Viviana ha 53 anni, un lavoro a tempo pieno e giornate scandite da molte responsabilità familiari. Accompagna il padre a controlli medici mensili, si occupa del figlio ormai al termine del suo percorso scolastico e, tra commissioni e faccende domestiche, aiuta la madre nelle attività quotidiane come fare la spesa. Non stiamo parlando di una supereroina, la sua esperienza rappresenta la quotidianità di molte persone appartenenti alla cosiddetta generazione sandwich.
Cos’è la generazione sandwich e chi ne fa parte
Fanno parte della generazione sandwich gli adulti tra i 40 e i 60 anni che si trovano ad assistere contemporaneamente i genitori anziani e i figli non ancora del tutto indipendenti. Spinti dal forte senso di responsabilità verso la cura dei propri cari, si ritrovano ad esaurire tempo ed energie, finendo per trascurare il proprio benessere, le proprie ambizioni e molto spesso anche la vita di coppia.
Alla base dello sviluppo di questo fenomeno si trovano:
- il progressivo invecchiamento della popolazione, legato all’aumento dell’aspettativa di vita che ha portato sempre più anziani a rimanere soli e a necessitare di assistenza.
- La tendenza a posticipare la genitorialità legata a fattori socio-economici come il prolungamento degli studi e le difficoltà a trovare stabilità lavorativa e familiare.
- Il raggiungimento tardivo dell’indipendenza economica dei figli, che può prolungarne la permanenza nella famiglia di origine.
I dati
Secondo il report ufficiale dell’Istat, il 24,9% degli italiani svolge il ruolo di caregiver, il 15% di questi rientra nella generazione sandwich. Un dato che mostra quanto questa condizione non sia marginale, ma riguardi una parte significativa della popolazione, chiamata ogni giorno a conciliare responsabilità familiari diverse e impegnative.
Alla base di questa situazione troviamo un modello di welfare che, nel tempo, ha affidato alle famiglie la maggior parte delle responsabilità di cura.
La fetta di popolazione più colpita è composta dalle donne che dedicano in media il triplo del tempo ad attività di cura non retribuite rispetto agli uomini. Questa differenza è riconducibile alla distribuzione diseguale delle responsabilità di cura tra i due sessi.
L’impatto sulla vita personale e professionale
L’impegno richiesto dal ruolo di caregiver può incidere sull’equilibrio personale e sulla percezione di sé come persona al di fuori della propria attività di cura. Le conseguenze sul benessere psicologico possono variare in base alla situazione e coinvolgere diversi ambiti della vita quotidiana.
Tra i settori colpiti troviamo sicuramente la sfera professionale. In alcuni casi, i caregiver possono avere necessità di richiedere un orario part-time, rinunciare a promozioni o trasferte e ricorrere più frequentemente a permessi e assenze. La difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità familiari può inoltre influire sulla concentrazione e sulla produttività con un conseguente calo delle performance lavorative.
Molti caregiver raccontano di vivere la sensazione costante di essere “nel mezzo”: responsabili di persone che dipendono da loro e, allo stesso tempo, privi del tempo da dedicare a sé stessi.
Il ruolo delle aziende nel supporto ai caregiver
Secondo un’indagine dell’Osservatorio Italian Welfare, nelle PMI italiane solo il 3,7% dei lavoratori beneficia di misure specifiche a sostegno della genitorialità e del caregiving.
Nelle aziende di grandi dimensioni il quadro appare più favorevole: circa il 30% offre iniziative dedicate ai caregiver, mentre il 46% prevede interventi a supporto della genitorialità. Nelle realtà con meno di 50 dipendenti, invece, la diffusione di queste misure rimane più contenuta e solo il 17% mette a disposizione dei propri collaboratori forme di welfare aziendale.
La sfida consiste nell’intercettare bisogni che molto spesso rimangono invisibili.
In questo contesto stanno nascendo servizi specificamente dedicati ai caregiver, con l’obiettivo di offrire orientamento e supporto concreto nella gestione delle necessità familiari. Tra questi si inserisce anche AIDACARE, il servizio introdotto da ASSIDIM ed erogato da International Care Company, pensato per fornire sostegno non solo ai caregiver, ma anche a persone sole o in condizioni di fragilità che, pur non essendo necessariamente non autosufficienti, possono aver bisogno di supporto, orientamento e accompagnamento.
A cura di Alessia Morano
Centro Studi ASSIDIM
Fonti:
- ISTAT, Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà
- Osservatorio Italian Welfare 2025
- Global Welfare Summit 2025
- Fondazione Marco Vigorelli, La possibile conciliazione dei caregiver e le politiche aziendali di supporto


