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	<title>ricerca Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
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	<title>ricerca Archivi - ASSIDIM</title>
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	<item>
		<title>Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</title>
		<link>https://www.assidim.it/non-dimentichiamo-chi-dimentica-la-malattia-di-alzheimer-una-malattia-silenziosa-subdola-e-galoppante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 07:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[neurologia]]></category>
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		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 settembre si è celebrata la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, un’occasione importante per riflettere su una malattia che coinvolge profondamente la vita di chi ne è affetto ma anche delle persone che lo accompagnano ogni giorno </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/non-dimentichiamo-chi-dimentica-la-malattia-di-alzheimer-una-malattia-silenziosa-subdola-e-galoppante/">Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 settembre si è celebrata la <strong>Giornata Mondiale dell&#8217;Alzheimer</strong>, un’occasione importante per riflettere su una malattia che coinvolge profondamente la vita di chi ne è affetto ma anche delle persone che lo accompagnano ogni giorno (caregiver).</p>
<h3>Dati epidemiologici e trend</h3>
<p>La malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide più complesse per la sanità italiana e mondiale. Con l’invecchiamento della popolazione, il numero di persone affette da demenza è in costante aumento, generando un impatto significativo non solo sul sistema sanitario ma anche sulle famiglie.</p>
<p>Secondo il <strong>Rapporto Mondiale Alzheimer 2024</strong>, in Italia si contano circa 1.480.000 persone con demenza, di cui circa 600.000 con Alzheimer, e le proiezioni indicano che entro il 2050 il numero salirà a 2,3 milioni.</p>
<p>A livello globale, oltre 55 milioni di persone convivono con una forma di demenza (prevalenza), mentre ogni anno si registrano circa 10 milioni di nuovi casi, uno ogni 3 secondi (incidenza).</p>
<p>L’Alzheimer è la forma più comune, rappresentando circa il 60% di tutte le demenze, di cui l’età è il principale fattore di rischio, con una prevalenza dell’8% tra gli over 65 e oltre il 20% tra gli over 80; di questi, le donne sono più colpite, sia per motivi biologici che sociali.</p>
<h3>La spesa sanitaria privata e il peso economico sulle famiglie</h3>
<p>Una ricerca <strong>Censis-AIMA</strong> ha stimato che il costo medio annuo per paziente è di 70.587 euro, di cui solo il 27% è rappresentato da spese sanitarie dirette. Il restante 73% sono costi indiretti, come la perdita di reddito dei caregiver, l’assistenza informale e le spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).</p>
<p>Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano (n. 1644/2025) ha stabilito che le rette RSA per pazienti con Alzheimer non devono essere a carico delle famiglie, bensì del SSN se le cure sono di natura sanitaria. Il costo medio mensile per ricovero è di circa 2.000 euro, con un impatto economico stimato in oltre 10 miliardi di euro l’anno.</p>
<h3>Lo stigma e l’impatto sociale</h3>
<p>Il Rapporto evidenzia altresì un forte stigma sociale: l’88% delle persone con demenza dichiara di averlo sperimentato. Questo porta a isolamento, paura della discriminazione e rinuncia alla vita sociale e lavorativa. Anche i caregiver ne risentono: il 47% evita gli inviti, il 43% non riceve più ospiti.</p>
<h3>Le misure di welfare per i caregiver</h3>
<p>Il Ministero della Salute ha istituito il Fondo Alzheimer e Demenze, rifinanziato per il triennio 2024-2026 con 34,9 milioni di euro. Le attività finanziate includono: diagnosi precoce e tempestiva, telemedicina e tele-riabilitazione, trattamenti psico-educazionali e cognitivi, formazione per caregiver e operatori, mappatura dei servizi territoriali.</p>
<p>Il Bonus Caregiver 2025 è un contributo economico fino a 500 euro mensili, destinato a chi assiste familiari con disabilità grave. È cumulabile con l’Assegno di Inclusione, che può arrivare fino a 1.300 euro al mese per anziani non autosufficienti.</p>
<p>C’è anche l’Indennità di accompagnamento, una prestazione economica erogata dall&#8217;INPS per far fronte alla perdita di autonomia nello svolgimento degli atti quotidiani della persona affetta da demenza.</p>
<p>Non solo sostegni monetari ma anche servizi “in kind” e altri benefici a disposizione del caregiver quali, ad esempio, permessi retribuiti e congedi, detrazioni fiscali, accesso a servizi domiciliari e assistenziali, pensione anticipata (Opzione Donna), APE Sociale fino a 1.500 euro mensili.</p>
<p>Il welfare aziendale può rappresentare una risposta concreta e integrative al ruolo dello Stato per migliorare la qualità della vita dei dipendenti caregiver, favorendo la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. In questo ambito, le aziende più attente al benessere dei propri dipendenti stanno adottando misure specifiche per i caregiver, tra i quali: il supporto psicologico, la flessibilità lavorativa (smart working, orari flessibili e congedi retribuiti), voucher, formazione e informazione e, ultimo ma non meno importante, una figura professionale dedicata per offrire supporto e orientamento ai caregiver (Care Manager).</p>
<h3>Criticità e prospettive</h3>
<p>Nonostante i progressi, permangono diverse criticità: disparità regionali nell’accesso ai servizi, mancanza di riconoscimento formale del ruolo del caregiver, insufficienza dei fondi rispetto al numero di pazienti. Tuttavia, iniziative come il progetto “<strong>Dementia Friendly Italia</strong>”, promosso dalla Fondazione Alzheimer Italia allo scopo di rendere città, ospedali e luoghi di lavoro più inclusivi, nonché l’adozione di Linee Guida nazionali per la diagnosi e il trattamento, rappresentano segnali senz’altro incorraggianti.</p>
<h3>“Come le luci di un viale che si spengono…”</h3>
<p>Nella malattia di Alzheimer, la proteina beta-amiloide si accumula al di fuori dei neuroni formando le placche amiloidi che, unitamente all’aggregazione di proteina tau all’interno delle cellule cereberali, portano al deterioramento delle funzioni cognitive compromettendo i meccanismi alla base della memoria e dell’apprendimento.</p>
<p>“È come se le luci di un viale gradualmente si spengono”, questa è un po’ la triste metafora utilizzata dagli esperti per spiegare il decorso inesorabile della malattia che, ad oggi, non conosce ancora una cura.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>L’Alzheimer non è solo una malattia neurodegenerativa, ma una questione sociale, economica e culturale.</p>
<p>Il futuro del welfare italiano passa anche dalla capacità di valorizzare il ruolo dei caregiver e di investire risorse adeguate per fronteggiare un male che colpisce le persone in maniera subdola e che ingrana lentamente fino a distruggere pezzi dell’identità.</p>
<p>Il premio Nobel Gabriel García Márquez, nella sua autobiografia “Vivere per raccontarla” (2002), scriveva così: “La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi</em></p>
<h3>Fonti per approfondire:</h3>
<ul>
<li>Rapporto Mondiale Alzheimer 2024: <a href="https://www.alzint.org/resource/world-alzheimer-report-2024/" target="_blank" rel="noopener">https://www.alzint.org/resource/world-alzheimer-report-2024/</a></li>
<li>Censis-AIMA, Studio sui costi dell’Alzheimer: <a href="https://www.censis.it/welfare-e-salute/sanit%C3%A0-ricerca-censis-aima-la-solitudine-delle-persone-con-alzheimer-e-dei-loro" target="_blank" rel="noopener">https://www.censis.it/welfare-e-salute/sanit%C3%A0-ricerca-censis-aima-la-solitudine-delle-persone-con-alzheimer-e-dei-loro</a></li>
<li>Progetto Dementia Friendly Italia: <a href="https://www.dementiafriendly.it/" target="_blank" rel="noopener">https://www.dementiafriendly.it/</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/non-dimentichiamo-chi-dimentica-la-malattia-di-alzheimer-una-malattia-silenziosa-subdola-e-galoppante/">Non dimentichiamo chi dimentica. L&#8217;Alzheimer: una malattia silenziosa, subdola e galoppante.</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Start-up Biotech in Italia: Innovazione e Opportunità per il Futuro della Sanità</title>
		<link>https://www.assidim.it/start-up-biotech-in-italia-innovazione-e-opportunita-per-il-futuro-della-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[biotech]]></category>
		<category><![CDATA[healthcare]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle terapie geniche ai biomarcatori per la diagnosi precoce, le biotecnologie rappresentano una frontiera essenziale per il miglioramento della salute pubblica e la competitività del Paese nel panorama internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/start-up-biotech-in-italia-innovazione-e-opportunita-per-il-futuro-della-sanita/">Start-up Biotech in Italia: Innovazione e Opportunità per il Futuro della Sanità</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il settore delle biotecnologie in Italia ha vissuto una crescita significativa, con un numero crescente di start-up che sviluppano soluzioni innovative per la sanità. Dalle terapie geniche ai biomarcatori per la diagnosi precoce, le biotecnologie rappresentano una frontiera essenziale per il miglioramento della salute pubblica e la competitività del Paese nel panorama internazionale.</p>
<h3>Il settore biotech in Italia: una panoramica</h3>
<p>L’Italia conta oltre 800 imprese attive nel settore biotech, di cui circa il 50% opera nell’ambito della salute umana. Secondo il rapporto Assobiotec-Federchimica, il comparto biotecnologico italiano genera un fatturato di circa 13 miliardi di euro, con una crescita annua del 5%. Tuttavia, il settore resta frammentato e spesso limitato dall’accesso ai finanziamenti e dalle complessità normative.</p>
<p>Le aree di maggiore sviluppo includono:</p>
<ul>
<li><strong>Terapie avanzate</strong>: sviluppo di farmaci biologici e terapie geniche personalizzate.</li>
<li><strong>Diagnostica innovativa</strong>: nuovi biomarcatori per la diagnosi precoce di malattie oncologiche e neurodegenerative.</li>
<li><strong>Biotecnologie applicate alla rigenerazione dei tessuti</strong>: soluzioni per la medicina rigenerativa, come organi bioingegnerizzati e tessuti artificiali.</li>
</ul>
<h3>Il ruolo delle istituzioni e degli investimenti</h3>
<p>Le istituzioni italiane ed europee stanno cercando di supportare il settore biotech attraverso diversi strumenti:</p>
<ul>
<li><strong>PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)</strong>: ha stanziato oltre 2 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione in campo sanitario.</li>
<li><strong>Fondi europei e venture capital</strong>: negli ultimi tre anni, gli investimenti privati nel biotech italiano sono aumentati del 30%, segno di un crescente interesse per il settore.</li>
<li><strong>Collaborazioni pubblico-private</strong>: Università e ospedali stanno intensificando le partnership con start-up per accelerare il trasferimento tecnologico.</li>
</ul>
<h3><strong> </strong>Conclusione</h3>
<p>Il settore biotech italiano rappresenta un’opportunità straordinaria per il futuro della sanità e dell’economia. Nonostante le sfide legate ai finanziamenti e alla burocrazia, le start-up stanno dimostrando una capacità di innovazione significativa. Se sostenuto adeguatamente, il biotech potrebbe trasformarsi in un volano strategico per la salute pubblica e la crescita del Paese nei prossimi decenni.</p>
<p>Tra l’altro, le start-up nel settore dell’healthcare rappresentano un’opportunità anche per i fondi sanitari integrativi che, come sappiamo, sono impegnati, da qui ai prossimi anni, a fare non solo da “stampella” ma a integrarsi compiutamente con il welfare pubblico, sia sotto il profilo istituzionale e di governance che di erogazione delle prestazioni.</p>
<p style="text-align: right;"><em>CENTRO STUDI ASSIDIM</em></p>
<h3> Fonti utili:</h3>
<ul>
<li>Assobiotec-Federchimica, &#8220;Rapporto sulle Biotecnologie in Italia”, 2023.</li>
<li>Ministero dello Sviluppo Economico, &#8220;PNRR e investimenti nel settore sanitario&#8221;, 2022.</li>
<li>OECD Health Statistics, 2023.</li>
<li>Analisi di mercato de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; e &#8220;StartupItalia&#8221;, 2023.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/start-up-biotech-in-italia-innovazione-e-opportunita-per-il-futuro-della-sanita/">Start-up Biotech in Italia: Innovazione e Opportunità per il Futuro della Sanità</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</title>
		<link>https://www.assidim.it/linquinamento-atmosferico-e-il-rischio-di-demenza-una-questione-globale-che-tocca-milano-da-vicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lisa Antonutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 09:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[demenze]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[terapie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, una delle città più dinamiche e vivaci d’Italia, è anche tristemente nota per il suo elevato livello di inquinamento atmosferico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/linquinamento-atmosferico-e-il-rischio-di-demenza-una-questione-globale-che-tocca-milano-da-vicino/">L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, una delle città più dinamiche e vivaci d’Italia, è anche tristemente nota per il suo elevato livello di inquinamento atmosferico. Ogni inverno, il cielo si riempie di una foschia opaca, e le centraline registrano valori di PM2.5 e PM10<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span>[1]</span></a> ben al di sopra dei limiti raccomandati dall’OMS. Vivendo qui, è difficile ignorare il peso che questa condizione può avere sulla salute, non solo fisica ma anche mentale. Proprio da questa consapevolezza nasce la volontà di esplorare un legame che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: quello tra inquinamento atmosferico e demenza. Vi pare un collegamento forzato? Gli ultimi studi dicono di no, anzi.</p>
<p>L’inquinamento atmosferico non è solo una minaccia per i polmoni e il cuore, ma anche per il cervello. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno indagato la correlazione tra esposizione a inquinanti ambientali e un aumento del rischio di sviluppare demenza. Sebbene la ricerca sia ancora in corso, le evidenze raccolte finora sono allarmanti e sottolineano l’importanza di politiche ambientali più rigorose.</p>
<p><strong>Le evidenze scientifiche</strong></p>
<p>Un rapporto pubblicato nel 2022 dall’Alzheimer’s Association ha rivelato che vivere in aree con alti livelli di inquinamento atmosferico, in particolare di polveri sottili (PM2.5), può aumentare il rischio di declino cognitivo del 10-15%. Questo rischio è particolarmente elevato tra gli anziani che vivono in città densamente popolate.</p>
<p>Uno studio del Lancet Commission on Dementia Prevention del 2020 ha aggiunto l’inquinamento atmosferico alla lista dei fattori di rischio modificabili per la demenza, sottolineando che le persone esposte per lungo tempo a inquinanti atmosferici hanno una maggiore probabilità di sviluppare malattie neurodegenerative.</p>
<p>Inoltre, una ricerca condotta dall’Università della California ha esaminato i dati di oltre 2.000 persone anziane e ha scoperto che chi era stato esposto a livelli elevati di PM2.5 e ozono mostrava una maggiore riduzione delle capacità cognitive nel tempo rispetto a chi viveva in aree meno inquinate.</p>
<p><strong>Come l’inquinamento colpisce il cervello?</strong></p>
<p>Gli scienziati ipotizzano che le polveri sottili e altri inquinanti atmosferici possano attraversare la barriera emato-encefalica, una sorta di filtro che protegge il cervello dalle sostanze nocive presenti nel sangue. Una volta entrati nel cervello, questi inquinanti possono causare infiammazioni, stress ossidativo e danni neuronali, fattori associati all’Alzheimer e ad altre forme di demenza.</p>
<p>Inoltre, l’inquinamento atmosferico può ridurre la qualità del sonno, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e contribuire a condizioni come l’ipertensione e il diabete, tutti fattori che a loro volta sono collegati al declino cognitivo.</p>
<p><strong>Dati specifici e impatto globale</strong></p>
<ul>
<li>Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il 99% della popolazione mondiale respira aria che supera i limiti di qualità raccomandati.</li>
<li>Un rapporto del 2023 dell’European Environment Agency (EEA) ha stimato che circa 400.000 morti premature in Europa ogni anno siano attribuibili all’inquinamento atmosferico, e molte di queste sono legate a malattie neurodegenerative.</li>
<li>In Italia, uno studio del CNR ha evidenziato che vivere nelle città della Pianura Padana, dove si registrano livelli particolarmente elevati di inquinamento, può aumentare significativamente il rischio di sviluppare demenza rispetto alle aree rurali.</li>
</ul>
<p><strong>Cosa si può fare?</strong></p>
<p>La prevenzione passa attraverso azioni a livello personale e collettivo:</p>
<ul>
<li><strong>Politiche pubbliche</strong>: Ridurre l’inquinamento atmosferico attraverso l’adozione di energie rinnovabili, il miglioramento del trasporto pubblico e la regolamentazione delle emissioni industriali.</li>
<li><strong>Consapevolezza individuale</strong>: Evitare l’esercizio fisico all’aperto nelle giornate con alti livelli di smog e utilizzare purificatori d’aria domestici.</li>
<li><strong>Ricerca e innovazione</strong>: Investire in studi che approfondiscano il legame tra inquinamento e demenza per identificare strategie di mitigazione più efficaci.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>La correlazione tra inquinamento atmosferico e demenza sottolinea quanto l’ambiente in cui viviamo possa influenzare la nostra salute mentale e cognitiva. La lotta contro l’inquinamento non è solo una questione di qualità dell’aria, ma una sfida globale per proteggere il futuro della salute umana. Continuare a informarsi e spingere per cambiamenti strutturali è fondamentale per costruire una società più sana e consapevole.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><span>[1]</span></a> Cosa misura PM2.5?</p>
<ul>
<li>Concentrazione nell&#8217;aria: Solitamente espressa in microgrammi per metro cubo d&#8217;aria (µg/m³).</li>
<li>Livello di inquinamento atmosferico: È uno degli indicatori più utilizzati per valutare la qualità dell&#8217;aria e i rischi per la salute</li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><em>LISA ANTONUTTI</em><br />
<em>Centro Studi ASSIDIM</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/linquinamento-atmosferico-e-il-rischio-di-demenza-una-questione-globale-che-tocca-milano-da-vicino/">L’Inquinamento atmosferico e il rischio di demenza: una questione globale che tocca Milano da vicino</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<item>
		<title>Nuovi farmaci per contrastare &#8220;l&#8217;epidemia&#8221; di obesità: sono sufficienti?</title>
		<link>https://www.assidim.it/nuovi-farmaci-per-contrastare-lepidemia-di-obesita-sono-sufficienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[healthcare]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo recentemente letto (FONTE: The Economist, 4 March 2023) del grande successo che stanno riscuotendo tra celebri e facoltosi americani i nuovi farmaci per il dimagrimento. Condividendo quanto riportato nell’articolo, questi farmaci non dovrebbero però essere visti come trattamenti “cosmetici” per persone che potrebbero essere più in forma grazie e stili di vita più salutari, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il consumo di alcolici e l’attività fisica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/nuovi-farmaci-per-contrastare-lepidemia-di-obesita-sono-sufficienti/">Nuovi farmaci per contrastare &#8220;l&#8217;epidemia&#8221; di obesità: sono sufficienti?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo recentemente letto (<em>FONTE: The Economist, 4 March 2023</em>) del grande successo che stanno riscuotendo tra celebri e facoltosi americani i <strong>nuovi farmaci per il dimagrimento</strong>.</p>
<p>Condividendo quanto riportato nell’articolo, questi farmaci non dovrebbero però essere visti come trattamenti “cosmetici” per persone che potrebbero essere più in forma grazie e stili di vita più salutari, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il consumo di alcolici e l’attività fisica.</p>
<p>I veri beneficiari sono i miliardi di persone nel mondo il cui sovrappeso causa problemi di salute.</p>
<p><strong>Una nuova classe di farmaci, definita recettori antagonisti GLP-1, sembra funzionare.</strong></p>
<p>Quelli già in commercio sono basati su test clinici che evidenziano fino al 15% di perdita di peso.</p>
<p>Gli analisti stimano che il mercato di questi farmaci possa raggiungere 130 miliardi di dollari entro il 2031.</p>
<p>Questi nuovi farmaci arrivano in momento decisamente critico. Nel 2020 i 2/5 della popolazione mondiale era in sovrappeso o obeso. Tale valore potrebbe arrivare al 50% della popolazione mondiale entro il 2035 sulla spinta di paesi come l’Egitto, il Messico e l’Arabia Saudita.</p>
<p>Questi trend allarmano perché l’obesità provoca molti problemi di salute come il diabete, disturbi cardiocircolatori, infarto e malattie oncologiche. Inoltre, l’obesità rende le persone più vulnerabili come dimostrato durante il Covid-19.</p>
<p>Non si devono poi trascurare gli effetti sul benessere psicologico derivanti dallo stigma associato all’essere “grassi”.</p>
<p>Le conseguenze dell’obesità per le società e le economie sono grandi. Secondo studi accademici il costo annuale dell’eccesso di peso sarà pari a 4 trilioni di dollari nel 2035, pari al 2,9% del PIL globale, per le spese di cura, la perdita di produttività e l’aumento della mortalità.</p>
<p>I motivi dell’aumento dell’obesità e delle persone in sovrappeso sono legati anche a cambiamenti biologici. I geni che ci consentivano di resistere alle carestie e ad inverni rigidi sono oggi responsabili dell’aumento del nostro “girovita”. A ciò si aggiunge la qualità dell’alimentazione e la sedentarietà, nonostante i 250 milioni di dollari spesi per le diete.</p>
<p>I nuovi farmaci, già utilizzati per la cura del diabete, mimano il rilascio di ormoni che riducono l’appetito e danno sensazione di sazietà.</p>
<p>Gli analisti si aspettano che metà degli obesi americani cercheranno aiuto in questi farmaci nei prossimi 10 anni.</p>
<p>Ma ci sono aree di incertezza in merito alla sicurezza e ai costi.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda la sicurezza</strong>, non si conoscono le conseguenze di lungo periodo di questi farmaci e ciò è rilevante in quanto molte persone dovranno assumerli per il resto della loro vita.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda la sostenibilità economica</strong>, i costi oggi sono compresi tra 900 e 1.300 dollari al mese ma negli anni potranno diminuire.</p>
<p>Cosa fare oggi? Le autorità sanitarie a livello mondiale dovrebbero promuovere, attraverso campagne di comunicazione e informazione, stili di vita virtuosi basati su attività fisica, cibi salutari, disincentivi al consumo di alcolici.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Marcello Marchese</em><br />
<em>PRESIDENTE ASSIDIM</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/nuovi-farmaci-per-contrastare-lepidemia-di-obesita-sono-sufficienti/">Nuovi farmaci per contrastare &#8220;l&#8217;epidemia&#8221; di obesità: sono sufficienti?</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cronicità e digitale: un abbinamento di grande efficacia</title>
		<link>https://www.assidim.it/cronicita-e-digitale-un-abbinamento-di-grande-efficacia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 10:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[cronicità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[digitalhealth]]></category>
		<category><![CDATA[healthcare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tutto il mondo, il peso delle malattie croniche sta aumentando rapidamente e la maggior parte di queste condizioni è irreversibile e deve essere gestito attraverso l'uso di farmaci per tutta la vita. Tuttavia, molti pazienti hanno difficoltà a rispettare con precisione i protocolli di cura (aderenza terapeutica) e ad attuare i cambiamenti comportamentali e dello stile di vita necessari per gestire le loro malattie e stabilizzare le loro condizioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span>In tutto il mondo, il peso delle malattie croniche sta aumentando rapidamente e la maggior parte di queste condizioni è irreversibile e deve essere gestito attraverso l&#8217;uso di farmaci per tutta la vita. Tuttavia, molti pazienti hanno difficoltà a rispettare con precisione i protocolli di cura (<em>aderenza terapeutica</em>) e ad attuare i cambiamenti comportamentali e dello stile di vita necessari per gestire le loro malattie e stabilizzare le loro condizioni. Spesso i medici e altri operatori sanitari hanno poca capacità di monitorare la misura in cui i pazienti seguono le loro raccomandazioni e mantengono i regimi terapeutici. Di conseguenza, l’impatto e i costi sanitari causati dalla mancata aderenza terapeutica sono più alti di quanto dovrebbero essere.</span><span> </span></p>
<p><span>Queste sfide hanno creato la necessità di sperimentare soluzioni complete &#8211; meglio abilitate dalle tecnologie digitali &#8211; per la gestione di queste patologie.  A livello global, nel 2021, i finanziamenti per la “salute digitale” sono cresciuti del 79% rispetto all&#8217;anno precedente, raggiungendo i 57,2 miliardi di dollari. Molta attenzione e finanziamenti sono stati indirizzati verso le terapie digitali, che possono includere più punti di intervento lungo il percorso del paziente.</span></p>
<p><span>Nell&#8217;ambito della salute digitale, i finanziamenti per le terapie digitali (comprese le soluzioni per la salute mentale) sono cresciuti a un ritmo ancora più rapido, con un aumento del 134% rispetto all&#8217;anno precedente per raggiungere 8,9 miliardi di dollari nel 2021. Il potenziale di impatto qui è significativo, sia in termini di esiti clinici che benefici economici complessivi.</span><span> </span></p>
<ul>
<li><span>In Italia </span>secondo uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Health Economics nel 2019, il costo annuo della mancata aderenza terapeutica per il Sistema Sanitario Nazionale è stimato intorno ai 7 miliardi di euro. Questo costo include sia le spese dirette, come le visite mediche e gli esami diagnostici, che le spese indirette, come le assenze dal lavoro del paziente e dei suoi familiari.</li>
<li>Nella Regione Lombardia, un altro studio pubblicato sulla rivista Farmeconomia, <em>Health economics and therapeutic pathways</em> nel 2020, ha stimato che la mancata aderenza terapeutica comporta un costo annuo di circa 1,4 miliardi di euro per il sistema sanitario regionale. Anche in questo caso, il costo include sia le spese dirette che quelle indirette.</li>
</ul>
<p>In questo numero del BLOG ASSIDIM riportiamo un interessante stralcio di un articolo di Mc Kinsey &amp; Company pubblicato lo scorso 27 gennaio 2023 che illustra i benefici per la salute e il potenziale delle terapie digitali per migliorare la gestione delle condizioni di salute croniche.</p>
<p><span><strong>I MOMENTI DELLA VERITA’ DEL “PATIENT JOURNEY”</strong></span><span> </span></p>
<p><span>Possiamo descrivere il “<em>patient journey</em>” rappresentandolo attraverso alcuni “<em>momenti della verità</em>”: il monitoraggio, l&#8217;aderenza ai farmaci, l&#8217;impegno comportamentale, il coaching personalizzato e le raccomandazioni sanitarie personalizzate in tempo reale.</span><span> </span></p>
<p><span><strong>RISULTATI TANGIBILI</strong></span></p>
<p><span>Alcuni esempi in cui la gestione digitale delle malattie può portare risultati importanti:</span><span> </span></p>
<ul>
<li><span>riduzione del 45% del tasso a tre mesi di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE)</span></li>
<li><span>riduzione del 50% dei tassi di riammissione a 30 giorni per i pazienti dopo infarto miocardico acuto (AMI)</span></li>
<li><span>riduzione i livelli di emoglobina A1c (HbA1c) di un punto percentuale tra i pazienti con diabete di tipo 2.</span><span> </span></li>
</ul>
<p><span>Il digitale può aiutare non solo a salvare vite umane, ma è fondamentale per mantenere anche i pazienti in condizioni più sane, con conseguente abbattimento dei costi per tutto il Sistema Health Care. Entro il 2030, gli esperti predicono che le malattie croniche contribuiranno fino all&#8217;84% della mortalità globale totale. </span></p>
<p><span><strong>NON SOLO FARMACI: FONDAMENTALI IL MONITORAGGIO REGOLARE E IL CAMBIAMENTO DEGLI STILI DI VITA</strong></span><span><strong> </strong></span></p>
<p><span>Naturalmente, le malattie croniche devono essere gestite non solo con i farmaci, ma anche con un monitoraggio regolare e</span> c<span>ambiamenti dello stile di vita.</span><span> </span><span>è </span></p>
<blockquote><p><span><em>L’importanza del LifeStyle è un impegno che ASSIDIM porta avanti con studi e ricerche, come la Survey su oltre 1300 soggetti condotta nel corso del 2021.</em></span><span><em> </em></span></p></blockquote>
<p><span>Occorre proporre migliori “soluzioni end-to-end” che monitorino in modo proattivo e completo la salute del paziente, oltre a incoraggiare cambiamenti comportamentali per migliorare l&#8217;aderenza ai farmaci prescritti, alla dieta e agli stili di vita. Le tecnologie digitali qui possono svolgere un ruolo importante nel migliorare la gestione delle malattie affrontando queste sfide. Il potenziale per le terapie digitali di avere un grande impatto è evidenziato dal fatto che quasi due terzi della popolazione mondiale ha ora accesso a Internet.</span><span> </span></p>
<p><span><strong>FATTORI CRITICI DI SUCCESSO DI UNA TERAPIA DIGITALE</strong></span></p>
<p><span>Le soluzioni terapeutiche digitali dovrebbero contenere la maggior parte, se non tutti, questi elementi: <em>monitoraggio regolare, misurazione e feedback tramite dispositivi medici connessi che possono fornire ai pazienti sollecitazioni e avvisi per letture fuori range (ad esempio gli inalatori intelligenti per le condizioni respiratorie o i monitor continui del glucosio per il diabete).</em></span></p>
<p><span>Vediamo alcune best practice:</span><span> </span></p>
<p><span>L’azienda Biofourmis, con sede a Boston, applica la terapia digitale attraverso il monitoraggio continuo dei dispositivi medici connessi indossabili (<em>wearable</em>s) che offrono una gestione specialistica delle cure cardiache croniche, inclusa la gestione automatizzata dei farmaci combinata con una equipe di assistenza clinica remota multidisciplinare. </span><span> </span></p>
<p><span>Livongo, un programma software della società Teladoc Health, consente ai pazienti con diabete di monitorare regolarmente le proprie condizioni e inviare avvisi tramite Bluetooth a un&#8217;APP sul proprio telefono e sui telefoni del proprio assistente se le letture superano i limiti normali. Il software può così identificare e premiare il buon comportamento, nonché scoraggiare o penalizzare la scarsa aderenza ai piani sanitari prescritti.</span></p>
<p><span><strong>COACHING E SUPPORTO PERSONALIZZATI</strong></span></p>
<p><span>I </span><span>pazienti possono connettersi con “specialisti-coach” per ottenere una dieta personalizzata e un piano di esercizi su misura per le loro malattie croniche. Una “<em>meta-analisi”</em> degli interventi di salute digitale sulla gestione della pressione arteriosa ha mostrato che la consulenza digitale insieme alla terapia medica antipertensiva ha ridotto la pressione arteriosa sistolica del 50% rispetto ai controlli.</span><span>L’azienda Hinge Health offre sensori indossabili combinati con terapia fisica personalizzata e coaching sanitario individuale.</span><span> </span></p>
<p><span><strong>FAVORIRE IL CAMBIAMENTO DEI COMPORTAMENTI ANCHE CON IL GIOCO (GAMIFICATION)</strong></span></p>
<p><span>Le soluzioni terapeutiche digitali possono includere sfide e “<em>incentivi gamificati</em>” per monitorare e orientare l&#8217;aderenza a diete prescritte, pratiche di stile di vita e farmaci. </span></p>
<p><span>Discovery, una compagnia di assicurazione sanitaria sudafricana, incoraggia i suoi membri a fare scelte più sane attraverso Vitality, il suo programma di cambiamento comportamentale, combinando l&#8217;analisi dei dati con premi e incentivi per scelte di vita più sane. </span></p>
<p><span><strong>COSTITUIRE COMMUNITY</strong></span></p>
<p><span>Anche la costituzione di community attive di pazienti può favorire l’aderenza terapeutica. L’azienda Lisa Health ha lanciato Midday, una APP che sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale per personalizzare il percorso della menopausa. In collaborazione con Mayo Clinic stimola e motiva le pazienti a raggiungere i propri obiettivi di salute.  Uno studio su settemila pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (SLA), sclerosi multipla, morbo di Parkinson, HIV, disturbi dell&#8217;umore, ha rilevato che quasi il 60% pensava che la rete sanitaria “PatientsLikeMe-PLM” li aiutasse a comprendere meglio gli effetti collaterali di farmaci. Lo studio ha anche rilevato che quasi un quarto dei pazienti con disturbi dell&#8217;umore aveva bisogno di meno cure ospedaliere grazie all&#8217;uso del sito “Patients Like Me”, community on line. Un recente sondaggio ha rilevato che il 90% degli operatori sanitari ritiene che i pazienti che interagiscono attraverso community preferiscono un <em>“customer journey integrato”</em> piuttosto che avere esperienze o soluzioni mirate al solo individuo. </span></p>
<p><span><strong>EDUCATION DEL PAZIENTE</strong></span></p>
<p><span>I </span><span>materiali educativi digitali possono fornire ai pazienti e loro familiari informazioni sulle condizioni della malattia, sulle opzioni terapeutiche, sulla dieta e sulle scelte di vita sane. Come nel caso della APP Midday lanciata dalla Mayo Clinic e dalla start-up di salute digitale Lisa Health per le donne in menopausa.</span></p>
<p><span><strong>BIG DATA E ALGORITMI PER LA PREVENZIONE</strong></span></p>
<p><span>Per la prevenzione di eventi critici, il trend indica che gli sforzi saranno sempre più concentrati sulla creazione di algoritmi in grado di identificare e prevedere i fattori scatenanti e suggerire quando intraprendere azioni preventive o cambiamenti dello stile di vita e del comportamento.</span></p>
<p><span><strong>BENEFICI SOCIALI ED ECONOMICI</strong></span></p>
<p><span>Le terapie digitali dimostrano quindi di avere un enorme potenziale per ridurre il peso delle malattie sulla società e sui sistemi sanitari, fornire risultati clinici migliori, aiutare gli operatori a prendere decisioni terapeutiche più informate e migliorare la vita dei pazienti offrendo modi migliori per gestire le condizioni di salute croniche.</span></p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE</strong></p>
<ul>
<li><em><a href="https://www.mckinsey.com/industries/life-sciences/our-insights/the-health-benefits-and-business-potential-of-digital-therapeutics" target="_blank" rel="noopener">The health benefits and business potential of digital therapeutics</a></em></li>
<li><em>Lucini, D.; Pagani, E.; Capria, F.; Galliano, M.; Marchese, M.; Cribellati, S. Evidence of Better Psychological Profile in Working Population Meeting Current Physical Activity Recommendations. Int. J. Environ. Res. Public Health <strong>2021</strong>, 18, 8991. </em><a href="https://doi.org/10.3390/ijerph18178991" target="_blank" rel="noopener"><em>https://doi.org/10.3390/ijerph18178991</em></a><em> </em></li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Antonio Corrias<br />
</em><em>ASSIDIM Sviluppo Associativo Marketing e Comunicazione</em></p>
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		<title>Ricordiamoci di chi non ricorda. La ricerca sulla demenza non decolla</title>
		<link>https://www.assidim.it/ricordiamoci-di-chi-non-ricorda-la-ricerca-sulla-demenza-non-decolla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 08:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[healthcare]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[senior]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono oltre 60 milioni, di cui oltre un milione in Italia le persone affette da demenza in tutto il mondo. (Fonte:  Global Action Plan 2017-2025 a cura OMS). Un numero destinato a crescere ulteriormente considerati i trend demografici ed epidemiologici. Grazie ad una maggiore cultura della salute e della prevenzione, ai progressi della scienza medica e ad altre variabili, l’aspettativa di vita delle persone è cresciuta progressivamente negli anni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono oltre 60 milioni, di cui oltre un milione in Italia, le persone affette da demenza in tutto il mondo. (Fonte:  <a href="https://www.who.int/publications/i/item/global-action-plan-on-the-public-health-response-to-dementia-2017---2025" target="_blank" rel="noopener">Global Action Plan 2017-2025</a> a cura OMS)</p>
<p>Un numero destinato a crescere ulteriormente considerati i trend demografici ed epidemiologici.</p>
<p>Grazie ad una maggiore cultura della salute e della prevenzione, ai progressi della scienza medica e ad altre variabili, l’aspettativa di vita delle persone è cresciuta progressivamente negli anni.</p>
<p>Tuttavia, vivere più a lungo non significa farlo in buona salute: in tal senso, a testimoniarlo è l’indice della speranza di vita oltre i 65 anni che, relativamente al nostro paese, fa registrare un calo su cui impatta però sensibilmente il primo anno di pandemia. (Fonte: <a href="https://www.istat.it/it/archivio/264511" target="_blank" rel="noopener">Censimento della popolazione e dinamica demografica &#8211; Anno 2020</a> a cura ISTAT)</p>
<p>Nonostante il peggioramento di quest’ultimo, la popolazione italiana continua ad invecchiare mentre, allo stesso tempo, diminuiscono le nascite. Del calo dell’indice di natalità e delle sue determinanti, abbiamo discusso nel nostro precedente articolo sul blog: <a href="https://www.assidim.it/crisi-demografica-il-gap-di-natalita-nei-paesi-delleuropa-mediterranea/" target="_blank" rel="noopener">https://www.assidim.it/crisi-demografica-il-gap-di-natalita-nei-paesi-delleuropa-mediterranea/</a>.</p>
<p>Tornando al tema della demenza, la più importante forma degenerativa che si conosca è senz’altro la sindrome di Alzheimer. Una malattia terribile perché deteriora lentamente la memoria delle persone che ne soffrono e mette letteralmente in ginocchio i familiari che se ne prendono cura, per via della gravosità dell’assistenza e del carico emotivo che ad essa consegue.</p>
<p>All’interno de Il Sole 24 Ore dello scorso 28 febbraio, c’è un utile approfondimento sullo stato dell’arte della ricerca sull’Alzheimer che, ad oggi, non lascia purtroppo sereni.</p>
<p>Nel 2021 è stato infatti scoperto un farmaco negli Stati Uniti che sembrava potesse agire sulla proteina responsabile della malattia, la cosiddetta beta – amiloide, eliminandone gli accumuli nel cervello.</p>
<p>Tuttavia, nonostante l’FDA &#8211; l’ente regolatorio americano – abbia approvato con procedura accelerata l’aducanumab sulla base delle evidenze della fase II dei trial clinici, non c’è stata e non c’è unanimità tra gli scienziati sulla reale efficacia del farmaco, né i terzi paganti (le assicurazioni) si sono spinti nel rimborso dello stesso il cui costo è rimasto per ora a carico delle persone.</p>
<p>Anche i membri dell’EMA – l’agenzia regolatoria europea &#8211; hanno sollevato dubbi senza esprimere un parere dirimente in merito a efficacia e sicurezza clinica dell’aducanumab.</p>
<p>Come si legge in uno dei due articoli pubblicati dal Sole 24 Ore, malgrado non si sia ancora arrivati all’agognata svolta verso la cura, le sperimentazioni procedono ma servono sempre più finanziamenti anche tramite campagne di crowdfunding.</p>
<p>Possibile una nuova frontiera per la ricerca che passa per gli astrociti, ovvero cellule non neuronali ma componenti attivi dei circuiti del cervello (le sue cosiddette cellule “stellate”) la cui interazione difettosa con i neuroni può determinare l’insorgere delle patologie cerebrali tra cui, appunto, la demenza.</p>
<p>Le storie di Alzheimer sono oggi in Italia tantissime, come testimoniato dai numeri, e aiutano a comprendere meglio il dramma di questa malattia invisibile che esordisce con sintomi ingannevoli.</p>
<p>Le campagne di sensibilizzazione da parte delle istituzioni politiche e scientifiche nonché delle diverse associazioni sono aumentate negli anni: tra le tante, condividiamo il video &#8211; che spopolò qualche anno fa sul web &#8211; dell’ex ballerina malata di Alzheimer che balla come un cigno sulla sedia a rotelle sulle note del “Lago dei Cigni” di Čajkovskij: https://www.ilmessaggero.it/video/mondo/ex_ballerina_alzheimer_ricorda_la_coreografia_ascoltando_lago_cigni-5577462.html</p>
<p>La didascalia che accompagna il video è: “Una ballerina sarà sempre una ballerina”.</p>
<p>Un messaggio che serve a scuotere le coscienze e spezzare l’indifferenza verso un male che colpisce le persone in modo subdolo e ingrana lentamente fino a distruggere pezzi dell’identità.</p>
<p>Il premio Nobel Gabriel García Márquez, nella sua autobiografia <em>Vivere per raccontarla</em> (2002), scriveva così: “La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>A cura di Francesco Capria<br />
</strong></em><em><strong>Centro Studi ASSIDIM</strong></em></p>
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		<title>“TUTTO CAMBIA PERCHÉ NULLA CAMBI”. L’ITALIA E IL POST PANDEMIA</title>
		<link>https://www.assidim.it/tutto-cambia-perche-nulla-cambi-litalia-e-il-post-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 07:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[smartworking]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[welfare sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superata l’emergenza pandemica, il Governo è da mesi alle prese con i decreti attuativi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevedono finanziamenti per circa 15 miliardi di euro destinati al comparto sanità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/tutto-cambia-perche-nulla-cambi-litalia-e-il-post-pandemia/">“TUTTO CAMBIA PERCHÉ NULLA CAMBI”. L’ITALIA E IL POST PANDEMIA</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Superata l’emergenza pandemica, il Governo è da mesi alle prese con i decreti attuativi del <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)</strong>, che prevedono finanziamenti per circa 15 miliardi di euro destinati al comparto sanità.</p>
<p>Questi ultimi, ricordiamolo, sono finanziamenti in conto capitale, ovvero finalizzati alla realizzazione di investimenti formativi, strutturali e infrastrutturali nella sanità, e non possono essere utilizzati per acquistare beni di consumo o assumere nuovo personale.</p>
<p>Per questo c’è già il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) che, durante il biennio 2020-21, è stato eccezionalmente aumentato di circa 10 miliardi di euro ma che oggi e fino al 2025, complici guerra e crisi energetica, non sembra destinato ad essere ulteriormente rimpolpato.</p>
<p>Anzi, secondo le previsioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il rapporto della spesa sanitaria con il <strong>PIL</strong> passerà dal 7% del 2022 al 6,2% del 2025.</p>
<p>La pandemia ci ha lasciato oltretutto un altro grande insegnamento: servirà dotarsi di piani di ricerca scientifica con la flessibilità necessaria per far fronte a eventi non previsti ma prevedibili in futuro.</p>
<p><strong>Anche in questo caso però le evidenze disponibili non sono incoraggianti e anzi dimostrano lo stato di salute “precario” della ricerca nel nostro paese.</strong></p>
<p>Secondo l’Eurostat infatti, al 2019, l’Italia era tra i Paesi che finanziavano meno la ricerca scientifica, dacché investiva solo l’1,4% del Pil, decisamente meno rispetto alla media europea (2,1%) e a quella Ocse (2,5%).</p>
<p>La spesa pubblica nella sanità non può che passare attraverso la ricerca scientifica che, offrendo dati essenziali per la comprensione del mondo sanitario reale, rappresenta il volano per la crescita del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In tal senso, appare necessaria una drastica inversione di tendenza se si vuole preservare il diritto di tutela della salute nonché prevenire future emergenze sanitarie e conseguenti shock economici e sociali.</p>
<p>La pandemia, oltre alla sanità e al nostro rapporto con la salute in generale, avrebbe cambiato anche il lavoro – dinamiche occupazionali e organizzazione &#8211; e il nostro modo di lavorare.</p>
<p>Se si guarda alla relazione semestrale dell’<strong>INPS</strong>, sono oltre un milione le dimissioni dal lavoro registrate dall’Istituto con un aumento del 31,73% rispetto allo stesso periodo del 2021.</p>
<p>Il confronto con l’anno precedente risente però dal blocco dei licenziamenti che era ancora in vigore per fronteggiare la crisi economica determinata dalla pandemia.</p>
<p>Bisogna analizzano i dati in profondità per comprendere che, nel nostro paese, non c’è stata quella che è stata definita come una epocale “<strong>fuga dal lavoro</strong>”, bensì una più accentuata mobilità “<strong>job to job</strong>” che caratterizza, dalla fine degli anni Ottanta, le traiettorie e le transizioni di carriera dei lavoratori italiani.</p>
<p>In un contesto in cui le dimissioni si spalmano piuttosto uniformemente su lavoratori a termine o stabili e nel quale il tasso di occupazione è in leggera ripresa (con la disoccupazione che ricomincia a scendere), il risultato è di avere un mercato del lavoro con dinamiche interne più veloci ma non necessariamente un mercato del lavoro più dinamico.</p>
<p>Per quanto concerne invece l’organizzazione del lavoro, la riflessione da fare è la seguente: quello dello <strong>smart working</strong> da “congiunturale” è diventato fenomeno “strutturale”?</p>
<p>Dal 1° settembre il lavoro agile “emergenziale” è stato superato con la necessità di stipulare gli accordi individuali tra datore di lavoro e lavoratori per proseguire, ai sensi della legge 81/2017, con tale modalità di lavoro (anche se, in questi giorni, si fa largo l’ipotesi che il governo possa ripristinare lo “<strong>smart working</strong>” in deroga per tutti i dipendenti del settore privato almeno fino alla fine dell’anno).</p>
<p>La recente indagine a cura Randstad Research (2022), che elabora dati Eurostat e Istat, ci offre uno spaccato interessante sullo stato dell’arte nelle aziende italiane.</p>
<p>Dall’indagine emerge che, ad oggi, la diffusione dello <strong>smart working</strong> nel settore privato coinvolge poco più di un terzo (37,2%) dei potenziali beneficiari (circa 7-8 milioni di lavoratori).</p>
<p>Nel confronto con gli altri paesi europei, l’Italia è fanalino di coda, con una media del 13,6% contro quella UE pari al 20,6% e in grave ritardo rispetto a paesi come la Germania o la Francia, dove la percentuale di diffusione della modalità di lavoro agile è doppia (rispettivamente il 25% e oltre il 30%).</p>
<p>Una battuta d’arresto che segue lo stop allo <strong>smart working</strong> per i lavoratori del pubblico impiego iniziato un anno fa.</p>
<p><strong>Eppure, in termini di produttività, sostenibilità e benessere dei dipendenti, i nuovi modelli organizzativi “misti”, con alternanza del lavoro tra ufficio e casa, hanno avuto un effetto senz’altro positivo.</strong></p>
<p>Lo testimoniano le conclusioni di diverse indagini e laboratori di ricerca, tra cui citiamo “Smart &amp; Value”, un progetto realizzato grazie alla partnership tra Stantec e Dilium con il ‘Sustainability &amp; Circular Economy Lab’, in collaborazione con l’Università di Bologna e Manageritalia Emilia-Romagna, e presentato lo scorso 15 settembre presso la Bologna Business School, che fotografano uno scenario di perfetta armonia tra le componenti sopraccitate.</p>
<p>Dal campione di dipendenti intervistati, risulta che oltre 300 dipendenti di 11 aziende ha:</p>
<ul>
<li>evitato spostamenti per oltre 700 mila chilometri ed emissioni di CO2 pari a quelle assorbite in un anno da una foresta di 32 ettari;</li>
<li>risparmiato 14.000 ore di spostamento casa-lavoro;</li>
<li>ha guadagnato in benessere e qualità della vita con un 37% degli intervistati che si è detto meno stressato, il 25% più concentrato e il 7% più creativo.</li>
</ul>
<p>Dunque, se il paese si è dimostrato resiliente nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria, rischia oggi di vanificare gli sforzi fatti in materia di sanità, ricerca e innovazione organizzativa dimostrandosi incapace di trasformare, ancora una volta, la crisi in opportunità.</p>
<p>È il momento di realizzare il cambiamento che il post pandemia impone scacciando il fantasma dell’Italia sonnolenta e gattopardesca.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria</em></p>
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