressocché stabile e non accenna a colmarsi.</p>
<p>Per dare la misura del gap tra l’Italia, la Germania e Francia, al netto del già citato incremento della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL nel biennio pandemico, il nostro paese spende poco più di 2.000 euro per cittadino contro i 4.500 e i 3.500 euro di Germania e Francia, rispettivamente al primo e secondo posto in Europa per spesa sanitaria pubblica pro capite.</p>
<p>Ma quello economico non è l’unico costo che i cittadini italiani devono sopportare in questo momento rispetto ai loro omologhi in Europa.</p>
<p>A pesare sulle loro spalle c’è il costo conseguente all’<em>insostenibile leggerezza delle liste d’attesa</em>.</p>
<p>Già prima del Covid, i tempi di attesa per prenotare una visita erano importanti ma, a seguito del <em>lockdown dei servizi sanitari</em> (a tal proposito, rimandiamo a un nostro precedente articolo: <a href="https://www.assidim.it/londa-lunga-del-covid-sui-servizi-sanitari/">https://www.assidim.it/londa-lunga-del-covid-sui-servizi-sanitari/</a>), sono diventati insopportabili con un impatto non trascurabile sulla salute delle persone.</p>
<p>I piani straordinari per il recupero delle liste d’attesa che le Regioni hanno messo a punto di fatto riflettono di fatto le differenze esistenti in termini di esiti e performance: nei primi sei mesi di quest’anno, le Regioni italiane hanno fatto circa 13,7 milioni di accertamenti di questo tipo, vale a dire il 20% in meno rispetto al 2019.</p>
<p>I dati sono di Agenas (Agenzia Sanitaria Nazionale delle Regioni) che ha un monitoraggio molto aggiornato sul lavoro degli enti locali. La Regione più in difficoltà è la Sardegna (-36%), seguita dalla Calabria (-30%) e dalla Sicilia (-29%). La migliore invece è la Toscana, (-10%), seguita da Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia (- 15%).</p>
<p>Se si guarda invece al trend della spesa sanitaria privata (cosiddetta <em>out of pocket</em>), le famiglie hanno ricominciato a spendere per beni dopo il rallentamento registrato allo scoppio della pandemia: invero, come evidenziano i ricercatori del Cergas Bocconi, già nel 2021 tale spesa è ripartita in misura significativa soprattutto nella componente dei servizi, la più colpita dalle restrizioni.</p>
<p>Ciò confermerebbe la tesi per cui l’andamento della spesa sanitaria privata non è solo direttamente imputabile alle carenze dell’offerta pubblica ma è anche legato alle dinamiche del reddito e dei consumi, ragion per cui la spesa privata costituisce una componente fisiologica e ineliminabile del sistema, che necessita di essere compresa al di là del rigido dualismo con quella pubblica e governata.</p>
<p>Le riflessioni e le evidenze contenute nell’articolo non sono certamente esaustive nel fornire un quadro diagnostico sullo stato di salute della sanità italiana.</p>
<p>Alle criticità ormai strutturali si aggiungono gli strascichi pesanti e persistenti della pandemia per cui un’iniezione straordinaria di liquidità è stata utile per tamponare ma certamente non guarire la ferita.</p>
<p>Per garantire insieme la sostenibilità del sistema e il diritto di tutela della salute per tutti i cittadini, accettando la sfida dell’efficienza, dell’appropriatezza e dell’innovazione, servirà de-ideologizzare il dibattito pubblico per superare la dicotomia pubblico – privato e rendere virtuoso l’intervento del “terzo pagante” al fine di rispondere alla complessità delle domande di salute indotte dall’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle cronicità.</p>
<p>Un sistema “misto” di finanziamento nell’erogazione delle prestazioni che afferiscono alla salute e alla protezione delle persone esiste già di fatto in un paese come il nostro.</p>
<p>Un’ibridazione pubblico – privata caratterizza al contempo i consumi sanitari, in quanto la loro composizione varia significativamente a seconda dell’area di beni e servizi coinvolta nella risposta ai bisogni di salute.</p>
<p>Pensiamo, per esempio, alla specialistica ambulatoriale e al pagamento del ticket per una visita in regime SSN: quella spesa confluisce nel circuito dei consumi pubblici finanziati in parte privatamente.</p>
<p>I confini fra pubblico e privato non sono perciò così nitidi nella sanità e, per affrontare le sfide che attendono il SSN in uno scenario di crescente disallineamento tra aspettative, bisogni e risorse, come suggeriscono le opinioni avanzate dagli studiosi del Cergas nell’introduzione del Rapporto OASI 2022, servirà un dibattito aperto tra i policy maker e i manager della sanità per affrontare le grandi criticità irrisolte (i cosiddetti “wicked problem”), basandosi su fatti ed evidenze comprovate e, aggiungo, superando gli steccati ideologici e culturali.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/la-sanita-italiana-dopo-il-covid-leredita-del-passato-e-sfide-future/">La sanità italiana dopo il COVID. L&#8217;eredità del passato e sfide future</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>WELFARE SOSTENIBILE: Troppo alta la percentuale di coloro che rinunciano alle cure</title>
		<link>https://www.assidim.it/welfare-sostenibile-troppo-alta-la-percentuale-di-coloro-che-rinunciano-alle-cure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:50:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[welfare sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la ripresa di settembre, in un contesto di grande inquietudine e turbolenza degli scenari socio-economici, ritorna centrale il tema della tenuta del Sistema Welfare, pilastro essenziale della nostra vita e indicatore chiave del livello di civiltà di un Paese evoluto.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>ATTUALITA’ DEL REPORT CERVED 2022 SULLE FAMIGLIE E IMPRESE ITALIANE</h4>
<p>Con la ripresa di settembre, in un contesto di grande inquietudine e turbolenza degli scenari socio-economici, ritorna centrale il tema della tenuta del Sistema Welfare, pilastro essenziale della nostra vita e indicatore chiave del livello di civiltà di un Paese evoluto.</p>
<p>Il welfare è infatti l’indicatore che rappresenta la sintesi di quelle prestazioni e di quei servizi rientranti nell’ambito della tutela della persona, ritenuti socialmente indispensabili.</p>
<p>Ancora una volta però &#8211; come dimostra il Decreto Aiuti Bis &#8211; il sostegno Welfare si concentra con azioni di supporto al reddito (in questo caso 600 € che saranno destinati ad alleggerire l’impatto sui bilanci familiari del costo delle utenze). Manca ancora a nostro giudizio la percezione dell’importanza di dare un chiaro messaggio sui fondamentali della Salute e Protezione che rischiano di generare costi ben più onerosi alle persone.</p>
<p>Torna quindi di grande interesse il report che CERVED ha pubblicato lo scorso gennaio, che fornisce preziose informazioni e indica alcuni dati che è opportuno ricordare in vista delle scelte di budget che le aziende italiane devo affrontare per il prossimo anno.</p>
<p>Ecco le principali evidenze da tenere presente risultanti da un campione di 4.005 famiglie di tutte le regioni, suddivise per composizione del nucleo familiare e condizione economica. Il campione è stato analizzato dal lockdown della primavera 2020 al novembre del 2021, con l’obiettivo di studiare l’influenza del Covid sui comportamenti familiari.</p>
<p>E’ vero che le famiglie italiane aumentano la spesa per la salute, l’assistenza agli anziani e l’istruzione, ma il 50,2% di loro rinuncia a prestazioni sanitarie per problemi economici, indisponibilità del servizio o un’offerta inadeguata.</p>
<p>Una domanda di Salute e Protezione in forte crescita quindi. Già nel 2021 la spesa delle famiglie italiane per i servizi di welfare ammontava a ben 136,6 miliardi di euro così suddivisi:</p>
<ul>
<li>Salute (38,8 miliardi)</li>
<li>Assistenza agli anziani (29,4 miliardi). Due aree in crescita rispetto alle analisi degli anni precedenti.</li>
<li>Cura dei bambini e l’Educazione prescolare (con una spesa di 6,4 miliardi)</li>
<li>Assistenza familiare (11,2 miliardi)</li>
<li>Istruzione (12,4 miliardi)</li>
<li>Cultura e il tempo libero (5,1 miliardi)</li>
<li>Spese per il lavoro (25 miliardi)</li>
<li>Le assicurazioni e la previdenza integrativa (8,3 miliardi) sono all’ultimo posto.</li>
</ul>
<p>Il nucleo sociale “Famiglia” resta quindi la principale garante della rete di protezione sociale, di solidarietà tra le generazioni, fulcro per l’educazione dei figli e di supporto alla mobilità sociale dei giovani.</p>
<p>La crescita della spesa dipende principalmente da tre fattori:</p>
<ul>
<li>il cambiamento degli stili di vita e dei modelli di relazione familiare</li>
<li>la frammentazione delle strutture familiari</li>
<li>l’impatto sulla famiglia dell’invecchiamento della popolazione.</li>
</ul>
<p>Il punto dolente del rapporto fra i servizi e il nuovo assetto familiare è rappresentato dal crescente numero di anziani che non trovano risposta adeguata nel sistema di welfare.</p>
<p>Si parla di 4 milioni di over 65, il 28,9% del totale, che vivono soli, mentre le famiglie con anziani – o con altre persone bisognose di aiuto – sono 6,5 milioni. Superiamo quindi i 10 milioni di cittadini con situazioni di criticità.</p>
<p>Nel 67,3% di questi casi l’assistenza è prestata esclusivamente da familiari, i Caregiver, che fra l’altro sono prevalentemente donne, senza il sostegno dell’assistenza.</p>
<p>Un Welfare di Valore: spunti dal Rapporto Cerved</p>
<p>“<em>L’industria del welfare è trainante per la crescita del Paese” – </em>commenta <strong>Andrea Mignanelli,</strong> <strong>amministratore di Cerved</strong>.<em> “Ai <strong>136,6 miliardi</strong> di spesa delle famiglie si aggiungono <strong>21,2 miliardi del welfare aziendale e collettivo, pari al 9% del Pil</strong>. Si tratta di generare nuovi modelli di servizio più adeguati alla società attuale, soprattutto in grado di rispondere alla domanda delle famiglie. Un settore vasto e variegato, in grado di richiamare gli investimenti pubblici e privati, come già accade con la <strong>Silver Economy</strong>. In tal senso il Rapporto offre un contributo importante per misurare la domanda di servizi, nel momento in cui con il PNRR sono disponibili le risorse per rilanciare l’attuale sistema.”</em></p>
<p><strong>La crisi sociale è evidente nel non accesso alle cure</strong></p>
<p>Ma il Rapporto Cerved misura anche la quota di famiglie che nel 2021 hanno rinunciato a prestazioni di welfare. Dall’analisi risulta che più di metà del campione intervistato (il 50,2%) ha fatto a meno di prestazioni sanitarie e nel 13,9% dei casi si è trattato di privazioni importanti.</p>
<p>Il 56,8% ha rinunciato (il 22% in modo rilevante) a <strong>servizi di assistenza agli anziani</strong></p>
<p>il 58,4% (17,4% in modo rilevante) a servizi di cura dei bambini e educazione prescolare.</p>
<p>Non è aumentata ma resta elevata la quota di rinunce nell’istruzione: 33,8%.</p>
<p>Un problema di equità sociale: le famiglie più povere</p>
<p><strong>Tre sono i fattori</strong> principali alla base della contrazione della domanda:</p>
<ul>
<li>Primo: Nell’area della salute la pandemia ha provocato una <strong>minore disponibilità di servizi sanitari</strong> e il <strong>rinvio delle cure</strong> da parte degli stessi cittadini per <strong>timore del contagio</strong>.</li>
<li>Secondo: <strong>motivazione è economica</strong>. Le famiglie più povere hanno difficoltà a sostenere i costi delle prestazioni. Con conseguenze pesanti. Il 62,3% di loro ha infatti rinunciato alla salute (19,8% di rinuncia rilevante), il 77,2% all’assistenza agli anziani (33,6% rilevante), il 65,6% alla cura dei bambini e il 42,1% all’istruzione. Quest’ultimo settore è peraltro fondamentale nella prevenzione delle malattie cognitive in età avanzata.</li>
<li>Terzo: le rinunce riguardano <strong>l’inadeguatezza dell’offerta</strong>. Un dato che traspare in maniera evidente nell’assistenza agli anziani: più del 60% delle famiglie rinunciano a questi servizi giudicandoli di qualità insufficiente (29,5%) o ritenendo che le prestazioni di cui hanno bisogno non siano disponibili (31,9%).</li>
</ul>
<p>Se il welfare italiano, uno dei migliori d’Europa &#8211; viene giudicato ancora insufficiente &#8211; per sostenerlo la base di contribuenti dovrebbe essere maggiore. Sul punto riportiamo una sintesi (triste e cruda nella sua evidenza) dei dati pubblicati dalla testata <em>#Itinerari Previdenziali</em></p>
<p><em>“l’Italia è in testa alle classifiche per evasione fiscale. I beneficiari di molti servizi gratuiti, a partire dalla sanità non sostengono il sistema eludendo le imposte. 41 milioni di italiano fanno una dichiarazione dei redditi (Fonte MEF). Quelli che pagano almeno 1 euro di IRPEF sono solo 30 milioni.&#8221;</em></p>
<p><strong><em>Metà degli italiani vive &#8220;a carico&#8221; di qualche altro.</em></strong></p>
<p>Stando alle loro dichiarazioni ai fini IRPEF, 10 milioni di contribuenti &#8211; pari a 14,48 milioni di abitanti &#8211; vivrebbero per un intero anno con meno di 3.750 euro lordi; altri 8,1 milioni di contribuenti (11,66 milioni di abitanti) dichiarano redditi tra 7.500 e 15.000 euro, pari in media 651 euro al mese; altri 5.550.000 (8 milioni di abitanti) dichiarano redditi tra i 15 e i 20mila euro lordi l’anno (meno di mille euro al mese).</p>
<p>I contribuenti delle prime due fasce di reddito, che sono <strong>18.140.077, cioè il 43,68%</strong> del totale dei dichiaranti pari a 26,13 milioni di abitanti, <strong>pagano solo il 2,31% di tutta l’IRPEF</strong>, cioè circa 4 miliardi, vale a dire <strong>153 euro l’anno</strong>.</p>
<p>Per il solo Servizio Sanitario di cui beneficiano gratuitamente costano ad altri cittadini 50,4 miliardi l’anno.</p>
<p>Poi ci sono tutti gli altri servizi forniti gratis da Stato, regioni, comuni, comunità montane, e così via…..</p>
<p>Se aggiungiamo la terza classe di redditi (da 15 a 20mila euro lordi l’anno), arriviamo a 34,1 milioni di abitanti, poco più del 57%, che messi insieme pagano 14,7 miliardi di IRPEF, pari all’8,35% del totale delle imposte (431 euro a testa l’anno).</p>
<p>Per la sola sanità, il costo a carico del 13,07% della popolazione che dichiara da 35mila euro lordi l’anno in su sale a 54 miliardi e a 182 miliardi considerando anche altre due funzioni: scuola e assistenza. Le stesse proporzioni valgono per le imposte indirette.”</p>
<p>Con questi numeri è chiaro che il sistema non può reggere a lungo.</p>
<p>Fra le possibili azioni da attivare per fronteggiare questo scenario si articola su <strong>tre linee</strong> di azione:</p>
<ul>
<li>una spesa pubblica più selettiva</li>
<li><strong>il rilancio della previdenza complementare</strong> (per evitare un futuro di anziani poveri)</li>
<li>un investimento serio sul settore dell’assistenza per la terza età.</li>
</ul>
<p>Cerved suggerisce tre azioni specifiche.</p>
<ol>
<li>Creare di un <strong>sistema nazionale di Long Term Care</strong> <strong>a contribuzione privata</strong> (LTC)</li>
<li>Investire nei <strong>servizi sanitari di prossimità</strong></li>
<li>Fare più <strong>prevenzione</strong>. Il welfare sociale è una grande opportunità per le imprese e le Istituzioni ma anche un ammortizzatore necessario per le famiglie.</li>
</ol>
<p style="margin: 0cm 0cm 12.75pt; text-align: right;"><em><span style="color: #313131;">A cura di Antonio Corrias<br />
</span><span style="color: #313131;">SVILUPPO ASSOCIATIVO &#8211; MARKETING &#8211; COMUNICAZIONE<br />
</span><span style="color: #313131;">ASSIDIM </span></em></p>
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		<item>
		<title>La demografia italiana: una questione dimenticata</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-demografia-italiana-una-questione-dimenticata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 06:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[demografia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[futuro sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente dell’ISTAT ci ha ricordato che al primo giugno di quest’anno i residenti in Italia sono 58 milioni e 870mila e che caleranno di oltre un milione nei prossimi dieci anni e di 5 milioni nei prossimi 30 anni con le relative conseguenze in termini di produzione, consumi e prodotto interno lordo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno lasciato parecchie preoccupazioni in chi vi scrive i dati e le considerazioni presentate dal Presidente dell’ISTAT Giancarlo Blangiardo all’ultimo Meeting di Rimini.</p>
<p>Si tratta di una serie di fenomeni ben noti a chi si occupa professionalmente di assistenza sanitaria integrativa e previdenza complementare, ma anche a tutti i cittadini che ne affrontano quotidianamente tutte le conseguenze. Forse meno noti ai nostri governanti.</p>
<p>In particolare, il Presidente dell’<strong>ISTAT</strong> ci ha ricordato che al primo giugno di quest’anno i residenti in Italia sono 58 milioni e 870mila e che caleranno di oltre un milione nei prossimi dieci anni e di 5 milioni nei prossimi 30 anni con le relative conseguenze in termini di produzione, consumi e prodotto interno lordo.</p>
<p>Ciò è dovuto al continuo calo delle nascite dovuto ad un tasso di fecondità decisamente basso, all’emigrazione dei giovani che vanno a lavorare in paesi concorrenti ed a politiche sull’immigrazione spesso dettate dalla demagogia e non dalle reali esigenze del paese.</p>
<p>Altro dato preoccupante è quello relativo alla popolazione in età lavorativa. Oggi i residenti tra 20 e 66 ani sono 36 milioni, tra 10 anni ne avremo due milioni in meno. Tale fenomeno, unitamente all’invecchiamento della popolazione, comporterà sul fronte della previdenza pubblica, secondo la <strong>Ragioneria Generale dello Stato</strong>, un maggior debito nel periodo 2022-2070 di circa 30 punti percentuali di <strong>PIL</strong> di cui il 17% dovuto al solo peggioramento del quadro demografico.</p>
<p>Sul fronte sanità, la Ragioneria stima una ripresa della spesa sanitaria a partire dal 2026 che arriverà al 7% del PIL nel 2040 ed al 7,7% nel 2055 come conseguenza delle dinamiche demografiche ed dell’aumento delle patologie croniche degenerative.</p>
<p>In ottica welfare è quindi necessario che i nostri governanti, anziché promettere dispendiose riforme in salsa elettorale, si concentrino su come garantire la sostenibilità del welfare pubblico e rafforzare il welfare integrativo e complementare.</p>
<p>Sul fronte previdenza complementare la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione ci dice che alla fine di giugno del 2022 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari hanno raggiunto quota 10 milioni, in crescita di 280.000 unità (+2,9 per cento) rispetto alla fine del 2021.</p>
<p>Le risorse destinate alle prestazioni sono, a fine giugno 2022, pari a 207 miliardi di euro; per effetto delle perdite in conto capitale determinate dall’andamento dei mercati finanziari, le risorse sono diminuite di circa 5,6 miliardi rispetto a dicembre del 2021.</p>
<p>Si tratta di numeri ancora decisamente bassi se confrontati con quelli di altri paesi in cui i fondi pensione supportano in maniera efficace il primo pilastro pensionistico.</p>
<p>Per quanto riguarda la sanità integrativa, il <strong>Ministero della Salute</strong> che monitora il settore attraverso l’Anagrafe dei Fondi sanitari riporta nel 2022 oltre 300 fondi iscritti con circa 14,6 milioni di beneficiari. Le risorse erogate in prestazioni, circa 3 miliardi di Euro, sono ancora troppo limitate per supportare le famiglie a sostenere una spesa sanitaria privata di circa 38 miliardi di Euro.</p>
<p>Come intervenire? Innanzitutto, sgomberando il campo da pregiudizi atavici nei confronti del welfare complementare e focalizzandosi sull’analisi demografica e dei fabbisogni degli italiani. Creare “regole del gioco” semplici e comprensibili per tutti gli attori coinvolti e prevedere incentivi che diano finalmente slancio al secondo pilastro previdenziale e sanitario.</p>
<p>Il tutto condito da campagne di comunicazione e sensibilizzazione che consentano di comprendere la situazione del <strong>welfare pubblico</strong> e l’importanza di agire per garantirsi un <strong>futuro sostenibile</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em> </em><em>A cura di Marcello Marchese</em></p>
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		<title>La sanità italiana a 30 anni dall&#8217;aziendalizzazione: obiettivi raggiunti e sfide future</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-sanita-italiana-a-30-anni-dallaziendalizzazione-obiettivi-raggiunti-e-sfide-future/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 07:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa è cambiato nel corso degli ultimi 30 anni con l’aziendalizzazione della sanità pubblica? Quali risultati conseguiti e cosa c’è ancora da migliorare?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con i decreti legislativi 502/92 e 517/93, come noto, si introdusse il principio della gestione manageriale della sanità per il quale le vecchie USL (Unità Sanitarie Locali) divennero ASL (Aziende Sanitarie Locali), ovvero aziende dotate di autonomia organizzativa, gestionale, tecnica, amministrativa, patrimoniale e contabile.</p>
<p>Le USL nel tempo si erano dimostrate incapaci di garantire livelli qualitativi standard delle prestazioni sanitarie, oltre che essersi caratterizzate per una poco efficiente gestione sia amministrativa che economico-finanziaria; si trattava di organi politici gestiti dai Comuni che però, anche a causa dei fabbisogni allora emergenti e legati ad aspetti demografici ed epidemiologici (invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità, etc.), producevano enormi disavanzi nella spesa che venivano poi ripianati a piè di lista dallo Stato Centrale.</p>
<p>Le ASL sono oggi al centro del dibattito pubblico dacché, non avendo la prerogativa di decidere le politiche sanitarie del paese, si trovano nella delicata condizione di doverle poi implementare fronteggiandone, nel bene e nel male, le ripercussioni.</p>
<p>Ma cosa è cambiato nel corso degli ultimi 30 anni con l’aziendalizzazione della sanità pubblica? Quali risultati conseguiti e cosa c’è ancora da migliorare?</p>
<p>L’articolo online pubblicato su Huffington Post:  <a href="https://www-huffingtonpost-it.cdn.ampproject.org/c/s/www.huffingtonpost.it/blog/2022/08/04/news/cosa_e_cambiato_nel_servizio_sanitario_nazionale_a_trentanni_dalla_legge_502-9991465/amp/" target="_blank" rel="noopener">Cosa è cambiato nel servizio sanitario nazionale a trent&#8217;anni dalla Legge 502 &#8211; HuffPost Italia (ampproject.org)</a> fornisce un’efficace sintesi riportando le principali evidenze quantitative che permettono un confronto con lo stato di salute della sanità italiana ante riforma ’92.</p>
<p>Innanzitutto, gli accorpamenti di ASL e presidi ospedalieri territoriali (da quasi 659 USL si è passati a 209 ASL) realizzati per ottimizzare le risorse e fornire una risposta adeguata alla sostenibilità del sistema sanitario senza però indietreggiare sul fronte degli <em>outcomes</em> e, pertanto, continuando a garantire a tutti i cittadini accessibilità, equità e sicurezza delle cure.</p>
<p>Nell’articolo si citano altresì alcuni indicatori di esito/processo &#8211; tra cui i più significativi sono l’intervento chirurgico per la frattura del femore entro 2 giorni, la riduzione dei parti cesarei, aggiungerei anche l’intervento per la cataratta da eseguire in regime di day hospital, etc. – che evidenziano un progressivo miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria e, nella fattispecie ospedaliera, per i quali la 502 del ‘92 rappresenta uno spartiacque rispetto al passato.</p>
<p>La sfida aperta oggi sta tutta nella capacità di misurare gli indicatori dell’assistenza territoriale, anche alla luce delle conseguenze drammatiche manifestatesi con la pandemia.</p>
<p>Un territorio che, già prima della pandemia, costituiva un po’ l’anello debole della sanità pubblica con forti squilibri regionali nell’erogazione delle prestazioni e con un’integrazione ancora incompiuta con i presidi ospedalieri.</p>
<p>In tal senso, una spinta per alleggerire il carico per gli ospedali con pazienti che necessitano di cure a “intensità clinica medio-bassa” e di degenze di breve durata, potrebbe arrivare con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) attraverso ingenti finanziamenti in conto capitale che si sommano ai già stanziati fondi nazionali.</p>
<p>Di questi, circa 15 miliardi di euro sono destinati al comparto sanità: in particolare, la <em>mission </em>che caratterizza i decreti attuativi che le Regioni dovranno adottare nel rispetto di scadenze ben precise è quella di rispondere a logiche di innovazione, digitalizzazione e riorganizzazione della sanità territoriale, con la realizzazione di oltre 1.300 Case della Comunità, 400 Ospedali di Comunità e 600 Centrali Operative Territoriali. [Fonte: Osservatorio Cittadinanzattiva]
<p>Aziendalizzazione che non diventa sinonimo di privatizzazione se, come dimostrato dagli interventi realizzati e gli obiettivi raggiunti, non si è perso mai di vista il “paziente”, sempre al centro nonostante i cambiamenti.</p>
<p>Per far sì allora che la centralità del paziente rappresenti una visione e non un mero slogan per la sanità del futuro, sempre più moderna, innovativa ma sostenibile, si possono realizzare sinergie positive tra pubblico e privati poiché l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità portano con sé un aumento della spesa che, nonostante le risorse garantite dal PNRR, difficilmente potrà essere assorbito dal Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p style="text-align: right;">A cura di <em>Francesco Capria</em></p>
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