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	<title>Sanità, welfare e terzo settore Archivi - ASSIDIM</title>
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	<description>Salute e Protezione dal 1981</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Sep 2026 09:11:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sanità, welfare e terzo settore Archivi - ASSIDIM</title>
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		<title>Vaccinazioni d&#8217;autunno: proteggere le persone (e il sistema sanitario) prima che il bisogno diventi emergenza</title>
		<link>https://www.assidim.it/vaccinazioni-dautunno-proteggere-le-persone-e-il-sistema-sanitario-prima-che-il-bisogno-diventi-emergenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[BereadyAG]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 09:11:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le vaccinazioni d'autunno rappresentano un gesto fondamentale di prevenzione per proteggere la salute individuale e collettiva, soprattutto in vista del ritorno a scuola e al lavoro che favorisce la circolazione di virus e batteri. Influenza, morbillo, difterite e HPV sono tra le malattie prevenibili con i vaccini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/vaccinazioni-dautunno-proteggere-le-persone-e-il-sistema-sanitario-prima-che-il-bisogno-diventi-emergenza/">Vaccinazioni d&#8217;autunno: proteggere le persone (e il sistema sanitario) prima che il bisogno diventi emergenza</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono malattie che credevamo confinate ai libri di storia. Nell&#8217;agosto 2026, a Palermo, una bambina di quattro anni è morta di difterite: una diagnosi che in Italia sembrava impensabile da decenni. È il segnale più duro di una verità semplice — i virus e i batteri non sono scomparsi, si sono solo allontanati grazie ai vaccini. E tornano ogni volta che abbassiamo la guardia.</p>
<p>Con l&#8217;autunno, il rientro a scuola e al lavoro e le lunghe ore negli ambienti chiusi rimettono in circolo l&#8217;influenza e gli altri virus respiratori. È il momento giusto per parlare di vaccinazioni: non come una semplice prestazione sanitaria, ma come un gesto di cultura della prevenzione che protegge noi, le persone più fragili intorno a noi e la tenuta dei servizi sanitari nei mesi più difficili.</p>
<h3>L&#8217;influenza non è (quasi mai) una malattia banale</h3>
<p>Per molti si risolve in qualche giorno di febbre. Ma per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con patologie croniche può trasformarsi in qualcosa di serio. E i numeri, su scala globale, tolgono ogni illusione di banalità.</p>
<p>Ogni anno nel mondo si contano circa un miliardo di casi di influenza stagionale, di cui da 3 a 5 milioni di forme gravi. I decessi respiratori associati sono stimati tra 290.000 e 650.000 all&#8217;anno.</p>
<p>Per la stagione 2026-2027 il Ministero della Salute ha pubblicato le nuove raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell&#8217;influenza. Le indicazioni operative variano anche a livello regionale e vanno sempre valutate con il medico, il pediatra, il farmacista o il servizio vaccinale.</p>
<p><strong>Fonti:</strong> OMS – Influenza stagionale   ·   ISS – Influenza e RespiVirNet</p>
<h3>Morbillo: una malattia del passato? Non proprio</h3>
<p>La prevenzione non riguarda solo l&#8217;influenza. Il ritorno del morbillo dimostra come una malattia data per “scomparsa” possa ricominciare a circolare non appena restano sacche di popolazione non immunizzata.</p>
<p>In Italia sono stati segnalati 1.055 casi nel 2024 e 529 nel 2025. Nel solo mese di gennaio 2026 se ne sono aggiunti 84, distribuiti in nove Regioni e Province autonome.</p>
<p>Il dato che pesa di più è un altro: tra i casi di gennaio 2026 con stato vaccinale noto, il 90,9% riguardava persone non vaccinate. Più di un caso su tre ha avuto almeno una complicanza — soprattutto polmonite ed epatite o aumento delle transaminasi. L&#8217;incidenza più alta si registra tra 0 e 4 anni, ma l&#8217;età mediana dei contagiati è 28 anni: non è affatto “solo una malattia dei bambini”. Anche nel 2025 l&#8217;87,6% dei casi con stato vaccinale noto era rappresentato da persone non vaccinate, con circa un terzo di complicanze.</p>
<p>L&#8217;ISS ha segnalato una temporanea interruzione del flusso nazionale dei dati: gli 84 casi di gennaio sono quindi l&#8217;ultimo dato ufficiale pubblicato, non il totale dell&#8217;intero 2026.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: ISS – Morbillo &amp; Rosolia News</p>
<h3>E poi la difterite: il campanello d&#8217;allarme di Palermo</h3>
<p>Torniamo alla storia da cui siamo partiti. Ad agosto 2026 l&#8217;Istituto Superiore di Sanità ha confermato, nel caso della bambina di Palermo, la presenza del Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della tossina difterica. La bambina non era vaccinata. Un familiare della stessa età, vaccinato, è risultato positivo ma ha sviluppato solo sintomi lievi: la differenza, in una riga, tra ciò che il vaccino può evitare.</p>
<p>La difterite è diventata rarissima in Italia proprio grazie alla vaccinazione. Ma il batterio non è scomparso: continua a circolare, in attesa di chi non è protetto.</p>
<p>Per questo è fondamentale completare il ciclo vaccinale dell&#8217;infanzia e verificare anche da adulti i richiami contro difterite, tetano e pertosse previsti dal calendario nazionale. Morbillo e difterite ci ricordano che la prevenzione non può fermarsi alle campagne stagionali contro influenza e Covid-19: serve mantenere nel tempo tutte le coperture e recuperare le vaccinazioni mancanti — una prevenzione vaccinale lungo tutto l&#8217;arco della vita.</p>
<p><strong>Fonti:</strong> RaiNews – La conferma dell&#8217;ISS sul caso di Palermo   ·   Ministero della Salute – Calendario vaccinale   ·   VaccinarSì – Approfondimento sulla difterite</p>
<h3>HPV: il vaccino contro il cancro che i giovani rimandano</h3>
<p>C’è una vaccinazione che protegge dal cancro e che proprio i più giovani tendono a rimandare. Il papillomavirus umano (HPV) è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina e di una quota rilevante di tumori a testa-collo, ano, pene e orofaringe, che colpiscono donne e uomini. Il vaccino, offerto gratuitamente in Italia a ragazze e ragazzi (di norma intorno agli 11-12 anni, con recupero possibile anche più avanti), è tra i pochissimi strumenti che permettono di prevenire un tumore prima che si sviluppi.</p>
<p>Eppure resta frenato da stigmi culturali. Poiché l’HPV si trasmette per via sessuale, se ne parla ancora a bassa voce: c’è chi teme che proporlo agli adolescenti significhi “autorizzare” la sessualità, chi lo considera erroneamente “una cosa da femmine”. Sono pregiudizi che costano salute: l’HPV riguarda entrambi i sessi, e vaccinarsi presto — idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale — è ciò che rende la protezione più efficace. Non a caso le coperture in Italia restano ancora sotto l’obiettivo del 95% fissato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale.</p>
<p>Il messaggio per i più giovani — e per i loro genitori — è semplice: l’HPV non è un tabù, è prevenzione oncologica. Parlarne apertamente con il medico o il pediatra, e recuperare la vaccinazione se è stata saltata, significa proteggere se stessi e gli altri da tumori evitabili. Anche chi ha superato l’età dell’offerta gratuita può valutarla con il proprio medico.</p>
<p><strong>Fonti:</strong> OMS – HPV e cancro cervicale · Ministero della Salute – Vaccinazione HPV · ISS EpiCentro – HPV</p>
<h3>La prevenzione comincia dall&#8217;informazione</h3>
<p>L&#8217;autunno è l&#8217;occasione giusta per una domanda semplice: qual è il mio stato vaccinale, e quello della mia famiglia? Oltre all&#8217;influenza e alle campagne contro il Covid-19, il calendario prevede — per determinate età o condizioni di rischio — protezioni contro pneumococco ed herpes zoster e l&#8217;eventuale recupero delle vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia.</p>
<p>Non esiste un percorso uguale per tutti. Età, salute, professione, gravidanza e vaccinazioni pregresse cambiano le indicazioni: per questo è essenziale rivolgersi ai professionisti sanitari e consultare fonti istituzionali. La <em>literacy</em> sanitaria — saper trovare, capire e usare le informazioni sulla salute — è essa stessa uno strumento di prevenzione: una comunicazione chiara e basata sulle evidenze è la prima difesa contro la disinformazione.</p>
<h3>Il ruolo della sanità integrativa</h3>
<p>I vaccini non risolvono da soli il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, che dipende da molti fattori. Possono però ridurre infezioni, complicanze e ricoveri evitabili, proprio nei periodi di massima pressione sul sistema.</p>
<p>Anche imprese, welfare aziendale e sanità integrativa possono fare la loro parte, senza sostituirsi al Servizio sanitario nazionale: campagne informative, incontri con professionisti, servizi di orientamento, teleconsulto e iniziative di prevenzione aiutano le persone ad accedere più facilmente ai percorsi giusti. In questa prospettiva, il secondo pilastro sanitario diventa un vero alleato del SSN.</p>
<p><strong>ASSIDIM</strong> continua a promuovere cultura, stili di vita, consapevolezza e prevenzione, con particolare attenzione alle persone fragili e alle loro famiglie. Perché investire nella prevenzione significa intervenire prima che il bisogno diventi emergenza: proteggere le persone, sostenere le comunità e contribuire alla sostenibilità dell&#8217;intero sistema sanitario.</p>
<p><strong>Ulteriori fonti</strong>: OMS – Morbillo   ·   Ministero della Salute – Coperture vaccinali</p>
<p><em>Le informazioni riportate hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico o le indicazioni delle autorità sanitarie.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di<br />
Antonio Corrias<br />
ASSIDIM<br />
Marketing, Comunicazione, Sviluppo Associativo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/vaccinazioni-dautunno-proteggere-le-persone-e-il-sistema-sanitario-prima-che-il-bisogno-diventi-emergenza/">Vaccinazioni d&#8217;autunno: proteggere le persone (e il sistema sanitario) prima che il bisogno diventi emergenza</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il valore del Customer Care: Tecnologia, Ascolto e Relazione al centro dell’assistenza</title>
		<link>https://www.assidim.it/il-valore-del-customer-care-tecnologia-ascolto-e-relazione-al-centro-dellassistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Customer Care diventa anche uno straordinario punto di osservazione: le domande più frequenti, le difficoltà incontrate dagli assistiti e i momenti di maggiore bisogno rappresentano informazioni preziose per migliorare continuamente servizi e processi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/il-valore-del-customer-care-tecnologia-ascolto-e-relazione-al-centro-dellassistenza/">Il valore del Customer Care: Tecnologia, Ascolto e Relazione al centro dell’assistenza</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando un assistito contatta ASSIDIM, quasi mai lo fa per una semplice richiesta informativa. Può avere bisogno di un rimborso, trovarsi ad affrontare una malattia, dover comprendere una procedura o semplicemente cercare la certezza che qualcuno si stia occupando della sua situazione.</p>
<p>Nell’assistenza sanitaria integrativa, infatti, <strong>il Customer Care</strong> non è soltanto una funzione organizzativa: <strong>è uno dei momenti nei quali la promessa fatta agli assistiti diventa concretamente esperienza.</strong> E quando il “prodotto” riguarda la salute, la qualità di questa esperienza assume un valore ancora maggiore.</p>
<p>ASSIDIM opera dal 1981 accompagnando i dipendenti delle aziende associate e le loro famiglie in situazioni che possono riguardare malattia, infortunio, invalidità, non autosufficienza o patologie gravi. In questi momenti, dietro ogni pratica c’è una persona e dietro ogni domanda può esserci una preoccupazione.</p>
<p>Per questo fattori come tempestività, chiarezza, capacità di ascolto e continuità nella presa in carico non possono essere considerate semplicemente indicatori di efficienza. Sono parte integrante della qualità dell’assistenza.</p>
<h3>Dal Customer Care alla Customer Experience</h3>
<p>Oggi la vera sfida è andare oltre il concetto tradizionale di assistenza al cliente.</p>
<p>Un buon <strong>Customer Care</strong> interviene quando nasce un bisogno.</p>
<p>Una buona <strong>Customer Experience</strong>, invece, cerca anche di prevenirlo: semplifica i passaggi, riduce le incertezze, rende più accessibili le informazioni e costruisce una relazione coerente nei diversi momenti di contatto.</p>
<p>È una differenza importante soprattutto nella sanità integrativa.</p>
<p>L’assistito non dovrebbe essere costretto a conoscere la complessità che esiste dietro una copertura sanitaria, un network di strutture, una procedura di rimborso o un servizio digitale. Il valore di un’organizzazione sta anche nella capacità di rendere quella complessità semplice, comprensibile e fruibile.</p>
<p>In questo senso, il Customer Care diventa anche uno straordinario punto di osservazione: le domande più frequenti, le difficoltà incontrate dagli assistiti e i momenti di maggiore bisogno rappresentano informazioni preziose per migliorare continuamente servizi e processi.</p>
<h3>Tecnologia e intelligenza artificiale: più tempo per la relazione</h3>
<p>È proprio qui che innovazione digitale e intelligenza artificiale possono offrire il contributo più interessante.</p>
<p>ASSIDIM ha avviato un percorso di progressiva innovazione con un principio molto chiaro: la tecnologia deve essere al servizio della relazione, non sostituirla.</p>
<p>Automatizzare una richiesta ripetitiva, rendere disponibili alcune informazioni anche fuori dagli orari tradizionali, organizzare meglio i dati o indirizzare rapidamente un caso complesso verso l’interlocutore più adeguato significa soprattutto liberare tempo e attenzione per ciò che la tecnologia non può sostituire: comprensione, empatia e capacità di accompagnamento.</p>
<p>La vera innovazione, quindi, non consiste nell’avere meno relazione umana, ma nell’avere una relazione umana migliore.</p>
<p>È un cambio di prospettiva importante: l’efficienza non dovrebbe essere misurata soltanto nella velocità con cui viene chiusa una pratica, ma anche nella facilità con cui l’assistito riesce a trovare una risposta e nella qualità dell’esperienza che vive durante il percorso.</p>
<h3>La qualità percepita diventa parte della copertura</h3>
<p>In un mercato dell’assistenza sanitaria integrativa nel quale molte soluzioni possono apparire simili dal punto di vista delle garanzie, <strong>la differenza si gioca sempre più sulla qualità del servizio percepito.</strong></p>
<p>Quanto è facile ottenere una risposta? Quanto è semplice orientarsi? Quanto ci si sente realmente seguiti?</p>
<p><strong>Efficienza e qualità della relazione</strong> non sono quindi obiettivi alternativi. Possono rafforzarsi reciprocamente quando si automatizzano i processi senza automatizzare l’attenzione e quando i dati vengono utilizzati non soltanto per ridurre tempi e costi, ma anche per comprendere meglio e anticipare i bisogni degli assistiti.</p>
<p>Ed è probabilmente questa una delle evoluzioni più interessanti del welfare sanitario: la copertura non è più soltanto ciò che viene rimborsato o erogato, ma comprende anche il modo in cui una persona viene accompagnata quando ne ha bisogno.</p>
<h3>L’impegno di ASSIDIM</h3>
<p>Per ASSIDIM migliorare la relazione con la propria base di assistiti significa quindi investire contemporaneamente su persone, processi, strumenti digitali e qualità dell’ascolto.</p>
<p>Un percorso continuo, perché anche le aspettative degli assistiti cambiano: chiedono maggiore semplicità, immediatezza, accessibilità e possibilità di utilizzare servizi diversi attraverso un’esperienza sempre più fluida.</p>
<p>L&#8217;obiettivo rimane però invariato: fare in modo che dietro ogni tecnologia e ogni processo continui a esserci una relazione capace di generare fiducia.</p>
<p>ASSIDIM investe costantemente nel miglioramento dei propri servizi e della relazione con gli assistiti, perché proteggere la salute significa anche esserci nel momento in cui serve.</p>
<h2><a href="https://www.assidim.it/assidim-per-le-aziende/cosa-offriamo-aziende/">Scopri le soluzioni e i servizi ASSIDIM dedicati alle aziende e ai loro collaboratori</a></h2>
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			</item>
		<item>
		<title>Sanità e welfare: il contributo delle imprese per ridurre il divario Nord-Sud</title>
		<link>https://www.assidim.it/sanita-e-welfare-il-contributo-delle-imprese-per-ridurre-il-divario-nord-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[DeterminantiSocialiDellaSalute]]></category>
		<category><![CDATA[DivarioNordSud]]></category>
		<category><![CDATA[ResponsabilitàSocialeimpresa]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla delle differenze sanitarie tra Nord e Sud Italia, il dibattito si concentra spesso sugli ospedali, sulle liste d’attesa o sulla mobilità sanitaria.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla delle differenze sanitarie tra Nord e Sud Italia, il dibattito si concentra spesso sugli ospedali, sulle liste d’attesa o sulla mobilità sanitaria.</p>
<p>Tuttavia, la salute dipende solo in parte dal sistema di cura. A incidere in modo significativo sono anche reddito, istruzione, occupazione, accesso ai servizi e opportunità di crescita: le cosiddette determinanti sociali della salute.</p>
<p>Come rivelato da un’indagine ISTAT (2025), il Sud Italia continua a presentare fragilità strutturali che si riflettono anche sugli indicatori sanitari. Minori livelli occupazionali, redditi medi più bassi e una meno diffusa cultura della prevenzione possono generare disuguaglianze nell’accesso alle cure e, più in generale, nelle condizioni di benessere delle persone.</p>
<p>Guardare al Sud soltanto come a un territorio in ritardo sarebbe però un errore. Gli investimenti del PNRR hanno dato impulso all’economia meridionale, mostrando la capacità del territorio di contribuire alla crescita nazionale (per un approfondimento, si rimanda al Rapporto SVIMEZ del 2024).</p>
<p>La sfida consiste nel trasformare questa spinta in sviluppo strutturale, rafforzando le opportunità d’impresa e investendo nel capitale umano e nella qualità della vita.</p>
<p>È qui che entra in gioco il ruolo del mondo produttivo. Per troppo tempo, il welfare aziendale è stato considerato soprattutto come un sistema di benefit e vantaggi legati al potere d’acquisto.</p>
<p>Buoni pasto o buoni acquisto sono strumenti evidentemente utili per sostenere il reddito delle persone, ma non sufficienti ad affrontare i cambiamenti demografici e sociali del Paese.</p>
<p>Il welfare più evoluto si misura nella capacità di offrire salute, protezione, prevenzione, supporto alla famiglia e assistenza nei momenti di maggiore vulnerabilità.</p>
<p>Nel Mezzogiorno, esiste ancora un ampio margine di crescita nella conoscenza e nell’utilizzo di questi strumenti, soprattutto tra le piccole e medie imprese. Proprio in questi territori, tuttavia, il welfare aziendale e la sanità integrativa potrebbero produrre un impatto importante, estendendo tutele concrete ai lavoratori e alle loro famiglie e contribuire, in questo modo, all’attrattività delle aziende e alla loro produttività.</p>
<p>La questione riguarda anche la sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e una domanda di cure e assistenza sempre più elevata stanno mettendo sotto pressione il sistema pubblico. In questo contesto, diventa necessario sviluppare modelli di collaborazione più efficaci tra sanità pubblica e sanità integrativa, con l’obiettivo di garantire ai cittadini un accesso tempestivo alle prestazioni, alleggerire il carico sul SSN e preservarne l’universalità nel lungo periodo.</p>
<p>Ridurre il divario Nord-Sud significa quindi investire nelle infrastrutture sanitarie, nel personale medico e sanitario e in tecnologia; significa, altresì, creare occupazione di qualità, favorire l’istruzione, diffondere la cultura della prevenzione e accrescere la consapevolezza delle imprese rispetto alla propria responsabilità sociale.</p>
<p>In questo percorso, la sanità integrativa può rappresentare un alleato strategico del SSN, contribuendo non solo ad ampliare le risorse destinate alla tutela della salute, ma anche a rendere più appropriata ed efficiente l’offerta di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Al tempo stesso, può affiancare istituzioni e aziende nella promozione di campagne informative sui corretti stili di vita e sulla prevenzione, portando la cultura della salute direttamente nei luoghi di lavoro.</p>
<p>La salute non nasce, infatti, soltanto negli ospedali. Si costruisce nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità. Per questo la crescita sostenibile del SNN e, più in generale, del Paese dipende anche dal contributo delle aziende e del mondo produttivo, nonché dalla capacità di sviluppare sinergie stabili con il territorio e le istituzioni. Solo attraverso questa alleanza sarà possibile trasformare il welfare da costo a investimento, migliorando insieme la competitività delle imprese, la coesione sociale e il benessere delle persone.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Francesco Capria &#8211; Centro Studi ASSIDIM</em></p>
<h3>FONTI:</h3>
<ul>
<li>ISTAT (2025), <em>Rapporto BES 2024. Il benessere equo e sostenibile in Italia</em>, Roma, Istituto Nazionale di Statistica: <span><a href="https://www.istat.it/notizia/bes-dei-territori-edizione-2025/" target="_blank" rel="noopener">https://www.istat.it/notizia/bes-dei-territori-edizione-2025/</a></span></li>
<li>SVIMEZ (2024), Rapporto SVIMEZ 2024. L&#8217;economia e la società del Mezzogiorno: <span><a href="https://www.istat.it/notizia/bes-dei-territori-edizione-2025/" target="_blank" rel="noopener">https://www.istat.it/notizia/bes-dei-territori-edizione-2025/</a></span></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/sanita-e-welfare-il-contributo-delle-imprese-per-ridurre-il-divario-nord-sud/">Sanità e welfare: il contributo delle imprese per ridurre il divario Nord-Sud</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>AI act: la sanità integrativa si prepara alla rivoluzione delle regole sull&#8217;intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.assidim.it/ai-act-la-sanita-integrativa-si-prepara-alla-rivoluzione-delle-regole-sullintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corrias]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[AIACT]]></category>
		<category><![CDATA[ASSIDIM]]></category>
		<category><![CDATA[compliance]]></category>
		<category><![CDATA[digitalomnibus]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=21185</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è la normativa europea che disciplina lo sviluppo e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione, entrata in vigore parzialmente il 2 febbraio 2025.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/ai-act-la-sanita-integrativa-si-prepara-alla-rivoluzione-delle-regole-sullintelligenza-artificiale/">AI act: la sanità integrativa si prepara alla rivoluzione delle regole sull&#8217;intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fondi sanitari e casse di assistenza entrano nel perimetro del Regolamento europeo 2024/1689. Assidim ha già avviato il proprio percorso di adeguamento, partendo dalla formazione del personale.</p>
<p>C&#8217;è una data che, senza troppo clamore, ha già cambiato le regole del gioco per migliaia di operatori sanitari, assicurativi e di welfare in Europa: il 2 febbraio 2025. Da quel giorno è in vigore l&#8217;articolo 4 dell&#8217;AI Act (Regolamento UE 2024/1689), la normativa che disciplina lo sviluppo e l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale nell&#8217;Unione. E se il nome evoca scenari da grandi tech company, la realtà è molto più vicina di quanto sembri: riguarda anche fondi sanitari e casse di assistenza.</p>
<p>Il motivo è semplice. Chi gestisce dati sensibili, liquida sinistri, valuta rimborsi e dialoga ogni giorno con iscritti e strutture convenzionate si trova, prima o poi, a fare i conti con sistemi di intelligenza artificiale — utilizzati direttamente o ereditati da fornitori tecnologici e partner assicurativi. Ed è proprio questo il punto: l&#8217;AI Act non parla solo a chi sviluppa l&#8217;IA, ma anche a chi la usa.</p>
<h3>Non serve essere una big tech per essere coinvolti</h3>
<p>Nel linguaggio del Regolamento, chi utilizza un sistema di intelligenza artificiale nella propria attività assume il ruolo di <strong>“deployer”</strong>. Basta poco per rientrarci: un software che supporta l&#8217;analisi delle pratiche, uno strumento di gestione documentale basato su algoritmi, una chatbot per la comunicazione con gli assistiti. Tutto questo fa scattare obblighi precisi, a partire proprio dalla formazione.</p>
<p>L&#8217;articolo 4 impone infatti a fornitori e deployer di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione in materia di IA al proprio personale, calibrato su conoscenze tecniche, esperienza e contesto operativo di ciascuno.</p>
<p>Per un settore che maneggia dati sanitari &#8211; tra i più delicati in assoluto &#8211; questo si traduce in un&#8217;attenzione rafforzata a tre nodi cruciali:</p>
<ol>
<li>i limiti intrinseci dei sistemi di IA (errori, bias, allucinazioni),</li>
<li>i rischi per la protezione dei dati personali e</li>
<li>la necessità di mantenere una supervisione umana reale sulle decisioni assistite da algoritmi.</li>
</ol>
<h3>Le tre fasi del percorso Assidim</h3>
<p>Assidim ha scelto di non aspettare le scadenze successive del Regolamento e ha impostato un percorso di adeguamento strutturato in tre fasi progressive.</p>
<ol>
<li><strong> Formazione (literacy). </strong>Il punto di partenza, già completato, è stata la formazione di tutti i collaboratori sui principi fondamentali dell&#8217;alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale: cos&#8217;è l&#8217;IA, come funziona, quali rischi comporta e come va supervisionata. Un focus specifico è stato dedicato a Copilot, lo strumento di intelligenza artificiale integrato nella suite Microsoft di molte aziende e quindi già presente, spesso in modo implicito, negli strumenti di lavoro quotidiani dei collaboratori. È la base su cui si costruisce tutto il resto.</li>
<li><strong> Mappatura. </strong>La fase successiva prevederà la ricognizione completa di tutti i sistemi e gli strumenti di IA utilizzati &#8211; o solo previsti &#8211; nell&#8217;operatività del fondo. Un censimento necessario per capire dove l&#8217;intelligenza artificiale è già presente nei processi aziendali, spesso in modo non evidente.</li>
<li><strong> Processi e compliance. </strong>Infine, la revisione dei processi interni per individuare dove l&#8217;IA interviene o potrebbe intervenire in futuro, con quale livello di rischio, seguita dalle attività di compliance vere e proprie: allineamento di procedure, documentazione e presidi organizzativi ai requisiti del Regolamento europeo.</li>
</ol>
<p>Un approccio che Assidim rivendica come scelta strategica più che come semplice adempimento: trasformare un obbligo normativo in un&#8217;occasione di crescita organizzativa e di maggiore tutela per gli iscritti.</p>
<h3>Quattro livelli di rischio, un solo obiettivo: la tutela delle persone</h3>
<p>Per capire perché la fase di mappatura è così centrale, bisogna guardare al cuore dell&#8217;AI Act: un impianto basato sul rischio, che non tratta tutti i sistemi di intelligenza artificiale allo stesso modo, ma li colloca in quattro categorie con obblighi crescenti.</p>
<ul>
<li><strong>Rischio inaccettabile — </strong>sono le pratiche vietate in assoluto: sistemi di manipolazione subliminale o ingannevole, punteggi sociali (social scoring), riconoscimento delle emozioni sui luoghi di lavoro o nelle scuole, e altre applicazioni ritenute incompatibili con i diritti fondamentali. Semplicemente, non possono esistere sul mercato europeo.</li>
<li><strong>Rischio alto — </strong>è la categoria che più interessa da vicino il settore sanitario e assicurativo. Vi rientrano i sistemi di IA impiegati in ambiti sensibili come la valutazione dell&#8217;affidabilità creditizia, la selezione del personale o — punto chiave per fondi e casse — i sistemi utilizzati per la valutazione dei rischi e la determinazione dei prezzi nell&#8217;assicurazione sanitaria e sulla vita. Per questi sistemi scattano obblighi stringenti: gestione del rischio, qualità dei dati, documentazione tecnica, tracciabilità, supervisione umana e accuratezza.</li>
<li><strong>Rischio limitato — </strong>riguarda sistemi come le chatbot o i contenuti generati artificialmente (i cosiddetti deepfake), per i quali il Regolamento richiede soprattutto obblighi di trasparenza: l&#8217;utente deve sapere che sta interagendo con una macchina o che un contenuto è generato dall&#8217;IA.</li>
<li><strong>Rischio minimo o nullo — </strong>la stragrande maggioranza dei sistemi di IA attualmente in uso (filtri antispam, videogiochi, strumenti di produttività) rientra in questa fascia, sostanzialmente libera da obblighi specifici, anche se restano incoraggiati codici di condotta volontari.</li>
</ul>
<h3>Il quadro si allarga: cos&#8217;è il Digital Omnibus e perché riguarda anche l&#8217;AI Act</h3>
<p>C&#8217;è un ulteriore elemento da tenere d&#8217;occhio, perché ridisegna in parte lo scenario appena descritto: il <strong>Digital Omnibus</strong>. Si tratta di un <strong>pacchetto di semplificazione normativa</strong> presentato dalla Commissione europea il 19 novembre 2025, con l&#8217;obiettivo dichiarato di alleggerire e rendere più coerente l&#8217;insieme delle regole digitali dell&#8217;Unione — dalla protezione dei dati personali alla cybersicurezza, fino all&#8217;intelligenza artificiale — riducendo sovrapposizioni e oneri amministrativi per le imprese.</p>
<p>L&#8217;AI Act rientra in questo perimetro più ampio attraverso una sua componente specifica, il cosiddetto <strong>Digital Omnibus on AI:</strong> un insieme mirato di modifiche al Regolamento 2024/1689 che non ne stravolge l&#8217;impianto, ma ne rivede il calendario di applicazione. Dopo l&#8217;accordo raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio il 7 maggio 2026, l&#8217;approvazione del Parlamento in plenaria il 16 giugno e il via libera definitivo del Consiglio dell&#8217;Unione il 29 giugno 2026, il testo attende ora la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell&#8217;UE, prevista entro la fine di luglio 2026 — comunque prima del 2 agosto, data in cui sarebbero altrimenti scattati i vecchi termini.</p>
<p>La modifica principale riguarda il rinvio degli obblighi per i sistemi ad alto rischio: il termine originario del 2 agosto 2026 slitta al 2 dicembre 2027 per i sistemi ad alto rischio “autonomi” (quelli, per intendersi, della fascia più rilevante anche per il settore assicurativo-sanitario) e al 2 agosto 2028 per i sistemi ad alto rischio integrati come componenti di sicurezza in prodotti già disciplinati da normative di settore.</p>
<p>Restano invece invariati, secondo il calendario originario, i divieti sulle pratiche vietate in assoluto, gli obblighi di alfabetizzazione in materia di IA (il già citato articolo 4) e le regole sui modelli di IA per finalità generali. Il Digital Omnibus, inoltre, introduce dal 2 dicembre 2026 due nuovi divieti espliciti, relativi ad applicazioni che generano immagini intime non consensuali e a sistemi che producono materiale di abuso sessuale su minori.</p>
<p>Per un fondo sanitario, il messaggio pratico è duplice. Da un lato, più tempo per allineare in modo solido i processi ad alto rischio, senza correre dietro a una scadenza ravvicinata. Dall&#8217;altro, nessuna pausa reale: la fase di alfabetizzazione resta un obbligo già pienamente in vigore, e la mappatura degli strumenti di IA in uso — passo propedeutico a qualunque valutazione del rischio — è un lavoro che conviene avviare per tempo, a prescindere dalle nuove scadenze.</p>
<h3>Una corsa che non ammette soste</h3>
<p>L&#8217;AI Act non è un “episodio” isolato, ma l&#8217;ultimo capitolo di un contesto normativo in continua evoluzione, destinato secondo molti osservatori a incidere più di ogni altra norma recente sul modo in cui le organizzazioni — comprese quelle della sanità integrativa — gestiranno tecnologia, dati e decisioni algoritmiche nei prossimi anni.</p>
<p>Per Assidim, restare aggiornati non è considerata un&#8217;opzione, ma una responsabilità verso chi ogni giorno si affida ai propri servizi. Ed è per questo che il fondo continua a investire in formazione, competenze e innovazione: l&#8217;obiettivo dichiarato è arrivare pronti al cambiamento prima ancora che diventi obbligo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonio Corrias<br />
</em><em>Marketing, Comunicazione &amp; Sviluppo Associativo ASSIDIM</em></p>
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		<title>Le dipendenze non cambiano: cambiano gli oggetti da cui dipendiamo</title>
		<link>https://www.assidim.it/le-dipendenze-non-cambiano-cambiano-gli-oggetti-da-cui-dipendiamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=20779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giornata Mondiale contro le dipendenze: Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/le-dipendenze-non-cambiano-cambiano-gli-oggetti-da-cui-dipendiamo/">Le dipendenze non cambiano: cambiano gli oggetti da cui dipendiamo</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 26 giugno 2026, celebriamo la Giornata Mondiale contro le dipendenze.</p>
<p>Tanto è stato fatto e molta strada rimane ancora da fare, sia in termini di politiche ma soprattutto di consapevolezza, riconoscimento del problema e comportamenti conseguenti da adottare per prevenirle.</p>
<p>Negli ultimi anni, il modo di parlare di dipendenze è cambiato. Non riguarda più solo alcol, tabacco o droghe, ma anche comportamenti quotidiani come il gioco d’azzardo o l’uso delle tecnologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la dipendenza come un bisogno difficile da controllare, che continua anche quando provoca conseguenze negative.</p>
<p>Questo significa che oggi le cosiddette “nuove dipendenze” – come quella da smartphone o social – non sono fenomeni marginali, ma parte dello stesso problema.</p>
<p>Le dipendenze tradizionali restano comunque molto rilevanti. In Italia, ad esempio, l’alcol continua ad avere un forte impatto sociale, mentre il tabacco è ancora tra le principali cause prevenibili di malattie gravi. A livello globale, come monitorato dall’OMS, i disturbi legati alle sostanze sono monitorati come una priorità sanitaria.</p>
<p>Accanto a questo quadro, però, stanno crescendo rapidamente le dipendenze legate alla tecnologia. L’uso dello smartphone è diventato così diffuso che una quota significativa di persone mostra comportamenti problematici: secondo un recente studio (2025), circa il 21% degli utenti presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza. Il tempo di utilizzo supera spesso le quattro ore al giorno.</p>
<p>In Italia il fenomeno riguarda soprattutto i più giovani. Lo smartphone viene usato mediamente per circa tre ore al giorno, ma il tempo totale davanti agli schermi può arrivare anche a otto ore.</p>
<p>Uno studio osservazionale condotto nel 2025 su giovani adulti nel Sud Italia indica che oltre il 20% dei giovani adulti presenta segnali di dipendenza.</p>
<p>Un aspetto particolarmente delicato è l’età sempre più precoce di utilizzo. Molti bambini iniziano a usare lo smartphone in autonomia già nei primi anni di scuola, e iniziare troppo presto aumenta il rischio di sviluppare comportamenti problematici.</p>
<p>Il punto non è tanto lo strumento, ma il tipo di rapporto che sviluppiamo con esso. Le dipendenze, vecchie e nuove, hanno infatti radici comuni: fattori psicologici, relazionali e sociali.</p>
<p>In questo contesto, il Ministero della Salute richiama un aspetto cruciale: le tecnologie digitali sono sempre disponibili e socialmente accettate e, proprio per questo, risultano più difficili da riconoscere e gestire: “<em>Guardo un video e poi smetto</em>”, ma poi si continua con contenuti in loop (TikTok, Reels) per molto di più.</p>
<p>Da una prospettiva sociologica, la mancata consapevolezza del problema si manifesta in tre modi principali:</p>
<ul>
<li>Distorsione del tempo: “<em>Sono stati solo 5 minuti</em>”, quando in realtà è mezz’ora e oltre.</li>
<li>Normalizzazione del comportamento: <em>“Lo fanno tutti”; “È normale ormai…”. </em></li>
<li>Negazione del problema: <em>“Non sono dipendente”; “Posso smettere quando voglio”<strong>.</strong></em></li>
</ul>
<p>Per questo motivo, le risposte più efficaci non possono essere solo sanitarie. Servono educazione, consapevolezza e capacità di autoregolazione, soprattutto tra i più giovani.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Capria</em><br />
<em>Centro Studi, Comunicazione &amp; Marketing ASSIDIM</em></p>
<h4>Bibliografia e sitografia:</h4>
<ol>
<li>World Health Organization, <em>Substance use disorders – data prevalence</em>, Global Health Observatory: <a href="https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use--substance-use-disorders">https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/data-on-prevalence-of-substance-use&#8211;substance-use-disorders</a>.</li>
<li>WHO EMRO, Mobile phone use pattern and addiction in relation to depression and anxiety, Eastern Mediterranean Health Journal, 2020, <a href="https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html">https://www.emro.who.int/emhj-volume-26-2020/volume-26-issue-6/mobile-phone-use-pattern-and-addiction-in-relation-to-depression-and-anxiety.html</a>.</li>
<li>Venuto R. et al., The digital tether: smartphone addiction among young adults in Southern Italy, Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 2026, <a href="https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771">https://doi.org/10.15167/2421-4248/jpmh2025.66.4.3771</a>.</li>
<li><a href="https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/">https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/dipendenze-e-problemi-correlati/.</a></li>
</ol>
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		<title>Dal welfare state al welfare mix: perché l&#8217;Italia non può più aspettare</title>
		<link>https://www.assidim.it/dal-welfare-state-al-welfare-mix-perche-litalia-non-puo-piu-aspettare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 06:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=20776</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati di Itinerari Previdenziali e la proposta di Alberto Brambilla per un sistema sostenibile di protezione sociale. Nel 2024 ogni italiano ha speso in media quasi 1.500 euro di tasca propria per sanità, assistenza e protezione che il sistema pubblico non riesce più a garantire integralmente.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati di Itinerari Previdenziali e la proposta di Alberto Brambilla per un sistema sostenibile di protezione sociale.</p>
<p>Nel 2024 ogni italiano ha speso in media quasi 1.500 euro di tasca propria per sanità, assistenza e protezione che il sistema pubblico non riesce più a garantire integralmente.</p>
<p>Secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, la <strong>spesa privata per welfare complementare</strong> ha raggiunto i <strong>113,5 miliardi</strong> di euro, oltre 5 miliardi in più rispetto all&#8217;anno precedente. Di questi, oltre 45,5 miliardi riguardano la sola spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini.</p>
<p>Per Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali, questa evoluzione rende necessario il passaggio da un modello di welfare state tradizionale a un welfare mix, fondato sulla collaborazione tra pubblico e strumenti complementari.</p>
<h3>Un sistema pubblico sempre più sotto pressione</h3>
<p>Nel 2024 la <strong>spesa pubblica per protezione sociale</strong> ha raggiunto <strong>627,9 miliardi di euro</strong>, pari a oltre il <strong>56%</strong> della spesa pubblica complessiva italiana. Rispetto al 2012 è cresciuta del 45%, con la componente assistenziale aumentata di oltre il 163%.</p>
<p>Eppure, mentre la spesa pubblica cresce, aumentano anche gli esborsi delle famiglie.</p>
<p>Come osserva Brambilla:</p>
<p><em>«Spendiamo molto, ma spendiamo male. La priorità dovrebbe essere una revisione seria dei modelli produttivi e del welfare, non nuovi sussidi.»</em></p>
<p>La ragione è strutturale: una quota crescente delle risorse viene assorbita dall&#8217;assistenza, mentre il Servizio Sanitario Nazionale fatica a garantire tempestività e continuità delle cure.</p>
<h3>I 113,5 miliardi del welfare privato</h3>
<p>La spesa privata si concentra principalmente in quattro aree:</p>
<ol>
<li>Sanità: oltre 51 miliardi, di cui 45,5 miliardi pagati direttamente dai cittadini.</li>
<li>Non autosufficienza e Long Term Care: circa 21 miliardi netti sostenuti dalle famiglie.</li>
<li>Previdenza complementare: 19,18 miliardi di contributi versati.</li>
<li>Protezioni assicurative individuali: circa 3,5 miliardi.</li>
</ol>
<p>Un dato colpisce particolarmente: in dieci anni la <strong>spesa sanitaria out of pocket</strong> è cresciuta del 49%, passando da circa 30 a 45,5 miliardi di euro.</p>
<h3>Le quattro spinte verso il welfare complementare</h3>
<p>Secondo Itinerari Previdenziali, sono quattro i fattori che rendono inevitabile una maggiore integrazione tra pubblico e privato:</p>
<ol>
<li>Invecchiamento della popolazione: gli anziani non autosufficienti sono già 3,86 milioni e potrebbero superare i 5,4 milioni entro il 2050.</li>
<li>Crescita dei bisogni di Long Term Care, oggi sostenuti soprattutto dalle famiglie.</li>
<li>Liste d&#8217;attesa e limiti del SSN: l&#8217;80% degli italiani dichiara di aver rinunciato almeno una volta a una prestazione pubblica per i tempi di attesa.</li>
<li>Vincoli di finanza pubblica: con un debito vicino ai 3.000 miliardi di euro, aumentare ulteriormente la spesa pubblica diventa sempre più difficile.</li>
</ol>
<h3>Cos&#8217;è il welfare mix</h3>
<p>Il welfare mix è un sistema in cui la protezione sociale viene garantita dall&#8217;integrazione tra Stato e strumenti complementari: fondi pensione, fondi sanitari, casse mutualistiche, welfare aziendale e coperture Long Term Care.</p>
<p>È già il modello prevalente in gran parte dei Paesi europei.</p>
<p>L&#8217;Italia dispone di basi importanti: oltre 16,5 milioni di iscritti ai fondi sanitari integrativi, 33 fondi pensione negoziali e patrimoni istituzionali più che raddoppiati dal 2007.</p>
<p>Secondo Brambilla servono però una legge quadro per la sanità integrativa, maggiore integrazione della LTC e incentivi fiscali capaci di favorire investimenti in protezione sociale.</p>
<h3>Il welfare aziendale come infrastruttura sociale</h3>
<p>Il welfare aziendale non rappresenta più soltanto un benefit, ma una componente essenziale della protezione sociale.</p>
<p>Nel 2024 oltre 6.300 contratti collettivi prevedevano misure di welfare, coinvolgendo circa 1,58 milioni di lavoratori.</p>
<p>Tuttavia, il potenziale resta ampiamente inespresso:</p>
<p>solo il 2,1% delle PMI aderisce a fondi o casse sanitarie aperte;</p>
<p>le coperture sanitarie aziendali interessano circa il 10% delle imprese;</p>
<p>dei 15 milioni di lavoratori che avrebbero diritto alla sanità integrativa tramite il proprio CCNL, soltanto 8 milioni risultano effettivamente iscritti.</p>
<h3>Il contributo di ASSIDIM</h3>
<p>Dal 1981 ASSIDIM supporta imprese e lavoratori con soluzioni di sanità integrativa, assistenza e protezione, con particolare attenzione alle PMI.</p>
<p>Con oltre 2.400 aziende associate e circa 400.000 posizioni gestite, ASSIDIM contribuisce concretamente allo sviluppo del welfare mix attraverso soluzioni di sanità integrativa, protezione, prevenzione e assistenza rivolte a imprese e lavoratori. La Cassa affianca il sistema pubblico e integra i fondi di categoria, ampliando l&#8217;accesso alle tutele sanitarie e di protezione a una platea più ampia di beneficiari, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese.</p>
<h3>Il tempo delle scelte</h3>
<p>L&#8217;analisi di Itinerari Previdenziali evidenzia una realtà difficilmente contestabile: il welfare state tradizionale è sottoposto a pressioni sempre maggiori dovute all&#8217;invecchiamento della popolazione, alla crescita dei bisogni assistenziali e ai limiti della finanza pubblica.</p>
<p>La sfida non è sostituire il pubblico, ma rafforzarlo attraverso un welfare mix più maturo ed equilibrato: più sanità integrativa, più previdenza complementare, più welfare aziendale e maggior attenzione alla non autosufficienza.</p>
<h3>Scopri come costruire un welfare più sostenibile per la tua impresa</h3>
<p>Le PMI rappresentano il cuore del sistema produttivo italiano, ma spesso sono anche quelle più esposte ai limiti del welfare tradizionale. Per questo ASSIDIM ha sviluppato soluzioni di sanità integrativa, protezione e assistenza pensate per affiancare il sistema pubblico e rispondere concretamente ai bisogni di imprese, lavoratori e famiglie.</p>
<p>Per conoscere le soluzioni dedicate alle piccole e medie imprese e approfondire i vantaggi del welfare complementare, visita la sezione PMI del sito ASSIDIM:</p>
<p><a href="http://www.assidim.it/assidim-per-le-aziende/sei-una-pmi/"><strong>www.assidim.it/assidim-per-le-aziende/sei-una-pmi/</strong></a></p>
<p>Scopri come trasformare il welfare da costo accessorio a leva strategica per attrarre talenti, migliorare il benessere delle persone e rafforzare la competitività della tua azienda.</p>
<p>Perché il vero risparmio di domani si costruisce con le scelte di oggi.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonio Corrias</em><br />
<em>ASSIDIM</em><br />
<em>Sviluppo Associativo Marketing Comunicazione </em></p>
<h3>Fonti citate</h3>
<ul>
<li>Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Dodicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano (dati 2023, proiezioni 2024) — itinerariprevidenziali.it</li>
<li>Itinerari Previdenziali, “Oltre 100 miliardi destinati dagli italiani al welfare privato”, febbraio 2025 — itinerariprevidenziali.it</li>
<li>Itinerari Previdenziali, “Previdenza e assistenza: i disequilibri del welfare italiano” (dati 2024), gennaio 2026 — itinerariprevidenziali.it</li>
<li>Itinerari Previdenziali, “Perché serve più welfare mix”, novembre 2025 — itinerariprevidenziali.it</li>
<li>Alberto Brambilla, presentazione alla Camera dei Deputati del Rapporto sul Bilancio Previdenziale, gennaio 2025 (via FeBAF.it)</li>
<li>Fondo Telemaco, “Da welfare state a welfare mix”, marzo 2025 — fondotelemaco.it (elaborazione dati Itinerari Previdenziali)</li>
<li>Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), Focus n. 3/2026 “Pubblico e privato nella sanità in Italia”, maggio 2026 — upbilancio.it</li>
<li>Corte dei Conti, Relazione annuale sulla spesa sanitaria 2024 (via salutissima.it, gennaio 2026)</li>
<li>Istat-SHA 2024 / Sole 24 Ore, spesa sanitaria privata intermediata 2024</li>
<li>IPSOS per FIMMG, sondaggio sulle liste d’attesa SSN, maggio 2025 — tg24.sky.it</li>
<li>ASSIDIM.it, “Come sta la sanità integrativa?” (elaborazione dati Istat-INPS e Welfare Index PMI 2024), marzo 2025</li>
<li>Ministero del Lavoro, dati sui contratti collettivi con welfare aziendale 2024</li>
<li>ISTAT, Rapporto sulla popolazione anziana non autosufficiente 2021 (elaborazione Itinerari Previdenziali / Fondo Telemaco)</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando la diagnosi tarda ad arrivare: il peso invisibile delle malattie rare</title>
		<link>https://www.assidim.it/quando-la-diagnosi-tarda-ad-arrivare-il-peso-invisibile-delle-malattie-rare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Morano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[malattie rare]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=20568</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sentire che qualcosa non va, andare dal medico con la convinzione che da lì a poco sapremo dare un nome al nostro senso di malessere. È questo che un paziente si aspetta: chiedere aiuto e ricevere una diagnosi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sentire che qualcosa non va, andare dal medico con la convinzione che da lì a poco sapremo dare un nome al nostro senso di malessere.</p>
<p>È questo che un paziente si aspetta: chiedere aiuto e ricevere una diagnosi.</p>
<p>A volte però qualcosa nel sistema si inceppa e il percorso di cura e diagnosi diventa un viaggio lungo e tortuoso, mesi e mesi passati a girare da un ospedale all’altro in cerca di risposte che sembrano non arrivare mai.</p>
<p>Stando ai dati raccolti da Orpanhet Italia, è questo il destino che accomuna le 2 milioni di persone che in Italia convivono con una malattia rara. A volte ricevere una risposta può richiedere anni, in altri casi invece può non arrivare mai; come è successo alle 100.000 persone che ancora oggi vivono con una patologia non diagnosticata e che sperano che la ricerca possa fornire loro al più presto una risposta.</p>
<h3>Cosa sono le malattie rare e perché riguardano molti</h3>
<p>Il termine rara rimanda a qualcosa di estremamente insolito e infrequente.</p>
<p>In realtà vengono definite malattie rare tutte quelle patologie che colpiscono lo 0,05 percento della popolazione, ovvero che non registrano più di 1 caso ogni 2000 persone. (Fonte: Osservatorio Malattie Rare).</p>
<p>Oggi, grazie ai progressi ottenuti nel campo della ricerca, si parla di 10.000 malattie rare riconosciute e diagnosticate a livello globale.</p>
<p>In Italia, in particolare, vengono rilevati ogni anno circa 37.000 nuovi casi. Questo dimostra come si tratti di fenomeni rari se considerati singolarmente, ma nel complesso molto diffusi.</p>
<h3>Tra attese e diagnosi tardive</h3>
<p>Se sul fronte della ricerca i risultati sono positivi, l’Italia infatti tiene il passo degli altri paesi europei, un grosso limite risiede invece nella difficoltà di diagnosi e nell’accesso alle cure.</p>
<p>L’assenza di risposte genera nei pazienti una sensazione di angoscia e incertezza con importanti ripercussioni sulla loro salute mentale e su quella dei propri cari. A questo si aggiunge anche il peso economico dato dal numero ingente di visite a cui i soggetti malati devono sottoporsi nella speranza di ricevere una diagnosi.</p>
<p>Questo fenomeno, che prende il nome di odissea diagnostica, non impatta solo sulle persone; ma anche sul nostro Sistema Sanitario Nazionale già in affanno e in contrazione, con prescrizioni di visite che spesso si rivelano fallaci e non risolutive.</p>
<p>Le criticità non si dissolvono una volta scoperta la patologia. Infatti, il tempo trascorso tra l’individuazione di un problema e l’ottenimento di una diagnosi può portare a un aggravamento della malattia con danni a volte irreversibili.</p>
<p>Anche l’accesso alle cure presenta dei limiti legati soprattutto alla regione di appartenenza. In alcune aree geografiche ottenere una cura o avviare un trattamento riabilitativo richiede tempi lunghi, mentre in altre l’accesso alla stessa prestazione risulta essere immediato. In Italia sono presenti 262 centri di riferimento per malattie rare, oltre il 60 percento di questi si trova al Nord (Fonte: Rapporto MonitoRare di UNIAMO). Un netto sbilanciamento tra settentrione e meridione che genera disparità e disuguaglianza. Ci troviamo di fronte a uno scenario dove la ricerca è in continuo avanzamento, ma l’accesso alla cura risulta lento.</p>
<p>La formazione del personale medico è un altro tema centrale. Troppo spesso un paziente si trova a dover effettuare svariate visite prima di intercettare un medico specializzato in malattie rare. È presente una lacuna nel piano di formazione del personale sanitario con solo 42 corsi ECM attivi sul tema delle patologie rare.</p>
<h3>Risposte e soluzioni: un piano integrato e complementare</h3>
<p>In uno scenario così complesso, fatto di attese, disuguaglianze e bisogni che ancora oggi restano insoddisfatti, è evidente come la risposta non possa arrivare da un solo fronte.</p>
<p>È fondamentale integrare risorse, competenze e strumenti diversi.</p>
<p>In questo senso la sanità integrativa rappresenta un alleato in grado alleggerire il Sistema Sanitario Nazionale, offrendo un supporto concreto per le prestazioni più ripetitive e a basso rischio (visite specialistiche, diagnostica di base, prevenzione), mentre il privato/integrativo garantisce velocità e accesso. In questo modo il Sistema Sanitario Nazionale libera energie e risorse da veicolare su tematiche più complesse e delicate come il supporto, la presa in carico e la cura di soggetti affetti da patologie rare.</p>
<p>Accanto a questo, un altro fronte sta aprendo prospettive nuove: l’innovazione tecnologica. L’applicazione dell’intelligenza artificiale nel campo delle malattie può rappresentare un aiuto, soprattutto in tema di diagnosi precoce. Monitoraggi elettronici, archivi clinici digitali e piattaforme di condivisione permettono di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati in tempi rapidi, rendendo più facile intercettare segnali che, fino a poco tempo fa, rischiavano di rimanere invisibili.</p>
<p>L’utilizzo integrato di queste tecnologie da parte dei professionisti sanitari permette di riconoscere schemi ricorrenti e di affinare i percorsi diagnostici in modo da poter restituire una diagnosi in tempi più brevi.</p>
<p>L’AI corre in soccorso anche sul campo della formazione, come strumento in grado di favorire la diffusione delle conoscenze e l’aggiornamento continuo del personale medico che resta un tema fondamentale in un campo in continua evoluzione come quello delle malattie rare. L’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito medico si trova ancora in una fase iniziale di sperimentazione e affinamento, l’auspicio è che in futuro possa assumere un ruolo più centrale e di supporto per il personale sanitario.</p>
<p>Accorciare le distanze tra ricerca e accesso alle cure rappresenta oggi una delle sfide più urgenti. Una possibile soluzione risiede nel connubio tra Sistema Sanitario Nazionale, Fondi integrativi e nuove tecnologie, tenendo a mente che dietro a ogni diagnosi che arriva prima, c’è la storia di un paziente che ricomincia a vivere.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Alessia Morano</em></p>
<h3>Fonti:</h3>
<ul>
<li>Osservatorio malattie rare: <a href="https://www.osservatoriomalattierare.it/malattie-rare" target="_blank" rel="noopener">https://www.osservatoriomalattierare.it/malattie-rare</a></li>
<li>Orphanet Italia: <a href="https://www.orpha.net/it" target="_blank" rel="noopener">https://www.orpha.net/it</a></li>
<li>Uniamo: <a href="https://www.uniamo.org" target="_blank" rel="noopener">https://www.uniamo.org</a></li>
<li>Fortune Italia- <em>Malattie rare in Italia: dai farmaci alla ricerca, che cosa succede</em></li>
<li>Il Sole 24 ORE &#8211; <em>Malattie rare: l&#8217;odissea dei 100mila con una patologia non diagnosticata </em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/quando-la-diagnosi-tarda-ad-arrivare-il-peso-invisibile-delle-malattie-rare/">Quando la diagnosi tarda ad arrivare: il peso invisibile delle malattie rare</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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		<title>Congelamento degli ovuli: tra tutela medica e libertà di scelta</title>
		<link>https://www.assidim.it/congelamento-degli-ovuli-tra-tutela-medica-e-liberta-di-scelta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[Crioconservazione]]></category>
		<category><![CDATA[DiversityInclusion]]></category>
		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
		<category><![CDATA[FutureOfWork]]></category>
		<category><![CDATA[HR]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[welfareaziendale]]></category>
		<category><![CDATA[wellbeing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’Italia sta affrontando una situazione demografica delicata. Il numero delle nascite è in costante diminuzione e l’età media di una donna al concepimento del primo figlio è arrivata a toccare i 31,9 anni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’Italia sta affrontando una situazione demografica delicata. Il numero delle nascite è in costante diminuzione e l’età media di una donna al concepimento del primo figlio è arrivata a toccare i 31,9 anni.</p>
<p>Secondo gli ultimi dati ISTAT, l’Italia si trova tra gli stati di Europa con il tasso di fecondità più basso. Appena 1,18 figli per donna, un numero molto al di sotto della soglia di sostituzione generazionale.</p>
<p>Questa situazione, che prende il nome di inverno demografico, nasce dalla combinazione di un insieme di fattori culturali, sociali ed economici. Le donne decidono di posticipare la maternità per molteplici ragioni: la precarietà lavorativa, l’assenza di un legame affettivo stabile, le difficoltà di accesso al mercato immobiliare.</p>
<p>Un altro fattore determinante è la volontà di realizzarsi sul piano lavorativo e personale.  In molti casi, ancora oggi, la maternità per una donna può comportare la riduzione delle opportunità lavorative e del reddito nel medio-lungo periodo. Inoltre, la carenza di servizi di assistenza per l’infanzia porta molte donne a dover compiere una scelta tra carriera e famiglia.</p>
<p>Tutti questi fattori inducono la popolazione femminile a ritardare la decisione di intraprendere una gravidanza, molto spesso anche in età successiva ai 35 anni. Ed è proprio quando una donna raggiunge piena stabilità lavorativa, economica e familiare che la fertilità biologica inizia a diminuire. In questo scenario la crioconservazione degli ovociti rappresenta un’opportunità.</p>
<h3>Crioconservazione a scopo oncologico/ medico</h3>
<p>È possibile effettuare la crioconservazione degli ovociti a seguito di diagnosi di alcune patologie cliniche. Questa prestazione prende il nome di medical freezing, una tecnica avanzata studiata dai medici al fine di garantire la tutela della salute riproduttiva.</p>
<p>Attualmente però, questa procedura è riservata a donne che si trovano ad affrontare terapie oncologiche che possono drasticamente ridurre i livelli di fertilità, a chi soffre di malattie ginecologiche severe come l’endometriosi e nei casi di malattie genetiche, endocrine o autoimmuni.</p>
<h3>Come funziona?</h3>
<p>Il percorso di crioconservazione si articola in tre fasi:</p>
<ol>
<li>la stimolazione ovarica mediante terapia ormonale;</li>
<li>il prelievo degli ovociti in regime ambulatoriale;</li>
<li>il congelamento degli ovuli prelevati tramite tecniche avanzate di vetrificazione che garantiscono elevati tassi di sopravvivenza cellulare.</li>
</ol>
<p>Gli ovociti conservati potranno essere utilizzati in futuro per intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA).</p>
<h3>Il quadro normativo italiano</h3>
<p>In Italia il medical freezing è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) principalmente nei casi di pazienti che hanno subito terapie oncologiche.  Tuttavia, l’accesso alla procedura non è garantito in modo equo in tutte le regioni italiane. Infatti, in alcune zone di Italia non tutte le patologie che incidono sulla fertilità, come ad esempio l’endometriosi, risultano essere incluse nelle prestazioni garantite dal SSN.</p>
<h3>Crioconservazione degli ovuli a scopo precauzionale</h3>
<p>Come accennato in precedenza non sono solo le situazioni cliniche a non permettere alle donne di poter diventare madri, ma anche motivazioni sociali ed economiche che hanno portato allo sviluppo di un secondo fenomeno chiamato Social freezing, ovvero la scelta di congelare i propri ovuli per motivazioni non mediche.</p>
<p>Sempre più donne decidono di voler preservare i propri ovociti anche in assenza di problemi clinici.</p>
<p>Secondo i dati del gruppo Genera, il più grande centro specializzato in medicina della riproduzione in Italia, c’è stato un aumento del 50% del numero di donne che tra il 2023 e il 2024 hanno deciso di intraprendere un percorso di preservazione della fertilità.</p>
<p>Nonostante questo aumento, i numeri in Italia sono ancora molto bassi. Si parla di poche centinaia di casi l’anno e di una quota marginale rispetto alle tecniche di fecondazione assistita.</p>
<h3>Costi e accessibilità</h3>
<p>Una delle criticità che non consente la democratizzazione del social freezing risiede proprio nel suo costo che si aggira tra i 4.000 e i 7.000 euro per ciclo di prelevazione a cui si aggiungono poi ulteriori costi di conservazione.</p>
<p>Non essendo una prestazione coperta dal SSN, il social freezing rimane una pratica riservata a una cerchia ristretta di persone generando disuguaglianza e disparità.</p>
<h3>La situazione a livello internazionale</h3>
<p>A partire dal 2021 in Francia è possibile effettuare la crioconservazione per motivi non medici gratuitamente. La prestazione è totalmente a carico del SSN per tutte le donne tra i 29 e 37 anni che decidono di intraprendere il percorso.</p>
<p>In Spagna, invece, sono presenti molte cliniche private che, a causa dell’elevata concorrenza, aprono la possibilità effettuare la procedura anche alle donne single a prezzi generalmente più accessibili.</p>
<p>A Hong Kong e Singapore è possibile intraprendere il percorso di<em> </em>social freezing, ma l’utilizzo degli ovuli è subordinato alla presenza di specifici requisiti, tra cui il matrimonio.</p>
<p>Negli Stati Uniti invece, il fenomeno è talmente diffuso da venire spesso incluso all’interno del pacchetto di benefit aziendali.</p>
<p>Questi esempi dimostrano come la gravidanza può essere un’esperienza molto diversa a seconda del contesto normativo e delle politiche di welfare presenti nello stato di appartenenza.</p>
<h3>La scarsità di informazione come barriera all’ingresso</h3>
<p>Al di là degli aspetti tecnici ed economici, un fattore determinante nel limitare l’accesso al social freezing è proprio la mancanza di informazione.</p>
<p>Il tempismo è un fattore fondamentale nella preservazione della fertilità: per questo è importante che le pazienti vengano informate per tempo circa la possibilità di congelare i propri ovuli. Molto diffusa è la tendenza a richiedere l’avvio del percorso in età troppo avanzata. Gli esperti indicano generalmente la fascia tra i 25 e i 35 anni come la più adeguata per valutare un eventuale percorso di crioconservazione.</p>
<p>Una quota significativa della popolazione femminile prende in considerazione questa possibilità, ma solo una piccola parte arriva a intraprendere concretamente il percorso a causa di una scarsa informazione sul tema e dei costi troppo elevati.</p>
<p>È quindi fondamentale promuovere una diffusione più capillare di informazioni chiare e corrette, coinvolgendo operatori sanitari, istituzioni e sistemi di welfare.</p>
<p>I temi da affrontare riguardano principalmente:</p>
<ul>
<li>I limiti biologici della fertilità;</li>
<li>I benefici, i rischi e le probabilità di successo delle tecniche di PMA;</li>
<li>rendere più trasparenti percorsi e costi.</li>
</ul>
<h3>Conclusione</h3>
<p>La crioconservazione è una scoperta medica importante che ha generato innovazione nel campo della medicina riproduttiva e della preservazione della fertilità.</p>
<p>Da una parte troviamo il medical freezing che risponde a necessità mediche e consente a pazienti con gravi patologie di intraprendere una gravidanza. Dall’altra il social freezing che apre le porte al tema sociale della libertà di scelta e della necessità delle nuove generazioni di conciliare tempi biologici e percorsi di vita.</p>
<p>Nonostante le sue potenzialità, la diffusione di questa pratica è ancora limitata da fattori economici, normativi e culturali. In questo contesto, il contributo del welfare aziendale e della sanità integrativa può rivelarsi determinante nel favorire una maggiore accessibilità.</p>
<p>In un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un calo delle nascite, investire in informazione, prevenzione e strumenti di supporto alla salute riproduttiva diventa fondamentale, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale ed economico.</p>
<h3>Il ruolo del welfare aziendale e della sanità integrativa</h3>
<p>Nello scenario attuale, in un’ottica di complementarità, la sanità integrativa può affiancare il SSN nei percorsi di crioconservazione, contribuendo a migliorarne l’accessibilità, la sostenibilità economica e la tempestività. In particolare, può intervenire su due direttrici: da un lato, attraverso l’offerta di prestazioni di medicina preventiva, favorendo controlli regolari per l’individuazione precoce di condizioni che possono incidere sulla fertilità; dall’altro, supportando direttamente i percorsi di preservazione della fertilità</p>
<p>Alcune realtà aziendali hanno dimostrato sensibilità verso il tema includendo all’interno dei propri piani sanitari iniziative dedicate alle fertilità, tra cui:</p>
<ul>
<li>Test per la valutazione della riserva ovarica (AMH);</li>
<li>Consulenze specialistiche;</li>
<li>Accesso agevolato a percorsi di crioconservazione.</li>
</ul>
<p>In Italia al momento il fenomeno è ancora in via di sviluppo. Queste scelte, seppure ancora sporadiche, dimostrano una maggiore attenzione e interesse al tema del benessere e della qualità di vita dei propri dipendenti.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Alessia Morano</em></p>
<h3>Per approfondimenti:</h3>
<ol>
<li>Report Istat: <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente_Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente_Anno-2024.pdf</a></li>
<li>Internazionale: <a href="https://www.internazionale.it/notizie/claudia-torrisi/2025/11/04/conservare-ovuli-crioconservazione" target="_blank" rel="noopener">https://www.internazionale.it/notizie/claudia-torrisi/2025/11/04/conservare-ovuli-crioconservazione</a></li>
<li>Fondazione Veronesi: <a href="https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/ginecologia/crioconservazione-degli-ovociti-cosa-sappiamo-finora" target="_blank" rel="noopener">https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/ginecologia/crioconservazione-degli-ovociti-cosa-sappiamo-finora</a></li>
<li>Quotidiano Sanità: <a href="https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/crioconservazione-ovociti-raddoppiata-in-10-anni-la-domanda-ministero-della-salute-fenomeno-da-disciplinare/" target="_blank" rel="noopener">https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/crioconservazione-ovociti-raddoppiata-in-10-anni-la-domanda-ministero-della-salute-fenomeno-da-disciplinare/</a></li>
</ol>
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		<item>
		<title>La svolta prudenziale: cosa cambia con la nuova vigilanza COVIP sulla sanità integrativa</title>
		<link>https://www.assidim.it/la-svolta-prudenziale-cosa-cambia-con-la-nuova-vigilanza-covip-sulla-sanita-integrativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[COVIP]]></category>
		<category><![CDATA[fondisanitari]]></category>
		<category><![CDATA[sanitàintegrativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=9383</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qualcosa di importante sta cambiando nella sanità integrativa. Per la prima volta entra in scena una vigilanza, pur prudenziale e il settore potrebbe non essere più lo stesso.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, </strong>presentato in prima lettura alla Camera e in attesa di conversione, introduce per la prima volta una vera vigilanza prudenziale sulla sanità integrativa, affidandola alla COVIP, l’Autorità già responsabile della previdenza complementare.</p>
<p>Si tratta di una svolta significativa per un settore che finora si basava quasi esclusivamente su strumenti di monitoraggio amministrativo, come l’Anagrafe dei Fondi Sanitari istituita presso il Ministero della Salute.</p>
<p>La piena operatività dipenderà dal regolamento COVIP da adottare entro il 28 febbraio 2027, destinato a definire requisiti patrimoniali, schemi di bilancio e criteri di classificazione.</p>
<h3>Chi sarà vigilato</h3>
<p>La vigilanza si applicherà a tre categorie:</p>
<ol>
<li>Fondi sanitari integrativi del SSN istituiti ai sensi del D.lgs. 502/1992.</li>
<li>Enti, casse e società di mutuo soccorso con finalità assistenziali, tipiche del welfare contrattuale.</li>
<li>Altre forme organizzate di assistenza sanitaria o sociosanitaria, dotate di stabilità e autonomia gestionale.</li>
</ol>
<p>Restano escluse le imprese e i prodotti assicurativi, che continueranno a essere vigilati dall’IVASS.</p>
<h3>I poteri della COVIP</h3>
<p>La COVIP sarà investita di funzioni significativamente ampliate e più incisive, tra cui:</p>
<ul>
<li>la tenuta dell’albo dei fondi sanitari;</li>
<li>l’esame e l’approvazione degli statuti e dei regolamenti degli enti vigilati;</li>
<li>il controllo sulla gestione finanziaria e sull’adeguatezza delle riserve tecniche;</li>
<li>la verifica della sostenibilità complessiva degli impegni assunti dai fondi;</li>
<li>la valutazione dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza degli amministratori;</li>
<li>l’esercizio di poteri ispettivi e l’adozione di eventuali misure sanzionatorie.</li>
</ul>
<p>La vigilanza riguarderà anche i processi di erogazione delle prestazioni, con particolare attenzione ai tempi e alle modalità di liquidazione.</p>
<h3>Ruolo del Ministero della Salute</h3>
<p>Il contenuto sanitario delle prestazioni – ossia ciò che può o non può essere erogato dagli enti di sanità integrativa – non rientra nell’ambito della vigilanza COVIP.</p>
<p>Gli aspetti clinici e assistenziali restano disciplinati dalla normativa statale e regionale, preservando una chiara distinzione delle competenze.</p>
<p>Il decreto prevede, inoltre, l’Alta Vigilanza del Ministero della Salute, che mantiene funzioni di indirizzo e garantisce la coerenza con i principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): universalismo, solidarietà ed equità di accesso alle prestazioni sanitarie.</p>
<h3>Contributo di vigilanza e gradualità</h3>
<p>Gli enti vigilati finanzieranno l’attività di controllo attraverso un contributo annuale fino allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni.</p>
<p>L’applicazione del nuovo sistema sarà progressiva.</p>
<p>Il regolamento del 2027 dovrà garantire tempi adeguati pe l’adeguamento degli statuti, dei modelli di governance e dei sistemi contabili prima dell’iscrizione all’albo.</p>
<h3>In sintesi</h3>
<p>La riforma intende introdurre un modello di vigilanza più trasparente, prudenziale e solido, con l’obiettivo di garantire sostenibilità economica, tutela degli iscritti e un corretto equilibrio con il SSN.</p>
<p>Il dubbio – legittimo &#8211; è che senza una riforma complessiva della sanità integrativa la nuova vigilanza possa rappresentare un freno e non un motore di sviluppo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>CENTRO STUDI ASSIDIM</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/la-svolta-prudenziale-cosa-cambia-con-la-nuova-vigilanza-covip-sulla-sanita-integrativa/">La svolta prudenziale: cosa cambia con la nuova vigilanza COVIP sulla sanità integrativa</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Work-life balance: Come la Gen Z sta rivoluzionando il mondo del lavoro</title>
		<link>https://www.assidim.it/work-life-balance-come-la-gen-z-sta-rivoluzionando-il-mondo-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ASSIDIM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità, welfare e terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[worklifebalance]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.assidim.it/?p=8816</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come ogni generazione, anche la Generazione Z si fa portatrice di cambiamenti in particolare sul modo di vedere il mondo del lavoro. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/work-life-balance-come-la-gen-z-sta-rivoluzionando-il-mondo-del-lavoro/">Work-life balance: Come la Gen Z sta rivoluzionando il mondo del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni una nuova generazione ha iniziato a farsi strada nel mondo del lavoro: si tratta della Gen Z, che comprende le persone nate tra il 1997 e il 2012. Come ogni generazione, anche la Generazione Z si fa portatrice di cambiamenti in particolare sul modo di vedere il mondo del lavoro.</p>
<p>Il lavoro, infatti, non è più il centro della vita, ma solo una parte di essa. È così che la Gen Z sta riscrivendo le regole del gioco, portando al centro valori come flessibilità, il benessere e la crescita sostenibile. Ma cosa significa davvero work-life balance per i giovani talenti? E come possono le aziende adattarsi a questa rivoluzione culturale?</p>
<h3>Gen Z e mondo del lavoro</h3>
<p>La Generazione Z sta completamente ribaltando il paradigma delle generazioni precedenti: non si rivede più nell’espressione “vivere per il lavoro” come i Baby Boomers o la Generazione X, ma vede il lavoro come un elemento interdipendente alla propria vita privata e non come il cuore della propria essenza.<br />
La vita privata e la sfera professionale devono intrecciarsi e co-dipendere in modo sano ed equilibrato, così da garantire uno stile di vita soddisfacente e motivante.<br />
Per la Gen Z è impossibile avere una vita appagante se l’ambiente lavorativo non rispetta i loro valori e ideali. Considerando che passiamo tendenzialmente almeno 8 ore della nostra giornata al lavoro, è impensabile per loro credere che questo non abbia un ruolo centrale nel definire il proprio umore e benessere personale.<br />
Figli di persone che hanno sempre visto il lavoro come il centro della propria vita e ciò che definiva il loro valore personale, sanno bene quanto è importante tenersi lontani da ambienti tossici e dal burnout.<br />
Si tratta della prima generazione che vede la salute mentale come una priorità e non come un tabù destinato solo a chi vive un disagio più profondo.<br />
Per questo motivo il work-life balance non viene più considerato un benefit che un’azienda può dare o meno ai propri dipendenti, ma un diritto vero e proprio.</p>
<h3>Il declino della Hustle culture</h3>
<p>La Generazione Z non condivide i principi della “cultura dell’affannarsi” che ha definito la nostra società per molto tempo. La competizione e il voler cercare sempre di primeggiare sugli altri, la tendenza a voler lavorare sempre più ore a discapito della salute e della vita personale, la convinzione che il relax sia un lusso che in pochi si possono permettere non vanno più di moda.<br />
La necessità di occupare una posizione alta a tutti i costi non è più un’idea così tanto attraente: ciò che conta davvero è trovare un ambiente di lavoro sano, che rispetti le necessità dei singoli e sia favorevole a orari di lavoro ridotti, possibilità di lavoro da remoto, lavorare per obiettivi e non con orari rigidi. La flessibilità è un tema fondamentale per un’azienda che vuole risultare attrattiva agli occhi dei giovani talenti.</p>
<h3>Il concetto di life balance</h3>
<p>Per la Generazione Z il lavoro rappresenta solo uno degli spicchi che compone la loro vita. Non è corretto assumere che i giovani non vogliono più lavorare: semplicemente hanno una visione del mondo professionale diversa da chi li ha preceduti.<br />
I giovani talenti cercano ambienti di lavoro con valori chiari in cui rispecchiarsi, un team inclusivo e collaborativo e la possibilità di crescita personale e professionale. La differenza è che cercano tutto questo in una realtà che prediliga equilibrio tra tempo libero e professionale.<br />
Secondo una ricerca degli Stati Generali del Welfare, i giovani tra i 18 e i 34 anni cercano molto di più del classico posto fisso.<br />
Il 72% di loro aspira a un lavoro che gli consenta di esprimere sé stessi, generare impatto e, soprattutto, avere tempo per coltivare la propria vita privata.<br />
In Italia è presente un sistema che rende difficile l’applicazione del work-life balance. Non è sufficiente promettere flessibilità, se poi non sono presenti le condizioni strutturali per garantirne il corretto funzionamento.<br />
Le aziende devono accogliere il cambiamento e allinearsi al più presto per tentare di trattenere i talenti migliori. Si è ribaltato il rapporto tra HR e candidato: i giovani non si lasciano intimorire dalla disparità dei ruoli, ma rendono il colloquio un territorio alla pari, dove sbilanciarsi con domande che fino a poco tempo fa venivano considerate indicibili. È quasi il giovane a intervistare l’HR e non il contrario. Ed è il giovane ad avere l’ultima parola sull’accettare o meno l’offerta lavorativa, non con il solo criterio dello stipendio più alto, bensì valutando un pacchetto molto ampio di necessità a cui non sono disposti a rinunciare.</p>
<h3>Centralità dell’individuo in ogni aspetto: verso un equilibrio vita-lavoro autentico</h3>
<p>La nuova generazione di lavoratori ha compreso che per essere soddisfatti a livello personale e lavorativo è necessario trovare un’azienda che tuteli e che accresca tutti gli elementi che compongono il dipendente: il talento professionale, la salute fisica e mentale, l’organizzazione del tempo lavorativo e personale.<br />
Sicuramente in quest’ottica è necessario che le aziende inseriscano programmi di upskilling e reskilling per i manager, così da avere ai vertici delle figure che siano in grado di capire le necessità e le ambizioni di questa nuova generazione di lavoratori. Inoltre, è fondamentale che vengano introdotti percorsi di crescita professionale personalizzati al fine di valorizzare il merito e la responsabilizzazione delle risorse. Altro fattore di grande rilievo è la salute mentale, che merita cura e attenzione costante.<br />
Un altro grosso problema riguarda il mercato lavorativo in Italia, che risulta essere ancora troppo rigido sia lato dipendente che lato aziende. Una volta che l’azienda assume in modo stabile un candidato, diventa complesso per entrambe le parti cambiare. Questo porta tantissimi giovani a sentirsi intrappolati in delle posizioni che non sono in linea con le proprie attitudini e competenze, con un calo conseguente della produttività. Dall’altra parte abbiamo l’azienda a cui spesso non è concesso liberarsi di chi non si dimostra adatto al ruolo in cui è stato inserito. Non c’è nessun vincitore in tutto questo, ma solo sconfitti.<br />
Anche in questo caso la soluzione sta nella creazione di un mercato del lavoro flessibile e dinamico: la possibilità di cambiamento sia da parte dell’azienda che del collaboratore non deve essere vista come una minaccia, ma bensì come un’opportunità.</p>
<h3>Cosa cerca la Generazione Z?</h3>
<ul>
<li><strong>Orari flessibili e smart working</strong><br />
Secondo una ricerca di Ali Lavoro – Società italiana di consulenza e servizi HR – il 35% dei giovani talenti desidera che la flessibilità diventi normalità e non un’eccezione. La Gen Z auspica di avere la possibilità di scegliere in modo autonomo gli orari di inizio e fine della propria giornata lavorativa in base ai propri impegni ed esigenze e che i datori di lavoro considerino quanto il viaggio casa-lavoro possa influire sullo stress con cui un dipendente affronta la giornata e quanto, se si abita distanti, lo spostamento aumenti in modo significativo il numero di ore che una persona dedica al lavoro.<br />
Il 27%, invece, cerca un’occupazione che gli consenta di scegliere liberamente se lavorare in presenza, da remoto o in modalità ibrida.<br />
Infine, il 20% spera che venga introdotta la settimana lavorativa di 4 giorni.</li>
<li><strong>Cultura aziendale sana</strong><br />
Non viene più apprezzata la cultura del terrore e le gerarchie rigide e autoritarie. È importante che il datore di lavoro collabori per creare un ambiente in cui le persone si sentano libere di esprimersi: un luogo dove sentirsi ascoltati, riconosciuti e presi realmente in considerazione.<br />
Secondo uno studio di Top Employers Institute, che ha raccolto le preferenze e opinioni della Generazione Z sul mondo del lavoro in otto paesi, la Gen Z apprezza particolarmente l’intelligenza emotiva quando si parla di leadership. Per il 55% dei rispondenti un bravo leader deve essere in grado di motivare e ispirare, mentre il 53% vede come fondamentale l’empatia e l’attenzione alle persone.</li>
<li><strong>Opportunità di crescita</strong><br />
La Generazione Z ha fame di crescere, semplicemente non è più disposta a farlo a discapito della propria vita personale. Ricercano una crescita sul lungo periodo che avvenga in modo equilibrato e sostenibile. Bisogna tenere conto delle esigenze personali e familiari e sognano di non dover più scegliere tra la crescita professionale e la propria salute.</li>
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<h3>La risposta delle aziende italiane</h3>
<p>Secondo un articolo del Sole 24 Ore: FONTE le aziende italiane per riuscire a conquistare i talenti migliori offrono sempre più benefit: welfare aziendale, smart working e orari flessibili. Tutti questi benefit possono sicuramente fare la differenza nel periodo iniziale, ma ciò che emerge è che dopo sei mesi la risorsa inizia a vederli come la normalità e il livello di scontentezza torna a crescere. Questo succede perché le aziende offrono benefit tramite attività isolate con progetti poco strutturati, senza tenere conto di una visione più ampia sul work-life balance e sul lavoratore, ma solo di una piccola porzione del problema.</p>
<h3>Conclusione: il futuro del lavoro è equilibrio</h3>
<p>La rivoluzione portata dalla Generazione Z non è una tendenza passeggera, ma un cambiamento strutturale che ridefinisce il concetto di successo professionale. Il work-life balance non è più un benefit, ma un diritto, e le aziende che sapranno abbracciare questa visione saranno quelle capaci di attrarre e trattenere i talenti migliori.<br />
Il messaggio è chiaro: investire in flessibilità, benessere e crescita sostenibile non è solo una scelta etica, ma una strategia vincente per costruire un futuro del lavoro più umano, motivante e produttivo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo a cura di: </em><br />
<em>Alessia Morano</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.assidim.it/work-life-balance-come-la-gen-z-sta-rivoluzionando-il-mondo-del-lavoro/">Work-life balance: Come la Gen Z sta rivoluzionando il mondo del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.assidim.it">ASSIDIM</a>.</p>
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