Dal webinar ASSIDIM emerge che la progettazione dei benefit è il vero nodo per accedere ai vantaggi fiscali
Il welfare aziendale è sempre più diffuso nelle imprese italiane, ma non sempre è progettato in modo da sfruttare appieno i benefici fiscali e contributivi disponibili. È questa, in sintesi, una delle principali evidenze emerse durante l’EDU Talk ASSIDIM del 25 giugno 2026, dedicato agli aspetti fiscali e giuslavoristici delle casse di assistenza.
Nel talk, che ha visto come protagonisti Marcello Marchese (Presidente ASSIDIM) e Gian Paolo Colnago (Studio TRIBLEG), è emerso come il tema cruciale non sia tanto la presenza di strumenti di welfare, quanto la loro corretta strutturazione e la capacità di integrarli efficacemente nel quadro normativo di riferimento.
Prima di entrare nel vivo della discussione, Francesco Capria (Responsabile Comunicazione & Marketing ASSIDIM) ha lanciato un breve sondaggio i cui risultati hanno restituito un quadro già noto ma significativo: la maggioranza delle aziende dichiara di offrire forme di assistenza sanitaria integrativa, spesso affiancate da coperture per infortuni, caso morte, invalidità permanente, malattie gravi e non autosufficienza (LTC). Tuttavia, accanto a questa diffusione, emerge un elemento critico: le fonti istitutive (CCNL, contratti integrativi, accordi o regolamenti), sono frammentate e, in molti casi, non sono state aggiornate negli ultimi anni.
Il nodo fiscale: casse vs polizze
Il confronto più rilevante affrontato nel webinar riguarda la differenza tra strumenti:
- fondi sanitari e casse di assistenza;
- polizze assicurative e rimborsi diretti.
Dal punto di vista fiscale, il divario è netto. I contributi versati alle casse:
- non concorrono a formare reddito per il dipendente fino a 3.615,20 euro annui;
- mantengono, sopra questa soglia, la possibilità di detrazione come spesa sanitaria.
Diversamente, polizze e rimborsi:
- sono generalmente considerati reddito;
- beneficiano solo della limitata soglia di esenzione prevista per i fringe benefit (258,23 euro).
Ne deriva un effetto concreto: a parità di costo aziendale, il lavoratore percepisce un valore netto significativamente più elevato quando il benefit è erogato tramite cassa.
Il vantaggio non riguarda solo i dipendenti; i contributi a fondi e casse risultano deducibili ai fini IRES.
In questo senso, le casse di assistenza si configurano come uno strumento in grado di combinare sostenibilità economica, efficienza fiscale e maggiore controllo nella progettazione dei piani.
Un elemento non secondario in un contesto in cui il costo del lavoro resta uno dei principali driver decisionali per le imprese.
Il ruolo (spesso trascurato) delle fonti istitutive e le altre coperture offerte dalle casse
Se la leva fiscale è rilevante, la sua efficacia dipende però da un presupposto preciso: la corretta configurazione delle fonti istitutive.
Come ricordato durante il webinar, per accedere ai benefici:
- le prestazioni devono essere destinate alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee;
- devono essere formalizzate in strumenti coerenti (contratti, accordi o regolamenti).
Accanto all’assistenza sanitaria integrativa, il webinar ha approfondito anche le altre prestazioni previste dalle casse di assistenza, come già evidenziato in apertura.
In questo ambito, il trattamento fiscale è più articolato: in via generale, i contributi costituiscono reddito, eccezion fatta per le malattie gravi e la non autosufficienza, oltre che per il caso morte e l’invalidità permanente da malattia qualora beneficiaria della copertura risultasse l’azienda (ex circolare 55/99 Agenzia delle Entrate).
Tra obblighi normativi e scelte strategiche: il futuro della sanità integrativa
In chiusura, Capria ha richiamato l’attenzione sui più recenti sviluppi normativi che stanno ridefinendo il settore della sanità integrativa, dal rafforzamento degli obblighi di trasparenza introdotto dalla Legge 20 aprile 2026, n. 50, all’evoluzione del DM “Cruscotto”, che disciplina l’operatività del nuovo schema da adottare per l’inserimento delle prestazioni erogate dai fondi sanitari, mutue e casse di assistenza – propedeutico al rinnovo dell’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi Sanitari.
Il messaggio è chiaro: il welfare aziendale non è più un insieme di iniziative accessorie, ma una leva che incide su costo del lavoro, attraction e retention.
Molte aziende sono oggi in una fase intermedia: hanno introdotto strumenti di welfare, ma senza sfruttarne appieno il potenziale. Il passo successivo è un cambio di approccio, dalla semplice erogazione di benefit a una progettazione strutturata, che integri normativa, sostenibilità economica e bisogni reali delle persone.
In questo percorso evolutivo, le casse di assistenza come ASSIDIM – per caratteristiche e flessibilità – sono destinate a giocare un ruolo sempre più centrale.
Redazione ASSIDIM

