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	<title>benessere Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2026 14:05:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>benessere Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Le dipendenze non cambiano: cambiano gli oggetti da cui dipendiamo</title>
		<link>https://www.assidim.it/le-dipendenze-non-cambiano-cambiano-gli-oggetti-da-cui-dipendiamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giornata Mondiale contro le dipendenze: Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/le-dipendenze-non-cambiano-cambiano-gli-oggetti-da-cui-dipendiamo/">Le dipendenze non cambiano: cambiano gli oggetti da cui dipendiamo</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 26 giugno 2026, celebriamo la Giornata Mondiale contro le dipendenze.</p>
<p>Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
<p>Negli ultimi anni, il modo di parlare di dipendenze è cambiato. Non riguarda più solo alcol, tabacco o droghe, ma anche comportamenti quotidiani come il gioco d’azzardo o l’uso delle tecnologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la dipendenza come un bisogno difficile da controllare, che continua anche quando provoca conseguenze negative.</p>
<p>Questo significa che oggi le cosiddette “nuove dipendenze” – come quella da smartphone o social – non sono fenomeni marginali, ma parte dello stesso problema.</p>
<p>Le dipendenze tradizionali restano comunque molto rilevanti. In Italia, ad esempio, l’alcol continua ad avere un forte impatto sociale, mentre il tabacco è ancora tra le principali cause prevenibili di malattie gravi. A livello globale, come monitorato dall’OMS, i disturbi legati alle sostanze sono monitorati come una priorità sanitaria.</p>
<p>Accanto a questo quadro, però, stanno crescendo rapidamente le dipendenze legate alla tecnologia. L’uso dello smartphone è diventato così diffuso che una quota significativa di persone mostra comportamenti problematici: secondo un recente studio (2025), circa il 21% degli utenti presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza. Il tempo di utilizzo supera spesso le quattro ore al giorno.</p>
<p>In Italia il fenomeno riguarda soprattutto i più giovani. Lo smartphone viene usato mediamente per circa tre ore al giorno, ma il tempo totale davanti agli schermi può arrivare anche a otto ore.</p>
<p>Uno studio osservazionale condotto nel 2025 su giovani adulti nel Sud Italia indica che oltre il 20% dei giovani adulti presenta segnali di dipendenza.</p>
<p>Un aspetto particolarmente delicato è l’età sempre più precoce di utilizzo. Molti bambini iniziano a usare lo smartphone in autonomia già nei primi anni di scuola, e iniziare troppo presto aumenta il rischio di sviluppare comportamenti problematici.</p>
<p>Il punto non è tanto lo strumento, ma il tipo di rapporto che sviluppiamo con esso. Le dipendenze, vecchie e nuove, hanno infatti radici comuni: fattori psicologici, relazionali e sociali.</p>
<p>In questo contesto, il Ministero della Salute richiama un aspetto cruciale: le tecnologie digitali sono sempre disponibili e socialmente accettate e, proprio per questo, risultano più difficili da riconoscere e gestire: “<em>Guardo un video e poi smetto</em>”, ma poi si continua con contenuti in loop (TikTok, Reels) per molto di più.</p>
<p>Da una prospettiva sociologica, la mancata consapevolezza del problema si manifesta in tre modi principali:</p>
<ul>
<li>Distorsione del tempo: “<em>Sono stati solo 5 minuti</em>”, quando in realtà è mezz’ora e oltre.</li>
<li>Normalizzazione del comportamento: <em>“Lo fanno tutti”; “È normale ormai…”. </em></li>
<li>Negazione del problema: <em>“Non sono dipendente”; “Posso smettere quando voglio”<strong>.</strong></em></li>
</ul>
<p>Per questo motivo, le risposte più efficaci non possono essere solo sanitarie. Servono educazione, consapevolezza e capacità di autoregolazione, soprattutto tra i più giovani.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi, Comunicazione &amp; Marketing ASSIDIM</em></p>
<h4>Bibliografia e sitografia:</h4>
<ol>
<li>World Health Organization, <em>Substance use disorders – data prevalence</em>, Global Health Observatory: <a href="https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use--substance-use-disorders">https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use&#8211;substance-use-disorders</a>.</li>
<li>WHO EMRO, Mobile phone use pattern and addiction in relation to depression and anxiety, Eastern Mediterranean Health Journal, 2020, <a href="https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html">https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html</a>.</li>
<li>Venuto R. et al., The digital tether: smartphone addiction among young adults in Southern Italy, Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 2026, <a href="https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771">https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771</a>.</li>
<li><a href="https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/">https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/.</a></li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>Ansia e depressione</title>
		<link>https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 07:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[lifestylemedicine]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia e depressione: scopri le differenze, i sintomi e le cause. Una guida pratica per capire come riconoscerle e quali terapie scegliere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/">Ansia e depressione</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Che cosa sono ?</strong></h3>
<h4><strong>ANSIA</strong></h4>
<p>È una risposta emotiva, cognitiva e fisica a una minaccia percepita, reale o immaginaria.</p>
<p>L&#8217;ansia può essere considerata una reazione naturale a situazioni percepite come stressanti, minacciose, un meccanismo di difesa che prepara ad affrontare la situazione. E’ paragonabile ad uno stato di inquietudine vissuto dal soggetto come anticipazione di un pericolo, reale e non, che scatena una reazione sproporzionata rispetto al possibile evento caratterizzata da sintomi (vedi sotto) fisici e cognitivi. In dosi moderate, l&#8217;ansia è &#8220;normale&#8221; e ci aiuta a concentrarci e ad affrontare eventi impegnativi, come un esame. Attenzione però che può trasformarsi in una condizione molto “fastidiosa”, quando diventa un vero disturbo d&#8217;ansia. Questo accade quando è eccessiva, persistente e invalidante, manifestandosi sia con sintomi fisici (come tachicardia, tremori, sudorazione) che cognitivi (come preoccupazione e paura) che interferiscono con la vita quotidiana. Le cause possono essere molteplici e includono fattori genetici, biologici, stress e traumi</p>
<h4><strong>DEPRESSIONE</strong></h4>
<p>La depressione invece è un disturbo dell&#8217;umore, un disturbo complesso che può colpire mente e corpo, influenzando pensieri, emozioni, comportamento e salute fisica</p>
<p>E’ una patologia abbastanza diffusa che può interessare tutte le età, sia uomini che donne, anche se queste sembrano presentare un’incidenza maggiore.</p>
<p>Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la malattia depressiva non interessa solamente la sfera emotiva e l&#8217;umore del paziente, ma interessa anche il corpo, influenzando comportamenti e manifestandosi anche con sintomi fisici. Tratto caratterizzante della depressione è il non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.</p>
<p>Ansia e depressione sono quindi due patologie distinte, ma che spesso possono associarsi (sindrome ansioso-depressiva); hanno in comune un&#8217;affettività negativa e la presenza di sentimenti come la tristezza, la rabbia e la preoccupazione, oltre alla presenza di alcune alterazioni nel sistema nervoso centrale.</p>
<h3><strong>I sintomi principali</strong></h3>
<p>I sintomi principali dell’ansia sono:</p>
<ul>
<li>Preoccupazione eccessiva e costante</li>
<li>Irritabilità e agitazione</li>
<li>Tensione muscolare</li>
<li>Facilità al pianto</li>
<li>Paura</li>
<li>Tendenza a evitare situazioni che scatenano l&#8217;ansia.</li>
<li>Senso di &#8220;testa vuota&#8221; o apprensione</li>
<li>Disturbi del sonno</li>
<li>Difficoltà di concentrazione</li>
<li>Sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, vertigini e disturbi gastrointestinali, respiro affannoso, tremori, nausea</li>
</ul>
<h4><strong>I sintomi principali della depressione sono:</strong></h4>
<ul>
<li>Umore depresso, tristezza e sensazione di vuoto</li>
<li>Senso di frustrazione</li>
<li>Perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane</li>
<li>Affaticamento cronico e mancanza di energia</li>
<li>Cambiamenti nell&#8217;appetito e/o nel peso</li>
<li>Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)</li>
<li>Sentimenti di colpa o inutilità</li>
<li>Scarsa autostima</li>
<li>Assenza di desiderio sessuale</li>
<li>Difficoltà di concentrazione, di memoria e decisionali</li>
<li>Pensieri di morte o suicidi</li>
</ul>
<p>Esistono alcuni sintomi che sono comuni ad entrambe le condizioni e caratterizzano la sindrome ansioso-depressiva: pessimismo e disperazione riguardo al futuro, isolamento sociale, bassa autostima, stanchezza eccessiva e difficoltà di concentrazione</p>
<h3><strong>Quali sono le cause?</strong></h3>
<p>Le cause dell’ansia sono complesse e multifattoriali: fattori genetici e fattori biologici e caratteristiche psicologiche della persona, sono alla base. Eventi di vita come stress importante, lutti, problemi lavorativi o relazionali, possono poi complicare la situazione e rendere manifesta una situazione di ansia</p>
<p>Le cause di depressione sono altrettanto complesse, anche in questo caso la genetica ha un ruolo importante ma eventi di vita molto significativi (lutti, stress cronici, difficoltà lavorative, difficoltà relazionali, ecc) entrano in gioco in modo molto importante. Si può quindi andare da pazienti in cui la genetica ha un ruolo preponderante, senza che nella loro vita vi siano delle condizioni, sino a pazienti in cui l’aspetto genetico è minimo ma hanno avuto esperienze di vita molto impattanti (forti stress, traumi, lutti, malattie, difficoltà lavorative e sociali, specie se non in grado di trovare le risorse (sia psicologiche che pratiche) per far fronte alla situazione.</p>
<p>Gli aspetti genetici entrano in gioco nel determinare una caratteristica fondamentale della malattia: una alterazione a livello cerebrale dei livelli di alcuni neurotrasmettitori, quali serotonina (5-HT), noradrenalina (NA) e dopamina (DA). La carenza o non disponibilità di questi neurotrasmettitori (che in condizioni di normalità permettono il normale svolgimento di alcune funzioni del nostro cervello) è responsabile della sintomatologia caratteristica della malattia, tanto che i principali farmaci utilizzati (vedi sotto) hanno proprio l’obiettivo di normalizzare i livelli di queste sostanze. Inoltre, va tenuto presente che anche l’alterazione dei livelli di alcuni ormoni possono entrare in gioco, basti a questo proposito pensare alla depressione tipica del post parto o della sindrome premestruale.</p>
<p>Come sopra ricordato, generalmente la depressione è caratterizzata dal non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.  Importante ricordare che esistono vari tipi di depressione, ognuno con caratteristiche peculiari e talvolta cause differenti.</p>
<p>In alcuni casi, inoltre, i disturbi depressivi possono essere la conseguenza di altre condizioni fisiche presenti (ad esempio, malattie gravi), oppure possono insorgere in seguito all&#8217;utilizzo di alcuni farmaci o di sostanze (incluse le droghe d&#8217;abuso).</p>
<p>Ecco le principali forme di depressione:</p>
<ul>
<li>Depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore: si tratta di una delle forme più gravi di depressione. La sintomatologia può essere così grave da impedire l’esecuzione delle normali attività</li>
<li>Disturbo distimico o distimia: si tratta di un disturbo caratterizzato da sintomi molto simili a quelli della depressione maggiore, anche se tendono a manifestarsi in maniera più lieve.</li>
<li>Disturbo depressivo non altrimenti specificato: si tratta di una categoria in cui sono presenti disturbi non classificabili in altri tipi di forme depressive.</li>
<li>Disturbi bipolari o patologie maniaco-depressive: si tratta di disturbi caratterizzati dall&#8217;alternarsi di stati depressivi a stati maniacali o ipomaniacali. A loro volta, i disturbi bipolari si suddividono in:
<ul>
<li>Disturbo bipolare di tipo I: caratterizzato da almeno un episodio di mania o misto alternato ad episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo bipolare di tipo II: caratterizzato da stati di ipomania (mai di mania) che si alternano agli episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo ciclotimico o ciclotimia: ha una durata minima di almeno due anni e si caratterizza per l&#8217;alternanza di episodi depressivi di grado da lieve a moderato ed episodi ipomaniacali.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li>Disturbo disforico premestruale: si tratta di un disturbo che comprende una serie di sintomi affettivi, comportamentali e somatici che si presentano mensilmente, in corrispondenza della fase luteale del ciclo mestruale.</li>
<li>Disturbo depressivo dovuto ad un&#8217;altra condizione fisica, ad esempio malattia grave.</li>
<li>Disturbo depressivo indotto da farmaci (disturbo depressivo iatrogeno) o indotto da sostanze.</li>
</ul>
<h3><strong>Terapia:</strong></h3>
<p>Il trattamento dell’ansia e della depressione può essere semplice o molto complesso; dipende sostanzialmente da due fattori: dalla gravità della patologia (specie quando la componente genetica è molto importante) e dal tempismo nell’intervenire. Spesso purtroppo queste patologie vengono sottovalutate, considerate “normali reazioni a momenti di vita difficile”, considerate qualche cosa da “nascondere” per paura di essere stigmatizzati. Purtroppo non tutti hanno le risorse psicologiche e pratiche per superare con le proprie forze queste condizioni, con conseguente aggravamento della sintomatologia e necessità di terapie sempre più complesse.  Viceversa, l’affrontare subito il problema rende molto più semplice la gestione ed evita l’aggravamento della patologia.</p>
<p>Generalmente la terapia (sia dell’ansia che della depressione) comprende due strade parallele: da un lato i farmaci (quando e se servono) dall’altro un approccio psicoterapeutico che ha l’obiettivo sia di gestire quei fattori di vita o di personalità che hanno contribuito alla genesi della patologia, sia di fornire delle risorse psicologiche e comportamentali fondamentali per gestire lo stress ed i momenti difficili.</p>
<p>La terapia farmacologica prevede l’utilizzo di farmaci capaci di interferire con i meccanismi responsabili della patologia.  Nel caso dell’ansia vengono utilizzati gli ansiolitici, categoria di farmaci capaci di ridurre la sintomatologia tipica. Attenzione però al loro utilizzo esagerato ed inopportuno. Una delle problematiche principali nel trattamento sia dell’ansia che della depressione è infatti l’abuso di farmaci e la loro autoprescrizione.  Nulla di più sbagliato che decidere da soli (o con il consiglio di amici, parenti o comunque personale non medico) di iniziare la terapia e quale farmaco assumere o come cambiare la dose! Spesso per gestire l’ansia, quando vi è associata una forma depressiva, possono essere utili farmaci tipici per il trattamento della depressione.</p>
<p>I farmaci impiegati nel trattamento della depressione sono i cosiddetti farmaci antidepressivi di cui fanno parte le seguenti classi:</p>
<ul>
<li>Antidepressivi triciclici (TCA);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRI);</li>
<li>Inibitori del reuptake di noradrenalina e serotonina (NSRI);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake della noradrenalina (NaRI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione serotoninergica (SARI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione noradrenergica e serotoninergica (NaSSA);</li>
<li>Inibitori del reuptake di dopamina e noradrenalina (DNRI);</li>
<li>Inibitori delle monoammino ossidasi (IMAO non selettivi e MAO-A selettivi).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono tantissimi farmaci, diversi tra loro, che vengono prescritti in base alle caratteristiche della depressione, della sintomatologia prevalente, della risposta del paziente e delle sue caratteristiche cliniche (sesso, età, patologie associate, ecc).</p>
<p>Cosa fare allora se ci si accorge di avere sintomi come quelli sopra riportati o se ci accorgiamo che persone accanto a noi sembrano averne?</p>
<p>La sola presenza di alcuni sintomi come stanchezza, umore un po’ deflesso, preoccupazione, riduzione nella motivazione a svolgere determinate attività, ecc, non sono sufficienti per porre diagnosi di sindrome ansiosa o depressiva! D’altro canto possono essere un iniziale campanello di allarme. Parlarne immediatamente con il proprio medico è fondamentale.  Una corretta diagnosi è la base per poter impostare una corretta terapia.  Anche se si notano sintomi in chi ci è vicino, specie se si nota un significativo cambio di comportamento (tendenza ad isolarsi, ad evitare di svolgere attività che prima erano svolte con piacere, tendenza al pianto, alla tristezza, ecc), sarebbe bene (con tutta la “delicatezza” del caso) consigliare di parlarne con il proprio medico.</p>
<h3><strong>Diagnosi: </strong></h3>
<p>La diagnosi di ansia e depressione è una diagnosi sostanzialmente clinica, cioè non esistono degli esami strumentali che possano aiutare a porre la diagnosi. Spesso alcuni esami (esami del sangue, TAC, risonanza, ecc) possono essere prescritti per escludere la presenza di altre patologie. L’utilizzo di alcuni questionari aiuta a definire quei parametri necessari per porre diagnosi di ansia o depressione, ma sarà la competenza del medico ed il suo colloquio con il paziente ad avere l’ultima parola. Ecco perché è sempre meglio avere anche un parere specialistico psichiatrico, parere che è poi molto utile per individuare la terapia migliore.</p>
<h3><strong>Ruolo dello stile di vita:</strong></h3>
<p>Sembrerà strano…. ma uno stile di vita corretto (non fumare, eseguire esercizio fisico, avere una alimentazione sana, non abusare di alcol, farmaci, ecc) è oggi considerato uno strumento fondamentale per favorire il benessere ed anche aiutare a gestire ansia e depressione. Ma come?   quando si è ansiosi e depressi è difficilissimo assumere uno stile di vita corretto!!!!! Anzi…..spesso ansia e depressione condizionano un cambio di stile di vita in senso opposto! Ripresa dell’abitudine al fumo (se si aveva smesso), assunzione di una vita sedentaria (o talvolta esagerare con l’esercizio fisico sino a farne troppo e quello sbagliato!), cercare gratificazione in alcuni cibi particolarmente palatabili, ricchi in grassi, carboidrati e sale. Tale peggioramento del comportamento spesso peggiora la sintomatologia che già caratterizza ansia e depressione. Stanchezza, disturbi gastroenterici, cardiopalmo, ecc, possono infatti essere causati/peggiorati dal fumo, dalla sedentarietà, da un’ alimentazione sbagliata. Questi comportamenti vengono definiti “usurai”: sembrano dare un beneficio ma in realtà presentano poi un “conto” molto alto, peggiorando i sintomi.</p>
<p>Ecco quindi che la terapia non farmacologica di ansia e depressione (specie se iniziata subito, al primo apparire della sintomatologia) prevede anche da un lato l’evitare comportamenti dannosi, dall’altro promuovere quelli virtuosi che, in realtà, aiutano a stare meglio. Questo beneficio è particolarmente presente in caso di esercizio fisico. L’esercizio, infatti è in grado di modulare quei meccanismi responsabili della patologia.  Inoltre vi è anche un beneficio psicologico-comportamentale. Infatti spesso per gestire le difficoltà della vita (problemi lavorativi, personali, ecc) è importante un cambio di comportamento (ad esempio imparare una nuova modalità lavorativa, imparare a gestire difficoltà relazionali, imparare a gestire malattie concomitanti, ecc), cambi di comportamento molto difficili da attuare! Riuscire a dimostrare a sé stessi che si è in grado di cambiare qualche cosa, teoricamente più semplice, come ad esempio l’abitudine a fare esercizio superando la stanchezza e la pigrizia, può rappresentare uno strumento motivazionale molto potente, in grado di dimostrare proprio la capacità di cambiare, quella capacità (risorsa psicologica) necessaria per gestire lo stress e le difficoltà che la vita pone.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Work-life balance: Come la Gen Z sta rivoluzionando il mondo del lavoro</title>
		<link>https://www.assidim.it/work-life-balance-come-la-gen-z-sta-rivoluzionando-il-mondo-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[worklifebalance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come ogni generazione, anche la Generazione Z si fa portatrice di cambiamenti in particolare sul modo di vedere il mondo del lavoro. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni una nuova generazione ha iniziato a farsi strada nel mondo del lavoro: si tratta della Gen Z, che comprende le persone nate tra il 1997 e il 2012. Come ogni generazione, anche la Generazione Z si fa portatrice di cambiamenti in particolare sul modo di vedere il mondo del lavoro.</p>
<p>Il lavoro, infatti, non è più il centro della vita, ma solo una parte di essa. È così che la Gen Z sta riscrivendo le regole del gioco, portando al centro valori come flessibilità, il benessere e la crescita sostenibile. Ma cosa significa davvero work-life balance per i giovani talenti? E come possono le aziende adattarsi a questa rivoluzione culturale?</p>
<h3>Gen Z e mondo del lavoro</h3>
<p>La Generazione Z sta completamente ribaltando il paradigma delle generazioni precedenti: non si rivede più nell’espressione “vivere per il lavoro” come i Baby Boomers o la Generazione X, ma vede il lavoro come un elemento interdipendente alla propria vita privata e non come il cuore della propria essenza.<br />
La vita privata e la sfera professionale devono intrecciarsi e co-dipendere in modo sano ed equilibrato, così da garantire uno stile di vita soddisfacente e motivante.<br />
Per la Gen Z è impossibile avere una vita appagante se l’ambiente lavorativo non rispetta i loro valori e ideali. Considerando che passiamo tendenzialmente almeno 8 ore della nostra giornata al lavoro, è impensabile per loro credere che questo non abbia un ruolo centrale nel definire il proprio umore e benessere personale.<br />
Figli di persone che hanno sempre visto il lavoro come il centro della propria vita e ciò che definiva il loro valore personale, sanno bene quanto è importante tenersi lontani da ambienti tossici e dal burnout.<br />
Si tratta della prima generazione che vede la salute mentale come una priorità e non come un tabù destinato solo a chi vive un disagio più profondo.<br />
Per questo motivo il work-life balance non viene più considerato un benefit che un’azienda può dare o meno ai propri dipendenti, ma un diritto vero e proprio.</p>
<h3>Il declino della Hustle culture</h3>
<p>La Generazione Z non condivide i principi della “cultura dell’affannarsi” che ha definito la nostra società per molto tempo. La competizione e il voler cercare sempre di primeggiare sugli altri, la tendenza a voler lavorare sempre più ore a discapito della salute e della vita personale, la convinzione che il relax sia un lusso che in pochi si possono permettere non vanno più di moda.<br />
La necessità di occupare una posizione alta a tutti i costi non è più un’idea così tanto attraente: ciò che conta davvero è trovare un ambiente di lavoro sano, che rispetti le necessità dei singoli e sia favorevole a orari di lavoro ridotti, possibilità di lavoro da remoto, lavorare per obiettivi e non con orari rigidi. La flessibilità è un tema fondamentale per un’azienda che vuole risultare attrattiva agli occhi dei giovani talenti.</p>
<h3>Il concetto di life balance</h3>
<p>Per la Generazione Z il lavoro rappresenta solo uno degli spicchi che compone la loro vita. Non è corretto assumere che i giovani non vogliono più lavorare: semplicemente hanno una visione del mondo professionale diversa da chi li ha preceduti.<br />
I giovani talenti cercano ambienti di lavoro con valori chiari in cui rispecchiarsi, un team inclusivo e collaborativo e la possibilità di crescita personale e professionale. La differenza è che cercano tutto questo in una realtà che prediliga equilibrio tra tempo libero e professionale.<br />
Secondo una ricerca degli Stati Generali del Welfare, i giovani tra i 18 e i 34 anni cercano molto di più del classico posto fisso.<br />
Il 72% di loro aspira a un lavoro che gli consenta di esprimere sé stessi, generare impatto e, soprattutto, avere tempo per coltivare la propria vita privata.<br />
In Italia è presente un sistema che rende difficile l’applicazione del work-life balance. Non è sufficiente promettere flessibilità, se poi non sono presenti le condizioni strutturali per garantirne il corretto funzionamento.<br />
Le aziende devono accogliere il cambiamento e allinearsi al più presto per tentare di trattenere i talenti migliori. Si è ribaltato il rapporto tra HR e candidato: i giovani non si lasciano intimorire dalla disparità dei ruoli, ma rendono il colloquio un territorio alla pari, dove sbilanciarsi con domande che fino a poco tempo fa venivano considerate indicibili. È quasi il giovane a intervistare l’HR e non il contrario. Ed è il giovane ad avere l’ultima parola sull’accettare o meno l’offerta lavorativa, non con il solo criterio dello stipendio più alto, bensì valutando un pacchetto molto ampio di necessità a cui non sono disposti a rinunciare.</p>
<h3>Centralità dell’individuo in ogni aspetto: verso un equilibrio vita-lavoro autentico</h3>
<p>La nuova generazione di lavoratori ha compreso che per essere soddisfatti a livello personale e lavorativo è necessario trovare un’azienda che tuteli e che accresca tutti gli elementi che compongono il dipendente: il talento professionale, la salute fisica e mentale, l’organizzazione del tempo lavorativo e personale.<br />
Sicuramente in quest’ottica è necessario che le aziende inseriscano programmi di upskilling e reskilling per i manager, così da avere ai vertici delle figure che siano in grado di capire le necessità e le ambizioni di questa nuova generazione di lavoratori. Inoltre, è fondamentale che vengano introdotti percorsi di crescita professionale personalizzati al fine di valorizzare il merito e la responsabilizzazione delle risorse. Altro fattore di grande rilievo è la salute mentale, che merita cura e attenzione costante.<br />
Un altro grosso problema riguarda il mercato lavorativo in Italia, che risulta essere ancora troppo rigido sia lato dipendente che lato aziende. Una volta che l’azienda assume in modo stabile un candidato, diventa complesso per entrambe le parti cambiare. Questo porta tantissimi giovani a sentirsi intrappolati in delle posizioni che non sono in linea con le proprie attitudini e competenze, con un calo conseguente della produttività. Dall’altra parte abbiamo l’azienda a cui spesso non è concesso liberarsi di chi non si dimostra adatto al ruolo in cui è stato inserito. Non c’è nessun vincitore in tutto questo, ma solo sconfitti.<br />
Anche in questo caso la soluzione sta nella creazione di un mercato del lavoro flessibile e dinamico: la possibilità di cambiamento sia da parte dell’azienda che del collaboratore non deve essere vista come una minaccia, ma bensì come un’opportunità.</p>
<h3>Cosa cerca la Generazione Z?</h3>
<ul>
<li><strong>Orari flessibili e smart working</strong><br />
Secondo una ricerca di Ali Lavoro – Società italiana di consulenza e servizi HR – il 35% dei giovani talenti desidera che la flessibilità diventi normalità e non un’eccezione. La Gen Z auspica di avere la possibilità di scegliere in modo autonomo gli orari di inizio e fine della propria giornata lavorativa in base ai propri impegni ed esigenze e che i datori di lavoro considerino quanto il viaggio casa-lavoro possa influire sullo stress con cui un dipendente affronta la giornata e quanto, se si abita distanti, lo spostamento aumenti in modo significativo il numero di ore che una persona dedica al lavoro.<br />
Il 27%, invece, cerca un’occupazione che gli consenta di scegliere liberamente se lavorare in presenza, da remoto o in modalità ibrida.<br />
Infine, il 20% spera che venga introdotta la settimana lavorativa di 4 giorni.</li>
<li><strong>Cultura aziendale sana</strong><br />
Non viene più apprezzata la cultura del terrore e le gerarchie rigide e autoritarie. È importante che il datore di lavoro collabori per creare un ambiente in cui le persone si sentano libere di esprimersi: un luogo dove sentirsi ascoltati, riconosciuti e presi realmente in considerazione.<br />
Secondo uno studio di Top Employers Institute, che ha raccolto le preferenze e opinioni della Generazione Z sul mondo del lavoro in otto paesi, la Gen Z apprezza particolarmente l’intelligenza emotiva quando si parla di leadership. Per il 55% dei rispondenti un bravo leader deve essere in grado di motivare e ispirare, mentre il 53% vede come fondamentale l’empatia e l’attenzione alle persone.</li>
<li><strong>Opportunità di crescita</strong><br />
La Generazione Z ha fame di crescere, semplicemente non è più disposta a farlo a discapito della propria vita personale. Ricercano una crescita sul lungo periodo che avvenga in modo equilibrato e sostenibile. Bisogna tenere conto delle esigenze personali e familiari e sognano di non dover più scegliere tra la crescita professionale e la propria salute.</li>
</ul>
<h3>La risposta delle aziende italiane</h3>
<p>Secondo un articolo del Sole 24 Ore: FONTE le aziende italiane per riuscire a conquistare i talenti migliori offrono sempre più benefit: welfare aziendale, smart working e orari flessibili. Tutti questi benefit possono sicuramente fare la differenza nel periodo iniziale, ma ciò che emerge è che dopo sei mesi la risorsa inizia a vederli come la normalità e il livello di scontentezza torna a crescere. Questo succede perché le aziende offrono benefit tramite attività isolate con progetti poco strutturati, senza tenere conto di una visione più ampia sul work-life balance e sul lavoratore, ma solo di una piccola porzione del problema.</p>
<h3>Conclusione: il futuro del lavoro è equilibrio</h3>
<p>La rivoluzione portata dalla Generazione Z non è una tendenza passeggera, ma un cambiamento strutturale che ridefinisce il concetto di successo professionale. Il work-life balance non è più un benefit, ma un diritto, e le aziende che sapranno abbracciare questa visione saranno quelle capaci di attrarre e trattenere i talenti migliori.<br />
Il messaggio è chiaro: investire in flessibilità, benessere e crescita sostenibile non è solo una scelta etica, ma una strategia vincente per costruire un futuro del lavoro più umano, motivante e produttivo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo a cura di: </em><br />
<em>Alessia Morano</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/work-life-balance-come-la-gen-z-sta-rivoluzionando-il-mondo-del-lavoro/">Work-life balance: Come la Gen Z sta rivoluzionando il mondo del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Sanità Integrativa: Un’Opportunità Ancora Troppo Ristretta ai Vertici?</title>
		<link>https://www.assidim.it/sanita-integrativa-unopportunita-ancora-troppo-ristretta-ai-vertici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Castelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 11:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[employee benefits]]></category>
		<category><![CDATA[engagement]]></category>
		<category><![CDATA[produttività]]></category>
		<category><![CDATA[retention]]></category>
		<category><![CDATA[sanità integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=8008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il welfare pubblico arretra mentre avanza, sebbene ancora al piccolo trotto, quello integrativo. I benefit sono oggi estesi a platee sempre più numerose di dipendenti ma persiste l'asimmetria tra categorie professionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/sanita-integrativa-unopportunita-ancora-troppo-ristretta-ai-vertici/">Sanità Integrativa: Un’Opportunità Ancora Troppo Ristretta ai Vertici?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante il quadro competitivo sempre più difficile per le piccole e medie imprese, il welfare aziendale rimane ancora un beneficio limitato quasi esclusivamente ai livelli apicali delle organizzazioni.</p>
<p>Ad oggi circa 16 milioni di dipendenti accedono a fondi e casse sanitarie per prestazioni di rimborso spese mediche (Fonte: Report Anagrafe FSI, 2024), alcune limitate al solo dipendente e non anche il nucleo familiare.</p>
<p>Le soluzioni integrative ai fondi e casse evidenziano che ne sono beneficiari, nella stragrande maggioranza, le figure ai vertici delle società: dirigenti e amministratori.</p>
<p>Se da un lato questa tendenza è comprensibile, dall’altro è un segnale preoccupante: il tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato dal 97% di PMI, che rappresentano il motore della nostra economia, rischia di rimanere indietro in una trasformazione che sta avvenendo dal basso.</p>
<p>Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è in contrazione: nel 2023, secondo i dati dell’ultimo rapporto BES dell’ISTAT (2024), sono 4,5 milioni i cittadini che hanno rinunciato alle cure sanitarie e il crescente senso di insicurezza legato alla protezione della salute sta portando i talenti più qualificati a guardare con sempre maggiore attenzione alle aziende che offrono strumenti concreti di welfare aziendale.</p>
<h3>Rischio Perdita Talenti e Attrattività</h3>
<p>Il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente. La fidelizzazione dei professionisti più competenti e l’attrazione di giovani ad alto potenziale non possono più basarsi solo su incentivi monetari.</p>
<p>Senza un sistema di welfare diffuso, molte società si troveranno progressivamente a perdere risorse chiave a favore di realtà più strutturate e lungimiranti.</p>
<p>Il benessere organizzativo e la protezione sanitaria integrativa sono oggi fattori decisivi nelle scelte professionali.</p>
<h3>Una Scossa Necessaria: Il Welfare Come Vantaggio Competitivo</h3>
<p>Le soluzioni di Employee Benefits favoriscono il clima aziendale, l’engagement, la retention delle persone che, al pari delle aziende, possono beneficiare di una fiscalità agevolata in virtù del principio mutualistico.</p>
<p>ASSIDIM, con soluzioni <em>tailor made</em>, consente alle società di “<em>ribaltare la piramide”</em>, permettendo a impiegati e operai, anche somministrati, di accedere a piani di assistenza sanitaria per una protezione completa.</p>
<p>Si tratta di strumenti di protezione accessibili e in grado di trasformare il welfare in un vero e proprio asset strategico per la crescita dell’impresa.</p>
<p>Le aziende che sapranno cogliere queste opportunità non solo garantiranno maggiore sicurezza ai propri collaboratori, ma diventeranno punti di riferimento nel loro settore, capaci di attrarre talenti e affrontare con maggiore serenità le sfide di un mercato sempre più esigente.</p>
<p>Il tempo di agire è adesso: il welfare aziendale è un’opportunità e una sfida per il successo di tutte le società!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Alberto Castelli<br />
</em><em>Marketing &amp; Sviluppo associativo ASSIDIM</em></p>
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		<title>Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</title>
		<link>https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 09:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benesserepsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazionevitalavoro]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
		<category><![CDATA[worklifearmony]]></category>
		<category><![CDATA[worklifebalance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un equilibrio tra vita professionale e personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/">Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 25% dei lavoratori la conciliazione tra vita personale e professionale è il principale fattore che incide negativamente sulla salute mentale (<em>Mental Health at Work Report &#8211; Mind Share Partners’ &amp; Qualtrics, 2023</em>).</p>
<p>Negli ultimi anni si è sempre più diffuso il concetto di “work-life balance”, inteso come l’importanza di trovare un <strong>equilibrio tra vita professionale e personale</strong>.</p>
<p>Con le evoluzioni più recenti nella società e nello stile di vita delle persone, che hanno sempre meno controllo sulla propria vita e sui propri impegni, si è arrivati a un’evoluzione del concetto e più che di equilibrio si parla di armonia e, dunque, di <strong>“work-life harmony”</strong>.</p>
<p>Proprio di fronte all’affermarsi di abitudini sempre più dinamiche e caotiche, risulta evidente come il tentativo di raggiungere l’equilibrio perfetto diventi controproducente. Per agire in funzione del proprio benessere occorre piuttosto <strong>ricercare l’armonia tra le due sfere di vita: lavorativa e privata</strong>.</p>
<h3><strong>Cosa si intende per work-life harmony</strong></h3>
<p>Il work-life harmony rappresenta <strong>una nuova prospettiva di gestione del proprio tempo e delle proprie risorse</strong>. È un nuovo modo di intendere la sfera lavorativa e quella privata non più in competizione tra loro, bensì integrate e coesistenti.</p>
<p>Il concetto si riferisce all’integrazione tra lavoro e vita privata, in modo da promuovere il benessere individuale. Il <strong>successo professionale e quello personale possono influenzarsi reciprocamente in modo positivo</strong>. La sfida principale è riuscire a bilanciare energia, obiettivi e bisogni in entrambi gli ambiti.</p>
<h3><strong>I benefici del work-life harmony</strong></h3>
<p>Mettere in pratica il work-life harmony comporta diversi benefici, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>un miglioramento della salute:</strong> la ricerca costante di un equilibrio genera stress e aumenta il rischio di burnout. Puntare sull&#8217;armonia, ascoltando i propri bisogni, invece, previene lo stress, l’irritabilità e l’insonnia.</li>
<li><strong>un aumento della produttività:</strong> raggiungere l’armonia tra vita privata e lavoro migliora la produttività e la motivazione, liberandoci dalla pressione di dover bilanciare rigidamente le due sfere. Di conseguenza, si è anche maggiormente in grado di svolgere le proprie attività rimanendo motivati.</li>
</ul>
<h3><strong>Quattro consigli pratici</strong></h3>
<p>Riuscire a trovare un’armonia tra vita privata e professionale non è facile, può essere utile focalizzarsi sul “perché” (<em>perché stiamo facendo una determinata attività? Perché proprio ora? Per chi lo facciamo? Con chi lo facciamo?</em>). Ragionare sui “perché” dà la possibilità di armonizzare le nostre energie in funzione dei nostri obiettivi, raggiungendo uno stato di armonia.</p>
<p>Ecco <strong>quattro consigli pratici</strong> che possono aiutare a raggiungere un <strong>buon work-life harmony</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>Essere consapevole</strong><br />
Armonizzare i ruoli che ciascuno di noi ricopre. Per farlo è fondamentale capire chi si è e definire le proprie priorità, lavorative e personali. Solo con l’autoconsapevolezza si può scegliere come investire le proprie energie in ciò che conta davvero.</li>
<li><strong>Essere presente</strong><br />
Focalizzarsi su ciò che si fa nel momento presente: godersi le attività che si stanno svolgendo aumenta la soddisfazione e motivazione, aiutando a bilanciare vita e lavoro.</li>
<li><strong>Essere flessibile</strong><br />
Accogliere il cambiamento con serenità. Le priorità cambiano e la capacità di adattarsi e avere una mente aperta permette di affrontare con positività le novità.</li>
<li><strong>Concedersi pause</strong><br />
Rigenerare le energie con sport, meditazione o relax. Prendersi cura di sé è essenziale per mantenere l’armonia tra le diverse sfere della propria vita.</li>
</ol>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>I quattro consigli rappresentano un primo passo per avvicinarsi al work-life harmony, nonché una modalità per guardare alle proprie attività in una chiave di <strong>benessere e soddisfazione di vita</strong>. L’obiettivo è far sì che tutto funzioni, armonizzandosi e intrecciandosi in un’ottica di serenità generale.</p>
<p>È fondamentale <strong>imparare ad ascoltarsi e comprendere i propri bisogni e desideri</strong>, e sulla base di questi scegliere e organizzare le proprie attività, al fine del raggiungimento della propria soddisfazione.</p>
<p>In questo modo si riuscirà a ottenere l’armonia tra la <strong>sfera lavorativa e quella personale</strong>, superando la visione che le guarda come ambiti lontani tra loro, e accogliendo in modo positivo il loro <strong>influenzarsi vicendevolmente</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Guendalina Grossi</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/cose-il-work-life-harmony-e-perche-e-importante-parlarne/">Cos&#8217;è il work-life harmony e perché è importante parlarne</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<item>
		<title>La “GEN Z” e l&#8217;uso dei contraccettivi: l&#8217;allarme dell&#8217;OMS</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-gen-z-e-luso-dei-contraccettivi-lallarme-delloms/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[aids]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=7368</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Giornata Mondiale AIDS ha evidenziato progressi nella mortalità globale, ma 90.000 giovani morti nel 2023 (250 al giorno) allarmano. Urge più prevenzione, specie in Africa subsahariana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/la-gen-z-e-luso-dei-contraccettivi-lallarme-delloms/">La “GEN Z” e l&#8217;uso dei contraccettivi: l&#8217;allarme dell&#8217;OMS</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 1° dicembre si è celebrata la Giornata Mondiale di lotta all’AIDS e, sebbene nell&#8217;ultimo decennio si sia registrato una diminuzione del tasso di mortalità a livello globale, grazie all’azione dei farmaci antiretrovirali, i numeri sono ancora preoccupanti, specie in alcuni paesi dell’Africa subsahariana.</p>
<p>In particolare, nel solo 2023 sono morti oltre 90.000 bambini e adolescenti per cause legate all&#8217;AIDS &#8211; pari a 250 vite al giorno, come denunciato dall’UNICEF: <a href="https://www.unicef.it/media/l-unicef-su-giornata-mondiale-di-lotta-all-aids-nel-2023-90-mila-bambini-e-adolescenti-morti-per-cause-legate-all-aids/" target="_blank" rel="noopener">https://www.unicef.it/media/l-unicef-su-giornata-mondiale-di-lotta-all-aids-nel-2023-90-mila-bambini-e-adolescenti-morti-per-cause-legate-all-aids/</a>.</p>
<p>Molto è stato fatto ma molto altro ancora deve essere fatto, soprattutto sulla prevenzione.</p>
<p>In tal senso, l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un allarme preoccupante: in Europa, i giovani della Generazione Z (nati fra il 1997 e il 2012) stanno abbandonando l&#8217;uso di preservativi e contraccettivi, con un conseguente aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, incluse quelle incurabili.</p>
<p>Questo trend emerge dallo studio <em>“Health Behaviour in School-aged Children”,</em> che ha coinvolto oltre 242.000 quindicenni in 42 Paesi europei tra il 2014 e il 2022.</p>
<p>I risultati, definiti «sconcertanti» ma «non sorprendenti», evidenziano una grave lacuna nell&#8217;educazione sessuale in molti Paesi, spingendo l’OMS a sollecitare azioni urgenti da parte di governi, autorità sanitarie e del settore educativo.</p>
<p><strong>I numeri preoccupanti dell&#8217;abbandono dei contraccettivi</strong></p>
<p>La ricerca evidenzia una diminuzione nell&#8217;uso del preservativo tra gli adolescenti: la percentuale di coloro che lo hanno utilizzato durante l&#8217;ultimo rapporto sessuale è scesa dal 70% nel 2014 al 61% nel 2022. I dati mostrano anche significative differenze tra i paesi. La Svezia registra il tasso di utilizzo più basso, con solo il 43%, mentre la Svizzera emerge come la Nazione con il più alto utilizzo, al 77%.</p>
<p>Tra le ragazze, l&#8217;uso dei preservativi è diminuito dal 63% al 57% nello stesso periodo. Anche qui si osservano differenze marcate tra Paesi: l&#8217;Albania ha il tasso più basso di utilizzo (24%), mentre la Serbia raggiunge il valore più alto con l&#8217;81%.</p>
<p>Questa riduzione dell&#8217;uso dei preservativi è accompagnata da un preoccupante aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili tra i giovani. Da qui la necessità di promuovere una maggiore consapevolezza e prevenzione nell&#8217;ambito della salute sessuale.</p>
<p><strong>Fattori culturali e sociali</strong></p>
<p>La Generazione Z (<em>vedi note</em>) è cresciuta in un&#8217;era di social media pervasivi, dove la disinformazione sulla salute sessuale può facilmente diffondersi.</p>
<p>Ciò ha contribuito a creare una falsa percezione di “invulnerabilità” tra molti giovani, con un conseguente abbandono dei metodi contraccettivi tradizionali come il preservativo.</p>
<p>Inoltre, in alcune comunità, l&#8217;uso dei contraccettivi è ancora stigmatizzato o considerato imbarazzante, e questo contribuisce al declino del loro utilizzo.</p>
<p>Un altro fattore critico è l’influenza della “pressione di gruppo”, che può giocare un ruolo significativo nella decisione di adottare comportamenti sessuali non sicuri.</p>
<p>Una maggiore attenzione a questi fattori sociali e culturali è quindi necessaria per sviluppare campagne di education più efficaci.</p>
<p><strong>Divario socioeconomico e l&#8217;importanza dell&#8217;educazione</strong></p>
<p>Uno degli aspetti più critici emersi dallo studio è il divario socioeconomico nell&#8217;uso dei contraccettivi: i figli di famiglie meno agiate tendono a non utilizzare i contraccettivi (33%), contro il 25% dei giovani provenienti da famiglie più abbienti. Questo dato sottolinea l&#8217;urgenza di interventi educativi e di politiche di sensibilizzazione che possano raggiungere tutte le fasce sociali.</p>
<p><strong>Educazione sessuale digitale</strong></p>
<p>In risposta alla crescente digitalizzazione, In diversi Paesi (<em>vedi note</em>) molte scuole e organizzazioni hanno iniziato a offrire corsi di educazione sessuale online. Tuttavia, questi programmi spesso mancano di coerenza e aggiornamenti, lasciando molti giovani senza le informazioni adeguate a prendere decisioni consapevoli riguardo alla loro salute sessuale. L&#8217;educazione sessuale digitale può rappresentare una grande opportunità, ma solo se accompagnata da contenuti aggiornati e da un impegno continuo nel fornire informazioni accurate e accessibili.</p>
<p><strong>Salute mentale e sessualità</strong></p>
<p>Un&#8217;altra area di crescente attenzione è il legame tra salute mentale e comportamenti sessuali. La Gen Z è una delle generazioni più consapevoli dell&#8217;importanza della salute mentale, ma problemi come ansia, depressione o insicurezza possono influenzare negativamente la loro consapevolezza e l&#8217;adozione di pratiche sessuali sicure. I giovani con problemi di salute mentale potrebbero essere meno propensi a utilizzare contraccettivi, esponendosi a maggiori rischi. È essenziale che i programmi di prevenzione integrino una maggiore attenzione a questi fattori, promuovendo il benessere psicologico, oltre a quello fisico.</p>
<p><strong>Nuove tendenze </strong></p>
<p>Nonostante la diminuzione nell&#8217;uso dei preservativi, la Generazione Z sta esplorando anche nuove forme di contraccezione, come le app di monitoraggio della fertilità o i dispositivi intrauterini (IUD). L&#8217;adozione di questi metodi, tuttavia, non compensa completamente la protezione contro le infezioni sessualmente trasmissibili, evidenziando ancora una volta la necessità di educazione su tutti i fronti della salute sessuale.</p>
<p><strong>Raccomandazioni politiche e interventi educativi</strong></p>
<p>Per contrastare questo fenomeno, l&#8217;OMS sollecita una maggiore integrazione dell&#8217;educazione sessuale nei programmi scolastici e politiche pubbliche che garantiscano un accesso più ampio e gratuito ai contraccettivi. Alcuni Paesi hanno già adottato misure efficaci, come l&#8217;accesso gratuito ai preservativi per i giovani in contesti scolastici e sanitari, un passo che molti altri governi dovrebbero seguire.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Centro Studi ASSIDIM<br />
</em><em>Antonio Corrias &#8211; Marketing &amp; Sviluppo Associativo ASSIDIM</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fonti </strong></p>
<ul>
<li>Testa, M. (2024). &#8220;In Europa la Gen Z non usa più i preservativi né la pillola anticoncezionale, così aumentano le malattie sessuali, anche quelle incurabili&#8221;. 🔺Articolo sulla testata “La Ragione”</li>
<li>Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), &#8220;Health Behaviour in School-aged Children&#8221; &#8211; 🔺Rapporto sul comportamento sessuale dei giovani in Europa.</li>
</ul>
<p><strong>Note</strong></p>
<ol>
<li><strong>La Gen Z </strong>si riferisce alle persone nate approssimativamente tra il 1997 e il 2012. Questa generazione è cresciuta in un’era altamente digitalizzata, con accesso immediato a internet, smartphone e social media fin dalla giovane età. Sono spesso descritti come nativi digitali, a loro agio con la tecnologia e il multitasking online.<strong>Caratteristiche della Gen Z</strong></li>
</ol>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Connettività Digitale: Hanno sempre avuto accesso a internet e sono abituati a un flusso costante di informazioni.</li>
<li>Diversità e Inclusività: La Gen Z è nota per la sua apertura verso diversità culturale, etnica, di genere e sessualità, e per sostenere cause sociali e ambientali.</li>
<li>Pragmatismo e Autonomia: Sono considerati più pragmatici rispetto alle generazioni precedenti, spesso preoccupati per il futuro economico e la stabilità lavorativa.</li>
<li>Educazione e Formazione Continua: Valorizzano l&#8217;educazione e sono propensi a utilizzare risorse online per imparare nuove competenze e sviluppare le loro capacità.</li>
<li>Consumo Critico: Sono attenti consumatori, spesso preferendo aziende che dimostrano responsabilità sociale e ambientale.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p style="padding-left: 40px;">Inoltre, La Gen Z è particolarmente rilevante per il dibattito sempre più di attualità su temi come la salute mentale, l’educazione sessuale e i corretti stili di vita, poiché queste questioni hanno un impatto diretto sul loro benessere e sulla loro percezione del mondo.</p>
<ol start="2">
<li>Questi sono i Paesi rappresentano alcune delle nazioni più attive nel tentativo di adeguare l&#8217;educazione sessuale ai bisogni della Generazione Z attraverso strumenti digitali, soprattutto in risposta ai cambiamenti portati dalla pandemia e dall&#8217;evoluzione tecnologica.</li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Regno Unito</strong>: Il Regno Unito ha integrato l&#8217;educazione sessuale digitale nei programmi scolastici, specialmente durante la pandemia di COVID-19, con risorse online accessibili per studenti di varie età. Organizzazioni come Brook offrono corsi online su salute sessuale, relazioni e contraccezione.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Stati Uniti</strong>: Negli Stati Uniti, piattaforme come &#8220;Bedsider&#8221; e &#8220;Planned Parenthood&#8221; offrono ampie risorse online, includendo video educativi e sessioni interattive per i giovani. Anche molte scuole, durante il periodo di didattica a distanza, hanno iniziato a implementare programmi di educazione sessuale tramite piattaforme online.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Svezia</strong>: In Svezia, l&#8217;educazione sessuale è parte del curriculum scolastico e viene sempre più integrata con risorse digitali e corsi online. La Svezia ha una lunga tradizione di educazione sessuale inclusiva e aggiornata, anche in formato digitale.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Australia</strong>: In Australia, l&#8217;educazione sessuale online è supportata da varie organizzazioni come &#8220;True Relationships and Reproductive Health&#8221;, che fornisce corsi digitali interattivi e webinar rivolti ai giovani e alle scuole.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Finlandia</strong>: La Finlandia ha integrato l&#8217;educazione sessuale digitale come parte del suo approccio olistico all&#8217;educazione. Le scuole utilizzano piattaforme online per continuare i corsi di salute sessuale e riproduttiva, soprattutto per raggiungere gli studenti durante il periodo di didattica a distanza.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Canada</strong>: Anche in Canada, molte province hanno iniziato a includere contenuti di educazione sessuale attraverso piattaforme digitali, sia durante le lezioni a distanza che come risorsa complementare ai corsi in presenza.</p>
<p><strong>Malattie sessualmente trasmissibili (MST) ancora incurabili</strong></p>
<p>La definizione “incurabili” significa che ad oggi non esistono trattamenti definitivi che eliminino completamente l&#8217;infezione dal corpo.</p>
<p>Tuttavia, molte di queste possono essere gestite e trattate per ridurre i sintomi, migliorare la qualità della vita e diminuire il rischio di trasmissione ad altri.</p>
<p>Ecco alcune delle principali MST incurabili:</p>
<ol>
<li>HIV/AIDS (Virus dell&#8217;Immunodeficienza Umana): Attualmente, non esiste una cura per l&#8217;HIV, ma la terapia antiretrovirale (ART) può controllare efficacemente il virus, permettendo alle persone di vivere una vita lunga e sana e riducendo significativamente il rischio di trasmettere il virus ad altri.</li>
<li>Herpes genitale (HSV-1 e HSV-2): L&#8217;infezione da herpes è cronica e, una volta contratta, il virus rimane nel corpo per tutta la vita. I farmaci antivirali possono ridurre la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni e diminuire il rischio di trasmissione, ma non eliminano il virus.</li>
<li>Virus del Papilloma Umano (HPV): Molti tipi di HPV possono essere eliminati dal sistema immunitario nel tempo, ma alcuni ceppi, soprattutto quelli ad alto rischio associati a tumori come il cancro cervicale, non possono essere completamente eradicati. Esistono vaccini che proteggono contro i ceppi più pericolosi e trattamenti per le lesioni precancerose.</li>
<li>Epatite B cronica: L&#8217;infezione da virus dell&#8217;epatite B (HBV) può diventare cronica e portare a danni al fegato, tra cui cirrosi e cancro al fegato. Non esiste una cura definitiva per l&#8217;epatite B cronica, ma i farmaci antivirali possono ridurre la carica virale e rallentare la progressione della malattia.</li>
<li>Epatite C cronica: Sebbene siano disponibili cure efficaci per molti genotipi di epatite C, alcune persone con infezioni complesse o resistenti ai trattamenti potrebbero non riuscire a eliminare il virus completamente.</li>
</ol>
<p>Queste condizioni sottolineano l&#8217;importanza della prevenzione, inclusi l&#8217;uso di protezioni come il preservativo, la vaccinazione (nel caso di HPV ed epatite B) e il test regolare per le MST per una diagnosi precoce e una gestione tempestiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/la-gen-z-e-luso-dei-contraccettivi-lallarme-delloms/">La “GEN Z” e l&#8217;uso dei contraccettivi: l&#8217;allarme dell&#8217;OMS</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Molestie e violenza sul luogo di lavoro: come intervenire</title>
		<link>https://www.assidim.it/molestie-e-violenza-sul-luogo-di-lavoro-come-intervenire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 08:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[luogodilavoro]]></category>
		<category><![CDATA[molestie]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[supportopsicologico]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le molestie sul lavoro comprendono <strong>comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale e non verbale</strong>, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore, creando un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. È importante sottolineare che le molestie non si limitano agli episodi di natura sessuale, ma possono riguardare altri aspetti legati alle differenze di genere o ad altre caratteristiche.</p>
<p><strong>CHE COSA SONO LE MOLESTIE E LA VIOLENZA SUL LAVORO</strong></p>
<p>Le molestie sul luogo di lavoro sono comportamenti attraverso i quali chi le commette <strong>esercita potere e controllo sulla vittima</strong>, facendola sentire debole e vulnerabile. Sebbene a volte l’autore possa non avere l’intenzione consapevole di ottenere questo risultato, il comportamento crea comunque un <strong>clima di intimidazione e disagio</strong>. Soprattutto in ambiente lavorativo, questi episodi trovano spesso terreno fertile nelle dinamiche di gerarchia, ma possono anche verificarsi tra colleghi/e tra persone dello stesso sesso. È importante <strong>non trascurare la violenza esterna</strong>, che si manifesta attraverso episodi di aggressività da parte di clienti, utenti o altre persone esterne all&#8217;azienda.</p>
<p><strong>COME RICONOSCERE LE MOLESTIE E LA VIOLENZA</strong></p>
<p>Le <strong>molestie e la violenza</strong>, per quanto possano manifestarsi in modo differente, condividono caratteristiche comuni, soprattutto se non sono episodi singoli:</p>
<ul>
<li>Comportamenti aggressivi e reiterati nel tempo</li>
<li>Percezione da parte della vittima di non poter difendersi</li>
<li>Aumento di intensità e frequenza</li>
<li>Finalità persecutorie e intimidatorie</li>
</ul>
<p>La violenza può includere intimidazioni, aggressioni fisiche e minacce, <strong>influenzando gravemente il clima lavorativo e il benessere psicologico</strong> non solo delle persone coinvolte, ma anche dell’intero team.</p>
<p><strong>L’IMPATTO PSICOLOGICO </strong></p>
<p>Le violenze e le molestie hanno un <strong>impatto negativo significativo sulla salute mentale</strong> dei collaboratori e delle collaboratrici, influenzando sia il loro rendimento che la loro soddisfazione lavorativa. Chi subisce queste violenze può sviluppare disturbi d’ansia, stress post-traumatico, depressione e altri problemi legati alla salute mentale.</p>
<p>Essere vittima di un atto aggressivo pone in una <strong>situazione di svantaggio</strong>, e ciò concorre a minare l’autostima e la fiducia della persona nelle proprie capacità di tutelarsi, generando paura, rabbia, tristezza, colpa, vergogna e isolamento, che possono portare le vittime a rinunciare a opportunità di carriera o a lasciare il posto di lavoro.</p>
<p><strong>COME INTERVENIRE E PREVENIRE QUESTE SITUAZIONI</strong></p>
<p><strong>Riconoscere una molestia o una forma di violenza</strong> può essere complesso, poiché spesso si presentano in modi sottili e ambigui che non rientrano in categorie facilmente identificabili. Per questo motivo, <strong>è fondamentale promuovere la consapevolezza e l’azione preventiva</strong>, così da ridurre l’incidenza di questi episodi e garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso.</p>
<p>Ecco alcune azioni che lavoratrici e lavoratori possono intraprendere:</p>
<ol>
<li><strong>Essere informati</strong>: conoscere le politiche aziendali e le procedure di segnalazione relative a molestie e violenza.</li>
<li><strong>Segnalare comportamenti inappropriati</strong>: se si è vittime o testimoni di molestie, è importante segnalare l’episodio il prima possibile, utilizzando i canali ufficiali messi a disposizione dall’azienda, come risorse umane o referenti per la sicurezza.</li>
<li><strong>Offrire supporto</strong>: come colleghi/e, è possibile offrire sostegno alle vittime, ascoltando senza giudicare e incoraggiandole a cercare aiuto.</li>
<li><strong>Intervenire con cautela</strong>: se si assiste a un episodio di molestia o violenza, intervenire in modo sicuro può fare la differenza.</li>
<li><strong>Partecipare a programmi di formazione</strong>: prendere parte a sessioni formative offerte dall&#8217;azienda per riconoscere comportamenti problematici e apprendere strategie di intervento e prevenzione.</li>
</ol>
<p>Promuovere un ambiente lavorativo inclusivo e sicuro è una responsabilità condivisa. La <strong>consapevolezza e l’impegno individuale</strong> possono contribuire a creare uno spazio in cui le persone si sentano tutelate e valorizzate, riducendo il rischio di molestie e violenza sul lavoro.</p>
<p><strong>Stimulus Italia</strong>, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro e partner di ASSIDIM, offre <strong>supporto psicologico ed emotivo</strong> alle persone vittime di molestie o violenza esterna.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca Boni</em><br />
<em>Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<title>La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</title>
		<link>https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stimulus Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 08:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental health e benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6774</guid>

					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim-i-dati-antropometrici-dei-partecipanti/">La sfida globale della Salute Mentale tra bilanci e futuro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di un mese dalla<strong> Giornata Mondiale della Salute Mentale</strong>, che si è celebrata lo scorso 10 di ottobre, proponiamo per il nostro blog l’intervista a Valentina Marchionno, Psicologa di Stimulus Italia.</p>
<p><span></span><span>1. Quest’anno il tema della Giornata Mondiale della Salute Mentale è “Mental Health at Work”, quali potrebbero essere quindi, i primi passi che un’organizzazione può fare per creare un ambiente di lavoro sereno e inclusivo garantendo il benessere delle proprie Persone?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto il tema <strong>“Mental Health at Work”</strong> con l’intento di evidenziare quanto condizioni di lavoro dignitose siano fondamentali per la salute mentale delle persone. Emerge che ambienti di lavoro inadeguati &#8211; tra cui presenza di discriminazione e disuguaglianza, carichi di lavoro eccessivi, scarso controllo del lavoro e insicurezza del lavoro &#8211; rappresentano un rischio per la salute mentale.</em></span></p>
<p><em>Le organizzazioni attraverso una combinazione di politiche, azioni e cambiamenti a livello di cultura aziendale, possono concretamente sostenere il benessere psicologico dei propri collaboratori e collaboratrici.</em></p>
<p><em>Innanzitutto, è fondamentale stabilire un <strong>dialogo aperto sulla salute mentale</strong>, incoraggiando la comunicazione su queste tematiche senza pregiudizi. Piani di sensibilizzazione da rivolgere a tutta la popolazione, ma soprattutto formazioni rivolte a manager per riconoscere i segnali di disagio e per favorire un ambiente di ascolto attivo, sono azioni concrete che possono essere messe in campo. Un esempio potrebbe essere creare delle linee guida che enfatizzino l’importanza del benessere, inserendo la salute mentale tra le priorità aziendali.</em></p>
<p><em>Un altro passo importante è sviluppare <strong>politiche di flessibilità lavorativa</strong>. Offrire a collaboratori e collaboratrici la possibilità di gestire il proprio tempo in maniera più autonoma può ridurre lo stress legato all&#8217;equilibrio tra vita privata e lavoro. Inoltre, il sostegno a programmi di supporto psicologico e sociale, come quello offerto da Stimulus Italia, consente di mettere al centro il benessere delle persone, dando loro accesso a supporti tempestivi e su misura.</em></p>
<p><em>Infine, creare un <strong>ambiente inclusivo significa anche promuovere la diversità e l’equità</strong>, poiché un ambiente rispettoso delle differenze favorisce il benessere generale, riducendo le barriere comunicative e i pregiudizi.</em></p>
<p><span></span><span>2. Oggi il tema della Salute Mentale è ancora uno stigma per molti lavoratori e molte lavoratrici, quali strategie può adottare un’azienda per ridurre questo stigma favorendo una cultura di apertura e un ambiente lavorativo che sostenga e supporti le persone che ne fanno parte?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span><em>Lo stigma legato alla salute mentale ancora presente in molti ambienti di lavoro rende difficoltoso per i lavoratori e lavoratrici chiedere aiuto. Tuttavia, esistono diverse strategie che un&#8217;azienda può adottare per ridurre questo stigma e favorire una cultura di apertura.</em></span></p>
<p><em>Un passo essenziale è <strong>investire in campagne di sensibilizzazione</strong>. Le aziende possono organizzare eventi o workshop che trattano la salute mentale come una componente normale del benessere complessivo, trasmettendo il messaggio che richiedere supporto fa parte della quotidianità e della vita delle persone. La formazione su questi temi può anche aiutare a diffondere una maggiore comprensione e ridurre i pregiudizi.</em></p>
<p><em>Un&#8217;altra strategia efficace è l’introduzione di politiche di salute mentale che garantiscano riservatezza e accessibilità. Le persone hanno il <strong>diritto di sentirsi sicure nel chiedere supporto senza timore di ripercussioni professionali</strong>. È utile creare canali anonimi per richiedere consulenze psicologiche o per partecipare a programmi di supporto come quelli di Stimulus Italia.</em></p>
<p><em>Infine, <strong>promuovere una leadership empatica e inclusiva</strong> è cruciale. I manager dovrebbero essere formati per gestire e supportare le problematiche di salute mentale all’interno dei loro team, dimostrando empatia e apertura nei confronti di chi può trovarsi in difficoltà.</em></p>
<p><span>3. Stimulus Italia offre un servizio di supporto psicologico che permette di rispondere a tutti i tipi di bisogni delle persone, da quelli più specifici, per i quali può essere sufficiente una sola consulenza, a quelli più profondi che richiedono un percorso più strutturato. Quali sono le sfide che più di frequente le persone riportano durante i colloqui?</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Nell’ambito del supporto psicologico offerto da Stimulus Italia, le persone riportano una serie di difficoltà personali e professionali. Tra le tematiche più frequenti legate alla vita personale, <strong>il malessere individuale</strong> occupa un posto di rilievo. Si tratta di quella sensazione di disagio interiore che può manifestarsi in forme diverse, come ansia o stress. Molti riferiscono una crescente difficoltà nel riconoscere e gestire i segnali di questo disagio, spesso legato alla vita frenetica o all’incapacità di trovare un equilibrio tra le diverse sfere della vita.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Le <strong>difficoltà di coppia e familiari</strong> rappresentano un altro tema centrale. Le persone spesso segnalano tensioni nei rapporti con il partner o sfide nella gestione della genitorialità, che possono generare frustrazione e aumentare lo stress emotivo. Queste dinamiche personali, se non affrontate, tendono a riflettersi anche nella sfera professionale, influenzando negativamente la produttività e il benessere lavorativo.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Dal punto di vista professionale, invece, emergono spesso il <strong>sovraccarico di lavoro, le difficili relazioni con i superiori e i colleghi, e problematiche legate ad uno scarso benessere organizzativo</strong>. Le persone segnalano un’eccessiva pressione legata alla quantità di lavoro e alle aspettative professionali, che si traduce in sintomi di stress eccessivo. Inoltre, la mancanza di comunicazione efficace con i superiori può generare malessere, peggiorando il clima lavorativo e riducendo la motivazione.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Valentina Marchionno<br />
Psicologa di Stimulus Italia</em></p>
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		<title>L’importanza dei Vaccini Stagionali e Antinfluenzali: un gesto di responsabilità sociale</title>
		<link>https://www.assidim.it/limportanza-dei-vaccini-stagionali-e-antinfluenzali-un-gesto-di-responsabilita-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lisa Antonutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 07:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6756</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo anticipato dell'autunno e dei primi freddi, i vaccini antinfluenzali tornano al centro dell'attenzione. Ma qual è la loro reale utilità e perché dovremmo considerarli fondamentali per il nostro benessere?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/limportanza-dei-vaccini-stagionali-e-antinfluenzali-un-gesto-di-responsabilita-sociale/">L’importanza dei Vaccini Stagionali e Antinfluenzali: un gesto di responsabilità sociale</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’arrivo dell’autunno, quest’anno prematuro e in controtendenza rispetto agli ultimi anni, e con i primi freddi che portano con sé le prime influenze, i vaccini antinfluenzali e stagionali tornano a essere al centro dell’attenzione. Ma qual è l’effettiva utilità di questi vaccini? E perché dovremmo considerarli una parte fondamentale del nostro benessere?</p>
<p>Tra le tante fonti e articoli utili ad informarsi sul tema, c’è l’articolo di <strong>Welfare Nest</strong>: <a href="https://welfarenest.it/2024/09/26/autunno-priorita-alla-prevenzione-vaccinale-di-fragili-e-anziani/" target="_blank" rel="noopener">https://welfarenest.it/2024/09/26/autunno-priorita-alla-prevenzione-vaccinale-di-fragili-e-anziani/</a>,  in cui si sottolinea che aderire alle campagne di vaccinazioni stagionali, possa fare la differenza per la salute nostra, ma soprattutto delle persone a noi vicine, anziane e con fragilità.</p>
<h3>Cosa sono i vaccini antinfluenzali e stagionali?</h3>
<p>Il vaccino antinfluenzale viene aggiornato ogni anno per proteggere contro i ceppi più comuni del virus influenzale. Altri vaccini stagionali, come quello contro lo pneumococco, proteggono da infezioni respiratorie che si manifestano con maggiore frequenza in determinati periodi dell’anno. Questi vaccini aiutano il sistema immunitario a sviluppare gli anticorpi necessari per combattere il virus prima che esso causi sintomi gravi.</p>
<h3>Perché sono importanti?</h3>
<p>L&#8217;influenza è spesso vista come una malattia banale, ma può avere complicazioni serie, specialmente nei bambini, negli anziani e nelle persone con condizioni di salute preesistenti. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ogni anno l’influenza stagionale causa tra 9 e 45 milioni di casi solo negli Stati Uniti, con un numero compreso tra 12.000 e 61.000 decessi legati alle complicazioni dell’influenza. Ridurre questo impatto è fondamentale, e i vaccini rappresentano il mezzo più efficace per farlo.</p>
<p>I vaccini antinfluenzali non garantiscono una protezione al 100%, ma possono ridurre il rischio di malattia del 40-60% nei periodi in cui i ceppi del vaccino corrispondono a quelli circolanti. Inoltre, anche se una persona vaccinata contrae l&#8217;influenza, è probabile che manifesti sintomi più lievi e riduca le probabilità di sviluppare complicazioni gravi.</p>
<h3>Chi dovrebbe vaccinarsi?</h3>
<p>La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata a tutti, ma è particolarmente consigliata per alcune categorie di persone, come:</p>
<ul>
<li>Anziani (oltre i 65 anni)</li>
<li>Bambini (6 mesi &#8211; 5 anni)</li>
<li>Persone con malattie croniche (diabete, malattie cardiache, respiratorie)</li>
<li>Donne in gravidanza</li>
<li>Operatori sanitari</li>
</ul>
<p>Proteggersi dall&#8217;influenza significa anche proteggere gli altri. Vaccinarsi riduce la diffusione del virus, aiutando a proteggere le persone che non possono vaccinarsi, come coloro con allergie gravi o problemi di salute particolari.</p>
<h3>Come funzionano i vaccini?</h3>
<p>I vaccini funzionano insegnando al sistema immunitario a riconoscere e combattere il virus. Sono composti da versioni inattivate o attenuate del virus, che stimolano una risposta immunitaria senza causare la malattia. Questo processo permette al corpo di &#8220;ricordare&#8221; il virus, così da essere pronto a contrastarlo in caso di esposizione reale.</p>
<p>Inoltre, i vaccini influenzali sono costantemente monitorati e aggiornati per garantire la massima efficacia possibile. Questo lavoro è svolto ogni anno da organizzazioni internazionali come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che studia i ceppi virali in circolazione e raccomanda la composizione dei vaccini.</p>
<h3>In conclusione</h3>
<p>Vaccinarsi non è solo una scelta personale, ma un gesto di responsabilità verso la propria comunità. <strong>I vaccini antinfluenzali e stagionali non eliminano il rischio di ammalarsi completamente, ma lo riducono notevolmente, limitando anche la diffusione del virus</strong>. Prendersi cura della propria salute è anche prendersi cura del benessere di chi ci sta intorno.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Lisa Antonutti</em><br />
<em>Centro Studi ASSIDIM</em><strong><br />
</strong></p>
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		<item>
		<title>Pillole di “Lifestyle”: i risultati della seconda survey ASSIDIM</title>
		<link>https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://assidim.it/?p=6732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa la II edizione della survey “Lifestyle &#038; Wellness” targata ASSIDIM e realizzata in collaborazione con la Prof.ssa Daniela Lucini, vogliamo oggi inaugurare una collana di articoli dedicati, condividendo le principali evidenze che sono emerse, per sensibilizzare tanto le aziende quanto le persone sulla prevenzione attraverso un approccio alla stessa che parte dagli stili di vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim/">Pillole di “Lifestyle”: i risultati della seconda survey ASSIDIM</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa la II edizione della survey “Lifestyle &amp; Wellness” targata ASSIDIM e realizzata in collaborazione con la Prof.ssa Daniela Lucini – ordinario dell’Università degli Studi di Milano e dirigente medico dell’Istituto Auxologico Italiano &#8211; che ha coinvolto un&#8217;ampia popolazione di soggetti, con l’obiettivo di conoscere e valutare gli stili di vita dei lavoratori.</p>
<p>Vogliamo oggi inaugurare una collana di articoli dedicati, condividendo le principali evidenze che sono emerse, per sensibilizzare tanto le aziende quanto le persone sulla prevenzione attraverso un approccio alla stessa che parte dagli stili di vita.</p>
<p>Questo approccio è fondamentale perché in linea con la prevenzione personalizzata che, utilizzando dati semplici, anonimi e non invasivi, permette alle aziende di costruire programmi di benessere aziendale “su misura” per le persone le quali, a loro volta, avendo consapevolezza del proprio stile di vita, potranno avviare un percorso mirato di monitoraggio della propria salute.</p>
<p>Adottare un corretto stile di vita è fortemente auspicabile non solo per il singolo individuo ma anche per il sistema sanitario nel complesso ed i fondi sanitari integrativi, con benefici in termini di prevenzione delle patologie croniche di riduzione delle prestazioni sanitarie.</p>
<p>Come inizialmente precisato, si tratta della seconda edizione dell’indagine. La prima si è svolta nel 2021, durante la pandemia, mentre quest’ultima, avviata a fine 2023, si è conclusa a maggio 2024.</p>
<p>Su circa 4.000 questionari somministrati, 2.766 persone hanno completato la compilazione, offrendo uno spaccato prezioso della nostra comunità e permettendoci di raccogliere informazioni su abitudini alimentari, all’esercizio fisico, su fumo, consumo di alcool e presenza di malattie croniche, nonché sulla auto-percezione dello stress, della salute e della qualità del sonno.</p>
<p>Le risposte sono state trattate in forma aggregata per costruire un indice innovativo, il Lifestyle Index &#8211; con valori da 1 a 100 &#8211; e rese immediatamente disponibili per i partecipanti i quali, al termine della compilazione, hanno ricevuto un report sintetico sul loro stile di vita.</p>
<p><strong>La composizione della popolazione</strong></p>
<p>I partecipanti si distribuiscono equamente tra uomini (59,9%) e donne (40%), la maggior parte appartiene alle fasce d’età comprese tra i 46 e i 55 anni (27,3%) e i 56 e i 65 anni (25,7%), con</p>
<p>una forte partecipazione di persone in età lavorativa.</p>
<p><strong>Distribuzione per età:</strong></p>
<ul>
<li>Under 18: 0,2%</li>
<li>18-25 anni: 0,9%</li>
<li>26-35 anni: 9,0%</li>
<li>36-45 anni: 13,7%</li>
<li>46-55 anni: 27,3%</li>
<li>56-65 anni: 25,7%</li>
<li>66-75 anni: 15,7%</li>
<li>Oltre 75 anni: 7,5%</li>
</ul>
<p><strong>Ambiti lavorativi e professioni</strong></p>
<p>La survey ha messo in luce la varietà delle categorie dei lavoratori. Quadri, impiegati e dirigenti sono le più frequenti, rispettivamente con il 28,3% (quadri), 24,6% (impiegati) e 20,2 % (dirigenti). Operai (0,8 %9, collaboratori (0,1%) e liberi professionisti (2,3%) sono rappresentati solo in minima parte. La maggioranza (65,1%) svolge la propria attività in ufficio, mentre il 16,3% opera interamente in smart working. Un’altra porzione significativa lavora fuori ufficio (6,1%), mentre piccole percentuali sono impiegate in fabbrica o magazzino.</p>
<p><strong>Funzioni aziendali più rappresentate tra i lavoratori attivi:</strong></p>
<ul>
<li>Vendite: 14,3%</li>
<li>Amministrazione, finanza e funzione legale: 13,4%</li>
<li>Sistemi informativi: 6,2%</li>
<li>Produzione e qualità: 5,7%</li>
<li>Marketing: 4,6%</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda i pensionati, i dati evidenziano che una parte continua a lavorare in ufficio (11%), con una piccola percentuale ancora coinvolta in altre funzioni aziendali.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza delle survey per il benessere personale e lavorativo</strong></p>
<p>Le survey sono uno strumento semplice e poco per costruire programmi di benessere efficace. Questi strumenti forniscono informazioni preziose non solo ai singoli, ma anche alle aziende, aiutandole a comprendere le esigenze dei dipendenti.</p>
<p>ASSIDIM, con le proprie peculiarità di cassa interaziendale e i propri numeri, può tra l’altro svolgere un ruolo di “aggregatore di sistema” e supportare le aziende nella realizzazione di tali programmi.</p>
<p>Questa panoramica iniziale ci ha offerto un&#8217;importante visione sulla composizione dei partecipanti alla survey, ma rappresenta solo l&#8217;inizio di un percorso più ampio verso la comprensione dei determinanti della salute. I risultati che seguiranno non solo arricchiranno il nostro dialogo sulla salute e il benessere, ma ci guideranno anche nella costruzione di un futuro lavorativo più sano e consapevole, ergo più performante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/pillole-di-lifestyle-i-risultati-della-seconda-survey-assidim/">Pillole di “Lifestyle”: i risultati della seconda survey ASSIDIM</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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