Oggi, 26 giugno 2026, celebriamo la Giornata Mondiale contro le dipendenze.
Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.
Negli ultimi anni, il modo di parlare di dipendenze è cambiato. Non riguarda più solo alcol, tabacco o droghe, ma anche comportamenti quotidiani come il gioco d’azzardo o l’uso delle tecnologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la dipendenza come un bisogno difficile da controllare, che continua anche quando provoca conseguenze negative.
Questo significa che oggi le cosiddette “nuove dipendenze” – come quella da smartphone o social – non sono fenomeni marginali, ma parte dello stesso problema.
Le dipendenze tradizionali restano comunque molto rilevanti. In Italia, ad esempio, l’alcol continua ad avere un forte impatto sociale, mentre il tabacco è ancora tra le principali cause prevenibili di malattie gravi. A livello globale, come monitorato dall’OMS, i disturbi legati alle sostanze sono monitorati come una priorità sanitaria.
Accanto a questo quadro, però, stanno crescendo rapidamente le dipendenze legate alla tecnologia. L’uso dello smartphone è diventato così diffuso che una quota significativa di persone mostra comportamenti problematici: secondo un recente studio (2025), circa il 21% degli utenti presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza. Il tempo di utilizzo supera spesso le quattro ore al giorno.
In Italia il fenomeno riguarda soprattutto i più giovani. Lo smartphone viene usato mediamente per circa tre ore al giorno, ma il tempo totale davanti agli schermi può arrivare anche a otto ore.
Uno studio osservazionale condotto nel 2025 su giovani adulti nel Sud Italia indica che oltre il 20% dei giovani adulti presenta segnali di dipendenza.
Un aspetto particolarmente delicato è l’età sempre più precoce di utilizzo. Molti bambini iniziano a usare lo smartphone in autonomia già nei primi anni di scuola, e iniziare troppo presto aumenta il rischio di sviluppare comportamenti problematici.
Il punto non è tanto lo strumento, ma il tipo di rapporto che sviluppiamo con esso. Le dipendenze, vecchie e nuove, hanno infatti radici comuni: fattori psicologici, relazionali e sociali.
In questo contesto, il Ministero della Salute richiama un aspetto cruciale: le tecnologie digitali sono sempre disponibili e socialmente accettate e, proprio per questo, risultano più difficili da riconoscere e gestire: “Guardo un video e poi smetto”, ma poi si continua con contenuti in loop (TikTok, Reels) per molto di più.
Da una prospettiva sociologica, la mancata consapevolezza del problema si manifesta in tre modi principali:
- Distorsione del tempo: “Sono stati solo 5 minuti”, quando in realtà è mezz’ora e oltre.
- Normalizzazione del comportamento: “Lo fanno tutti”; “È normale ormai…”.
- Negazione del problema: “Non sono dipendente”; “Posso smettere quando voglio”.
Per questo motivo, le risposte più efficaci non possono essere solo sanitarie. Servono educazione, consapevolezza e capacità di autoregolazione, soprattutto tra i più giovani.
Francesco Capria
Centro Studi, Comunicazione & Marketing ASSIDIM
Bibliografia e sitografia:
- World Health Organization, Substance use disorders – data prevalence, Global Health Observatory: https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use–substance-use-disorders.
- WHO EMRO, Mobile phone use pattern and addiction in relation to depression and anxiety, Eastern Mediterranean Health Journal, 2020, https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html.
- Venuto R. et al., The digital tether: smartphone addiction among young adults in Southern Italy, Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 2026, https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771.




