Ci sono malattie che credevamo confinate ai libri di storia. Nell’agosto 2026, a Palermo, una bambina di quattro anni è morta di difterite: una diagnosi che in Italia sembrava impensabile da decenni. È il segnale più duro di una verità semplice — i virus e i batteri non sono scomparsi, si sono solo allontanati grazie ai vaccini. E tornano ogni volta che abbassiamo la guardia.
Con l’autunno, il rientro a scuola e al lavoro e le lunghe ore negli ambienti chiusi rimettono in circolo l’influenza e gli altri virus respiratori. È il momento giusto per parlare di vaccinazioni: non come una semplice prestazione sanitaria, ma come un gesto di cultura della prevenzione che protegge noi, le persone più fragili intorno a noi e la tenuta dei servizi sanitari nei mesi più difficili.
L’influenza non è (quasi mai) una malattia banale
Per molti si risolve in qualche giorno di febbre. Ma per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con patologie croniche può trasformarsi in qualcosa di serio. E i numeri, su scala globale, tolgono ogni illusione di banalità.
Ogni anno nel mondo si contano circa un miliardo di casi di influenza stagionale, di cui da 3 a 5 milioni di forme gravi. I decessi respiratori associati sono stimati tra 290.000 e 650.000 all’anno.
Per la stagione 2026-2027 il Ministero della Salute ha pubblicato le nuove raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell’influenza. Le indicazioni operative variano anche a livello regionale e vanno sempre valutate con il medico, il pediatra, il farmacista o il servizio vaccinale.
Fonti: OMS – Influenza stagionale · ISS – Influenza e RespiVirNet
Morbillo: una malattia del passato? Non proprio
La prevenzione non riguarda solo l’influenza. Il ritorno del morbillo dimostra come una malattia data per “scomparsa” possa ricominciare a circolare non appena restano sacche di popolazione non immunizzata.
In Italia sono stati segnalati 1.055 casi nel 2024 e 529 nel 2025. Nel solo mese di gennaio 2026 se ne sono aggiunti 84, distribuiti in nove Regioni e Province autonome.
Il dato che pesa di più è un altro: tra i casi di gennaio 2026 con stato vaccinale noto, il 90,9% riguardava persone non vaccinate. Più di un caso su tre ha avuto almeno una complicanza — soprattutto polmonite ed epatite o aumento delle transaminasi. L’incidenza più alta si registra tra 0 e 4 anni, ma l’età mediana dei contagiati è 28 anni: non è affatto “solo una malattia dei bambini”. Anche nel 2025 l’87,6% dei casi con stato vaccinale noto era rappresentato da persone non vaccinate, con circa un terzo di complicanze.
L’ISS ha segnalato una temporanea interruzione del flusso nazionale dei dati: gli 84 casi di gennaio sono quindi l’ultimo dato ufficiale pubblicato, non il totale dell’intero 2026.
Fonte: ISS – Morbillo & Rosolia News
E poi la difterite: il campanello d’allarme di Palermo
Torniamo alla storia da cui siamo partiti. Ad agosto 2026 l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato, nel caso della bambina di Palermo, la presenza del Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della tossina difterica. La bambina non era vaccinata. Un familiare della stessa età, vaccinato, è risultato positivo ma ha sviluppato solo sintomi lievi: la differenza, in una riga, tra ciò che il vaccino può evitare.
La difterite è diventata rarissima in Italia proprio grazie alla vaccinazione. Ma il batterio non è scomparso: continua a circolare, in attesa di chi non è protetto.
Per questo è fondamentale completare il ciclo vaccinale dell’infanzia e verificare anche da adulti i richiami contro difterite, tetano e pertosse previsti dal calendario nazionale. Morbillo e difterite ci ricordano che la prevenzione non può fermarsi alle campagne stagionali contro influenza e Covid-19: serve mantenere nel tempo tutte le coperture e recuperare le vaccinazioni mancanti — una prevenzione vaccinale lungo tutto l’arco della vita.
Fonti: RaiNews – La conferma dell’ISS sul caso di Palermo · Ministero della Salute – Calendario vaccinale · VaccinarSì – Approfondimento sulla difterite
HPV: il vaccino contro il cancro che i giovani rimandano
C’è una vaccinazione che protegge dal cancro e che proprio i più giovani tendono a rimandare. Il papillomavirus umano (HPV) è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina e di una quota rilevante di tumori a testa-collo, ano, pene e orofaringe, che colpiscono donne e uomini. Il vaccino, offerto gratuitamente in Italia a ragazze e ragazzi (di norma intorno agli 11-12 anni, con recupero possibile anche più avanti), è tra i pochissimi strumenti che permettono di prevenire un tumore prima che si sviluppi.
Eppure resta frenato da stigmi culturali. Poiché l’HPV si trasmette per via sessuale, se ne parla ancora a bassa voce: c’è chi teme che proporlo agli adolescenti significhi “autorizzare” la sessualità, chi lo considera erroneamente “una cosa da femmine”. Sono pregiudizi che costano salute: l’HPV riguarda entrambi i sessi, e vaccinarsi presto — idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale — è ciò che rende la protezione più efficace. Non a caso le coperture in Italia restano ancora sotto l’obiettivo del 95% fissato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale.
Il messaggio per i più giovani — e per i loro genitori — è semplice: l’HPV non è un tabù, è prevenzione oncologica. Parlarne apertamente con il medico o il pediatra, e recuperare la vaccinazione se è stata saltata, significa proteggere se stessi e gli altri da tumori evitabili. Anche chi ha superato l’età dell’offerta gratuita può valutarla con il proprio medico.
Fonti: OMS – HPV e cancro cervicale · Ministero della Salute – Vaccinazione HPV · ISS EpiCentro – HPV
La prevenzione comincia dall’informazione
L’autunno è l’occasione giusta per una domanda semplice: qual è il mio stato vaccinale, e quello della mia famiglia? Oltre all’influenza e alle campagne contro il Covid-19, il calendario prevede — per determinate età o condizioni di rischio — protezioni contro pneumococco ed herpes zoster e l’eventuale recupero delle vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia.
Non esiste un percorso uguale per tutti. Età, salute, professione, gravidanza e vaccinazioni pregresse cambiano le indicazioni: per questo è essenziale rivolgersi ai professionisti sanitari e consultare fonti istituzionali. La literacy sanitaria — saper trovare, capire e usare le informazioni sulla salute — è essa stessa uno strumento di prevenzione: una comunicazione chiara e basata sulle evidenze è la prima difesa contro la disinformazione.
Il ruolo della sanità integrativa
I vaccini non risolvono da soli il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, che dipende da molti fattori. Possono però ridurre infezioni, complicanze e ricoveri evitabili, proprio nei periodi di massima pressione sul sistema.
Anche imprese, welfare aziendale e sanità integrativa possono fare la loro parte, senza sostituirsi al Servizio sanitario nazionale: campagne informative, incontri con professionisti, servizi di orientamento, teleconsulto e iniziative di prevenzione aiutano le persone ad accedere più facilmente ai percorsi giusti. In questa prospettiva, il secondo pilastro sanitario diventa un vero alleato del SSN.
ASSIDIM continua a promuovere cultura, stili di vita, consapevolezza e prevenzione, con particolare attenzione alle persone fragili e alle loro famiglie. Perché investire nella prevenzione significa intervenire prima che il bisogno diventi emergenza: proteggere le persone, sostenere le comunità e contribuire alla sostenibilità dell’intero sistema sanitario.
Ulteriori fonti: OMS – Morbillo · Ministero della Salute – Coperture vaccinali
Le informazioni riportate hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico o le indicazioni delle autorità sanitarie.
A cura di
Antonio Corrias
ASSIDIM
Marketing, Comunicazione, Sviluppo Associativo


