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	<title>prevenzione Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>prevenzione Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Le dipendenze non cambiano: cambiano gli oggetti da cui dipendiamo</title>
		<link>https://www.assidim.it/le-dipendenze-non-cambiano-cambiano-gli-oggetti-da-cui-dipendiamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giornata Mondiale contro le dipendenze: Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 26 giugno 2026, celebriamo la Giornata Mondiale contro le dipendenze.</p>
<p>Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
<p>Negli ultimi anni, il modo di parlare di dipendenze è cambiato. Non riguarda più solo alcol, tabacco o droghe, ma anche comportamenti quotidiani come il gioco d’azzardo o l’uso delle tecnologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la dipendenza come un bisogno difficile da controllare, che continua anche quando provoca conseguenze negative.</p>
<p>Questo significa che oggi le cosiddette “nuove dipendenze” – come quella da smartphone o social – non sono fenomeni marginali, ma parte dello stesso problema.</p>
<p>Le dipendenze tradizionali restano comunque molto rilevanti. In Italia, ad esempio, l’alcol continua ad avere un forte impatto sociale, mentre il tabacco è ancora tra le principali cause prevenibili di malattie gravi. A livello globale, come monitorato dall’OMS, i disturbi legati alle sostanze sono monitorati come una priorità sanitaria.</p>
<p>Accanto a questo quadro, però, stanno crescendo rapidamente le dipendenze legate alla tecnologia. L’uso dello smartphone è diventato così diffuso che una quota significativa di persone mostra comportamenti problematici: secondo un recente studio (2025), circa il 21% degli utenti presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza. Il tempo di utilizzo supera spesso le quattro ore al giorno.</p>
<p>In Italia il fenomeno riguarda soprattutto i più giovani. Lo smartphone viene usato mediamente per circa tre ore al giorno, ma il tempo totale davanti agli schermi può arrivare anche a otto ore.</p>
<p>Uno studio osservazionale condotto nel 2025 su giovani adulti nel Sud Italia indica che oltre il 20% dei giovani adulti presenta segnali di dipendenza.</p>
<p>Un aspetto particolarmente delicato è l’età sempre più precoce di utilizzo. Molti bambini iniziano a usare lo smartphone in autonomia già nei primi anni di scuola, e iniziare troppo presto aumenta il rischio di sviluppare comportamenti problematici.</p>
<p>Il punto non è tanto lo strumento, ma il tipo di rapporto che sviluppiamo con esso. Le dipendenze, vecchie e nuove, hanno infatti radici comuni: fattori psicologici, relazionali e sociali.</p>
<p>In questo contesto, il Ministero della Salute richiama un aspetto cruciale: le tecnologie digitali sono sempre disponibili e socialmente accettate e, proprio per questo, risultano più difficili da riconoscere e gestire: “<em>Guardo un video e poi smetto</em>”, ma poi si continua con contenuti in loop (TikTok, Reels) per molto di più.</p>
<p>Da una prospettiva sociologica, la mancata consapevolezza del problema si manifesta in tre modi principali:</p>
<ul>
<li>Distorsione del tempo: “<em>Sono stati solo 5 minuti</em>”, quando in realtà è mezz’ora e oltre.</li>
<li>Normalizzazione del comportamento: <em>“Lo fanno tutti”; “È normale ormai…”. </em></li>
<li>Negazione del problema: <em>“Non sono dipendente”; “Posso smettere quando voglio”<strong>.</strong></em></li>
</ul>
<p>Per questo motivo, le risposte più efficaci non possono essere solo sanitarie. Servono educazione, consapevolezza e capacità di autoregolazione, soprattutto tra i più giovani.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi, Comunicazione &amp; Marketing ASSIDIM</em></p>
<h4>Bibliografia e sitografia:</h4>
<ol>
<li>World Health Organization, <em>Substance use disorders – data prevalence</em>, Global Health Observatory: <a href="https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use--substance-use-disorders">https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use&#8211;substance-use-disorders</a>.</li>
<li>WHO EMRO, Mobile phone use pattern and addiction in relation to depression and anxiety, Eastern Mediterranean Health Journal, 2020, <a href="https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html">https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html</a>.</li>
<li>Venuto R. et al., The digital tether: smartphone addiction among young adults in Southern Italy, Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 2026, <a href="https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771">https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771</a>.</li>
<li><a href="https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/">https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/.</a></li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>Tumore al Seno</title>
		<link>https://www.assidim.it/tumore-al-seno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 14:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi precoce]]></category>
		<category><![CDATA[mammografia]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[screening]]></category>
		<category><![CDATA[stile di vita sano]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tumore al seno è la forma di tumore più diffusa tra le donne in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi nel 2024. Ma oggi, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi delle terapie, la guarigione è possibile in oltre il 90% dei casi quando individuato tempestivamente.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>Il tumore al seno è una neoplasia che deriva dalla crescita incontrollata di cellule nel tessuto della mammella e rappresenta la forma di tumore più comune nelle donne con oltre 53.000 nuove diagnosi nel 2024, rappresentando il 30,3% di tutti i tumori che hanno colpito le donne in Italia nello stesso anno e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati nel Paese (da: “I numeri del cancro in Italia 2024”, a cura dell’Associazione italiana registri tumori, dell’Associazione italiana di oncologia medica , di Fondazione AIOM e di PASSI). Può colpire anche l’uomo (nel 2024, circa 600 casi). La diagnosi precoce tramite mammografia ed ecografia è fondamentale, con tassi di guarigione superiori al 90% , quando il tumore è scoperto tempestivamente. Le cure sono tutt’oggi avanzatissime e comprendono la  chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, l’ormonoterapia che vengono utilizzate a seconda della tipologia di tumore, delle caratteristiche della persona e della fase in cui la malattia è stata scoperta.</p>
<p>La mammella è un organo complesso, costituita da vari tipi di cellule; nella maggior parte dei casi il tumore ha origine dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti galattofori.</p>
<h3>Quali sono le cause? Chi è a rischio?</h3>
<p>Importante considerare che esistono fattori di rischio che non si possono modificare ed alcuni invece che sono modificabili, aprendo quindi la strada alla reale possibilità di ridurre il rischio.</p>
<p>I fattori <u>NON modificabili</u> sono:</p>
<ul>
<li>L’età: generalmente si presenta dopo i 40 anni, anche se purtroppo sempre più donne giovani sono colpite.</li>
<li>Ereditarietà: si stima che circa il 5-10 % dei tumori al seno sia ereditario. La presenza di un famigliare che ha avuto un tumore della mammella o tumore ovarico, aumenta il rischio. Esistono infatti mutazioni genetiche trasmesse dai genitori (non solo la madre ma anche il padre), le più note riguardano i geni BRCA1 e BRCA2.</li>
<li>Fattori legati alla riproduzione quali maggiore durata del periodo fertile (primo ciclo mestruale prima dei 12 anni o a una menopausa dopo i 55 anni); una maggiore esposizione dell’epitelio ghiandolare agli estrogeni, l’assenza di gravidanze o una prima gravidanza portata a termine dopo i 30 anni e, infine, non aver allattato al seno.</li>
<li>esposizione a radiazioni</li>
<li>L’uso di alcuni tipi di contraccettivi ormonali orali</li>
</ul>
<p>I principali fattori<u> modificabili</u> sono:</p>
<ul>
<li>sovrappeso ed obesità</li>
<li>inattività fisica</li>
<li>fumo di sigaretta</li>
<li>alcol, alimentazione ricca di grassi e zuccheri raffinati e povera di frutta e verdura</li>
</ul>
<h3>I tumori al seno sono tutti uguali?</h3>
<p>No.  Ne esistono varie tipologie a seconda della cellula da cui sono originati, ad esempio il carcinoma duttale (il più frequente) prende origine dalle cellule dei dotti galattofori, mentre quello  lobulare prende origina dal lobulo. Altre forme sono il carcinoma tubulare, quello papillare, quello mucinoso e quello cribriforme. Sono tutte forme che possono dare origine a metastasi, cioè (se non diagnosticati in fase iniziale) rilasciare nei canali linfatici o ematici cellule malate che vanno a colonizzare altri organi o tessuti, (ad esempio l’osso, il fegato, il polmone). Il carcinoma intraduttale in situ è invece una forma tumorale non invasiva  con prognosi più favorevole che generalmente non dà origine a metastasi.</p>
<h3>Quali sono i sintomi che devono allarmare?</h3>
<p>Nelle fasi iniziali, quella in cui sarebbe bene scoprirlo per avere una prognosi il più favorevole possibile, il tumore non provoca dolore o altri sintomi. E’ quindi fondamentale ricorrere ad esami preventivi (vedi più avanti) per evidenziarlo. Il primo campanello di allarme con cui il tumore può manifestarsi è la presenza di noduli palpabili o nel seno o a livello ascellare. Successivamente possono comparire alterazioni della forma del capezzolo, perdite dal capezzolo, cambiamenti dell’aspetto della cute o della forma del seno. La donna ha quindi un ruolo fondamentale  nell’osservarsi e palpare il proprio seno, essendo chi lo conosce meglio di tutti. Qualsiasi cambiamento rispetto a quanto si nota/palpa solitamente deve essere riportato al proprio medico in modo da organizzare gli accertamenti per capire di cosa si tratta. Importante dire che  spesso si possono palpare noduli “benigni” (tipici ad esempio di un seno fibrocistico o di fibroadenomi) che non devono preoccupare, ma di cui occorre occuparsi  per definire bene la loro natura.  Solo accertamenti mirati possono dare la tranquillità.</p>
<h3>E’ possibile prevenire il cancro al seno? Quale è la prognosi?</h3>
<p>Sì! Va comunque tenuto presente che lo sviluppo del tumore dipende dalla combinazione di aspetti genetici e non modificabili (vedi sopra) e di aspetti modificabili, dipendenti soprattutto dallo stile di vita. Occorre quindi agire su due binari paralleli: da un lato ridurre il più possibile quei fattori modificabili che potrebbero aumentare lo sviluppo del tumore (miglioramento dello stile di vita), dall’altro eseguire esami diagnostici con la giusta tempistica al fine di identificare il prima possibile l’eventuale presenza del tumore (diagnosi precoce). La prognosi, infatti, dipende tantissimo dalla precocità della diagnosi. Oggi infatti si può parlare di “guarigione” del tumore al seno! Traguardo che si può raggiungere solo se si interviene con la chirurgia, i farmaci , ecc (vedi sotto) e miglioramento dello stile di vita, quando il tumore è sufficientemente piccolo da essere asportato senza che abbia disseminato cellule malate capaci di dare origine a metastasi in altre sedi. Va comunque detto che le terapie oggi a disposizione sono capaci di migliorare tantissimo la prognosi e la sopravvivenza anche in quei casi in cui la diagnosi viene fatta più avanti.</p>
<p>Miglioramento dello stile di vita e diagnosi precoce sono quindi le due gambe fondamentali della prevenzione primaria (mirata a ridurre la probabilità che il tumore compaia). Miglioramento dello stile di vita, seguire le eventuali terapie impostate ed eseguire correttamente gli esami di controllo sono invece gli strumenti della prevenzione secondaria (mirata a migliorare la prognosi in pazienti in cui il tumore si è già manifestato).</p>
<ul>
<li>Stile di vita: è uno strumento fondamentale per la prevenzione sia primaria che secondaria del cancro al seno. Ma non solo: lo è anche di varie altre forme di tumori (prostata, colon, ecc) e di moltissime malattie croniche come quelle cardiovascolari (infarto, ipertensione arteriosa, ictus, scompenso di cuore, ecc) metaboliche (diabete, obesità ,ecc) e tante altre. Non esiste in medicina uno strumento efficace su così tante patologie! Ecco i punti principali:
<ul>
<li>mantenere un peso corporeo nella norma, o meglio una giusta composizione corporea tra tessuto grasso e massa muscolare). Questo obiettivo viene raggiunto tramite una corretta alimentazione e l’esecuzione di una corretta attività fisica.</li>
<li>alimentazione: adeguata in termini di:
<ul>
<li>qualità: preferire carboidrati (cereali, derivati da farine) di tipo integrale (almeno 7-8% di fibra per 100 gr di prodotto), ridurre il più possibile zuccheri, dolci e prodotti ultra-lavorati (contenenti sale, conservanti, coloranti, ecc); ridurre assunzione di carni, specie rosse e lavorate, preferendo carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) e pesce; preferire legumi, albume di uovo, frutta secca, frutta e verdura; evitare grassi animali e preferire oli non lavorati (ad esempio olio extravergine di oliva); assumere adeguate dosi di acqua.</li>
<li>quantità: ridurre la quantità di alimenti specie derivanti da carboidrati e grassi, secondo piani personalizzati considerando la condizione clinica della persona; assicurarsi una adeguata dose di alimenti proteici (“magri”e di qualità) sia di origine animale che vegetale per mantenere/migliorare la massa muscolare</li>
</ul>
</li>
<li>Eseguire una corretta dose di esercizio fisico, meglio se prescritta dal medico considerando le caratteristiche e gli obiettivi clinici da raggiungere. In breve eseguire attività aerobica endurance (camminata, jogging, nuoto, bicicletta, cyclette, ecc) dai 150 ai 300 min alla settimana ad intensità almeno moderata (ad esempio camminata a passo veloce- 5-6 Km/ora), a cui aggiungere esercizi di rinforzo muscolare (ginnastica, pesetti, macchine in palestra, ecc) ad intensità moderata almeno 2 volte/sett</li>
<li>Non fumare, limitare l’assunzione di alcolici, avere un sonno di qualità e saper gestire lo stress</li>
</ul>
</li>
<li>Diagnosi precoce:
<ul>
<li>l&#8217;autopalpazione permette alla donna di individuare eventuali cambiamenti nel proprio seno e quindi chiedere immediatamente al proprio medico cosa fare. Non deve mai sostituire una visita fatta dal medico specialista (senologo) e gli esami strumentali consigliati a seconda dell’età.</li>
<li>Esecuzione di mammografia ed ecografia al seno, associate a visita senologica. Generalmente la mammografia e l’ecografia (eseguite contemporaneamente perché possono “vedere” cose diverse!) vengono consigliate dopo i 40 anni di età. Meglio comunque rivolgersi al proprio medico per conoscere esattamente quando iniziare ad eseguire tali esami e la periodicità migliore a seconda dell’età, della condizione clinica (ad esempio presenza di seno fibromatoso) e la famigliarità. L’ecografia e la visita senologica sono indicate anche in donne molto più giovani perché purtroppo il tumore al seno può colpire anche  le ventenni. Possono anche essere eseguiti test genetici per la ricerca di mutazioni come ad esempio nei geni BRCA 1 e BRCA2, quando e se tale mutazione è stata riscontrata in un famigliare. Sarà lo specialista ad indicare la necessità di eseguire tali accertamenti. In caso poi di riscontro di positività, l’esecuzione di esami sarà più frequente e potrà prevedere ulteriori accertamenti come la risonanza magnetica, o persino interventi chirurgici preventivi per asportazione delle ghiandole mammarie /tube ed ovaie.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3> Come viene effettuata la diagnosi?</h3>
<p>La diagnosi  si avvale delle valutazioni cliniche sopra descritte, mammografia ed ecografia, che rappresentano sempre gli accertamenti di primo livello eseguiti sia in prevenzione che nel caso di riscontro (ad esempio alla autopalpazione) di un nodulo. La risonanza magnetica può essere utile in casi particolari come la presenza di un seno “denso”, un seno che presenta nel suo tessuto varie piccole cisti, o se si riscontrano anomalie non facili da interpretare. Spesso si ricorre alla biopsia della lesione identificata dall’esame radiologico. Questo esame è fondamentale per definire alcune caratteristiche del tumore da cui dipenderà la scelta della terapia migliore. Sul campione prelevato, infatti, vengono eseguite analisi che definiscono le caratteristiche delle cellule (esame citologico) o del tessuto (esame istologico); le analisi biologiche permettono poi di capire il grado della malattia (quanto le cellule del tumore sono diverse da quelle sane) e la presenza di alcune caratteristiche come ad esempio l’espressione dei recettori ormonali e dell’oncoproteina HER2, caratteristiche che possono essere il bersaglio di alcune terapie mirate.</p>
<p>Possono inoltre essere eseguiti altri accertamenti come la tomografia computerizzata (TC), la scintigrafia ossea o la tomografia a emissione di positroni (PET) a seconda della specifica condizione clinica.</p>
<h3>Quale è la terapia?</h3>
<p>Nella maggior parte dei casi il primo step terapeutico è la chirurgia al fine di asportare il tumore. In alcuni casi (a seconda delle caratteristiche e dimensioni del tumore) la chirurgia può essere preceduta da una terapia neoadiuvante (solitamente una chemioterapia) mirata a ridurre il tumore per poi facilitare la chirurgia. La chirurgia può riguardare una parte della mammella (quadrantectomia) o tutta la mammella (mastectomia) a seconda delle caratteristiche ed estensione della malattia. Inoltre spesso vengono rimossi i linfonodi ascellari (svuotamento ascellare) al fine di eliminare alcuni linfonodi già sede di malattia e/o per limitarne la diffusione. Successivamente, si può procedere alla ricostruzione del seno tramite tecniche di chirurgia plastica.</p>
<p>Oltre alla chirurgia, e solitamente dopo questa, è possibile effettuare terapie (dette terapie adiuvanti) che hanno l’obiettivo di ridurre la probabilità di sviluppo di metastasi. In questa fase non vi sono metastasi, la paziente è libera dalla malattia, ma non essendo possibile stabilire se vi è stata la migrazione di cellule malate, si preferisce iniziare una terapia (radioterapia o chemioterapia o entrambe) al fine di eliminare le cellule eventualmente migrate. E’ una terapia preventiva. Inoltre, a seconda delle caratteristiche del tumore, è anche possibile una terapia che deve essere assunta anche per periodi lunghi) con farmaci antitumorali (terapie ormonali, immunoterapia o farmaci in grado di colpire specifici bersagli molecolari eventualmente presenti su cellule che hanno migrato e che hanno ovviamente le stesse caratteristiche del tumore asportato). Ad esempio se il tessuto tumorale presentava recettori ormonali (e quindi gli ormoni sessuali femminili faciliterebbero la crescita delle cellule tumorali migrate) è possibile fare ricorso a farmaci che, agendo proprio su tali recettori,  riescono a bloccare l’azione degli ormoni e di conseguenza limitare la crescita delle cellule tumorali. Farmaci di questo tipo sono ad esempio il Tamoxifene o gli Inibitori delle Aromatasi o farmaci detti inibitori LH-RH analogo. La scelta del farmaco dipende dal tipo di tumore e dall’età della paziente. Esistono poi farmaci che vanno ad interagire con specifici bersagli molecolari del tessuto tumorale, ad esempio farmaci specifici per tumori positivi per HER2, come ad esempio trastuzumab, pertuzumab. L’immunoterapia rappresenta un’altra frontiera importante soprattutto per tumori in cui non è possibile utilizzare le strategie sopra ricordate o in casi particolari. Si basa sull’attivazione del sistema immunitario della paziente, in particolare facilitando l’azione di alcune cellule del sistema immunitario capaci di contrastare il tumore, eliminando il “freno” che limiterebbe la loro azione (uso di inibitori dei checkpoint immunitari).</p>
<p>Tali farmaci, così come alcune chemioterapie, possono essere impiegati anche in casi di tumori in fase più avanzata, quando è presente metastatizzazione, migliorando la prognosi, stabilizzando la malattia o comunque riducendo in modo significativo la progressione. La ricerca in questo settore è molto avanzata e sempre maggiori strategie terapeutiche sono e saranno a disposizione per sconfiggere questa malattia.</p>
<p>Fondamentale ricordare che  un corretto stile di vita è fondamentale non solo per la prevenzione primaria ma anche per quella secondaria quando cioè il tumore si è manifestato. Questo per varie ragioni:</p>
<ul>
<li>Riduce comunque la probabilità di sviluppo di metastasi</li>
<li>Aiuta a gestire importanti effetti collaterali dei farmaci sopra descritti, come ad esempio aumento di peso, rialzo dei valori di colesterolo e trigliceridi, presenza di dolori muscolari/articolari</li>
<li>Migliora lo stato di benessere generale e la capacità della paziente di gestire lo stress ed alcuni sintomi depressivi che purtroppo (ed ovviamente) possono presentarsi. La capacità della paziente di avere un atteggiamento positivo, di gestire lo stress e di fare tutto quanto possibile per migliorare la prognosi è stata dimostrata essere un fattore determinante per la gestione del tumore.</li>
</ul>
<p>In conclusione, il tumore al seno è una patologia da non sottovalutare, che in passato aveva sempre una prognosi infausta, ma che oggi può essere gestita ed anche guarita. Diagnosi precoce, stile di vita corretto, atteggiamento positivo e possibilità di farsi seguire da Centri specialistici all’avanguardia, sono la ricetta per poter guarire o stabilizzare la malattia.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ansia e depressione</title>
		<link>https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 07:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[lifestylemedicine]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salutementale]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia e depressione: scopri le differenze, i sintomi e le cause. Una guida pratica per capire come riconoscerle e quali terapie scegliere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/ansia-e-depressione/">Ansia e depressione</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Che cosa sono ?</strong></h3>
<h4><strong>ANSIA</strong></h4>
<p>È una risposta emotiva, cognitiva e fisica a una minaccia percepita, reale o immaginaria.</p>
<p>L&#8217;ansia può essere considerata una reazione naturale a situazioni percepite come stressanti, minacciose, un meccanismo di difesa che prepara ad affrontare la situazione. E’ paragonabile ad uno stato di inquietudine vissuto dal soggetto come anticipazione di un pericolo, reale e non, che scatena una reazione sproporzionata rispetto al possibile evento caratterizzata da sintomi (vedi sotto) fisici e cognitivi. In dosi moderate, l&#8217;ansia è &#8220;normale&#8221; e ci aiuta a concentrarci e ad affrontare eventi impegnativi, come un esame. Attenzione però che può trasformarsi in una condizione molto “fastidiosa”, quando diventa un vero disturbo d&#8217;ansia. Questo accade quando è eccessiva, persistente e invalidante, manifestandosi sia con sintomi fisici (come tachicardia, tremori, sudorazione) che cognitivi (come preoccupazione e paura) che interferiscono con la vita quotidiana. Le cause possono essere molteplici e includono fattori genetici, biologici, stress e traumi</p>
<h4><strong>DEPRESSIONE</strong></h4>
<p>La depressione invece è un disturbo dell&#8217;umore, un disturbo complesso che può colpire mente e corpo, influenzando pensieri, emozioni, comportamento e salute fisica</p>
<p>E’ una patologia abbastanza diffusa che può interessare tutte le età, sia uomini che donne, anche se queste sembrano presentare un’incidenza maggiore.</p>
<p>Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la malattia depressiva non interessa solamente la sfera emotiva e l&#8217;umore del paziente, ma interessa anche il corpo, influenzando comportamenti e manifestandosi anche con sintomi fisici. Tratto caratterizzante della depressione è il non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.</p>
<p>Ansia e depressione sono quindi due patologie distinte, ma che spesso possono associarsi (sindrome ansioso-depressiva); hanno in comune un&#8217;affettività negativa e la presenza di sentimenti come la tristezza, la rabbia e la preoccupazione, oltre alla presenza di alcune alterazioni nel sistema nervoso centrale.</p>
<h3><strong>I sintomi principali</strong></h3>
<p>I sintomi principali dell’ansia sono:</p>
<ul>
<li>Preoccupazione eccessiva e costante</li>
<li>Irritabilità e agitazione</li>
<li>Tensione muscolare</li>
<li>Facilità al pianto</li>
<li>Paura</li>
<li>Tendenza a evitare situazioni che scatenano l&#8217;ansia.</li>
<li>Senso di &#8220;testa vuota&#8221; o apprensione</li>
<li>Disturbi del sonno</li>
<li>Difficoltà di concentrazione</li>
<li>Sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, vertigini e disturbi gastrointestinali, respiro affannoso, tremori, nausea</li>
</ul>
<h4><strong>I sintomi principali della depressione sono:</strong></h4>
<ul>
<li>Umore depresso, tristezza e sensazione di vuoto</li>
<li>Senso di frustrazione</li>
<li>Perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane</li>
<li>Affaticamento cronico e mancanza di energia</li>
<li>Cambiamenti nell&#8217;appetito e/o nel peso</li>
<li>Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)</li>
<li>Sentimenti di colpa o inutilità</li>
<li>Scarsa autostima</li>
<li>Assenza di desiderio sessuale</li>
<li>Difficoltà di concentrazione, di memoria e decisionali</li>
<li>Pensieri di morte o suicidi</li>
</ul>
<p>Esistono alcuni sintomi che sono comuni ad entrambe le condizioni e caratterizzano la sindrome ansioso-depressiva: pessimismo e disperazione riguardo al futuro, isolamento sociale, bassa autostima, stanchezza eccessiva e difficoltà di concentrazione</p>
<h3><strong>Quali sono le cause?</strong></h3>
<p>Le cause dell’ansia sono complesse e multifattoriali: fattori genetici e fattori biologici e caratteristiche psicologiche della persona, sono alla base. Eventi di vita come stress importante, lutti, problemi lavorativi o relazionali, possono poi complicare la situazione e rendere manifesta una situazione di ansia</p>
<p>Le cause di depressione sono altrettanto complesse, anche in questo caso la genetica ha un ruolo importante ma eventi di vita molto significativi (lutti, stress cronici, difficoltà lavorative, difficoltà relazionali, ecc) entrano in gioco in modo molto importante. Si può quindi andare da pazienti in cui la genetica ha un ruolo preponderante, senza che nella loro vita vi siano delle condizioni, sino a pazienti in cui l’aspetto genetico è minimo ma hanno avuto esperienze di vita molto impattanti (forti stress, traumi, lutti, malattie, difficoltà lavorative e sociali, specie se non in grado di trovare le risorse (sia psicologiche che pratiche) per far fronte alla situazione.</p>
<p>Gli aspetti genetici entrano in gioco nel determinare una caratteristica fondamentale della malattia: una alterazione a livello cerebrale dei livelli di alcuni neurotrasmettitori, quali serotonina (5-HT), noradrenalina (NA) e dopamina (DA). La carenza o non disponibilità di questi neurotrasmettitori (che in condizioni di normalità permettono il normale svolgimento di alcune funzioni del nostro cervello) è responsabile della sintomatologia caratteristica della malattia, tanto che i principali farmaci utilizzati (vedi sotto) hanno proprio l’obiettivo di normalizzare i livelli di queste sostanze. Inoltre, va tenuto presente che anche l’alterazione dei livelli di alcuni ormoni possono entrare in gioco, basti a questo proposito pensare alla depressione tipica del post parto o della sindrome premestruale.</p>
<p>Come sopra ricordato, generalmente la depressione è caratterizzata dal non trarre più piacere nello svolgere attività che sino a quel momento venivano considerate gratificanti.  Importante ricordare che esistono vari tipi di depressione, ognuno con caratteristiche peculiari e talvolta cause differenti.</p>
<p>In alcuni casi, inoltre, i disturbi depressivi possono essere la conseguenza di altre condizioni fisiche presenti (ad esempio, malattie gravi), oppure possono insorgere in seguito all&#8217;utilizzo di alcuni farmaci o di sostanze (incluse le droghe d&#8217;abuso).</p>
<p>Ecco le principali forme di depressione:</p>
<ul>
<li>Depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore: si tratta di una delle forme più gravi di depressione. La sintomatologia può essere così grave da impedire l’esecuzione delle normali attività</li>
<li>Disturbo distimico o distimia: si tratta di un disturbo caratterizzato da sintomi molto simili a quelli della depressione maggiore, anche se tendono a manifestarsi in maniera più lieve.</li>
<li>Disturbo depressivo non altrimenti specificato: si tratta di una categoria in cui sono presenti disturbi non classificabili in altri tipi di forme depressive.</li>
<li>Disturbi bipolari o patologie maniaco-depressive: si tratta di disturbi caratterizzati dall&#8217;alternarsi di stati depressivi a stati maniacali o ipomaniacali. A loro volta, i disturbi bipolari si suddividono in:
<ul>
<li>Disturbo bipolare di tipo I: caratterizzato da almeno un episodio di mania o misto alternato ad episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo bipolare di tipo II: caratterizzato da stati di ipomania (mai di mania) che si alternano agli episodi depressivi;</li>
<li>Disturbo ciclotimico o ciclotimia: ha una durata minima di almeno due anni e si caratterizza per l&#8217;alternanza di episodi depressivi di grado da lieve a moderato ed episodi ipomaniacali.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li>Disturbo disforico premestruale: si tratta di un disturbo che comprende una serie di sintomi affettivi, comportamentali e somatici che si presentano mensilmente, in corrispondenza della fase luteale del ciclo mestruale.</li>
<li>Disturbo depressivo dovuto ad un&#8217;altra condizione fisica, ad esempio malattia grave.</li>
<li>Disturbo depressivo indotto da farmaci (disturbo depressivo iatrogeno) o indotto da sostanze.</li>
</ul>
<h3><strong>Terapia:</strong></h3>
<p>Il trattamento dell’ansia e della depressione può essere semplice o molto complesso; dipende sostanzialmente da due fattori: dalla gravità della patologia (specie quando la componente genetica è molto importante) e dal tempismo nell’intervenire. Spesso purtroppo queste patologie vengono sottovalutate, considerate “normali reazioni a momenti di vita difficile”, considerate qualche cosa da “nascondere” per paura di essere stigmatizzati. Purtroppo non tutti hanno le risorse psicologiche e pratiche per superare con le proprie forze queste condizioni, con conseguente aggravamento della sintomatologia e necessità di terapie sempre più complesse.  Viceversa, l’affrontare subito il problema rende molto più semplice la gestione ed evita l’aggravamento della patologia.</p>
<p>Generalmente la terapia (sia dell’ansia che della depressione) comprende due strade parallele: da un lato i farmaci (quando e se servono) dall’altro un approccio psicoterapeutico che ha l’obiettivo sia di gestire quei fattori di vita o di personalità che hanno contribuito alla genesi della patologia, sia di fornire delle risorse psicologiche e comportamentali fondamentali per gestire lo stress ed i momenti difficili.</p>
<p>La terapia farmacologica prevede l’utilizzo di farmaci capaci di interferire con i meccanismi responsabili della patologia.  Nel caso dell’ansia vengono utilizzati gli ansiolitici, categoria di farmaci capaci di ridurre la sintomatologia tipica. Attenzione però al loro utilizzo esagerato ed inopportuno. Una delle problematiche principali nel trattamento sia dell’ansia che della depressione è infatti l’abuso di farmaci e la loro autoprescrizione.  Nulla di più sbagliato che decidere da soli (o con il consiglio di amici, parenti o comunque personale non medico) di iniziare la terapia e quale farmaco assumere o come cambiare la dose! Spesso per gestire l’ansia, quando vi è associata una forma depressiva, possono essere utili farmaci tipici per il trattamento della depressione.</p>
<p>I farmaci impiegati nel trattamento della depressione sono i cosiddetti farmaci antidepressivi di cui fanno parte le seguenti classi:</p>
<ul>
<li>Antidepressivi triciclici (TCA);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRI);</li>
<li>Inibitori del reuptake di noradrenalina e serotonina (NSRI);</li>
<li>Inibitori selettivi del reuptake della noradrenalina (NaRI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione serotoninergica (SARI);</li>
<li>Modulatori della trasmissione noradrenergica e serotoninergica (NaSSA);</li>
<li>Inibitori del reuptake di dopamina e noradrenalina (DNRI);</li>
<li>Inibitori delle monoammino ossidasi (IMAO non selettivi e MAO-A selettivi).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono tantissimi farmaci, diversi tra loro, che vengono prescritti in base alle caratteristiche della depressione, della sintomatologia prevalente, della risposta del paziente e delle sue caratteristiche cliniche (sesso, età, patologie associate, ecc).</p>
<p>Cosa fare allora se ci si accorge di avere sintomi come quelli sopra riportati o se ci accorgiamo che persone accanto a noi sembrano averne?</p>
<p>La sola presenza di alcuni sintomi come stanchezza, umore un po’ deflesso, preoccupazione, riduzione nella motivazione a svolgere determinate attività, ecc, non sono sufficienti per porre diagnosi di sindrome ansiosa o depressiva! D’altro canto possono essere un iniziale campanello di allarme. Parlarne immediatamente con il proprio medico è fondamentale.  Una corretta diagnosi è la base per poter impostare una corretta terapia.  Anche se si notano sintomi in chi ci è vicino, specie se si nota un significativo cambio di comportamento (tendenza ad isolarsi, ad evitare di svolgere attività che prima erano svolte con piacere, tendenza al pianto, alla tristezza, ecc), sarebbe bene (con tutta la “delicatezza” del caso) consigliare di parlarne con il proprio medico.</p>
<h3><strong>Diagnosi: </strong></h3>
<p>La diagnosi di ansia e depressione è una diagnosi sostanzialmente clinica, cioè non esistono degli esami strumentali che possano aiutare a porre la diagnosi. Spesso alcuni esami (esami del sangue, TAC, risonanza, ecc) possono essere prescritti per escludere la presenza di altre patologie. L’utilizzo di alcuni questionari aiuta a definire quei parametri necessari per porre diagnosi di ansia o depressione, ma sarà la competenza del medico ed il suo colloquio con il paziente ad avere l’ultima parola. Ecco perché è sempre meglio avere anche un parere specialistico psichiatrico, parere che è poi molto utile per individuare la terapia migliore.</p>
<h3><strong>Ruolo dello stile di vita:</strong></h3>
<p>Sembrerà strano…. ma uno stile di vita corretto (non fumare, eseguire esercizio fisico, avere una alimentazione sana, non abusare di alcol, farmaci, ecc) è oggi considerato uno strumento fondamentale per favorire il benessere ed anche aiutare a gestire ansia e depressione. Ma come?   quando si è ansiosi e depressi è difficilissimo assumere uno stile di vita corretto!!!!! Anzi…..spesso ansia e depressione condizionano un cambio di stile di vita in senso opposto! Ripresa dell’abitudine al fumo (se si aveva smesso), assunzione di una vita sedentaria (o talvolta esagerare con l’esercizio fisico sino a farne troppo e quello sbagliato!), cercare gratificazione in alcuni cibi particolarmente palatabili, ricchi in grassi, carboidrati e sale. Tale peggioramento del comportamento spesso peggiora la sintomatologia che già caratterizza ansia e depressione. Stanchezza, disturbi gastroenterici, cardiopalmo, ecc, possono infatti essere causati/peggiorati dal fumo, dalla sedentarietà, da un’ alimentazione sbagliata. Questi comportamenti vengono definiti “usurai”: sembrano dare un beneficio ma in realtà presentano poi un “conto” molto alto, peggiorando i sintomi.</p>
<p>Ecco quindi che la terapia non farmacologica di ansia e depressione (specie se iniziata subito, al primo apparire della sintomatologia) prevede anche da un lato l’evitare comportamenti dannosi, dall’altro promuovere quelli virtuosi che, in realtà, aiutano a stare meglio. Questo beneficio è particolarmente presente in caso di esercizio fisico. L’esercizio, infatti è in grado di modulare quei meccanismi responsabili della patologia.  Inoltre vi è anche un beneficio psicologico-comportamentale. Infatti spesso per gestire le difficoltà della vita (problemi lavorativi, personali, ecc) è importante un cambio di comportamento (ad esempio imparare una nuova modalità lavorativa, imparare a gestire difficoltà relazionali, imparare a gestire malattie concomitanti, ecc), cambi di comportamento molto difficili da attuare! Riuscire a dimostrare a sé stessi che si è in grado di cambiare qualche cosa, teoricamente più semplice, come ad esempio l’abitudine a fare esercizio superando la stanchezza e la pigrizia, può rappresentare uno strumento motivazionale molto potente, in grado di dimostrare proprio la capacità di cambiare, quella capacità (risorsa psicologica) necessaria per gestire lo stress e le difficoltà che la vita pone.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La prevenzione può salvare la vita</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-prevenzione-puo-salvare-la-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 08:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno, una delle patologie femminili più diffuse al mondo. Per l’occasione vogliamo sensibilizzare tutte le donne sull'importanza di sottoporsi a controlli regolari, fondamentali per una diagnosi precoce. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno, una delle patologie femminili più diffuse al mondo. Per l’occasione vogliamo sensibilizzare tutte le donne sull&#8217;importanza di sottoporsi a controlli regolari, fondamentali per una diagnosi precoce.</p>
<p>Quali sono i campanelli d’allarme?<br />
Cosa prevede il percorso di screening?<br />
Su quali fattori di rischio possiamo intervenire?</p>
<h3>PREVENZIONE SENOLOGICA</h3>
<p>Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso a livello mondiale.</p>
<p>I progressi della medicina e gli screening per la diagnosi precoce hanno determinato una diminuzione del tasso di mortalità, nonostante il continuo aumento dei casi.</p>
<h3>TUMORE DELLA MAMMELLA. ECCO COSA C’È DA SAPERE.</h3>
<p>Il cancro al seno si presenta in diverse forme, classificabili in due categorie: non invasive e invasive. Le forme non invasive, note anche come carcinoma in situ, si sviluppano nei dotti mammari senza espandersi al di fuori del seno. Sono tipologie di neoplasie che si manifestano come noduli palpabili identificabili tramite mammografia. Il più comune è il carcinoma duttale in situ. Tra le forme invasive, invece, il carcinoma duttale infiltrante rappresenta circa il 75% di tutti i casi di tumore al seno. Qui il tumore passa dalla sua sede primaria ad altre parti del corpo attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni, intaccando linfonodi e altri organi e generando metastasi.</p>
<h3>COME RICONOSCERE I SEGNALI?</h3>
<p>La maggior parte dei noduli alla mammella non provoca alcun dolore. Tuttavia, ci sono dei sintomi che possono indicare la comparsa, benigna o maligna, del tumore:</p>
<ul>
<li>un nodulo o un ispessimento del seno;</li>
<li>cambiamenti nelle dimensioni o nella forma di una o di entrambe le mammelle;</li>
<li>alterazioni della pelle (cute a buccia d’arancia, avvallamenti, fossette);</li>
<li>arrossamenti intorno al capezzolo;</li>
<li>cambiamenti nell’aspetto del capezzolo o della pelle circostante;</li>
<li>perdite di liquido anomalo o sanguinamento del capezzolo;</li>
<li>rigonfiamenti sulle ascelle;</li>
<li>dolore ingiustificato al seno o all’ascella.</li>
</ul>
<h3>PERCHÉ È IMPORTANTE LO STILE DI VITA.</h3>
<p>Oltre al fattore della familiarità, il tumore al seno è influenzato dallo stile di vita. Secondo l’ultimo report del 2023 di Quotidiano Sanità, seguire una sana alimentazione e una corretta routine quotidiana riduce del 27% il rischio di sviluppare la malattia. Tuttavia, in Italia, si osserva che un’alta percentuale di donne segue un regime di vita poco salutare: il 36,9% è sedentario, il 26,8% è in sovrappeso e l’11,1% è obeso, il 15,3% fuma e l’8,7% consuma alcol in quantità eccessive. Questi dati sono preoccupanti se consideriamo che:</p>
<ul>
<li>l’eccesso di peso, in particolare dopo la menopausa, può aumentare il rischio di tumore al seno (il tessuto adiposo produce ormoni estrogeni che a loro volta possono stimolare eccessivamente la ghiandola mammaria);</li>
<li>50 grammi di alcol al giorno, equivalente a poco più di 3 bicchieri, possono aumentare il rischio di cancro del 50% rispetto a chi non ne beve.</li>
</ul>
<h3>LA PREVENZIONE PARTE DA TE. LA MAMMOGRAFIA.</h3>
<p>Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne tra i 50 e i 69 anni e consente di individuare il tumore nella sua fase iniziale. Tra i principali esami della mammella, la mammografia individua i noduli, anche di piccole dimensioni, non percepibili al tatto. Un esame con esito dubbio o sospetto può richiedere ulteriori approfondimenti utili per escludere o confermare la presenza di alterazioni. Tra questi ci sono l’ecografia mammaria, l’ago aspirato per esame citologico, la biopsia per esame istologico o la risonanza magnetica.</p>
<h3>I 3 STEP PER FARE L’AUTOESAME DEL SENO.</h3>
<p>Conoscere il proprio corpo, controllando mensilmente il seno, aiuta a percepire anche i più piccoli cambiamenti. L’autopalpazione è una pratica, non invasiva, da eseguire nella prima o nella seconda settimana della fine del ciclo mestruale a partire dai 20 anni. È molto semplice e richiede tre step fondamentali:</p>
<ol>
<li>Posizionati in piedi davanti ad uno specchio con le braccia abbassate per osservare eventuali cambiamenti del seno.<br />
2. Posizionati in piedi davanti a uno specchio con le braccia dietro la testa per osservare se ci sono retrazioni della cute o del capezzolo.</li>
<li>Sdraiati su un piano rigido portando il braccio sotto la testa dalla parte del seno che vuoi esaminare, ed esegui movimenti circolari dall’esterno verso l’interno.</li>
</ol>
<p>Se durante il test noti delle anomalie, non allarmarti perché alcune alterazioni del seno possono anche essere benigne. Tuttavia, è sempre consigliato consultare un medico per un controllo più approfondito.</p>
<p><strong><em>Con ASSIDIM prevenire è più semplice!</em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cistite</title>
		<link>https://www.assidim.it/cistite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[patologiecroniche]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cistite è un’infiammazione della vescica che può dipendere da diverse cause. E’ fondamentale capire da cosa è causata al fine di definire una terapia adeguata e non limitarsi a gestire i sintomi fastidiosi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>La cistite è un’infiammazione della vescica che può dipendere da diverse cause. E’ fondamentale capire da cosa è causata al fine di definire una terapia adeguata e non limitarsi a gestire i sintomi fastidiosi. Infatti la cistite può talvolta cronicizzare, riducendo tantissimo la qualità di vita, oltre che rappresentare un problema clinico significativo. La complicazione principale è che l’infezione si estenda dalla vescica (parte bassa delle vie urinarie) sino alle alte vie urinarie e quindi al rene.</p>
<p>Nel periodo estivo può manifestarsi più frequentemente, e talvolta purtroppo può essere una spiacevole “eredità” delle vacanze.</p>
<p>Normalmente le cause principali sono rappresentate da:</p>
<ul>
<li>infezione batterica (Cistite acuta batterica);</li>
<li>processi infiammatori cronici a livello vescicale, (Cistite conica abatterica, detta anche cistite ad urine sterili)</li>
<li>cistite post coitale, di causa post traumatica, su cui si instaura una sovrainfezione batterica</li>
<li>In alcuni casi la sintomatologia (vedi sotto) non dipende da una vera cistite, bensì da patologie come ad esempio la vulvodinia, la contrattura del pavimento pelvico, patologie neurologiche, che vengono scambiate come cistiti</li>
</ul>
<p>In estate alcuni fattori possono aumentare il rischio di cistite. In particolare:</p>
<ul>
<li>disidratazione e sudore: il nostro organismo deve ridurre la temperatura corporea (che si eleva con il caldo) ed il modo principale è la sudorazione che comporta una perdita di liquidi. Di conseguenza meno sono i liquidi a disposizione per la produzione di urina, sostanza fondamentale per il “lavaggio della vescica” durante la minzione, azione importante per ridurre la carica batterica locale. Inoltre le urine più concentrate ed acide (le sostanze eliminate con le urine sono più concentrate) irritano di più durante il loro passaggio. Anche il sudore nelle zone intime causa una irritazione locale;</li>
<li>il caldo e la proliferazione batterica: le temperature più alte favoriscono la proliferazione di batteri e funghi (come la Candida) aumentando quindi la potenziale carica batterica locale, sia di germi saprofiti che patogeni;</li>
<li>perdita di minerali: con la sudorazione si perdono anche minerali preziosi per un buon funzionamento del sistema immunitario con conseguente possibile riduzione delle difese e quindi più facile sviluppo di germi patogeni</li>
<li>stitichezza ed alterazioni della normale funzione intestinale: alimentazione diversa, spesso “meno salutare” può favorire la proliferazione di batteri a livello intestinale che possono migrare (durante la defecazione) a livello urinario provocando la cistite</li>
<li>irritazione: sale-sole-costumi sintetici (spesso bagnati) di certo non aiutano.</li>
</ul>
<h3>Quali sono i sintomi principali?</h3>
<p>Possono variare da persona a persona o nelle diverse fasi della patologia. I principali sono:</p>
<ul>
<li>bruciore o fastidio intimo;</li>
<li>difficoltà a urinare (disuria) e dolore alla minzione (stranguria);</li>
<li>sensazione di dover continuamente andare ad urinare come se la vescica fosse sempre piena (tenesmo vescicale);</li>
<li>presenza di sangue nelle urine, che in caso di forti cistiti batteriche può portare ad una vera e propria cistite emorragica;</li>
<li>febbre, nausea e malessere generale (quando dovuta ad infezioni importanti).</li>
</ul>
<p>I sintomi sono uguali nell’uomo e nella donna?</p>
<p>Essere uomo o donna può fare la differenza soprattutto per quanto riguarda la prevalenza.</p>
<p>La cistite colpisce prevalentemente la popolazione adulta, con una netta prevalenza nel sesso femminile. (30% delle donne, contro il 12% degli uomini nel corso della vita ha avuto almeno un episodio di infezione delle vie urinarie). Col passare degli anni, gli uomini possono andare incontro ad una maggiore probabilità di infezione delle vie urinarie, legata soprattutto a problematiche prostatiche (la prostata si ingrandisce ostacolando il flusso di urina e favorendo ristagni con conseguente aumento di proliferazione batterica. Inoltre spesso posso essere presenti prostatiti (infezioni della prostata spesso dovute sempre ad infezioni batteriche) che complicano il quadro.</p>
<h3>Diagnosi</h3>
<p>La diagnosi di cistite è relativamente semplice, la sintomatologia è tipica e spesso viene posta la diagnosi di cistite quando in realtà la patologie è un’altra (come prostatite o altro)! Purtroppo diagnosi “fai da te” portano a “terapie fai da te” che non sempre sono corrette ed aumentano il rischio di cronicizzazione.</p>
<p>Una giusta diagnosi deve essere fatta dal medico e prevede i seguenti steps:</p>
<ul>
<li>esame delle urine (ci permette di capire se vi sono segni di infezione come la presenza di batteri, aumento di cellule tipiche de infezione, presenza di sangue, ecc)</li>
<li>urinocoltura con antibiogramma (permette di individuare lo specifico batterio responsabile dell’infezione e soprattutto di determinare a quale antibiotico questo batterio è sensibile)</li>
<li>esame del sangue (talvolta necessario, ad esempio in caso di febbre concomitante, per capire se vi sono segni di importante infezione come aumento degli indici infiammatori e/o di globuli bianchi)</li>
<li>talvolta è importante anche eseguire una visita specialistica urologica che potrà eventualmente indicare in casi particolari altri accertamenti, come ad esempio l’ecografia).</li>
</ul>
<h3>Quale è la terapia?</h3>
<p>Come sopra ricordato, per trattare correttamente la cistite occorre prima individuarne la</p>
<p>causa specifica in modo da impostare una corretta terapia, riducendo la possibilità di recidive/cronicizzazioni e complicanze.</p>
<p>Spesso il “fai da te” porta ad una cronicizzazione della situazione e a una maggior difficoltà successiva nel risolvere il quadro clinico. Questo “fai da te” può essere sostanzialmente di due tipi:</p>
<ul>
<li>sottovalutare la situazione, non far nulla o assumere prodotti la cui efficacia non è scientificamente provata</li>
<li>assumere farmaci, specie antibiotici, senza alcun controllo medico</li>
</ul>
<p>Sono entrambe condizioni da evitare: il mancato trattamento facilita il peggioramento dei sintomi e l’eventuale aggravamento della situazione; l’utilizzo di farmaci senza controllo medico può portare a non risolvere il problema (ad esempio se si utilizza un antibiotico a cui il batterio non è sensibile, la terapia sarà inefficace) piuttosto che all’aumento del fenomeno della resistenza batterica (i batterio impara a resistere all’antibiotico che potrà essere efficace all’inizio ma non nel tempo).</p>
<p>Nel caso di cistiti di origine batterica (le più frequenti) la corretta terapia antibiotica verrà impostata dal medico dopo aver verificato “quale batterio” è responsabile e a quale antibiotico è sensibile. In alcuni casi il medico può partire a prescrivere il farmaco prima di effettuare gli esami sopra riportati al fine di “guadagnare tempo” e non far soffrire la persona, in tal caso sarà la sua esperienza clinica ed in confronto con il paziente a guidarlo nella scelta del farmaco. In alcuni casi possono essere utili anche farmaci per ridurre la febbre e l’infiammazione.</p>
<p>Altri strumenti terapeutici preventivi sono rappresentati dalla regolarizzazione della funzione intestinale, dall’utilizzo di integratori alimentari ricchi di minerali, di miorilassanti ed esercizi specifici per il pavimento pelvico in caso di recidive, soprattutto in caso di cistiti non batteriche. In caso di cistiti post coitali, l’uso di appositi prodotti lubrificanti durante il rapporto può ridurre il rischio di microlesioni e traumatismi vaginali.</p>
<p>Lo strumento terapeutico/preventivo fondamentale è però l’idratazione. L’acqua infatti è il principale costituente dell’urina che non solo serve per eliminare scorie ma anche per “lavare” le vie urinarie e ridurre la possibilità di proliferazione batterica. Una buona idratazione è sia uno strumento per trattare la cistite che per prevenirla. In estate, come sopra ricordato, la sudorazione aumentata riduce l’acqua a disposizione per la formazione di urina. Occorre quindi aumentare le dosi di liquidi assunti.</p>
<p><strong> </strong>La mancanza di liquidi non è solo un problema per la cistite! L’acqua infatti e il principale componente del nostro organismo e tantissime sono le funzioni fondamentali per la vita che dipendono dall’acqua.  E’ in assoluto l’elemento più importante per garantire la vita.</p>
<p>L&#8217;acqua organica è suddivisa in due grandi compartimenti: intracellulare che costituisce all&#8217;incirca il 50% del peso corporeo ed extracellulare che corrisponde al 20% del peso del corpo, di cui il 5% è l&#8217;acqua del sangue e il 15% è l&#8217;acqua interstiziale.</p>
<p>Il fabbisogno d’acqua da introdurre come bevande è di circa 1500-2000 ml al giorno e diventa molto di più in estate e per chi svolge alte dosi di esercizio, particolarmente se in ambiente caldo e/o umido. La sudorazione (e quindi perdita anche di liquidi) è infatti il modo principale con cui l’organismo elimina il calore prodotto al fine di mantenere costante la temperatura interna.</p>
<p>Se non ci si idrata regolarmente si può andare incontro a vari problemi, sia acuti, immediati (come ad esempio eccessiva stanchezza, svenimenti, capogiri, mal di testa) che cronici (come possibilita’ di avere coliche renali o problemi renali in genere, pelle molto secca, riduzione della parte liquida del sangue, ecc).</p>
<p>Ecco qui alcuni consigli per ben idratarsi (e non solo in caso di cistite!)</p>
<ul>
<li>Assumere almeno 1500-2000 ml di acqua al giorno</li>
<li>Assumere frutta e verdura fresche (contengono tantissima acqua)</li>
<li>ricordare che l’alcol e la caffeina aumentano la diuresi e quindi le perdite di acqua</li>
<li>evitare le bibite zuccherine e i succhi: danno un apparente senso di sollievo alla sete, ma la metabolizzazione degli zuccheri in esse presenti necessita di acqua e provoca quindi ancora più sete. Inoltre gli zuccheri sono “calorie gratuite” aumentano il peso con le note conseguenze…..</li>
<li>evitare anche bibite “senza zuccheri” ma con dolcificanti aggiunti</li>
<li>bere lungo tutto l’arco della giornata, soprattutto se fa molto caldo</li>
<li>ricordare che l’acqua è l’unica cosa che disseta veramente.</li>
</ul>
<h3>Come riconoscere la disidratazione?</h3>
<p>Il primo segno di disidratazione è la sete! Attenzione che con il passare degli anni la sete diminuisce. Il fatto di “non avere sete” non significa necessariamente che non serva idratarsi.</p>
<p>Il colore delle urine è un buon indicatore del nostro stato di idratazione. Ecco qui una figura che ci può aiutare a capire se abbiamo bevuto a sufficienza o è indispensabile integrare acqua.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8626" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/09/cistite-1-1.jpg" alt="" width="750" height="288" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/09/cistite-1-1.jpg 750w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/09/cistite-1-1-300x115.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Ci sono anche sintomi causati dalla disidratazione. Una disidratazione lieve è associata a una limitazione delle capacità fisiche dell’individuo, stanchezza, cefalea, perdita di concentrazione, irritabilità, insonnia, aumento della temperatura corporea.</p>
<p>Una disidratazione più grave può provocare aumento della frequenza respiratoria, senso di malessere generale, debolezza e anche allucinazioni fino a gravi alterazioni cardiovascolari.</p>
<p>In conclusione, quindi, ricordiamo che la cistite pur essendo una condizione molto comune e solitamente non grave (seppur molto fastidiosa), in realtà quando non trattata o trattata in modo non adeguato può avere importanti conseguenze.</p>
<p>Lo strumento fondamentale anche in questo caso è la prevenzione!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Melanoma</title>
		<link>https://www.assidim.it/melanoma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 07:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[basaliama]]></category>
		<category><![CDATA[melanona]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il melanoma è un tumore maligno della pelle, che ha origine da alcune cellule particolari,  i melanociti, cioè quelle cellule che producono la melanina (ciò che conferisce colore alla cute) e la trasferiscono ai cheratinociti che formano i nei (o nevi).</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>Il melanoma è un tumore maligno della pelle, che ha origine da alcune cellule particolari,  i melanociti, cioè quelle cellule che producono la melanina (ciò che conferisce colore alla cute) e la trasferiscono ai cheratinociti che formano i nei (o nevi).</p>
<p>I nei, rappresentano dei “raggruppamenti” anomali di melanociti, con colore, forma e dimensioni variabili.</p>
<p>Possono comparire nel corso degli anni o essere presenti sin dalla nascita.</p>
<p>La cosa importante è che i nei sono generalmente delle formazioni benigne. Talvolta però, un neo può “degenerare” e trasformarsi in un melanoma. Il melanoma infatti può comparire “ex novo” oppure originare dalla trasformazione di un neo preesistente. Ecco perché è così importante tenere sotto controllo la propria cute, notando l’apparire di nuovi nei oppure il cambio di dimensione, forma o colore di un neo noto.</p>
<p>Esistono vari tipi di melanoma. I più diffusi sono:</p>
<ul>
<li>melanoma a diffusione superficiale, frequente sulle gambe (specie nelle donne), e sul tronco (specie negli uomini);</li>
<li>melanoma nodulare, che può comparire in qualunque area del corpo con una crescita rapida in profondità.</li>
</ul>
<p>Il problema maggiore in caso di melanoma è che, se la diagnosi è tardiva, può evolvere in modo aggressivo e diffondersi ai linfonodi ed a vari organi. Considerando che oggi esistono terapie efficaci per gestire questo problema, è essenziale la diagnosi precoce, per poter eliminare il melanoma prima che sia tardi.</p>
<h3>Quando occorre chiedere aiuto al dermatologo?</h3>
<p>La rapidità nella diagnosi è fondamentale. Occorre chiedere un parere dermatologico ogni qual volta si notano delle variazioni sia di forma (modificazione dei bordi, perdita della regolare forma tondeggiante), che colore (modificazioni dell’intensità o della distribuzione della pigmentazione), che dimensione (aumento delle dimensioni) di nei preesistenti, oppure si nota la comparsa di un nuovo neo. Il melanoma in genere cresce in modo irregolare, si ispessisce, può sanguinare. Talvolta può anche apparentemente “sparire”; purtroppo questo non corrisponde a reale guarigione …..per cui è sempre bene segnalare la cosa al medico.</p>
<p>Ovviamente è anche opportuno svolgere delle visite periodiche (almeno una volta all’anno) anche quando non si nota alcun cambiamento! Soprattutto se vi sono stati dei casi di melanoma in famiglia.</p>
<h3>Come viene fatta la diagnosi?</h3>
<p>Il punto fondamentale è la visita specialistica dermatologica, raccontando al medico tutto quanto si è eventualmente notato. Il dermatologo esegue un esame visivo della pelle di tutto il corpo con l’uso dell’epiluminescenza, che permette di analizzare le caratteristiche del neo.</p>
<p>In caso di lesioni sospette, il dermatologo preleva un campione di tessuto (biopsia)  al fine di eseguire un esame istologico, l’esame principe in grado di porre la diagnosi.</p>
<p>Dobbiamo ricordare che il melanoma non è l’unico tumore della cute. Esistono anche altre forme tumorali, talvolte con caratteristiche diverse, persino lesioni chiare della cute potrebbero nascondere dei problemi.  E’ quindi bene segnalare anche queste.</p>
<h3> I sintomi principali</h3>
<p>Il melanoma cutaneo si manifesta principalmente con la comparsa sulla pelle di un nuovo neo o con alterazioni dell’aspetto di un neo preesistente.</p>
<p>I segnali che possono aiutare a identificare un melanoma sono sintetizzati nella sigla ABCDE:</p>
<ol>
<li>Asimmetria: i nei benigni hanno generalmente una forma tondeggiante, il melanoma invece ha una forma irregolare;</li>
<li>Bordo: il contorno del neo è irregolare e indistinto;</li>
<li>Colore: il colore non è uniforme all’interno del neo; solitamente il colore è scuro ma esiste una variante (melanoma amelanocitico) che è chiaro;</li>
<li>Dimensioni: il neo cambia forma in larghezza e in spessore;</li>
<li>Evoluzione: colore e forma cambiano rapidamente.</li>
</ol>
<p>Altri sintomi da attenzionare sono la comparsa di prurito, sanguinamenti e la formazione di noduli.</p>
<h3>Quali sono le cause? Esistono soggetti più a rischio?</h3>
<p>Molti sono i fattori che entrano in gioco nello sviluppo del melanoma o fattori di rischio per il suo sviluppo. Ecco i principali:</p>
<ul>
<li>le radiazioni ultraviolette (quindi l’esposizione solare e alle lampade abbronzanti) hanno un ruolo importante. Danneggiano infatti il DNA delle cellule della cute e possono dare l’avvio allo sviluppo di un tumore. Scottature e ustioni solari, soprattutto nell’infanzia, rappresentano un importante fattore di rischio</li>
<li>mutazioni genetiche</li>
<li>alcuni tipi di immunosoppressione</li>
<li>presenza di nei congeniti;</li>
<li>predisposizione familiare;</li>
<li>avere pelle chiara, lentiggini, occhi e capelli chiari.</li>
<li>aver già avuto un altro melanoma o un tumore della pelle di altro tipo</li>
<li>avere un elevato numero di nei displastici (nei benigni dalle caratteristiche diverse rispetto agli altri ad esempio possono avere forma irregolare, colorazione mista, dimensioni più grandi)</li>
</ul>
<h3>Cosa fare? Quale è la terapia?</h3>
<p>La terapia del melanoma cutaneo consiste nella rimozione chirurgica della lesione e di una porzione di tessuto circostante. Successivamente viene sempre fatta una analisi istologica sia della lesione che del tessuto circostante. In molti casi, può essere necessario rimuovere (con un secondo intervento) una porzione maggiore di tessuto, ed in alcuni casi anche alcuni linfonodi. A seconda della lesione e delle sue caratteristiche istologiche, può rendersi necessaria una successiva radioterapia, o chemioterapia, o immunoterapia, o terapia a bersaglio molecolare ecc., o eventuali altri interventi chirurgici</p>
<h3>É possibile prevenirlo?</h3>
<p>La prevenzione ha un ruolo importante. Ecco cosa fare:</p>
<ul>
<li>esporsi al sole con prudenza e moderazione, evitando le ore centrali della giornata, specie per i bambini. Utilizzare creme solari con fattori di protezione elevati (50+) e proteggere gli occhi con occhiali da sole e il cuoio capelluto con cappelli.</li>
<li>effettuare l’autoesame, magari con l’aiuto di un qualcuno per meglio esaminare la schiena e altre zone non accessibili</li>
<li>consultare subito il dermatologo quando si notano modificazione di nei preesistenti</li>
<li>effettuare la visita dermatologica periodica di controllo con epiluminescenza, che può prevedere, in casi selezionati, una mappatura digitale dei nei (videodermatoscopia, è un esame di secondo livello successivo alla visita) per valutarne l’eventuale evoluzione nel tempo con controlli più ravvicinati.</li>
</ul>
<p>In conclusione, quindi, il melanoma è una forma tumorale da non sottovalutare. Prevenzione, diagnosi precoce e terapia sono strumenti fondamentali che oggi giorno ci permettono di gestirlo al meglio. La rapidità nella diagnosi è il punto fondamentale.</p>
<h2>BASALIOMA</h2>
<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>Se il melanoma è il tumore cutaneo più pericoloso, il basalioma è il più diffuso. E’ detto anche carcinoma a cellule basali o epitelioma basocellulare, in quanto ha origine nello strato delle cellule basali, cioè nella parte più profonda dell’epidermide.</p>
<p>Di solito si sviluppa nelle aree cutanee esposte al sole, specialmente viso, testa e collo. Tende a crescere lentamente ed è raro che si sviluppino metastasi in altre parti del corpo, ma, se non viene trattato, può continuare a crescere invadendo i tessuti sottostanti.</p>
<p>Le forme più comuni sono:</p>
<ul>
<li>nodulare;</li>
<li>superficiale;</li>
<li>morfeiforme;</li>
<li>adenoide;</li>
<li>cheratosica;</li>
<li>pigmentata.</li>
</ul>
<h3>Quali sono le sue caratteristiche?</h3>
<p>Il basalioma nello stadio iniziale spesso non è visibile, mentre successivamente  può evolversi in lesioni cutanee diverse a seconda della forma di basalioma, per esempio noduli, cicatrici, ferite che non si rimarginano, nei o scottature. Le lesioni possono avere colori diversi (rosa, rosso, marrone, nero) e possono sanguinare e formare croste, oppure dare prurito.</p>
<p>Le localizzazioni più frequenti sono proprio in zone più facilmente esposte ai raggi solari, si presenta infatti spesso sul viso, sulla palpebra, sul naso, sull’orecchio esterno, sul labbro inferiore, ma anche sul cuoio capelluto, sul dorso e sugli arti.</p>
<p>È quindi molto  importante rivolgersi tempestivamente a un medico ogni volta che si nota sulla cute una lesione anomala che non guarisce spontaneamente nel giro di qualche settimana.</p>
<h3>Quali sono le cause e i fattori di rischio?</h3>
<p>Molto è ancora da scoprire circa le cause del basalioma. L’esposizione a lungo termine alle radiazioni ultraviolette (UV) del sole o delle lampade abbronzanti è oggi considerata la causa principale. Esistono però altre condizioni che possono aumentare il rischio di svilupparlo, quali: ustioni e scottature solari subite nei primi anni di vita; avere la pelle chiara; essersi sottoposti a radioterapia o assumere farmaci immunosoppressori; avere una storia familiare o personale di tumori della pelle; essere affetti da alcune rare malattie genetiche, come la sindrome dei nevi basocellulari multipli e lo xeroderma pigmentoso; l’esposizione all’arsenico; avere età maggiore di 50 anni.</p>
<h3>Come si effettua la diagnosi?</h3>
<p>Anche in questo caso la diagnosi viene effettuata tramite una visita specialistica dermatologica e l’esecuzione di una biopsia con conseguente esame istologico.</p>
<h3>Quale è la terapia?</h3>
<p>Anche in questo caso la rimozione chirurgica è la soluzione. Esistono però anche altre terapie che il dermatologo può consigliare a seconda della lesione e del paziente, in particolare:</p>
<ul>
<li>il curettage e l’elettroessicazione (tecnica che permette di raschiare la lesione e di cauterizzare l’area circostante con un ago elettrico per “distruggere” eventuali cellule tumorali non asportate);</li>
<li>la laserterapia;</li>
<li>la terapia fotodinamica;</li>
<li>la crioterapia</li>
</ul>
<p>In alcuni casi può anche essere indicato un trattamento farmacologico topico con una crema o un unguento a base di chemioterapici o di farmaci in grado di stimolare il sistema immunitario.</p>
<p>La chemioterapia per via sistemica è indicata nei rari casi in cui si siano formate metastasi.</p>
<h3>Si può prevenire?</h3>
<p>La miglior strategia per ridurre il rischio di sviluppo del basalioma è proteggere sempre e in modo adeguato tutte le aree della pelle esposte al sole con un prodotto per la protezione solare con fattori di protezione elevati (50+) , evitando l’esposizione volontaria al sole nelle ore centrali della giornata,  proteggendo gli occhi e il cuoio capelluto con occhiali da sole e cappelli.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini</em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01</em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano</em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale</em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e</em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico</em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fibrillazione Atriale</title>
		<link>https://www.assidim.it/fibrillazione-atriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 07:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cronicità]]></category>
		<category><![CDATA[fibrillazioneatriale]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la nostra rubrica mensile dedicata agli stili di vita, a cura della Prof.ssa Daniela Lucini (Istituto Auxologico Italiano), approfondiamo il tema della fibrillazione atriale, una patologia da monitorare soprattutto se diventa cronica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia cardiaca più frequente interessando circa l&#8217;1-2% della popolazione. E’ caratterizzata da un ritmo cardiaco irregolare e spesso accelerato.</p>
<p>Normalmente il  cuore si contrae ciclicamente al fine di “spingere” il sangue, che è stato ossigenato a livello polmonare, a tutti gli organi. La contrazione del cuore dipende da impulsi elettrici che si generano autonomamente a livello dell’atrio destro del cuore e che sono controllati dal sistema nervoso autonomo (quella parte di sistema nervoso che controlla tutte le funzioni fondamentali del nostro organismo) indipendentemente dalla nostra volontà. Può accelerare o rallentare il battito cardiaco a seconda delle necessità, ad esempio accelerarlo se vogliamo correre, o rallentarlo se stiamo dormendo.</p>
<p>L’impulso elettrico partito dall’atrio si estende poi alla parte più importante del cuore, i ventricoli che rappresentano la maggior massa del cuore e che contraendosi spingono il sangue fuori dal cuore: il ventricolo sinistro spinge il sangue ricevuto dall’atrio sin (che a sua volta lo ha ricevuto dal circolo polmonare dove il sangue è stato ossigenato) nell’aorta e quindi a tutti gli organi; il ventricolo destro spinge il sangue più ricco in anidride carbonica, ricevuto dall’atrio destro e  quindi dalle vene e quindi povero in ossigeno e ricco in anidride carbonica,  verso il circolo polmonare per essere ossigenato. Tutto funziona in modo coordinato e controllato; il ritmo cardiaco che noi percepiamo, corrispondente alla contrazione dei ventricoli ed è solitamente “regolare” (ritmo sinusale).</p>
<p>In caso di fibrillazione atriale viene a mancare questa regolarità nella trasmissione dell’impulso elettrico.</p>
<p>Nell’atrio si generano contemporaneamente tanti impulsi e viene a mancare un controllo: il risultato è che l’atrio non si contrae efficacemente con regolarità, a caso uno “passa” e va verso il ventricolo determinandone la contrazione. L’atrio non si contrae più in maniera coordinata ma, appunto, <em>fibrilla</em>. La regolarità del ritmo viene persa e solitamente la frequenza cardiaca è più alta (anche se può essere normale).</p>
<p>Le probabilità di sviluppare questa condizione aumentano con l&#8217;avanzare dell&#8217;età ma si può verificare anche in soggetti giovani e sani. Inizialmente si presenta in modo parossistico (Fibrillazione atriale parossistica) cioè l’atrio inizia a fibrillare e dopo qualche minuto o ora il ritmo spontaneamente torna normale. Il paziente avvisa il ritmo irregolare e la frequenza più alta, spesso associati a senso di malessere importante, che poi regrediscono. Con l’andare del tempo questi episodi possono diventare sempre più frequenti, più lunghi nel tempo, sino a rendere la Fibrillazione atriale cronica.</p>
<h3>La fibrillazione atriale è pericolosa?</h3>
<p>Di per sé non è pericolosa, è molto fastidiosa…..se si riesce a far tornare il ritmo regolare in poco tempo, non vi sono conseguenze serie per il funzionamento cardiaco.  Se invece diventa cronica, allora, pur non rappresentando un pericolo per la vita, può “affaticare” che il cuore.</p>
<p>Il vero pericolo legato alla fibrillazione atriale è rappresentato dall’aumentato rischio di formazione di trombi a livello dell’atrio. Infatti quando l’atrio fibrilla, cioè non si contrae bene e non riesce a buttare tutto il sangue verso il ventricolo, il ristagno del sangue all’interno dell’atrio facilita la coagulazione del sangue stesso con l’aumento di probabilità della formazione di trombi. Questi poi facilmente possono migrare verso il ventricolo (qui nessun problema) e poi dirigersi in aorta e verso la circolazione periferica. Ad un certo punto il diametro dell’arteria imboccata sarà minore della grandezza del trombo, che lì si fermerà riducendo/bloccando il flusso di sangue e determinando ischemia. Questo significa che se ciò avviene nel cervello (organo maggiormente colpito)  si avrà un ictus!</p>
<p>E’ quindi necessario prevenire questa grave conseguenza della fibrillazione atriale, considerando che la formazione di trombi purtroppo può avvenire in poco tempo. Ecco perché non appena si arriva il pronto soccorso e viene fatta la diagnosi di episodio di fibrillazione atriale viene somministrata “eparina” o perché in alcuni casi (sempre se la fibrillazione atriale diventa cronica) è necessario che il paziente assuma anticoagulati orali tutti i giorni, oltre a farmaci antiaritmici.</p>
<h3>Quali sono le cause?</h3>
<p>Vi sono condizioni predisponenti, quali ad esempio concomitanti patologie cardiache come precedente infarto miocardico, scompenso cardiaco, vizi valvolari, ipertensione arteriosa, obesità, alterazione della funzionalità tiroidea o a causa di una patologia polmonare. Possono avere un ruolo disequilibri elettrolitici (ridotta concentrazione di potassio) che può essere conseguenza di terapie farmacologiche o perdita li liquidi (emorragie, diarrea/vomito importanti, ecc).  In alcuni casi l’aritmia si manifesta senza una causa organica evidente. Lo stress può giocare un ruolo importante.</p>
<h3>I sintomi principali</h3>
<p>I sintomi principali della fibrillazione atriale sono cardiopalmo aritmico (battito cardiaco veloce e irregolare), stanchezza, mancanza di respiro, scarsa tolleranza allo sforzo fisico, talvolta fastidio toracico o dolore cardiaco. Cosa fare se si accusano queste cose?  La cosa migliore è recarsi presso un pronto soccorso</p>
<p>al fine di eseguire un elettrocardiogramma e quindi arrivare ad una corretta diagnosi. E’ infatti importante far tornare il cuore, il prima possibile, a battere in modo regolare.</p>
<h3>Diagnosi:</h3>
<p>La diagnosi è facile. Un semplice elettrocardiogramma eseguito mentre l’episodio è in corso permette di fare diagnosi.  In ogni caso questo non basta.  Al fine di stabilire la giusta terapia occorre effettuare valutazioni cardiologiche più esaustive per definire bene le cause che hanno portato alla fibrillazione atriale e quindi definire la terapia migliore.</p>
<p>Le principali indagini sono:</p>
<ul>
<li>Esami ematici generali comprensivi di funzione tiroidea, funzione renale ed elettroliti.</li>
<li>Holter ECG dinamico 24-48 ore.</li>
<li>Impianto di Loop recorder, ossia un dispositivo sotto pelle, tipo microchip che registra continuamente il battito cardiaco.</li>
<li>Test da sforzo</li>
<li>Esame elettrofisiologico.</li>
</ul>
<h3>Cosa fare?</h3>
<p>Come sopra ricordato, importante è ripristinare il ritmo cardiaco regolare il prima possibile.  Per fare questo si ricorre inizialmente alla somministrazione di farmaci aritmici in dosaggio appropriato (di solito somministrati in vena) e sotto controllo medico (<strong>cardioversione farmacologica</strong>) e nel giro di poco tempo il ritmo torna alla norma.  Se questo non succede, allora si interviene con la “<strong>cardioversione elettrica</strong>” eseguita mediante DC shock elettrico (in corso di una breve anestesia generale). Prima di eseguire una cardioversione elettrica è necessario controllare esami ematici ed effettuare un ecocardiogramma transesofageo (che permette la visione più accurata delle camere atriali) al fine di escludere la presenza di formazioni trombotiche atriali.</p>
<p>Una volta ripristinato il ritmo regolare, il suo mantenimento può essere ottenuto utilizzando farmaci antiaritmici. Purtroppo però, in molti casi, nonostante la terapia farmacologica, spesso se esistono importanti fattori predisponenti, gli episodi di fibrillazione atriale possono ripresentarsi.</p>
<p>Nel caso in cui il ritmo regolare non si mantiene nel tempo e gli episodi sono molti, si può ricorrere alla <strong>ablazione, </strong>una procedura interventistica cardiaca.  Viene eseguita in anestesia, di solito generale, mediante l’introduzione di cateteri (sottili sonde elettriche) che per via venosa raggiungono l’atrio. In una prima fase della procedura viene condotto uno studio elettrofisiologico per mappare l’atrio e capire i punti da trattare. Successivamente, vengono eseguite delle piccole cauterizzazioni, di dimensioni millimetriche, a livello delle aree responsabili dell’insorgenza di fibrillazione atriale, creando delle vere e proprie linee di barriera contro l’insorgenza e la propagazione della fibrillazione atriale. Esistono varie tecniche per eseguire questo intervento che stanno diventando sempre più affidali, veloci ed efficaci ne mantenere nel tempo il ritmo cardiaco regolare.</p>
<p>Il follow-up del paziente prevede controlli, talvolta eseguiti mediante l’impianto sottocute di un</p>
<p>di un “mini holter” del battito (loop recorder), in grado di rilevare in continuo il battito cardiaco e di memorizza le eventuali alterazioni del ritmo.  Tali dati sono poi utili, ovviamente accanto alle caratteristiche cliniche del paziente, per definire se mantenere meno la terapia farmacologica e definire meglio quale.</p>
<h3>Lo stile di vita è importante in caso di fibrillazione atriale?</h3>
<p>Lo stile di vita è sicuramente importante anche in questo caso, ecco alcune considerazioni:</p>
<ul>
<li>il fumo peggiora tantissimo la probabilità di aritmie, specie in persone predisposte; pazienti con episodi di fibrillazione atriale devono smettere di fumare il prima possibile, anche per ridurre il rischio di altre patologie cardiache quali infarto, cardiopatia ischemica, ipertensione che spessissimo sono associate alla fibrillazione atriale</li>
<li>attività fisica: l’esercizio fisico, anche nel caso della fibrillazione atriale, ha un doppio ruolo: da un lato può essere utile, dall’atro può creare problemi. Durante episodi di fibrillazione atriale occorre evitare di svolgere attività fisica, talvolta addirittura l’episodio di fibrillazione atriale può insorgere durante o dopo attività fisica specie se esagerata. Quando la situazione clinica è sotto controllo, lo svolgimento di esercizio fisico aerobico (camminare, nuotare, bicicletta, ecc) ad intensità moderata non ha controindicazioni, anzi può essere utile anche per gestire tutte le patologie sopra ricordate che si associano spesso alla fibrillazione atriale. Meglio comunque una valutazione medica specialistica per definire quale e quanto esercizio fare alla luce anche delle terapia farmacologiche assunte.</li>
<li>Alimentazione: importante anche nel caso della fibrillazione atriale mantenere una giusta composizione corporea, evitando l’eccesso di massa grassa. Inoltre assicurarsi di assumere cibi che forniscono adeguate dosi di Sali minerali è importante, così come evitare alimenti che favoriscono l’insorgenza di disturbi intestinali (con conseguente diarrea) in soggetti con particolari patologie gastroenteriche.</li>
<li>Gestione dello stress: è fondamentale! Lo stress infatti rappresenta un fattore capace di scatenare un episodio di fibrillazione atriale in soggetti predisposti. Imparare tecniche di rilassamento, mindfulness e gestione dello stress può essere di grande aiuto.</li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><em>Prof. Daniela Lucini </em><br />
<em>Professore Ordinario MEDF/01  </em><br />
<em>Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico </em><br />
<em>Università degli Studi di Milano </em><br />
<em>Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale </em><br />
<em>Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e </em><br />
<em>Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico  </em><br />
<em>IRCCS Auxologico, Milano </em><br />
<em><a href="mailto:daniela.lucini@unimi.it">daniela.lucini@unimi.it</a> </em><br />
<em><a href="mailto:d.lucini@auxologico.it">d.lucini@auxologico.it</a> </em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diabete</title>
		<link>https://www.assidim.it/diabete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 07:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la nostra rubrica mensile dedicata agli stili di vita, a cura della Prof.ssa Daniela Lucini (Istituto Auxologico Italiano), approfondiamo il tema del diabete. Esistono diversi tipi di diabete e gli stili di vita giocano un ruolo cruciale, specialmente nella prevenzione e gestione del diabete 2.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Quanto à frequente?</h3>
<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i pazienti affetti da diabete mellito stanno aumentando tantissimo, specie il Diabete tipo 2, a causa dell’aumento dell’obesità, del peggioramento dello stile di vita e dell’invecchiamento della popolazione. Per quanto riguarda l’Italia, secondo i dati ISTAT 2020 il 5,9% della popolazione è diabetica, pari a oltre 3,5 milioni di persone.</p>
<h3>Che cos&#8217;è il Diabete?</h3>
<p>Il “Diabete”(anche detto diabete mellito)  è un termine generale che indica un aumento dei livelli di glicemia (glucosio nel sangue) a digiuno. Esistono vari tipi di diabete, determinati da cause diverse. I principali sono:</p>
<h3>DIABETE tipo 1</h3>
<p>Ha un’origine autoimmunitaria ed è la diretta conseguenza della distruzione delle cellule beta del pancreas (quelle che producono l’insulina) operata dalla reazione autoimmune in risposta ad un virus o a uno o più tossici presenti nell’ambiente (il sistema immunitario “sbagliando” scambia le cellule beta per virus o tossici, e di conseguenza le distrugge). La terapia quindi prevede la somministrazione di insulina, proprio perché il pancreas non è più in grado di produrla. Insorge generalmente in modo improvviso.</p>
<p>Generalmente questo tipo di diabete compare in giovane età, ma non è escluso che possa comparire con l’avanzare dell’età. Esiste una variante del diabete di tipo 1 che si chiama LADA (Latent Autoimmune Diabetes of the Adults) in cui l’attacco autoimmune alle cellule che producono insulina si sviluppa nell’arco di anni, comparendo in età più avanzata.</p>
<h4>Cosa è l’insulina?</h4>
<p>Rappresenta il principale ormone coinvolto nel metabolismo glucidico, metabolismo molto complesso in cui sono coinvolti vari attori. L’insulina agisce su vari organi (specie fegato, muscolo e tessuto adiposo) con il compito di “mettere in cassaforte” il glucosio, molecola fondamentale utilizzata (spesso insieme all’ossigeno) per produrre energia e quindi garantire la vita. L’insulina infatti, interagendo con particolari recettori posti sulla superficie delle cellule permette al glucosio che assumiamo con l’alimentazione (carboidrati) di non rimanere nel torrente ematico bensì di entrare all’interno delle cellule. E’ come una chiave che interagendo con la serratura (recettore) apre la porta che permette al glucosio di entrare nella cellula ed essere utilizzato o trasformato in riserva sottoforma di glicogeno o di trigliceridi (quindi “grassi” poi depositati). In questo modo i livelli di glicemia (che si alzano subito dopo aver mangiato) tornano in circa 2 ore ai livelli di normalità (sotto i 100 mg/dl). In breve le sue azioni principali sono così riassunte:</p>
<ul>
<li>Permette al glucosio di entrare nelle cellule ed essere utilizzato</li>
<li>Permette al glucosio entrato nelle cellule (specie del fegato e muscolo) di essere immagazzinato sottoforma di glicogeno</li>
<li>Permette ai trigliceridi (derivanti anche dalla trasformazione del glucosio stesso in acidi grassi a livello del fegato) di essere immagazzinati nel tessuto adiposo</li>
<li>promuove il trasporto attivo di aminoacidi nelle cellule, soprattutto muscolari, favorendo la sintesi di proteine</li>
<li>favorisce l’assunzione di potassio da parte delle cellule</li>
</ul>
<p>Ovviamente una mancanza di insulina si associa al venir meno di tutte queste funzioni, con conseguente aumento dei livelli di glicemia nel sangue e “carenza” di glucosio all’interno delle cellule.</p>
<h3>DIABETE tipo 2</h3>
<p>E’ in assoluto il più frequente, oltre il 90% dei casi. E’ strettamente legato allo stile di vita ed all’obesità che influenzano una predisposizione genetica, determinando nel tempo l’insorgenza della malattia. Inizialmente è caratterizzato da “insulino-resistenza” (l’insulina viene prodotta ma non riesce a svolgere la sua azione) con un paradossale aumento dei livelli di insulina nel sangue (iperinsulinismo) sino ad arrivare ad una ridotta produzione da parte del pancreas dell’insulina stessa. La terapia quindi non prevede l’uso di insulina nelle prime fasi, ma solo, in alcuni casi, con l’avanzare del tempo. Inizialmente il diabete tipo 2 è trattato con ipoglicemizzanti orali o iniettivi. Stile di vita sedentario, fumo, scorretta alimentazione, sovrappeso, età avanzata, dislipidemia e ipertensione arteriosa sono fattori di rischio per diabete di tipo 2. L’insorgenza di questo tipo di diabete è lenta, spesso preceduta da anni in cui i livelli dli glicemia sono lievemente elevati ma non così tanto da porre diagnosi. E’ questa una fase chiamata di “prediabete” o “intolleranza glucidica” che se non viene gestita in modo molto serio tramite un miglioramento dello stile di vita, porterà necessariamente all’insorgenza di diabete tipo 2. Solitamente può associarsi a aumentati livelli di colesterolo/trigliceridi, pressione arteriosa sopra i limiti di norma, solitamente insorge in età avanzata, tuttavia, in considerazione dell’enorme aumento dell’obesità anche in giovane età, può caratterizzare anche più giovani.</p>
<h3>Diagnosi:</h3>
<p>Il valore normale di glicemia a digiuno è minore di 100mg/dl. La diagnosi di diabete viene posta quando si riscontra almeno 2 volte in giorni diversi, un livello di glicemia a digiuno maggiore di 126 mg/dl, o quando il valore dell’emoglobina glicata è &gt; 6.5% e viene riconfermato in un prelievo successivo (almeno 3 mesi dopo). Nel caso di diabete tipo 1 si riscontrano anche del sangue alcuni particolari auto-anticorpi.</p>
<p>Valori a digiuno compresi tra i 100 ed i 126 mg/dl, indicano la presenza di intolleranza glucidica (prediabete).</p>
<p>L’emoglobina glicata è dovuta al fatto che la permanenza di alte quantità di glucosio nel sangue, fa in modo che molecole di glucosio si “attacchino” all’emoglobina circolante grazie ai globuli rossi. Essendo la vita di questi pari a tre mesi circa, i livelli di emoglobina glicata riflettono  il controllo glicemico nei tre mesi precedenti.</p>
<h3>I sintomi principali</h3>
<p>Il diabete tipo 1 può insorgere in modo repentino, con sintomi abbastanza chiari, quali ad esempio: stanchezza importante, aumentato bisogno di urinare, aumentato senso di sete, aumento dell’appetito spesso associato a perdita non voluta di peso, facilità a contrarre infezioni, cefalea. Talvolta è associato ad altre patologie autoimmuni, come ad esempio alcune malattie della tiroide.</p>
<p>Il diabete tipo 2 e più subdolo, si sviluppa nel tempo, i sintomi sopra descritti non sono sempre presenti. E’ spesso accompagnato da condizioni quali la sedentarietà, il sovrappeso/obesità, difficoltà a perdere peso,  fumo, aumento dei valori di pressione arteriosa, colesterolo, trigliceridi elevati.</p>
<h3>Perché è importante gestire il diabete?</h3>
<p>Il diabete, di qualsiasi tipo, non solo può causare problemi legati a valori di glicemia troppo elevata (iperglicemia) o trollo bassa (ipoglicemia), ma determinare complicanze vascolari che a lungo termine portano a patologie gravi quali:</p>
<ul>
<li>malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, come cardiopatia ischemica, infarto miocardico, ictus cerebrale, ecc</li>
<li>malattie renali con danno alle strutture filtranti del rene che può portare in casi estremi alla dialisi (in Italia il 30% dei pazienti in terapia dialitica sono diabetici)</li>
<li>malattie neurologiche (neuropatia diabetica), alterazione anatomica e funzionale del sistema nervoso centrale, periferico e volontario, deficit sensitivi, motori, visivi, acustici, problemi neurovegetativi come svenimenti, nausea, stipsi, fastidi intestinali, ecc</li>
<li>problematiche oculari (retinopatia)</li>
<li>piede diabetico</li>
</ul>
<h3>Quale è la terapia?</h3>
<p>La terapia dipende sostanzialmente dal tipo di Diabete e dalla sua gravità, oltre che dalle condizioni cliniche del paziente</p>
<p>In generale il diabete tipo 1 necessita di insulina che può essere somministrata mediante penne preriempite o microinfusore.  La dose di insulina ed il tipo di insulina dipendono da tantissimi fattori e va personalizzata. Inoltre il paziente va educato alla gestione della sua malattia, considerando che potrebbe essere necessario modificare il dosaggio al variare di alcune condizioni. Ad esempio. infezioni (come influenze, infezioni urinarie, ecc) con comparsa di febbre, stress importanti, alimentazione troppo abbondante, possono portare a rialzo della glicemia con necessità di dosaggi maggiori di insulina; viceversaimportante attività fisica o digiuno, necessitano del contrario.</p>
<p>Il diabete tipo 2 non necessita nelle sue fasi iniziali di insulina. Viene trattato con farmaci orali o iniettivi (ve ne sono di vario tipo) prescritti in base alle condizioni del paziente, delle patologie concomitanti e della gravità del diabete. Andando avanti negli anni, si può verificare una ridotta produzione pancreatica di insulina con conseguente necessità di supplementazione come nel diabete tipo 1.</p>
<p>E’ poi fondamentale la gestione/terapia di fattori di condizioni spesso associati al diabete quali l’ipertensione arteriosa e la dislipidemia.</p>
<p>Un paziente diabetico dovrebbe raggiungere e mantenere i seguenti parametri metabolici:</p>
<ul>
<li>glicemia a digiuno e pre-prandiale compresa tra 90-130 mg/dl;</li>
<li>glicemia post-prandiale (circa 2 ore dopo i pasti) inferiore (&lt;) 180 mg/dl;</li>
<li>emoglobina glicata inferiore (&lt;) 7%.</li>
<li>Inoltre dovrebbe avere valori di pressione arteriosa controllati: valori pressori diastolici (pressione minima) &lt;80 mmHg e sistolici (pressione massima) &lt;130 mmHg</li>
<li>valori di colesterolo LDL &lt;100 mg/dl, livelli di HDL &gt;40 mg/dl nell’uomo e &gt;50 mg/dl nella donna</li>
</ul>
<h3>Importanza dello stile di vita salutare</h3>
<p>Il diabete rappresenta una condizione in cui lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale, agendo su vari fattori responsabili della patologia, avendo anche la capacità di modulare la predisposizione genetica (epigenetica).</p>
<p><strong>Alimentazione</strong>: è fondamentale! È pressochè impossibile trattare bene un paziente diabetico se questi non pone attenzione alla sua alimentazione. Qui di seguito le indicazioni principali:</p>
<ul>
<li>ottimizzare la massa corporea (perdere massa grassa se in eccesso e mantenere/migliorare la muscolatura)</li>
<li>assumere una dose di carboidrati (pane, pasta, riso, zuccheri, ecc) adeguata, riducendo alimenti derivanti da farine bianche e zuccheri, preferendo cibi integrali (almeno 7-8% di fibra) e carboidrati contenuti nei legumi.</li>
<li>evitare periodi di digiuno lungo ed evitare pasti troppo abbondanti, distribuendo bene nella giornata i cibi (specie carboidrati) assunti</li>
<li>limitare carni rosse, grasse, salumi, formaggi stagionati/conservati, condimenti</li>
<li>assumere adeguate dosi di verdura e frutta (ricordando che alcuni frutti sono molto ricchi di zuccheri!)</li>
<li>assumere adeguate dosi di proteine derivanti specie da pesce, carni bianche, albume d’uovo, latticini magri e freschi, legumi e frutta secca</li>
<li>ridurre vino, evitare i superalcolici, evitare bibite zuccherate e preferire acqua.</li>
</ul>
<p>Ovviamente un piano alimentare va calibrato anche su altre esigenze e caratteristiche del paziente!</p>
<p><strong>Esercizio fisico</strong>: è fondamentale sia per il controllo della glicemia, che per gestire/prevenire altre patologie spesso associate, oltre che favorire il benessere. Attenzione! Va però prescritto a seconda delle caratteristiche ed esigenze della persona, esattamente come un farmaco. In generale potremmo dire che:</p>
<ul>
<li>per favorire il controllo glicemico, favorire il benessere e la gestione di patologie cardiometaboliche/oncologiche è indicato svolgere almeno dai 150 ai 300 min di esercizio fisico endurance aerobico (camminata, nuoto, biciletta, ecc) ad intensità moderata (tipo camminata  5-6 Km/ora) alla settimana. Fondamentale per il controllo della glicemia svolgere esercizio tutti i giorni.</li>
<li>per mantenere/migliorare la componente muscolare servirebbe aggiungere esercizi di rinforzo muscolare (pesetti, macchine palestra, elastici, ginnastica, ecc) ad intensità moderata 2/3  volte/sett in giorni non consecutivi.</li>
</ul>
<p>Attenzione! Specie nel caso di diabete tipo 1 o di terapia insulinica occorre porre attenzione/monitorizzare i valori di glicemia perché l’esercizio è potentissimo nel ridurla specie se eseguito a dosi elevate! In questi casi è fondamentale che il paziente impari sia a monitorizzare la glicemia che ottimizzare la dose di carboidrati da assumere prima di fare esercizio.</p>
<h3>Cos&#8217;è il diabete insipido?</h3>
<p>Accanto al diabete mellito con le sue due tipologie (vedi sopra), esiste un&#8217;altra forma di diabete: il cosiddetto diabete insipido. Tranne che per l&#8217;eccessiva diuresi e la sete insaziabile, il diabete insipido è completamente differente dal diabete mellito e non è in alcun modo correlabile a quest&#8217;ultimo. Nel diabete insipido, infatti, le problematiche in atto non vertono attorno ad aumentati livelli di glucosio nel sangue (a seguito di un calo di attività dell&#8217;insulina o insulino resistenza), ma dipendono da una mancata o insufficiente produzione dell&#8217;ormone vasopressina (o ADH od ormone antidiuretico) oppure dalla sua mancata attività a livello renale. E’ una patologia completamente diversa!</p>
<p>In conclusione, quindi, il diabete, nelle sue varie forme, è una condizione clinica molto frequente e molto importante da gestire, onde evitare reali problemi sia nel presente (iperglicemia o ipoglicemia) che nel futuro (insorgenza di patologie come infarto, ictus, insufficienza renale, problemi oculari e neurologiche, ecc). Lo stile di vita gioca un ruolo essenziale ed è praticamente impossibile ottenere un efficace trattamento del diabete senza migliorare le proprie abitudini alimentari, esercizio fisico, non fumare, avere un buon sonno e gestire lo stress.</p>
<p>La farmacologia e la tecnica hanno fatto passi da gigante fornendo strumenti di trattamento e monitorizzazione della terapia, che vanno adeguati alle caratteristiche cliniche della persona, accanto ad uno stile di vita salutare.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Daniela Lucini<br />
Professore Ordinario MEDF/01<br />
Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano<br />
Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale<br />
Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e<br />
Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico<br />
IRCCS Auxologico, Milano</p>
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		<item>
		<title>Ipertensione arteriosa</title>
		<link>https://www.assidim.it/ipertensione-arteriosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 07:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stilidivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Ipertensione arteriosa essenziale è una condizione clinica caratterizzata da un aumento dei valori della pressione del sangue ad eziopatogenesi multifattoriale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è ?</h3>
<p>L’Ipertensione arteriosa essenziale è una condizione clinica caratterizzata da un aumento dei valori della pressione del sangue ad eziopatogenesi multifattoriale. Significa che vari meccanismi entrano in gioco nel determinarla, tra questi hanno un ruolo preminente i sistemi che controllano il funzionamento del nostro organismo: sistema nervoso autonomo (il pilota automatico che controlla tutti gli organi indipendentemente dalla volontà),  il sistema ormonale (che controlla il rilascio di vari ormoni che agiscono sul funzionamento ad esempio di cuore e reni) il sistema immunologico (responsabile dell’infiammazione), l’endotelio (l’insieme delle cellule che rivestono l’interno delle arterie e che rilasciano varie sostanza da cui dipende la vasodilatazione o vasocostrizione delle arterie stesse). Inoltre anche fattori come la genetica (avere famigliare che soffrono della patologia) e lo stile di vita (alimentazione, esercizio fisico, fumo, stress, ecc) hanno un ruolo fondamentale.</p>
<p>L’Ipertensione arteriosa può essere di due tipi:</p>
<ul>
<li>essenziale o primaria (95% dei casi): non è determinata da una causa precisa (vedi sopra) ma da un insieme di fattori</li>
<li>secondaria: è la conseguenza di un’altra patologia, come ad esempio stenosi dell’arteria renale o altre malattie endocrinologiche</li>
</ul>
<p>L’Ipertensione essenziale è la patologia cronica più comune al mondo! Si stima che la prevalenza dell’ipertensione arteriosa riguardi il 30-45% della popolazione globale. Di fondamentale importanza è che l’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio potentissimo per lo sviluppo di altre malattie quali l’infarto, lo scompenso di cuore, l’ictus ed il diabete e problematiche renali.</p>
<p><strong>I sintomi principali</strong> nelle sue fasi iniziale è spesso una malattia “silente” e la diagnosi viene talvolta fatta solo perché una misurazione della pressione fatta per un semplice controllo mostra valori elevati. In altri casi invece (soprattutto se la patologia è presente da qualche tempo), l’ipertensione si manifesta con i seguenti sintomi:</p>
<ul>
<li>Mal di testa, specie al mattino</li>
<li>Senso di stordimento e vertigini</li>
<li>Ronzii nelle orecchie</li>
<li>Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi)</li>
<li>epistassi (perdite di sangue dal naso)</li>
</ul>
<p>Nei casi di ipertensione secondaria, ai sintomi aspecifici possono associarsene altri, più specifici, dovuti alla malattia di base.</p>
<p>In considerazione della scarsità dei sintomi e della loro aspecificità esiste il rischio che la diagnosi venga fatta in ritardo. E’ quindi importante controllare periodicamente la pressione, anche quando si è convinti “di avere la pressione bassa”; con il passare degli anni, infatti,  le cose possono cambiare e l’ipertensione può presentarsi: fare diagnosi precoce di ipertensione arteriosa significa prevenire i danni ad essa legata e, quindi, malattie cardiovascolari anche invalidanti.</p>
<h3>Diagnosi:</h3>
<p>Con il termine “pressione sistolica” si intende quella comunemente nota come “massima”, cioè la pressione generata dalla contrazione cardiaca per immettere il sangue nell’aorta, viceversa con il termine “pressione diastolica” si intende la pressione “minima” generata dal rilassamento del muscolo cardiaco e dal riempimento ventricolare.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="214"></td>
<td width="214">SISTOLICA</td>
<td width="214">DIASTOLICA</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Pressione ottimale</td>
<td width="214">≤120 mmHg</td>
<td width="214">≤80 mmHg</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Peripertensione</p>
<p>(detta anche Pre-ipertensione)</td>
<td width="214">120 &#8211; 139 mmHg</td>
<td width="214">80 &#8211; 89 mmHg</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Ipertensione arteriosa</td>
<td width="214">≥ 140 mmHg</td>
<td width="214">≥ 90 mmHg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Purtroppo si osserva sempre più un aumento dei valori di pressione arteriosa anche nei bambini ed adolescenti, specie quando è presente obesità e sedentarietà.  Nel minore i valori di riferimento sono diversi e dipendono dall’età, sesso e statura del bambino. Vengono quindi considerati i “percentili” rispetto a soggetti con le stesse caratteristiche. Se i valori di pressione misurati sono inferiori al 90° percentile la pressione è normale, se compresi tra il 90° e 94° si parla di peripertensione, se superiori o uguali al 95°  si pone diagnosi di ipertensione.</p>
<p>Importante ricordare che i valori di pressione variano durante la giornata, più alti di giorno e bassi di notte; che stress ed esercizio fisico possono influire molto, facendoli alzare. Fondamentale quindi è essere a riposo, in posizione seduta o sdraiata, in silenzio, da qualche minuto prima di misurarla, utilizzando uno strumento apposito (sfigmomanometro) il cui manicotto deve essere posizionato correttamente intorno al braccio sopra al gomito. Meglio sempre effettuare almeno 3 misurazioni e considerare la più bassa.</p>
<p><strong>Cosa fare se si riscontrano valori pressori elevati?</strong> La prima cosa è quella di essere certi della diagnosi e quindi rivolgersi al proprio medico di riferimento. La corretta diagnosi prevede più misurazioni, la valutazione del paziente sia con visita medica e l’esecuzione di alcuni esami che saranno definiti dal medico a seconda delle caratteristiche della persona e dei valori rilevati. Lo scopo di questi accertamenti non è solo porre la giusta diagnosi, ma anche verificare lo stato di salute generale del soggetto, in particolare se i valori elevati hanno già prodotto un danno ad organi quali cuore, rene, ecc… e soprattutto verificare il rischio cardiovascolare complessivo (probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari/metaboliche importanti) determinato dalla presenza di altre condizioni (quali colesterolo e trigliceridi alti, glicemia alta, alterata funzione renale, segni di iniziale sovraccarico del cuore, ecc…) e/o abitudini di vita non salutari (sovrappeso, sedentarietà, fumo, stress, ecc…)</p>
<p>Infatti l’obiettivo del trattamento dell’ipertensione arteriosa non è solamente “normalizzare i valori” ma anche (e forse soprattutto) ridurre il rischio di andare incontro ad alte patologie gravi quali ad esempio l’infarto, lo scompenso di cuore, l’ictus, il diabete e problemi renali.</p>
<h3>Quale è la terapia?</h3>
<p>La terapia dell’ipertensione arteriosa prevede due azioni contemporanee e sinergiche, entrambe importanti:</p>
<ul>
<li>Il miglioramento dello stile di vita: ottimizzare il peso corporeo (eventuale perdita di massa grassa e miglioramento della massa muscolare), avere quindi un’alimentazione sane ed adatta alle caratteristiche della persona, svolgere esercizio fisico (almeno dai 150 ai 300 min alla settimana di esercizio endurance aerobico ad intensità moderata, oltre ad esercizi di rinforzo muscolare ad intensità moderata 2.3 volte/sett), non fumare, imparare a gestire lo stress ed avere un buon sonno, sono essenziali.  Infatti da un lato migliorano proprio quei meccanismi implicati nello sviluppo della pressione alta riducendone i valori, dall’altro riducono il rischio di sviluppare proprio quelle patologie la cui insorgenza è favorita dall’ipertensione arteriosa (infarto diabete, ecc). Uno stile di vita corretto, quindi non è uno slogan che i medici ripetono sempre, bensì un reale strumento preventivo (da usare quando i valori di pressione non sono ancora così elevati, specie, ma non solo, da chi ha famigliari già affetti dalla patologia) e terapeutico (da usare accanto ai farmaci per trattare l’ipertensione). Attenzione: uno stile di vita corretto  non è un’alternativa ai farmaci, bensì uno strumento ad essi complementare!</li>
<li>L’utilizzo di farmaci. La terapia farmacologica viene definita dal medico sulla base delle caratteristiche del paziente, dei valori pressori, del rischio cardiovascolare complessivo (vedi sopra), dalla presenza di malattie concomitanti, ecc. Oggi abbiamo a disposizione varie classi di farmici per l’ipertensione arteriosa, mirate ad agire sui diversi meccanismi implicati nella genesi della malattia. Solitamente la terapia prevede inizialmente un solo farmaco, ma se questo non è sufficiente la strategia è spesso quella non tanto di aumentare di molto il dosaggio, ma di associarne un altro diverso, proprio per affrontare il problema su due fronti diversi, agendo su due meccanismi responsabili della malattia. Oggi sono a disposizione pillole che già contengono due diversi principi attivi. Qui di seguito le principali classi di farmaci antiipertensivi</li>
<li>ACE inibitori, antagonisti del recettore per l’angiotensina II (Angiotensin II receptor Blocker – ARBs) o sartani, inibitori diretti della renina: abbassano la pressione interferendo con la produzione di alcune sostanze circolanti che compongono il cosiddetto sistema renina-angiotensina-aldosterone. L’effetto collaterale più comune degli ACE inibitori e la tosse.</li>
<li>Calcio antagonisti: controllano la pressione inducendo vasodilatazione (aumentano il calibro delle arterie, riducendo la resistenza alla progressione del flusso). Gli effetti collaterali più comuni sono l’edema degli arti inferiori (caviglie gonfie), flushing facciale e cefalea. Alcuni possono associarsi a palpitazioni altri a riduzione della frequenza cardiaca</li>
<li>Diuretici: aiutano l’organismo a smaltire acqua e sali minerali. Principali effetti collaterali sono una diuresi più frequente, specie di notte, e (per alcuni) la perdita eccessiva di alcuni Sali minerali.</li>
<li>Alfa e beta bloccanti: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo della pressione arteriosa. Effetti collaterali principali possono essere riduzione della frequenza cardiaca, riduzione eccessiva della pressione, senso di vertigine, stanchezza.</li>
</ul>
<p>In conclusione, quindi, l’ipertensione arteriosa non è da sottovalutare! Se non trattata può veramente riservare brutte sorprese nel tempo. La notizia bella, è che però oggi come oggi abbiamo a disposizione terapie veramente efficaci in grado di gestire l’ipertensione in modo veramente efficace, specie quando accompagnati da uno stile di vita salutare. Alcune persone sono restie ad iniziare una terapia farmacologica cronica (che durerà per sempre…) pensando che l’organismo “si abitua ai farmaci e che nel tempo non saranno quindi più efficaci”….niente di più sbagliato! Non è così! Una terapia corretta personalizzata sarà in grado di gestire la patologia al meglio. Potranno magari essere necessari degli adattamenti, ma non perché il farmaco è diventato inefficace ma per altre ragioni. Avere uno stile di vita sano, riducendo i fattori che contribuiscono a mantenere i valori di pressione elevati (come il sovrappeso, il fumo, la sedentarietà, ecc…) è la strategia migliore da associare al farmaco.</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Daniela Lucini<br />
Professore Ordinario MEDF/01<br />
Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport ed Esercizio Fisico Università degli Studi di Milano<br />
Dipartimento Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale<br />
Direttore Servizio Medicina Esercizio Fisico e<br />
Direttore Laboratorio Sperimentale di ricerche di medicina dell’esercizio fisico<br />
IRCCS Auxologico, Milano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/ipertensione-arteriosa/">Ipertensione arteriosa</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Donne e Salute in Italia: Un Viaggio nei Decenni attraverso Dati, Diritti e Cambiamenti</title>
		<link>https://www.assidim.it/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[AssistenzaSanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donneesalute]]></category>
		<category><![CDATA[malattieinvisibili]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vogliamo quindi fare un viaggio nel tempo per capire come, nel corso degli ultimi settant’anni, il ruolo della donna in Italia abbia vissuto trasformazioni radicali, non solo dal punto di vista sociale e culturale, ma anche sotto il profilo sanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti/">Donne e Salute in Italia: Un Viaggio nei Decenni attraverso Dati, Diritti e Cambiamenti</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Introduzione</h4>
<p><span>A maggio si celebrano diverse giornate che hanno, in maniera più o meno diretta, un filo rosso legato alla salute femminile: la giornata della mamma, la giornata mondiale delle ostetriche, quella contro la fibromialgia. Vogliamo quindi fare un viaggio nel tempo per capire come, nel corso degli ultimi settant’anni, il ruolo della donna in Italia abbia vissuto trasformazioni radicali, non solo dal punto di vista sociale e culturale, ma anche sotto il profilo sanitario. Se negli anni &#8217;50 la donna era considerata principalmente madre e moglie, oggi è protagonista attiva della propria salute, con esigenze specifiche e nuove sfide. Questo articolo ripercorre l’evoluzione del rapporto tra donne e salute, dai primi passi dell’emancipazione femminile fino all’attuale approccio alla medicina di genere, supportando il racconto con dati e fonti autorevoli.</span></p>
<h4>Anni &#8217;50-&#8217;60: Il dopoguerra e l&#8217;inizio del cambiamento</h4>
<p><span>Nel secondo dopoguerra, la figura femminile era fortemente legata al contesto familiare. La medicina era prevalentemente centrata sull’uomo e l’accesso delle donne alla prevenzione era minimo. L’analfabetismo sanitario era diffuso, e la mortalità materna era ancora alta: nel 1950 si contavano circa 90 decessi materni ogni 100.000 nati vivi. Le donne partorivano spesso in casa, senza assistenza medica adeguata.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8418" src="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1.jpg" alt="" width="802" height="496" srcset="https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1.jpg 802w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1-300x186.jpg 300w, https://www.assidim.it/wp-content/uploads/2025/05/donne-e-salute-in-italia-un-viaggio-nei-decenni-attraverso-dati-diritti-e-cambiamenti-1-768x475.jpg 768w" sizes="(max-width: 802px) 100vw, 802px" /></p>
<p><span>La mancanza di strutture dedicate portò alla progressiva richiesta di spazi per la salute femminile, gettando le basi per la nascita dei consultori familiari (che diventeranno legge nel 1975).</span></p>
<h4>Anni &#8217;70-&#8217;80: Emancipazione e prime conquiste</h4>
<p><span>Gli anni ’70 segnano una svolta epocale. La legge 194 del 1978 legalizza l’aborto in Italia, riconoscendo per la prima volta il diritto della donna a decidere sul proprio corpo. I consultori familiari iniziano a diffondersi come spazi dedicati alla salute sessuale e riproduttiva.</span></p>
<p><span>👩‍⚕️ Percentuale donne iscritte a Medicina</span></p>
<ul>
<li><span> </span><span>1980: 30%</span></li>
<li><span> </span><span>2000: 50%</span></li>
<li><span> </span><span>Oggi: 65% 👉 Le donne dominano nelle facoltà sanitarie.</span></li>
</ul>
<p><span>È anche l’epoca dell’ingresso massiccio delle donne nelle facoltà scientifiche e mediche. Cresce la consapevolezza sul diritto alla contraccezione e alla prevenzione.</span></p>
<h4>Anni &#8217;90-2000: Nuove sfide sanitarie</h4>
<p><span>Negli anni ’90 emergono nuove priorità: prevenzione oncologica, salute mentale, conciliazione lavoro-famiglia. Si diffondono i primi programmi di screening per il tumore al seno e al collo dell’utero, fondamentali per la riduzione della mortalità femminile.</span></p>
<p><span>La partecipazione delle donne al mondo del lavoro cambia anche i loro bisogni sanitari: aumentano i disturbi legati allo stress e le richieste di supporto psicologico. La salute femminile diventa più visibile, ma non ancora pienamente integrata nei modelli di cura.</span></p>
<h4>2010-oggi: Salute di genere e medicina personalizzata</h4>
<p><span>Con la Legge 3 del 2018 viene ufficialmente introdotto in Italia il concetto di medicina di genere. Si riconosce che donne e uomini hanno caratteristiche biologiche e bisogni sanitari differenti, e che la ricerca e l’assistenza devono tenerne conto.</span></p>
<h4><span>🧬 Medicina di genere e salute femminile in Italia</span></h4>
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="346"><strong><span>Aspetto</span></strong></td>
<td width="75"><strong><span>Donne</span></strong></td>
<td width="75"><strong><span>Uomini</span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Aspettativa di vita</span></td>
<td width="75"><span>85,2 anni</span></td>
<td width="75"><span>80,8 anni</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Anni in cattiva salute</span></td>
<td width="75"><span>22%</span></td>
<td width="75"><span>17%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Partecipazione a studi clinici (con analisi di genere)</span></td>
<td width="75"><span>&lt;30%</span></td>
<td width="75"><span>&gt;70%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="346"><span>Caregiver familiari</span></td>
<td width="75"><span>70%</span></td>
<td width="75"><span>30%</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span>Le donne oggi vivono più a lungo degli uomini, ma sperimentano più anni in condizioni di cattiva salute. Malattie croniche come l’osteoporosi, l’endometriosi, la fibromialgia colpiscono in modo sproporzionato il sesso femminile, ma spesso ricevono poca attenzione medica e poca ricerca.</span></p>
<h4><span>🧠 Malattie invisibili e croniche nelle donne</span></h4>
<ul>
<li><span> </span><span>90% dei casi di fibromialgia sono donne</span></li>
<li><span> </span><span>L’endometriosi colpisce ~1 su 10 donne in età fertile</span></li>
<li><span> </span><span>Osteoporosi: 1 donna su 3 dopo i 50 anni 👉 Tutte condizioni spesso sottovalutate o sottodiagnosticate</span></li>
</ul>
<p><span>Inoltre, le donne continuano a sostenere il carico maggiore dell’assistenza familiare. Questa dimensione invisibile ha un impatto diretto sulla loro salute psicofisica.</span></p>
<h4>Conclusione</h4>
<p><span>Il cammino verso l’equità nella salute femminile ha compiuto enormi passi avanti, ma è ancora lontano dal compiersi. Serve maggiore inclusione delle donne nella ricerca clinica, più attenzione alle malattie invisibili e un sistema sanitario che valorizzi la medicina di genere.</span></p>
<p><span>Educazione, prevenzione, ascolto e politiche dedicate sono le chiavi per costruire una sanità che risponda davvero ai bisogni delle donne di oggi e di domani.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span>A cura di <strong>CAROL</strong></span></p>
<h4>Fonti:</h4>
<ul>
<li><strong>WHO Global Health Observatory</strong>, stime storiche sulla mortalità materna</li>
<li><strong>Ministero della Salute</strong> – Rapporto sull’evento nascita (ISS, 2022), relazione sull’endometriosi (2022)</li>
<li><strong>Istat</strong> – Indicatori di salute, aspettativa di vita, caregiving (2021-2023)</li>
<li><strong>AIFA</strong> – Rapporto sulla sperimentazione clinica dei medicinali in Italia (2022)</li>
<li><strong>MIUR</strong> – Annuari statistici sull’istruzione universitaria</li>
<li><strong>Almalaurea</strong> – Rapporto laureati 2023</li>
<li><strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> – Progetto Osteonet, focus su fibromialgia</li>
<li><strong>AISF Onlus</strong> – Dati clinici e stime su fibromialgia</li>
</ul>
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