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	<title>universalismo Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>universalismo Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Tutela della salute e disuguaglianze: perché l’accesso alle cure non è uguale per tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lisa Antonutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 10:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[cure]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo in cui la tecnologia medica e le conoscenze scientifiche avanzano rapidamente, il diritto alla salute dovrebbe essere garantito a tutti, indipendentemente dalla provenienza geografica o dalla condizione socio-economica. Tuttavia, la realtà è ben diversa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/tutela-della-salute-e-disuguaglianze-perche-laccesso-alle-cure-non-e-uguale-per-tutti/">Tutela della salute e disuguaglianze: perché l’accesso alle cure non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo in cui la tecnologia medica e le conoscenze scientifiche avanzano rapidamente, il diritto alla salute dovrebbe essere garantito a tutti, indipendentemente dalla provenienza geografica o dalla condizione socio-economica. Tuttavia, la realtà è ben diversa: l&#8217;accesso ai servizi sanitari di qualità rimane drammaticamente diseguale, tanto tra nazioni quanto all&#8217;interno di esse. Questa disparità rappresenta una delle sfide più pressanti del nostro tempo e richiede un&#8217;attenzione urgente sia da parte della comunità internazionale che dei governi nazionali.</p>
<h3><strong>Disparità tra Paesi</strong></h3>
<p>Le differenze nell&#8217;accesso alla salute sono particolarmente evidenti quando si confrontano paesi sviluppati e in via di sviluppo. Nei paesi ad alto reddito, il sistema sanitario è spesso ben finanziato, con strutture moderne e personale qualificato. Al contrario, nelle nazioni a basso reddito, le risorse sanitarie sono scarse e distribuite in modo diseguale. In molte regioni dell&#8217;Africa subsahariana, per esempio, l&#8217;accesso a cure mediche essenziali è limitato, e i farmaci salvavita spesso non sono disponibili o sono troppo costosi per la popolazione generale.</p>
<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre la metà della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi sanitari essenziali. Questa mancanza di accesso si traduce in tassi più elevati di mortalità infantile, malattie prevenibili e una minore aspettativa di vita. Le pandemie, come quella di COVID-19, hanno ulteriormente esacerbato queste disuguaglianze, mettendo in evidenza l&#8217;urgente necessità di rafforzare i sistemi sanitari nei paesi più vulnerabili.</p>
<h3><strong>Disparità all&#8217;Interno dei Paesi</strong></h3>
<p>Ma le disuguaglianze non sono limitate ai confini nazionali; esistono anche all&#8217;interno dei paesi stessi, spesso con una forte correlazione con la condizione socio-economica e l&#8217;appartenenza etnica. Anche nei paesi sviluppati, come gli Stati Uniti o l&#8217;Italia, l&#8217;accesso ai servizi sanitari varia significativamente tra i diversi gruppi sociali. Le persone con redditi più bassi, le minoranze etniche e gli immigrati tendono ad affrontare maggiori difficoltà nell&#8217;accedere alle cure mediche, a causa di barriere economiche, linguistiche e culturali.</p>
<p>Un esempio emblematico è l&#8217;accesso ai servizi di salute mentale. Le persone provenienti da contesti socio-economici svantaggiati sono più suscettibili a sviluppare problemi di salute mentale, ma allo stesso tempo sono meno propense a ricevere il trattamento necessario. Questo crea un circolo vizioso in cui le disuguaglianze socio-economiche e sanitarie si rafforzano a vicenda.</p>
<h3><strong>Il caso studio Italia</strong></h3>
<p>In Italia, nonostante un sistema sanitario pubblico che dovrebbe garantire cure a tutti, le disuguaglianze nell&#8217;accesso ai servizi sanitari rimangono evidenti. Le regioni del Sud, come la Calabria e la Sicilia, mostrano una carenza di strutture sanitarie e personale medico rispetto al Nord. Secondo l&#8217;Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), il tasso di ospedalizzazione nel Sud Italia è inferiore di circa il 20% rispetto al Nord. Inoltre, il rapporto medici/pazienti è significativamente più basso, con alcune aree che registrano una carenza di medici di base fino al 10%. Queste disparità si accentuano ulteriormente per le fasce più vulnerabili, come gli anziani a basso reddito, che spesso rinunciano alle cure per motivi economici, e gli immigrati, che affrontano barriere linguistiche e burocratiche. Questo divario riflette profonde disuguaglianze socio-economiche che il sistema sanitario italiano deve affrontare con urgenza</p>
<h3><strong>Le Cause delle Disparità</strong></h3>
<p>Le cause di queste disuguaglianze sono molteplici e interconnesse. Nei paesi in via di sviluppo, la mancanza di investimenti pubblici nella sanità, combinata con una povertà diffusa e infrastrutture deboli, crea un ambiente in cui l&#8217;accesso alle cure è limitato. Nei paesi più ricchi, invece, le disuguaglianze sono spesso il risultato di politiche sanitarie che favoriscono il settore privato a discapito di quello pubblico, aumentando così le barriere per i più vulnerabili.</p>
<p>La globalizzazione, pur avendo migliorato l&#8217;accesso a tecnologie mediche avanzate in alcune aree, ha anche contribuito ad ampliare il divario tra chi può permettersi cure di alta qualità e chi no. Inoltre, l&#8217;urbanizzazione crescente ha portato a un aumento della popolazione nelle aree urbane, spesso a scapito delle aree rurali, che rimangono meno servite.</p>
<h3><strong>Soluzioni e Prospettive Future</strong></h3>
<p>Affrontare le disparità nell&#8217;accesso alla salute richiede un impegno coordinato e multidimensionale. A livello internazionale, è essenziale rafforzare la cooperazione per migliorare l&#8217;accesso alle cure nei paesi a basso reddito, attraverso programmi di assistenza, trasferimento tecnologico e finanziamenti sostenibili. All&#8217;interno dei singoli paesi, i governi devono adottare politiche che promuovano l&#8217;equità sanitaria, investendo in sistemi sanitari pubblici e assicurando che i servizi siano accessibili a tutti, indipendentemente dal reddito o dallo status sociale.</p>
<p>Le organizzazioni non governative e le comunità locali possono svolgere un ruolo cruciale nel colmare le lacune esistenti, sensibilizzando l&#8217;opinione pubblica e offrendo servizi direttamente alle popolazioni più vulnerabili. Inoltre, è fondamentale che le politiche sanitarie siano integrate con altre iniziative sociali ed economiche, come l&#8217;istruzione e la lotta alla povertà, per creare un ambiente in cui la salute possa prosperare.</p>
<p>In definitiva, l&#8217;accesso alla salute è una questione di giustizia sociale e deve essere affrontata come tale. Solo attraverso un impegno collettivo e una volontà politica forte sarà possibile ridurre le disuguaglianze e garantire che tutti, indipendentemente dalla loro posizione geografica o sociale, possano godere del diritto fondamentale alla salute.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Lisa Antonutti</em><br />
<em>Centro studi</em></p>
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		<title>Universalismo è (se vi pare). Il futuro della sanità italiana tra cambiamento e sostenibilità.</title>
		<link>https://www.assidim.it/universalismo-e-se-vi-pare-il-futuro-della-sanita-italiana-tra-cambiamento-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 08:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[consumiprivati]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[spesapubblica]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[universalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In arrivo 3 miliardi con la Legge di Bilancio per la riduzione delle liste di attesa e il rinnovo dei contratti di medici e comparto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In arrivo 3 miliardi con la Legge di Bilancio per la riduzione delle liste di attesa e il rinnovo dei contratti di medici e comparto.</p>
<p>Nel 2024, la spesa pubblica per la sanità dovrebbe sfondare quota 136 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta finora a cui però fa da contraltare il trend di diminuzione dell’incidenza della stessa rispetto al PIL che, dopo il 7,6% del 2020, perderà circa un punto percentuale nei prossimi anni, tornando ai livelli pre-pandemici e allontanandosi ulteriormente da paesi come Germania e Francia, che spendono oltre un decimo di PIL per la sanità.</p>
<p>Sono solo alcuni dei dati presentati lo scorso 28 novembre in Bocconi dai ricercatori del Cergas per la consueta radiografia del SSN.</p>
<p>Il Rapporto OASI è molto ricco e, anche quest’anno, disponibile in modalità open source: <a href="https://cergas.unibocconi.eu/oasi-2023" target="_blank" rel="noopener">https://cergas.unibocconi.eu/oasi-2023</a>.</p>
<p>Al di là delle consuete evidenze quantitative, che consentono di valutare la dimensione dei problemi e formulare proposte conseguenti, il convegno ha offerto diversi spunti di riflessione.</p>
<p><strong>Trend demografici e spesa pubblica</strong></p>
<p>I dati che si ottengono dall’ultimo Rapporto ISTAT fotografano l’ “inverno demografico” che non accenna a fermarsi e anzi avanza inesorabile.</p>
<p>Al calo delle nascite (1,2 figli per donna) corrisponde un progressivo invecchiamento della popolazione con l’aspettativa di vita che, dopo il leggero calo registrato durante il Covid, è stimata in 80,5 anni per gli uomini e 84,8 per le donne.</p>
<p>Per quanto concerne la spesa pubblica per il welfare, si stima invece che quella pensionistica sarà quattro volte più alta di quella per la sanità entro il 2040, con conseguenze che si faranno sentire anche su istruzione e politiche sociali.</p>
<p>Inoltre, benché la pensione pubblica assorba il grosso della spesa, questa potrebbe non bastare nei prossimi anni, con i giovani più orientati e convinti di costruirsene una “di scorta”, che permetterebbe loro di garantirsi un salvadanaio previdenziale adeguato ad affrontare serenamente la vecchiaia.</p>
<p><strong>Rebus sostenibilità: innovazione o razionamento?</strong></p>
<p>Tornando a parlare di sanità, uno dei nodi ancora irrisolti della stagione post pandemica è il recupero affannoso delle liste di attesa.</p>
<p>Secondo gli ultimi aggiornamenti, meno della metà delle stesse sono state smaltite a livello nazionale, con la media che “salva” le regioni del centro-sud dove non si arriva neanche a 1/3 dei ricoveri programmati recuperati. Lo stesso dicasi per le prestazioni territoriali che riflettono su per giù le stesse dinamiche di squilibrio regionale.</p>
<p>E qui i ricercatori del Cergas evidenziano un fenomeno alquanto anomalo e paradossale: le regioni storicamente più “performanti”, come Emilia-Romagna e Toscana, hanno prodotto maggiori disavanzi nonostante l’applicazione dei LEA, la riduzione delle liste di attesa e gli esiti di salute.</p>
<p>Un indicatore rappresentativo di questi ultimi è la speranza di vita in buona salute per il quale, ad esempio, si stimano 3,2 anni di differenza tra la provincia autonoma di Trento e la Campania.</p>
<p>Le regioni del sud, per contro, presentano indicatori di performance peggiori rispetto alle regioni del centro-nord ma hanno perseguito l’equilibrio economico-finanziario.</p>
<p>Il contenimento della spesa però non può essere la ricetta per affrontare le future sfide a cui è chiamata la sanità pubblica.</p>
<p>Nel Rapporto si legge che la soluzione dell’efficientamento dell’offerta è auspicabile per superare le crisi congiunturali ma che, in contesti dinamici, è indispensabile saper adattare il proprio posizionamento strategico.</p>
<p>Detto altrimenti, serve evolvere da una “logica prestazionale” a una logica di “governo della domanda” identificando i bisogni che, attraverso la prescrizione, diventano domanda e in linea con l’offerta in quel momento disponibile senza che si superi così la fisiologica soglia delle liste di attesa.</p>
<p>Secondo i ricercatori che hanno realizzato il Rapporto 2023, innovare significa accettare la sfida di cercare spazi strategici di innovazione, pur in un contesto di risorse sempre più scarse e fabbisogni crescenti.</p>
<p><strong>Andamento consumi privati in sanità</strong></p>
<p>Il terzo e ultimo tema è quello legato alla parte di spesa sanitaria totalmente a carico dei cittadini e quella intermediata dagli enti di sanità integrativa.</p>
<p>La prima, che definiamo anche spesa privata <em>out of pocket</em>, nel 2022 si attesta a 41,5 miliardi di euro, ben + 20% rispetto a un decennio fa; la seconda si ferma a 4,7 miliardi, ovvero poco più di 1/10 della composizione della spesa privata.</p>
<p>La spirale inflattiva ha fatto diminuire di mezzo punto i consumi sanitari che, nel paniere delle famiglie pesano per il 3,5%, dietro a tabacchi, alcolici e narcotici al 4%.</p>
<p>Occhio però che i volumi delle prestazioni a pagamento 2019-21 è in costante aumento, con il 50% delle visite specialistiche e il 33% degli esami diagnostici erogati in regime di solvenza piuttosto che in convenzione con i fondi sanitari integrativi.</p>
<p>In attesa delle evidenze 2022, non ci resta che verificare se questo trend si consolida e se ci si sposterà da forme contingenti a forme strutturali di consumi privati in sanità, in un contesto in cui l’universalismo è selettivo, anche se non dichiarato, e soprattutto mal governato.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria<br />
</em><em>CENTRO STUDI ASSIDIM</em></p>
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